Il Libro di Draco Daatson - Il Regno del Fuoco - Estratto
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Il Libro di Draco Daatson - Il Regno del Fuoco - Anteprima del libro di Salvatore Brizzi

L'amore nell'Egitto prima delle sabbie

Il Regno del Fuoco

Di era in era io risorgo.

Calco le strade di questa Terra in cerca di cuori in fiamme.

Ecco, io vi mando come lupi in mezzo alle pecore, scartate i vili e portatemi solo coloro che hanno sentito il Tocco.

Vi riscalderò in eterno, quando anch’io sarò divenuto una stella.

Il Cuore freme all’annuncio del Regno del Fuoco.

Se un uomo lo volesse, una sola giornata, dal mattino alla notte, gli basterebbe per raggiungere la misura della divinità. Ma non lo vuole, la sua attenzione è distratta. Meschino è il Cuore di chi priva se stesso dell’infinito.

Io sono vasto, contengo moltitudini.

Da milioni di anni, le anime di antichi guerrieri si trovano imprigionate nel ghiaccio; attendono che esso si sciolga per effetto del calore emanato dai cuori delle donne di quest’epoca che sono pervase dall’amore. L’uomo ha la spada, la “bacchetta magica”, ma la “bacchetta” resta inutilizzabile se una donna con il suo calore non attiva tale strumento di magia. In lei risiede la fonte della forza.

Mi faccio spazio in quest’era di codardi dove si confonde la pace con la sottomissione. Sono venuto a cercare draghi che si sono persi fra le pecorelle. La mia missione consiste nel separarli dalle pecorelle che scimmiottano i draghi.

Gli uomini anelano alla libertà, ma hanno chiuso i loro cuori in un carcere sotterraneo. L’aiuto può giungere sempre e in ogni forma, ma solo a coloro il cui calice è ardente per il desiderio di ritornare a Casa.

Poiché mi piace ascoltare, sarò ascoltato.

Poiché voglio essere salvato, vi salverò.

Poiché devo essere generato, vi genererò.

Poiché ho tanta fame, mi darò in pasto.

Sono tornato per reclamare i miei guerrieri e insegnar loro a morire.

Adunatevi... perché il mondo è in fiamme.

L'amore nell'Egitto prima delle sabbie

Io vivo di Volontà mia.

Non ho bisogno d'essere urtata per muovermi dal mio posto.

Io sono colei che trova in se stessa l’origine del suo movimento.

Come il Colosso di Rodi, non c’è umano che possa cambiare la mia posizione; se qualcuno vuole vedermi altrove deve aspettare che sia io a decidere di spostarmi.

Perché se amassi il gregge sarei pastore e non pecora.

Dopo aver esordito così, Victoria Ignis mi raccontò una storia.

Nel terzo anno del suo regno e a un anno dalla celebrazione del matrimonio con la sua regina, Semen-Hor - un re egizio vissuto all’epoca dell’Egitto prima delle sabbie (sicuramente prima del 7500 a.C.) - dovette fronteggiare una rivolta popolare.

Nel mezzo di una sala tappezzata di marmo bianco, vasta come un'odierna piazza, egli si rivolse alla Gran Sacerdotessa per chiedere consiglio. La Gran Sacerdotessa ero io.

“Perché il mio popolo si rivolta contro il suo re?", fu la domanda posta dal regnante.

“Perché il suo re ha smesso di amare e il suo popolo lo ha sentito. Anche le piante e le mura delle case lo hanno avvertito e il loro muto disappunto diverrà una carestia che danneggerà i raccolti e un cataclisma che si abbatterà sul regno se il re non porrà riparo alla sua condizione interiore."

“Quale condizione?", chiese ancora Semen-Hor.

“Il re ha paura di amare totalmente la sua regina. Il re ha paura di morire nel grembo della sua regina, ha paura di abbandonarsi a lei con tutto se stesso. Lei lo ha chiamato a un amore totale e lui in risposta ha creato dei confini, ha innalzato dei limiti, per non dover più scorgere l'insopportabile infinito a cui lei lo invita."

“È vero. A un anno dalla nostra unione ufficiale le fiamme che pervadevano il mio sguardo si sono spente. E non avendo più gli occhi accesi dal fuoco, non riconosco più la mia regale compagna. Non sopporto nemmeno la vista di lei. Mi fa male, poiché il suo amore non ancora scalfito è un indice puntato contro la mia incapacità."

“Il re non deve confondere l’amore dei terrestri con quello delle vette. I terrestri affogano nella passione dei sensi e si accoppiano per capriccio, per cui il loro amore non può essere durevole. Quando la passione si spegne cambiano compagno o lasciano che le loro coscienze si assopiscano nella banalità del quotidiano. Ma per un regnante è diverso. Allorquando un re sente che il suo slancio d'amore viene meno, quando si affaccia lo spettro della consuetudine, questo è il momento per non arretrare di fronte alla sfida e approfondire l’intimità con la sua regina. È giunta l'ora di attivare i Fuochi Superiori (ndr: i centri sottili, o chakra, del petto e della testa). È giunta l'ora di svestirsi dell’amore terrestre e cominciare a educare il Cuore infinito."

“Temo che svestendomi dell’amore terrestre io possa restare nudo."

“Quando viene meno la passione ci si barrica dietro vetri che divengono via via sempre più spessi, finché non è più possibile intravedere la figura dall’altra parte. Oppure, se quell’amore è saldo, con un atto di coraggio si lasciano cadere le maschere e si resta nudi, costretti a mostrare le proprie insicurezze. Chi vince questa paura attiva i suoi Fuochi Superiori e accede a un amore più sottile ma non meno intenso. Scoprirsi totalmente e mostrare di essere vulnerabili è come morire. La paura di restare nudo di fronte alla sposa è in verità la paura di morire, la paura di perdersi nel ventre della regina. Il re è chiamato a compiere questo salto evolutivo, poiché la morte è solo assenza d’amore. Un re che non ama comincia ad aver paura di morire, questo re ha già deciso di eliminarsi. Se in lui c’è la paura della morte, allora verrà ucciso dal suo stesso popolo in rivolta. Svestendosi dell’amore terrestre dovrà morire al suo vecchio se stesso, ma così potrà evitare di essere ucciso. La caduta delle maschere non è la fine: è un cominciare a salire dopo aver raggiunto la vetta della montagna.

Il regno è il corpo del re e il suo popolo rappresenta le sue cellule viventi. Se il re non e sano e integro in ogni anfratto del suo Cuore... le sue cellule gli si rivoltano contro e lo uccidono.”

"Mi illudevo che il re fosse degno.” Disse il re rattristato.

“Lo è. Ma non gli è concesso di fermarsi. Senza una continua aspirazione verso l’Alto l'uomo degrada verso il basso. Non si può restare fermi: o si sale o si scende. Proprio perché il re è degno, il popolo lo chiama a compiere un balzo in avanti. Se non fosse degno sarebbe già stato ucciso o non sarebbe divenuto re.

I sudditi con tutta la loro violenza stanno solo implorando un’evoluzione del mio re. Fa che l’aurora non lo trovi dove il tramonto l’ha lasciato.”

“Cosa può fare il re per salvare il suo regno?”, chiese Semen-Hor.

"Il re dice di non sopportare più la vista della regina. Ebbene, deve vincere questa paura e starle accanto adesso più che mai. Il cammino della chiarezza passa dal mondo delle ombre e il sentiero che porta all'alba si chiama notte. Se la donna è sorda e l’uomo è muto, allora possono intendersi solo toccandosi le mani. Occorre che il re smetta di sfuggirsi e si apra all’incertezza, che prenda per mano la regina e si faccia accompagnare dentro di sé.

Amare senza limiti implica il morire a se stessi, sprofondare nell’altro, perdere la paura, riacquisire la propria dignità.

Siate come la vista per i due occhi."

“Dimmi, allora, qual è la tua profezia?"

“Riconoscere che la causa è interna è la prima guarigione. Lasciar morire le maschere e diventare vulnerabile con la sua regale compagna è la seconda guarigione. Questa è un'ora solenne. Oggi il mio re è chiamato ad essere sposo per la prima volta dopo un anno dal suo matrimonio. Non ce qualcosa da fare, ma un nuovo modo in cui essere. Per entrare in un tempio invisibile non occorre compiere alcun movimento. Nel momento in cui ha deciso di espormi il suo problema, il re ha salvato il suo regno. Questa è la mia profezia".

Questo testo è estratto dal libro "Il Libro di Draco Daatson - Il Regno del Fuoco".

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