Il Botto! - Di Paola e Taccione - Estratto
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Il Botto! - Estratto dall'Introduzione

Che cos’è il “Botto”? Fisicamente un “Botto” è il rumore che fa un oggetto pesante quando si schianta fragorosamente a terra. In senso figurato, e nel linguaggio comune, “fare il Botto” significa cambiare la propria situazione all’improvviso, sia in senso positivo (nell’accezione di “fare un salto di qualità”, perlopiù finanziario), sia in senso negativo (con il significato cioè di schiantarsi, di esplodere).

Il senso finale personale da dare a questo libro lo deciderai tu, alla fine del percorso...

Anche perché non sempre arricchirsi velocemente è positivo nel lungo termine, come quando si vince alla Lotteria. Diversi studi dimostrano infatti che il 95% di quelli che vincono grosse cifre non solo perdono tutto nel giro di qualche anno, ma finiscono con il ritrovarsi più derelitti di prima.

Allo stesso modo non sempre è negativo nel lungo termine affrontare un dramma epocale, come un crollo socio-economico, o una tragedia nazionale. Siamo pacifisti nel midollo, eppure dobbiamo riconoscere l’evidenza storica del fatto che l’uomo solitamente dà il meglio di sé per riprendersi dalla violenza di un conflitto...

Sia come sia, per noi il senso di partenza è quello negativo, perché l’essere umano sta rischiando parecchio, forse come mai prima d’ora, e a diversi livelli (economico, ambientale, salutistico, etico, relazionale, sociale, etc.).

Ti ricorderai forse lo scioccante finale del film il “Pianeta delle Scimmie”, quando Charlton Heston si rende conto che il pianeta su cui era atterrato altro che non era che la Terra del futuro distrutta da un “Botto”, in questo caso un botto nucleare…

Come Coach non amiamo lavorare spingendo le persone a scappare da qualcosa che odiano, perché pensiamo che sia molto più efficace e divertente aiutarli ad andare verso qualcosa che amano. Ma stavolta abbiamo deciso – almeno nella prima parte di questo testo - di fare un’eccezione, il momento lo esige.


Il Botto



Questo significa che potresti trovare la lettura delle pagine che seguono - inaspettatamente, se conosci il nostro stile – leggermente ansiogena, oltre che - ci auguriamo - profondamente stimolante. Se è così, no problem!

Perché quando non si riesce a cambiare per Amore (scegli tu: di se stessi, della propria famiglia, dell’Umanità, di Dio, della Natura, etc.), aggiungere alla ricetta una spruzzata di paura può fare la differenza, per iniziare a cambiare davvero le cose.

Il grande Richard Bandler dice che tutti noi veniamo alla luce con solo 2 paure innate (il resto sono paure apprese): la paura di cadere e la paura dei rumori forti e improvvisi… BOOOM!!!

La paura del “Botto da cui partiamo, questa Spada di Damocle sospesa sulla nostra testa, il rischio palpabile e incombente con cui stiamo convivendo da anni, rappresenta e simboleggia entrambi queste due paure ancestrali, antiche come la razza umana, se non di più. Da qui il titolo del libro, perché solo il timore di un bel “Botto” – forse - ci può aiutare a capire cosa ci stiamo giocando.

Quello di cui stai per leggere non è uno dei tanti problemi da risolvere dell’umanità (ne abbiamo sempre avuti, e sempre ne avremo, per fortuna, perché sono la base dell’evoluzione!) A ben vedere, è l’unico vero problema che oggi l’Umanità deve affrontare e risolvere. Tutto quello che funziona male, in un modo o nell’altro, dipende da questo. Siamo profondamente convinti che una volta sistemata questa questione, le cose magicamente cominceranno a migliorare, per tutti, in modi che non possiamo neanche immaginare.

Se invece continuiamo a cadere, il Cosmo alla fine se ne farà una ragione e andrà certo avanti, ma finirà per farlo senza di noi, sgrullandoci via dal pianeta come fastidiosi insetti. Come recita lo slogan di una recente campagna video ambientalista “Nature is Speaking”, che abbiamo tradotto e sottotitolato sul nostro blog, “Le persone hanno bisogno della Natura. La Natura non ha bisogno delle persone”.

E’ una tragedia? No, anche perché c’è sempre un grosso lato positivo nel cadere, ed è che una volta caduto puoi solo rialzarti...


Forse dopo la fine della razza umana ci reincarneremo tutti come splendide amebe verdi volanti a 5 braccia su qualche altro bel pianeta di un lontano sistema stellare. Ma se sei d’accordo con Roberto Benigni quando scrive: “Amo la vita, perciò morire sarà l'ultima cosa che farò”, forse anche tu senti che andarsene così, per non essersi accorti in tempo di quello che stava per succedere, non sia un bel modo di uscire di scena. In fondo la vita è anche una questione di stile!

Stiamo precipitando, dunque, come collettività e come Pianeta… questo è poco ma sicuro. Ma quando è che letteralmente si precipita? Si precipita quando si inizia a cadere rovinosamente da un’altezza ingestibile (come un precipizio) e non c’è più alcun supporto che possa aiutarci a contrastare la gravità, una delle più elementari forze della Natura.

Quando cadi da un baratro ti puoi salvare solo se riesci ad afferrarti a qualcosa di robusto (come una corda), se un’adeguata struttura elastica (come una rete da acrobata) ti raccoglie prima della prevedibile malaugurata frittata, o se hai con te qualcosa che funzioni da paracadute (come la conoscenza racchiusa in queste pagine).

Altrimenti, quale che sia il tuo credo spirituale o la tua filosofia personale (che rispettiamo profondamente “a prescindere”, come direbbe Totò), una cosa è certa: ti farai molto male.

Quando l’animale-uomo è stressato e ha paura, la sua prima preoccupazione è proteggere se stesso e la sua famiglia.

Per molti umani cosiddetti “civilizzati”, evitare il “Botto” potrebbe significare riesumare un vecchio bunker antiatomico (grotte, catacombe et similia), imbottirlo di armi e viveri e chiudercisi dentro quando dovessero esplodere i primi veri disordini sociali. Il loro obiettivo, combattendo a colpi di fucile per salvarsi la pelle, è aspettare che si calmino le acque per ricominciare poi tutto daccapo, riattivando il solito suicida tran tran della crescita infinita, quello che Guido Dalla Chiesa chiama “civiltà industriale sempre-crescente”.

Non è questa la soluzione che auspichiamo, ovviamente. Il futuro sostenibile passa attraverso un nuovo Modello di Pensiero, un nuovo modo di Fare Rete che ricorda più l’idea del passamano che non quella dei gruppi di guerriglia. La situazione è a ogni modo davvero critica, come vedremo. E non sarà facile uscirne a testa alta (e tutti interi).

Ma non è detta l’ultima parola… (altrimenti non avremmo certo perso tempo a scrivere queste pagine, ma staremmo scavando il nostro bunker, no?)

Infatti, se come razza stiamo già librandoci nel vuoto, inconsapevoli della bruschissima frenata che prima o poi arriverà (la “malaugurata frittata” di cui sopra), come singoli individui la maggior parte di noi non si è ancora tuffata.

Stiamo lì sul cornicione in equilibrio instabile, affascinati e stregati dal seducente vuoto che ci chiama, e stiamo per mettere fatalmente un piede in fallo, rintontiti dal sistema di pensiero ipnotico e cacofonico in cui oggi tutti siamo immersi.

Ma non siamo ancora caduti, perché come dice Napoleon Hill: “Nessuno è sconfitto finché non se la dà a gambe, nella sua mente”.


Quindi, innanzitutto i nostri più sinceri complimenti per essere qui a leggere queste pagine, ADESSO!

E il fatto di non essere ancora sconfitti è davvero una bellissima notizia, se capisci che intendiamo, perché si apre un secondo scenario. Una vera e propria “chiamata all’Avventura”, come direbbe Rob Hopkins.

Di certo non puoi annullare la forza di gravità (gli scienziati ancora neanche sanno bene di che si tratta!), però… Seguendo le indicazioni che condivideremo con te puoi costruirti un bel paracadute d’emergenza.

E puoi fare anche di meglio… Puoi provare addirittura a scendere!

Puoi decidere di riavvicinarti al livello del presunto atterraggio forzoso: se proprio non riesci ad arrivare al pianterreno, non credi sia una grandiosa idea ridurre almeno la distanza che ti separa dal suolo? Dovendo precipitare, è meglio farlo dal 1° che dal 30° piano… E se invece trovassimo addirittura il modo per rimettere i piedi per terra? Tornare a terra in modo dolce e amorevole prima dell’imminente schianto: questo sì che sarebbe un bell’obiettivo da vivere e da condividere!

Non siamo mai stati amanti di allarmismi, cospirazioni e dietrologie, come forse saprai. Siamo tutti animali angelici, e come tali facciamo sempre il meglio che possiamo con le carte che ci ritroviamo in mano. Tutto ha un senso, anche quando questo ci sfugge.

Però, d’altro canto, è evidente che ci stiamo inutilmente complicando la vita, facendo di tutto e di più per soffrire e far soffrire, anche se non ne siamo sempre consapevoli.

Giunti a questo punto una cosa è certa: se non cambiamo drasticamente rotta, se non cominciamo ad agire diversamente, la sofferenza nel mondo non potrà che aumentare, per tutti.

Giunti a questo punto – sebbene riteniamo giusto si debba offrire il proprio contributo come cittadini - non possiamo certo sperare che questa rivoluzione, tanto più in una versione “dolce e amorevole”, possa essere guidata da un qualche Governo illuminato...

(continua)
Viviana Taccione
Leonardo Di Paola

 

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Libro "Il Botto", Create Space - Edizioni I Feel Good - Dicembre 2014 
Pagine 264 - Formato: 15,24 x 22,86 cm

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