Il Manuale delle Relazioni - Shakti Gawain - Estratto
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Il Manuale delle Relazioni - Anteprima del libro di Shakti Gawain e Gina Vucci

Formazione delle personalità

Formazione delle personalità

Noi sviluppiamo le nostre personalità attraverso modalità universali ma al contempo completamente uniche. Sperimentiamo tutti lo stesso processo di maturazione, mentre le nostre vicende personali e l’ambiente che ci circonda plasmano il nostro specifico temperamento.

Quando nasciamo siamo vulnerabili, influenzabili e abbiamo totale fiducia in coloro che ci sono vicini. Scegliamo modi di essere che ci permettono di vedere soddisfatti i nostri bisogni, quando abbiamo fame, per esempio, o non ci sentiamo bene oppure desideriamo semplicemente un po’ d’affetto. Sono le nostre esperienze a forgiare i nostri comportamenti; potremmo scoprire che un nostro sorriso scatena gioia e interazione giocosa intorno a noi oppure che un nostro pianto attira immediatamente conforto e attenzione.

È così che i nostri genitori, i fratelli e le sorelle, e coloro che si prendono cura di noi ci modellano. Le nostre personalità continuano a crescere in questo processo costante di ricerca del modo migliore che permetta di vedere i nostri bisogni appagati. Impariamo quali atteggiamenti ci procurano amore e approvazione e quali invece negatività e magari punizione. Questi aspetti della nostra personalità evolvono e prendono forma a mano a mano che diventiamo grandi. Una volta cresciuti possiamo dire di aver identificato tutte le modalità per noi più appropriate per operare nel mondo. Quando raggiungiamo l’età adulta, utilizziamo nelle nostre relazioni, in famiglia e nella vita lavorativa approcci simili a quelli coltivati durante l’infanzia. Possediamo schemi perfezionati per mantenerci al sicuro e creare un senso di protezione nella nostra vita.

Un inconveniente che può presentare questa dinamica è che tendiamo a sopravvalutare certi aspetti di noi stessi. Potremmo addirittura arrivare a convincerci che il nostro modo d’essere nel mondo è l’unico in assoluto. E quando ci identifichiamo eccessivamente con un aspetto o parte di noi stessi, automaticamente creiamo un suo opposto, a cui spesso ci si riferisce con il termine di Sé Ombra.

Noi diamo valore ad una serie di comportamenti o a certe parti di noi stessi e consideriamo le altre parti inaccettabili, “non buone”, o addirittura un peso. Vediamo la parte che abbiamo scelto come buona e giusta, e cerchiamo in ogni modo di rifiutare le altre o negare a noi stessi che esistano.

Inoltre, stabiliamo regole su come dovremmo essere noi e come dovrebbero essere gli altri, basandoci su questa scala di valori. Di conseguenza, critichiamo noi stessi se ci capita di esprimere o mostrare i nostri Sé Ombra, e giudichiamo quelle persone che li riflettono attraverso il loro comportamento.

Molto probabilmente, abbiamo manifestato alcuni dei nostri Sé Ombra da qualche parte della nostra vita e, se in quel momento, abbiamo ricevuto una reazione negativa, probabilmente abbiamo pensato che fosse meglio tenerli nascosti o reprimerli. Magari, ne abbiamo dedotto che non era sicuro mostrare quella parte di noi stessi e che non avrebbe consentito di soddisfare i nostri bisogni. Ad esempio, un aspetto che spesso preferiamo non esprimere è quello a cui ci riferiamo con il termine di Vulnerabilità. La nostra vulnerabilità è quella parte dentro di noi collegata alla nostra sensibilità, alle nostre necessità e alle nostre emozioni. Potremmo aver mostrato la nostra debolezza in passato ed essere stati per questo criticati o ignorati. Per sentirci protetti o padroni della situazione, stipiamo tali sentimenti e bisogni dentro di noi vivendo come se non fossero mai esistiti.

Esempio della bambina sensibile

Prendiamo in considerazione una bambina sensibile che mostra con facilità le sue emozioni, dalla felicità alla tristezza, dall’entusiasmo all’ansia. Se si sentirà dire che è troppo emotiva, che non deve prendere le cose troppo sul serio, o che non ha alcun motivo per sentirsi preoccupata o triste, imparerà a nascondere o a negare le sue emozioni. Anche solo vedere che quando esprime i suoi sentimenti fa preoccupare o arrabbiare le persone accanto a lei potrebbe essere sufficiente per spingerla a reprimerle.

Siccome ha imparato che agli altri piace un approccio alla vita più distaccato, ne deduce che questo modo di relazionarsi è quello giusto e ideale. Finirà per ritenere la sensibilità e l’emotività negativa per se stessa e per gli altri. Criticherà se stessa nei momenti in cui queste parti emergeranno e giudicherà gli altri quando manifesteranno queste parti attraverso il loro comportamento. I nostri Sé rinnegati, che siano la vulnerabilità o l’audacia, la creatività o il coraggio, la sessualità o altri ancora, non scompaiono. Continuano ad esistere “nell’Ombra”, e come tutte le cose nascoste, prima o poi, in un modo o nell’altro, saltano fuori.

Per di più, disconoscere e nascondere alcune parti di noi limita l’esperienza e la partecipazione alla nostra vita. Le nostre relazioni verranno influenzate dalla convinzione che sia sbagliato o che sia sinonimo di debolezza esprimere le proprie emozioni. Se diamo valore all’intelletto e releghiamo in un angolo la creatività o le arti, potremmo trovarci a intraprendere una carriera che si rivelerà nel tempo sempre più insoddisfacente. Il nostro benessere dipende dal nostro essere integri e dal poter accedere a tutte le parti presenti in noi.

Tutte le parti che ci compongono, sia quelle che sviluppiamo consapevolmente sia i Lati-Ombra, sono i nostri Sé. Utilizziamo il termine Sé per descrivere gli aspetti che costituiscono la nostra personalità; nella psicologia junghiana, i Sé vengono chiamati “Sub-personalità”. Ognuno di questi Sé possiede una propria prospettiva della vita, proprie idee e addirittura propri modi di ricordare eventi specifici.

È importante sottolineare a questo punto che non stiamo assolutamente parlando di Disturbo della personalità multipla. Tale disturbo è un Disturbo Dissociativo pscichiatrico. In questa sede, intendiamo portare alla luce un processo ordinario che avviene naturalmente dentro ognuno di noi in qualsiasi momento. E un meccanismo semplice come ascoltare le due diverse parti di noi che si fanno sentire quando usciamo per andare al ristorante; una parte di noi desidera mangiare cibi sani mentre l’altra vuole ordinare il dessert. E lo stesso conflitto che avvertiamo quando operiamo delle scelte, dalle decisioni che riguardano grossi cambiamenti di vita a quelle semplici di ogni giorno. Questo lavoro è stato ispirato ed è piuttosto simile al lavoro svolto da Jung sul Concetto di Ombra e sull’Esplorazione dell’Inconscio.

Come già citato, sono stata introdotta a questo lavoro dal Dott. Hai e dalla Dott.ssa Stone. L’idea che sta alla base del loro lavoro, che chiamano “Psicologia dei Sé”, è che possediamo dentro di noi il potenziale di ogni energia o aspetto della personalità esistente al mondo e che ognuno di noi sviluppa quegli aspetti che meglio funzionano nella propria vita e che garantiscono l’appagamento dei propri bisogni, minimizzando o trascurando invece quelli che sembrano portare al fallimento.

Credo che il nostro compito in questa vita sia di renderci consapevoli di ogni parte di noi stessi. Ognuna di esse ha uno scopo, ha qualcosa da dirci ed è veramente necessaria per poter raggiungere l’equilibrio e l’integrità che stiamo cercando. Infine, abbracciare tutti i nostri Sé è il sentiero che ci può condurre anche a sperimentare maggiore equilibrio nelle nostre relazioni.

Alla scoperta dei nostri sé primari

I nostri Sé Primari sono i canali principali attraverso cui interagiamo con il mondo, e sono definiti dall’idea che la maggior parte delle persone si è fatta di noi o dalla descrizione che farebbero di noi. Di solito noi amiamo queste parti di noi stessi e ne siamo piuttosto orgogliosi. Ci identifichiamo con i nostri Sé Primari a tal punto da convincerci che questi costituiscano la nostra vera essenza. Fino a quando non diverremo consapevoli della Psicologia dei Sé e non impareremo a dare voce ai vari altri Sé presenti dentro di noi, saranno i nostri Sé Primari ad avere il timone della nostra vita.

Alcuni nostri Sé che possiedono qualità e punti di vista simili e modi complementari di essere tendono a raggrupparsi per collaborare. E lo fanno per uno scopo comune: spingerci ad adottare un comportamento che, in un certo modo, ci terrà al sicuro e ci garantirà il soddisfacimento dei nostri bisogni. Lavorano insieme anche per rinforzare il pensiero che loro stanno facendo la cosa giusta; comunque, quello che fanno lo fanno per avvantaggiarci e renderci la vita semplice, nel far carriera, nel trovare il partner giusto e nel darci una famiglia.

Per esempio, potremmo sviluppare una personalità, o un gruppo di Sé, che riflette uno dei nostri genitori. Nel caso in cui si tratti di nostra madre, adotteremo le sue stesse modalità di interagire con il mondo e ci convinceremo che queste siano quelle vere e giuste. Imiteremo i suoi atteggiamenti usando molte variazioni sul tema, interpretandoli però a nostro piacimento.

Potrebbe anche accadere il contrario, ovvero dare forma ad un gruppo di Sé che si schierano in netto contrasto con uno o entrambi i nostri genitori. Potremmo pensare che l’educazione che ci ha dato nostra madre sia carente o in qualche modo piena di difetti, e potremmo quindi decidere di non voler essere come lei o, comunque, di non voler essere quel tipo di madre. Potremmo addirittura convincerci che la sua vita sia stata uno sbaglio unico, e di conseguenza potremmo voler adottare un comportamento esattamente opposto al suo, nella speranza di evitare gli ostacoli o le ripercussioni da lei affrontati. Tale reazione è comune quando in famiglia ci sono casi di disturbo mentale, abuso, alcolismo o tossicodipendenza.

Qualunque sia la nostra scelta, di accettare i Sé Primari dei nostri genitori, o di rifiutarli, noi stiamo perseguendo l’obiettivo di mantenerci protetti e di appagare le nostre necessità fondamentali. Per quanto mi riguarda, come ogni bambino ho assimilato crescendo i valori e i modi di fare dall’ambiente che mi circondava. La mia personalità primaria ha preso forma via via attraverso le esperienze visive e fisiche vissute nel mio mondo. Provenivo da una famiglia intellettuale, dove l’analiticità, la razionalità e il pensiero pragmatico erano tenute in grande considerazione. Per cui fui indirizzata a sviluppare le mie capacità mentali e intellettuali; l’attitudine alla razionalità e all’eloquenza costituì la parte predominante della mia personalità. Ricevetti riconoscimenti e premi grazie a queste mie inclinazioni, che vennero a loro volta così rinforzate e rafforzate dentro di me.

Un altro Sé che prese forma in me fu quello del ‘responsabile estremista’. Derivò, probabilmente, dalla mia reazione al divorzio dei miei genitori quando ancora ero molto piccola. Mia madre non si risposò e mi allevò da sola, per cui essere responsabile per me significava renderle la vita più semplice e aiutarla in tutti i modi possibili. Oltre a responsabile, divenni anche fortemente indipendente. Mia mamma era oberata dal lavoro, senza parlare poi di tutte le altre centinaia di cose che aveva bisogno di fare o gestire. Nell’essere responsabile e autonoma, tentavo di condividere il suo fardello e alleviarle qualsiasi ulteriore stress o preoccupazione potesse capitarle.

Divenni una bambina molto sensibile

In aggiunta a questi potenti Sé, possedevo anche alcuni aspetti vulnerabili. Divenni una bambina molto sensibile. Ero incredibilmente consapevole di ciò che provavano o sentivano i miei genitori o le persone accanto a me. Nel desiderio di aiutare e sostenere mia madre sviluppai in me in modo marcato le caratteristiche del ‘Custode’. Percepivo le sofferenze nelle altre persone, e intuivo quello di cui avevano bisogno o ciò che stavano provando. A dire il vero, questo modo di essere è stato uno di quelli che ho utilizzato prevalentemente nel corso della mia vita: prendermi cura degli altri, compiacerli e renderli felici. Nella mia vita ho sempre focalizzato sulle necessità delle altre persone.

Ho maturato questi atteggiamenti in risposta all’ambiente che mi circondava durante la mia infanzia, adottando peculiarità modellate per me da mia madre. Lei era estremamente brillante e sapeva fare di tutto. (E lo è ancora!). La vedevo forte, competente e instancabile. Dal mio punto di vista divenne fondamentale essere altamente competente, così come riuscire a gestire più cose contemporaneamente ed avere successo qualunque cosa decidessi di fare. La mia razionalità, responsabilità e indipendenza mi hanno aiutato a materializzare tutto ciò.

Durante i miei anni di formazione, mia mamma era una persona piuttosto energica. Era avventurosa e coraggiosa. Venne eletta sindaco in un’epoca in cui ancora poche donne occupavano posizioni di questo livello. Viaggiava per il mondo e praticava yoga e meditazione decine di anni fa. La ammiravo e di conseguenza sviluppai anch’io gli stessi punti di forza. Inoltre, scoprii di trovarmi a mio agio nel gestire una certa dose di potere. Per di più amavo correre rischi, fare viaggi avventurosi e imparare dalle altre culture. All’età di circa vent’anni intrapresi un viaggio attorno al mondo con un amico, provvista solo di qualche centinaio di dollari in tasca.

Questi sono solo alcuni dei miei Sé Primari. Collaborano con altri Sé come, ad esempio, il mio Sé ‘Perfezionista’ che controlla che tutto venga eseguito secondo gli standard più elevati; oppure il mio ‘Critico Interiore’ che mi riferisce quando l’obiettivo non viene raggiunto; o ancora il mio Sé ‘Arrivista’, che mi spinge ad andare sempre avanti e fa la spunta alla mia lista delle cose da fare.

Questi Sé sono comuni in molti di noi, e spesso esercitano un forte influsso sulle nostre personalità e sul nostro modo di relazionarci con le persone e nella nostra vita quotidiana. Si manifestano o operano diversamente a seconda del soggetto, anche se essenzialmente funzionano rivestendo ruoli simili.

I miei Sé Primari si sono formati sostanzialmente nel corso degli anni e costituiscono quelle parti con cui mi sono identificata per tanto tempo. Rappresentano tutto quello che sono stata, e devo riconoscerlo, mi hanno fatto fare parecchia strada nella mia vita. Mi hanno aiutato ad avere successo, a scrivere libri, a insegnare e a fare la differenza nella vita di molte persone. Questi miei Sé Primari sono stati veramente utili in diversi modi e hanno svolto bene il loro compito di aiutanti.

Questo testo è estratto dal libro "Il Manuale delle Relazioni".

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