Il Magico Potere del Riordino - Marie Kondo
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Il Magico Potere del Riordino - Anteprima del libro di Marie Kondo

Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita

Non riuscirete mai a tenere in ordine la casa se nessuno vi ha insegnato come si fa

Di solito, quando dico che il mio lavoro consiste nel dare lezioni di riordino, tutti spalancano gli occhi per la sorpresa: «Esiste un lavoro del genere?», oppure: «Il riordino è una cosa che si studia?».

Indubbiamente, dalle scuole di cucina a quelle in cui si insegna come indossare il kimono, fino ai centri di yoga e di meditazione zen, grazie al boom di nuove discipline, persino ora che le lezioni da frequentare non mancano, di corsi in cui si impara a riordinare ne esistono pochissimi.

È opinione diffusa in Giappone che riordinare non sia una cosa da insegnare a scuola, ma una competenza che si acquisisce in modo naturale. In cucina, le ricette segrete della propria famiglia si tramandano di madre in figlia, ma non ho mai sentito parlare di situazioni in cui, nella stessa casa, si trasmetta il metodo segreto del riordino.

Pensate alla vostra infanzia. «Metti in ordine la tua stanza!», vi intimavano i genitori quando li facevate arrabbiare; ma non sono forse pochi i fortunati cui riordinare è stato insegnato come parte della propria educazione? Secondo un sondaggio, le persone che hanno studiato teoricamente il metodo del riordino sono meno dello 0,5%. Tanto per cominciare, quegli stessi genitori che ci facevano sistemare la nostra stanza non avevano mai imparato a loro volta il modo corretto di riordinare.

In altre parole, quasi tutti riordinano da autodidatti.

Non solo a casa, ma anche a scuola non viene data molta importanza a questo argomento.

Quando ci chiedono: «Che scene ti vengono in mente ripensando alle lezioni di economia domestica?», la maggior parte dei ricordi riguarda sicuramente le chiassose lezioni di cucina in cui si preparavano gli hamburger, o quando bisognava cucire a macchina dei grembiuli e nessuno sapeva come fare.

La verità è che, nei libri di economia domestica delle elementari e delle medie, le parti dedicate al riordino sono molto meno consistenti di quelle dedicate alla cucina e al cucito. Inoltre, queste parti vengono liquidate leggendole ad alta voce in classe, o addirittura, se assegnate per casa, vengono saltate per passare al tanto amato argomento dell'«importanza di una dieta sana».

Vista la situazione, persino quei pochi diplomati in economia domestica che hanno studiato come si riordina, nella realtà non sanno riordinare.

Nonostante la cura della casa dovrebbe essere considerata una necessità primaria alla stregua del mangiare e del vestirsi, il riordino - che è una componente importante della gestione di una casa - viene puntualmente ignorato al punto che è opinione diffusa tra i giapponesi che «il riordino, rispetto alle cose che si studiano a scuola, può essere appreso con l'esperienza».

Perciò, più aumentano gli anni che passiamo a fare pratica, o meglio a «fare i conti col riordino», meno impariamo a riordinare in modo corretto.

A dire il vero, il 25% delle persone che frequentano le mie lezioni sono signore cinquantenni. Molte di loro sono «veterane» delle faccende domestiche e hanno fatto le casalinghe a tempo pieno per quasi trent'anni. Verrebbe da pensare che sappiano riordinare meglio di ragazze ventenni, ma è esattamente l'opposto. Continuando a mettere in pratica quei metodi sbagliati dati per scontati, ci sono molte persone che hanno le case inondate da oggetti superflui e impazziscono dietro a metodi di organizzazione impossibili.

È evidente che non hanno mai imparato il sistema giusto per riordinare, quindi non sapere come fare è abbastanza normale per chiunque.

Nonostante tutto non bisogna scoraggiarsi, è finalmente arrivato il momento di imparare. Studiando questo metodo insieme a me e mettendolo in pratica, riuscirete a liberarvi dall'incubo di non saper riordinare.

Non è vero che mettere in ordine tutto in una volta crea un effetto boomerang!

«Quando mi accorgo del disordine metto a posto una volta per tutte, ma dopo poco tempo mi ritrovo da capo con la stanza sottosopra.»

Di fronte a questo problema la classica risposta è: «Se metti in ordine tutto in una volta subirai l'effetto boomerang! Prendi la sana abitudine di mettere a posto poco per volta, ma quotidianamente».

Che questo fosse il tipico «domanda e risposta» che si trova nelle riviste lo sapevo da quando avevo cinque anni. Essendo la seconda di tre figli, dai tre anni in poi sono cresciuta con una buona dose di libertà. Mia madre doveva occuparsi della mia sorellina appena nata e mio fratello di due anni più grande stava sempre incollato alla televisione a giocare ai videogiochi, perciò, quando ero a casa, passavo molto tempo da sola.

A quei tempi la cosa che più mi piaceva era leggere riviste per casalinghe. Mia madre era abbonata a «ESSE», e quando il giornale arrivava, ancora prima che lei se ne accorgesse, io avevo già strappato il cellophane della confezione e mi ero immersa nella lettura. Negli anni delle elementari, tornando a casa da scuola, mi fermavo in libreria di nascosto e li leggevo «Orange Page».

Non riuscivo a capire tutte le parole, ma quelle riviste piene di immagini di dolci e di piatti dall'aspetto buonissimo, di trucchi sorprendenti per togliere le macchie d'olio dai vestiti, di consigli per risparmiare uno yen alla volta, e in generale ricche di idee per migliorare la vita di tutti i giorni avevano per me lo stesso valore che avevano per mio fratello i libri che svelavano i trucchi per passare di livello nei videogiochi. Piegavo gli angoli delle pagine che mi interessavano, immaginando di mettere in pratica quei trucchi che avevo letto. E così, giorno dopo giorno, mi dedicavo ai miei giochi solitari. Ad esempio, una volta lessi un articolo sul risparmio, e anche se non avevo idea dei parametri della bolletta della luce, mi inventai il gioco della «limitazione del consumo energetico», che consisteva nello staccare la spina degli elettrodomestici che non erano in funzione. Un'altra volta mi cimentai in una gara in solitaria al «risparmio idrico» e posizionai una bottiglia di plastica piena d'acqua, chiusa con il tappo, nel serbatoio del water. Dopo aver letto un articolo su come sistemare gli armadi, creai degli scompartimenti nei miei cassetti usando come divisori alcuni cartoni del latte e costruii un portalettere nello spazio tra due mobili mettendo una sull'altra delle custodie di videocassette.

Persino a ricreazione, mentre gli altri bambini giocavano a palla o saltavano alla corda, io tornavo in classe di nascosto e mi mettevo a riordinare pazientemente i libri sugli scaffali, o controllavo il contenuto dell'armadietto delle scope nel corridoio, lamentandomi tra me e me dei difetti di organizzazione: «Se solo ci fosse un gancio a 'S', sarebbe tutto più facile...».

Eppure, c'era un problema che non riuscivo a risolvere: qualunque fosse lo spazio che riordinavo, prima o poi mi ritrovavo sempre punto e a capo. I divisori costruiti con i cartoni del latte traboccavano di articoli di cancelleria, il portalettere fatto di custodie di videocassette era talmente pieno di lettere e fogli che a un certo punto cedette e si accasciò al suolo. Per quanto riguarda cucire o cucinare, è vero che grazie alla pratica si diventa bravi. Nel caso del riordino, invece, pur essendo una faccenda domestica come tante altre, anche continuando a farlo non si migliora mai, si ritorna sempre al punto di partenza.

Per consolarmi mi dicevo che era inevitabile, perché riordinare è una di quelle cose che producono un effetto boomerang. Anche se avessi affrontato la questione una volta per tutte, prima o poi mi sarei ritrovata comunque a doverci fare i conti.

Fin dalla prima volta in cui, a cinque anni, posai lo sguardo su una rivista, in ogni articolo sul riordino veniva ribadito il fatto che anche riordinando una volta per tutte prima o poi ci si sarebbe ritrovati al punto di partenza. Perciò iniziai a dare per scontato che riordinare producesse un effetto boomerang.

Se esistesse una macchina del tempo, andrei dalla me stessa di allora per dirle: «Questa idea è completamente sbagliata». Infatti, una volta messo in pratica il metodo giusto, non è assolutamente possibile caderne vittima. Innanzitutto, quando si parla di effetto boomerang viene da associarlo subito alle diete. In un certo senso potremmo concordare sul fatto che, così come se si perde peso tutto in una volta lo si recupera in fretta, può avvenire la stessa cosa se si riordina tutto in una volta; ma non facciamoci confondere da queste parole. Quando in una stanza spostiamo dei mobili da una parte all'altra o eliminiamo l'immondizia, avviene un cambiamento. Questo perché il lavoro di riordino è soggetto alle leggi della fisica: riordina tutto in una volta e ti ritroverai con la stanza in ordine tutto in una volta.

È una cosa semplice e naturale.

E allora, perché esistono persone che, riordinando tutto in una volta, subiscono l'effetto boomerang? Questo accade perché i soggetti in questione, pur mossi dall'intenzione di riordinare una volta per tutte, in realtà si limitano a eseguire un lavoro raffazzonato di pulizia, ordine e riorganizzazione. Ricordatevi che quando si segue il metodo corretto di riordino, persino le persone più pigre e negligenti riescono a tenere ordinata la propria stanza.

Se avete l’abitudine di mettere a posto un po’ alla volta, la vostra casa non sarà mai in ordine

«Se metti in ordine tutto in una volta subirai l'effetto boomerang! Prendi la sana abitudine di mettere a posto un po' alla volta, ma quotidianamente.»

Abbiamo capito che di questo pensiero apparentemente affascinante, la prima parte, cioè che «mettere in ordine tutto in una volta provoca l'effetto boomerang», è sbagliata.

Ma che cosa ne pensate del suggerimento di «prendere la sana abitudine di riordinare po' alla volta tutti i giorni»? In un certo senso, sembrerebbe un'opinione di cui ci si può fidare.

Ma non facciamoci ingannare. Se prendessimo l'abitudine di pulire un po' alla volta tutti i giorni, potrebbe passare tutto il tempo di questo mondo, ma resteremmo comunque incapaci di tenere la casa in ordine. Non è facile cambiare un'abitudine di vita che ci è rimasta addosso per tanti anni. Coloro che, pur volendo, non riescono ancora ad avere la casa in ordine, troveranno quasi impossibile prendere l'abitudine di riordinare un po' alla volta.

Una persona non potrà mai cambiare le proprie abitudini prima di cambiare la propria mentalità.

E cambiare la propria mentalità sembra facile a parole, ma riuscire ad autocontrollarsi non lo è affatto. Però esiste un metodo grazie al quale il proprio modo di pensare può essere drasticamente trasformato. Per quanto mi riguarda, ho iniziato seriamente ad aprire gli occhi sul riordino quando frequentavo le medie. Partì tutto da un libro di Nagisa Tatsumi, «Suteru!» Gijutsu (L'arte di buttar via). Lo lessi di ritorno da scuola e rimasi scioccata dal contenuto. Parlava dell'importanza del buttare via, argomento di cui non si era mai parlato in nessuna delle riviste lette fino ad allora.

Ero talmente immersa nella lettura che finii quasi per dimenticare di scendere alla mia fermata, e una volta a casa - sacchi di spazzatura alla mano - mi chiusi in camera per alcune ore. Dalla mia stanza di cinque tatami e mezzo vennero fuori oltre otto sacchi di cianfrusaglie: a cominciare dai vestiti che non mettevo più, ai libri delle elementari, ai giocattoli di quando ero piccola, alla mia collezione di gomme e timbri. Tutte cose di cui avevo dimenticato l'esistenza.

Rimasi circa un'ora a fissare la montagna di buste di plastica semitrasparenti ammucchiate al centro della stanza, chiedendomi perché avessi accumulato tutta quella roba inutile.

Ma la cosa che mi aveva scioccato di più era che l'aspetto della mia stanza era cambiato completamente. Con un lavoro di poche ore erano emerse aree del pavimento che non avevo mai visto prima; sembrava la stanza di qualcun altro. Anche l'aria che si respirava si era alleggerita: avevo la sensazione che persino la mia anima fosse stata arieggiata nel profondo.

«Riordinare è molto più importante di quello che pensavo.» Rimasi folgorata come se un fulmine mi avesse colpita, e a cominciare da quel giorno distolsi la mia attenzione dalle altre faccende come cucina e cucito - che fino a quel momento avevo considerato le basi per diventare brave casalinghe - per iniziare un nuovo cammino all'insegna del riordino.

Il riordino produce effetti visibili e soprattutto non mente. Perciò il segreto che voglio confidarvi è che non bisogna prendere l'abitudine di riordinare un po' alla volta, ma è importante mettere a posto una volta per tutte, perché solo così il vostro modo di pensare cambierà drasticamente.

Sperimenterete un cambiamento talmente radicale che toccherà le vostre emozioni. Con un simile impatto, volenti o nolenti, cambierete radicalmente la vostra mentalità e le vostre abitudini quotidiane, lo non abituo i miei clienti a rimettere a posto in maniera graduale. Dal giorno stesso in cui riordinano la casa si liberano del disordine una volta per tutte.

Per questo il riordino va affrontato tutto in una volta. È questo il punto più importante per evitare l'effetto boomerang.

L'effetto boomerang, infatti, non dipende dalla casa o dagli oggetti, ma dalla mentalità di chi riordina. In altre parole, anche con la buona volontà di rimettere a posto, se non si sa di preciso come andare avanti, persino la fiamma della buona volontà si spegne. Non trovate che sia difficile farsi un'idea di qualcosa se non si vedono i risultati?

Affinché il riordino sia efficace, è necessario che sortisca il suo effetto attraverso un metodo giusto e nell'arco di poco tempo.

Mettete in ordine tutto in una volta nel modo corretto. Così facendo, i risultati saranno visibili in fretta. Sarete in grado di andare avanti da soli e di mantenere i vostri spazi in ordine.

Posso affermare sinceramente che, dopo aver sperimentato questo procedimento, a nessuno capiterà una seconda volta di trovarsi in una situazione di disordine in casa.

Questo testo è estratto dal libro "Il Magico Potere del Riordino".

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