Il Metodo di Guarigione Naturale - G. Šatalova - Estratto
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Il Metodo di Guarigione Naturale - Anteprima del libro di Galina Šatalova

Intelletto, forza di volontà e senso di responsabilità

Intelletto, forza di volontà e senso di responsabilità

Spesso mi viene chiesto che cosa bisogna fare per preservare la salute e la capacità lavorativa, nonostante l’età che avanza e le turbolenze quotidiane, per non perdere interesse nella vita, man mano che si invecchia, al fine di restare membri attivi della società. Le domande più frequenti riguardano come alimentarsi correttamente, come respirare, quali esercizi fisici svolgere.

Senza ombra di dubbio sono temi davvero molto rilevanti e nelle prossime pagine cercherò di svilupparli.

In questo capitolo, invece, intendo fornire ai lettori un’infarinatura di base sui princìpi che governano il Metodo di guarigione naturale, affinché chiunque lo voglia seguire possa farlo con consapevolezza. È infatti importante non solo fare propri in maniera meccanica l’insieme di esercizi respiratori e fisici che accompagnano la procedura e le diete consigliate, ma anche capire secondo quali leggi della natura si realizzano i processi fondamentali alla base dell’attività vitale dell’organismo umano. La partecipazione attiva del conscio e dell’inconscio nel percorso di risanamento fa parte integrante del Metodo, proprio come tutto il resto.

A tale proposito vorrei porre l’accento su due importantissimi concetti che hanno determinato il nome di questa tecnica.

Innanzitutto si parla di “Metodo” di guarigione naturale (e sottolineo “Metodo”). In altre parole, se si vuole godere di buona salute, bisogna armarsi di pazienza e forza di volontà, non per una settimana o un mese, ma per tutta la vita. È necessario lavorare sodo per rivoluzionare la propria mentalità e il proprio stile di vita. Bisogna rinunciare a molti vizi e acquisire nuove abitudini sane. In fin dei conti, la questione principale è tornare a sentirsi parte della natura, anche se è proprio qui che risiedono le maggiori difficoltà, dal momento che l’intera civiltà contemporanea è in profonda disarmonia e in conflitto con la natura.

Quanto detto, ovviamente, non esclude la possibilità di utilizzare le tecniche descritte in questo libro anche per risolvere alcuni problemi localizzati. Per esempio per liberarsi dei chili di troppo, oppure per sbarazzarsi di disturbi respiratori o del raffreddore.

In secondo luogo, nella definizione di questo Metodo di guarigione trovo estremamente importante soffermarsi sulla parola “naturale”. Quest’aggettivo lascia sottintendere la necessità di rispettare le leggi della natura che determinano il nostro essere. Già nel primo quarto del secolo scorso l’accademico V.I. Vemadskij ha elaborato il pensiero secondo cui l’uomo presente sulla Terra, assieme alla natura animata e inanimata che lo circonda, costituisce un’unica entità che vive secondo le leggi generali della natura. Siccome, nonostante la consapevolezza dell’esistenza di queste leggi, l’umanità non è andata molto lontano, questo ha contribuito in larga misura al fatto che lo sviluppo della civiltà prendesse una brutta piega. C’è stato un cambiamento nella percezione circa gli standard di vita che ha portato l’umanità a un passo dalla minaccia dell’autodistruzione. Nel nostro Paese si è venuta a creare una situazione particolarmente allarmante. I segnali del disastro ecologico sono evidenti dappertutto e la durata della vita media delle persone si è abbassata drasticamente. Il divario tra la longevità effettiva di un individuo e quella prevista dalla natura raggiunge almeno i 90-100 anni.

Osservando la natura, i biologi hanno notato da tempo la seguente regola: il periodo che va dalla nascita di un animale al suo sviluppo corrisponde, a seconda della specie, a un settimo o addirittura un diciassettesimo della durata totale della sua vita. Ma allora, se un individuo matura, diciamo, intorno ai 22 anni, con una semplice moltiplicazione possiamo intuire che il tempo concessogli dalla natura è come minimo di 154 anni.

La realtà per il momento non segue questi calcoli, per cui o sono sbagliati, oppure esistono altre cause che ci trasformano in vecchietti decrepiti a soli 60-70 anni. La prima supposizione si può tranquillamente escludere, visto che il numero di chi ha superato il centesimo compleanno è talmente elevato da non poterlo considerare una casualità.

Ne consegue che la causa è da ricercare in noi stessi, nella nostra noncuranza nei confronti degli interessi della natura, in uno stile di vita disordinato, in abitudini e vizi che sovente diventano il nostro secondo “Io”. E non possiamo giustificarci con la scusa dello stress o di una vita caotica. Sarebbe la cosa più facile, perché non richiede alcuno sforzo mentale da parte dell’individuo per superare le proprie debolezze, ma è di fatto un errore che avviene anche nei Paesi capitalisti sviluppati, dove da tempo si sono scordati delle cattive condizioni di vita e l’aspettativa media non supera i 75-80 anni.

La situazione non dipende dunque da fattori circostanti, ma dal fatto che non sappiamo approfittare dell’enorme ricchezza che la natura ci ha donato: le possibilità illimitate del corpo umano. E quel che è peggio è che ancora non le conosciamo.

Capricci e vizi, dogmi e preconcetti si sostituiscono spesso alle conoscenze scientifiche. E la cosa più triste è che la nostra cognizione delle leggi della natura si è fermata a un livello davvero molto basso. Paradossalmente, non sappiamo ancora quali effetti abbiano sull’organismo i cibi che consumiamo, benché l’alimentazione esista da quando esiste l’uomo.

Nella produzione di alimenti e farmaci continuiamo a utilizzare sia sostanze sintetiche sia naturali, ma la loro concentrazione raggiunge livelli esagerati che provocano un’intossicazione collettiva.

La natura ha stabilito limiti piuttosto rigidi per la sopravvivenza della specie umana. L’intervallo di temperatura all’interno del quale il nostro organismo può sopravvivere senza la protezione fornita dagli indumenti o dalle pareti di un’abitazione è praticamente insignificante e corrisponde ad appena 50-60 °C. L’intelletto ci ha permesso di ampliare questi limiti, ma l’individuo, nel crearsi un habitat artificiale, strappa il filo che lo mette in comunicazione con la natura e si illude di poter fare quello che gli pare. Quest’eccessiva fiducia in se stesso non resta impunita: il corpo umano, privato delle condizioni di vita prescritte dalla natura, diventa facile preda di numerose malattie.

Eppure la gente non cerca la causa dei propri malanni nello scostamento rispetto agli standard di vita della propria specie, né nella disarmonia con la natura, ma in certe disfunzioni degli organi interni che si verificano spontaneamente, per cui le malattie sono considerate un loro “guasto”. Una visione semplicistica delle patologie che affliggono l’uomo ha generato la convinzione che se si studia la struttura e il funzionamento di ciascun organo separatamente, lo si può “riparare” sintetizzando un nuovo farmaco. Questo punto di vista ha fatto sì che la medicina europea concentrasse i propri sforzi sullo studio dei particolari, a scapito di una percezione globale del corpo umano nella sua interezza. Oggi si contano più di 170 professioni mediche, ciascuna delle quali si occupa dello studio di una qualche parte dell’organismo. Non è un caso se noi, ancora oggi, non sappiamo come dovrebbe essere una persona sana e non abbiamo indicatori fisiologici oggettivi per la valutazione del benessere. Alcuni anni fa, durante il congresso dell’Organizzazione mondiale della sanità, quando si è riunita la “crema” degli scienziati del pianeta, è stata adottata la seguente formula descrittiva: «Per salute si intende la condizione in cui l’individuo non è malato e si trova in uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale».

Naturalmente una simile definizione non può servire come base per un sistema efficace di prevenzione sanitaria, poiché non riflette né uno stato di salute spirituale, né corporeo. Questo fatto, a suo tempo, mi ha spronato a condurre una serie di ricerche con lo scopo di trovare qualche base. E così ho scoperto che un individuo davvero sano consuma addirittura un quinto dell’ossigeno utilizzato da un soggetto apparentemente sano. Il primo, infatti, anche senza un addestramento particolare, respira di meno: tre-quattro cicli (inspirazione-espirazione) al minuto, contro i diciotto-venti del secondo soggetto.

Questo conferma le nuove idee che riguardano le regole del metabolismo basale, che comprendono il dispendio energetico necessario a soddisfare il fabbisogno interno dell’organismo. Si riteneva e si ritiene tuttora che, a seconda del peso corporeo dell’individuo, siano richieste milleduecento-millesettecento chilocalorie al giorno per mantenere le funzioni vitali del corpo umano, anche in condizioni di riposo completo. Ma si è poi scoperto che questa regola “ferrea” si può applicare soltanto a quella categoria di persone contraddistinte da una devozione incondizionata nei confronti della civiltà contemporanea anti-umana. Come ricompensa per la loro fedeltà, queste persone godono di uno stato di salute apparente, il che significa una cosa sola: la malattia non ha ancora preso il sopravvento sulla salute, ma si appresta a farlo.

Ho calcolato che, a dispetto delle credenze comuni, il metabolismo basale di una persona sana, che segue le raccomandazioni del Metodo di guarigione naturale, richiede un dispendio di energie quattro-cinque volte inferiore, intorno alle duecentocinquanta-quattrocento chilocalorie al giorno.

Ostaggio della civiltà

Queste scoperte impongono anche un nuovo approccio nei confronti dell’apporto calorico giornaliero. Già nei primi anni Ottanta, grazie a numerosi esperimenti pluriennali, sono riuscita a stabilire che una significativa diminuzione delle dosi di cibo assunte quotidianamente non riduce il peso corporeo dei soggetti allenati, nemmeno in concomitanza di esercizi fisici lunghi ed estenuanti, ma contribuisce a migliorare la loro resistenza alla fatica. A tale proposito mi toma in mente un aforisma: «Tutto ciò che è nuovo è già vecchio». Anche gli antichi dicevano che i potenti guerrieri di Sparta consumavano il proprio unico pasto giornaliero al crepuscolo, mentre erano ancora in servizio nei ranghi. E la porzione di cibo che i soldati assumevano stava comodamente nelle loro mani, eppure non solo li saziava, ma li aiutava anche a preservare la loro forza di volontà, la resistenza agli sforzi e la potente massa corporea.

Esistono diversi indicatori oggettivi per la valutazione del benessere, ma non sono stati analizzati a sufficienza. Di conseguenza, in questo libro utilizzerò soltanto i parametri della cui affidabilità e validità sono assolutamente certa, dal momento che li ho ottenuti durante le mie ricerche personali.

Perché ritengo particolarmente importante lo studio dei tratti distintivi di un organismo sano? Ma perché ci fornisce la chiave per la risposta a una delle questioni più attuali del mondo contemporaneo: che cos’è la salute e che cos’è la malattia.

Soltanto dopo aver risposto a tale quesito potremo finalmente portare l’attenzione sulla pratica medica, spostando l’enfasi dal trattamento e la prevenzione delle malattie alla tutela della salute.

Un organismo sano è un sistema autoregolato dotato di un controllo automatico dei processi vitali. Questo sistema biologico e dinamico autorigenerante è strutturato in maniera talmente complessa che, allo stato delle nostre conoscenze, non è ancora possibile comprenderlo appieno.

L’aspetto più importante è identificare e descrivere i criteri oggettivi propri della salute che, a sua volta, ci permette di non arrancare per colpa delle malattie contratte, ma di cercare e realizzare le condizioni affinché l’organismo possa mettere in atto le proprie capacità autoregolatrici e autori-generanti. E proprio questo il principio che sta alla base del Metodo di guarigione naturale.

In che cosa consiste il metodo

Le colonne portanti su cui si fonda la struttura del Metodo di guarigione naturale sono la salute spirituale, mentale e fisica. E vi prego di notare che al primo posto ho messo proprio la salute spirituale dell’individuo. Che cosa significa per me? Prima di tutto, assenza di egoismo, voglia di esprimersi nel lavoro creativo per il bene della società, tolleranza, desiderio di unità con la natura (nel senso più ampio del termine), comprensione delle leggi di armonia tra tutti gli esseri e del principio dell’etica vivente, dell’amore universale.

In altre parole, una persona sana dal punto di vista spirituale, nella sua condotta si attiene ai princìpi di bontà e di amore, non vive per se stessa a scapito degli altri ma si considera loro pari e dimostra cura nei confronti di ciò che la circonda. Tra l’altro, bisogna comprendere chiaramente che vivere secondo le leggi del bene non è soltanto una delle possibili vie verso lo sviluppo e il perfezionamento della società umana, ma è anche l’unica strada che ci offre la speranza di sopravvivere tutti insieme. A tale proposito sono pienamente d’accordo con quegli studiosi che parlano di processo di crescita preprogrammata della natura sia animata che inanimata. Questo pensiero è stato illustrato in modo convincente dal fisico di Leningrado (attuale San Pietroburgo) I.L. Gerlovin in un modello da lui esposto per i sistemi vitali in via di sviluppo. Esso contiene otto condizioni il cui rispetto è indispensabile affinché il sistema si mantenga in vita e possa svilupparsi.

Se volessimo riassumere l’idea di fondo di questo paradigma, potremmo dire che qualunque sistema è vitale se è composto da sottosistemi interconnessi che si scambiano informazioni. Se in qualche sottosistema regnano ordine e armonia, quest’informazione viene trasmessa attraverso i canali di comunicazione per agevolare lo sviluppo stabile e armonioso degli altri sottosistemi. Viceversa, caos, violenza e disarmonia in un solo sottosistema comportano una reazione negativa anche negli altri e destabilizzano la situazione. Ne consegue che il sistema può addirittura cessare di esistere.

Ma è l’interruzione dei canali di comunicazione tra i vari sottosistemi che determina le conseguenze più catastrofiche e conduce inevitabilmente alla morte dell’intero sistema. Oggi ci troviamo proprio alla vigilia di questo fenomeno, poiché la comunicazione tra due sottosistemi, ovvero comunità umana e natura, è fragile ed estremamente disturbata.

Ecco perché parte integrante del mio lavoro, e di quello delle persone che credono in me e hanno fiducia nel mio Metodo consiste nell’insegnare a stabilire buoni rapporti con gli altri e con la natura, in tutta la sua grandezza e varietà.

La salute spirituale è in stretta connessione con quella mentale; con questo concetto intendo sottolineare la presenza di una collaborazione armoniosa tra conscio e inconscio. Il cervello umano garantisce la sopravvivenza e il funzionamento dei sottosistemi costituiti dagli organi separati che compongono il nostro corpo. La responsabilità di questo ricade sulle strutture del sistema nervoso centrale associate all’inconscio, le quali sono piuttosto stabili e fungono da speciali dispositivi di controllo automatico.

Ma benché l’uomo la pensi in modo diverso, il corpo umano si trova in un rapporto di totale dipendenza rispetto all’ambiente circostante, e l’individuo deve quindi essere sensibile ai cambiamenti che riguardano la natura e accertarsi che queste alterazioni non costituiscano un pericolo per la sua stessa esistenza. Il nostro lato cosciente è progettato per svolgere la funzione di “custode” e controllore.

In questo modo, l’unità di conscio e inconscio garantisce la stabilità dell’organismo e dei meccanismi specifici di adattamento all’ambiente che esso ha ereditato e, al tempo stesso, ne determina la ricettività rispetto ai cambiamenti e la flessibilità di adattamento. Questo è, naturalmente, uno schema molto semplificato che non prende in considerazione tutte le varie funzioni del cervello umano. Ma ho messo in evidenza proprio quest’aspetto, vista la sua rilevanza rispetto all’argomento della nostra discussione.

Infine, l’ultimo componente della triade è la salute fisica. Si tratta dell’indicatore più difficile da studiare, soprattutto perché, al giorno d’oggi, è molto raro incontrare una persona del tutto sana. La nostra civiltà distorta infligge colpi devastanti per la salute dell’essere umano quando è ancora nel suo sviluppo embrionale. Ecco perché, già al momento della nascita, nella memoria genetica del bambino sono contenuti i germi delle future malattie. E proprio per questo che il recupero della salute fisica è un processo difficile da mettere in atto, sia per il corpo che per la mente.

Fin qui ho descritto a grandi linee i tratti principali del mio Metodo e ho illustrato gli obiettivi che intendo raggiungere. Ora, invece, mi soffermerò sui mezzi grazie ai quali si possono ottenere questi e altri risultati.

Nella formulazione del Metodo di guarigione naturale hanno giocato un ruolo fondamentale le conquiste della scienza moderna, le opere dei più eminenti studiosi di ogni tempo e nazione, le convinzioni degli antichi Greci, Romani ed Egizi, che riflettono un’elevata conoscenza dei princìpi della salute fisica e dell’importanza dell’unità tra organismo e ambiente circostante.

Il Metodo si basa su tecniche e metodi pratici, molti dei quali sono noti all’uomo sin dall’antichità. Sono stati inclusi elementi sia della medicina tradizionale cinese sia di quella indiana, ambedue millenarie, oltre a concetti tratti da diversi sistemi di arti marziali e vari esercizi di respirazione.

Quest’insieme di tecniche è volto a normalizzare i processi vitali dell’organismo, come per esempio respiro, termoregolazione, attività mentale e, soprattutto, alimentazione, che riflette l’intima correlazione tra l’ambiente esterno e la sfera interiore del corpo umano.

Tra i bisogni vitali dell’individuo la respirazione è il più indispensabile. La vita comincia con il primo respiro e termina con l’ultimo. Una persona può sopravvivere per alcuni giorni senza bere, per settimane o addirittura mesi senza mangiare, per anni senza muoversi, ma senza respirare non può resistere più di qualche secondo o minuto, nella migliore delle ipotesi. La respirazione è direttamente collegata alla circolazione sanguigna, all’alimentazione e alla termoregolazione, nella loro interconnessione naturale.

Il corretto funzionamento del processo alimentare

Il corretto funzionamento del processo alimentare gioca un ruolo cruciale nel mantenimento della salute. È quindi importante tenere a mente che l’organismo umano è stato programmato dalla natura per consumare determinati tipi di alimenti, soprattutto di origine vegetale, il che gli è imposto dalle sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche naturali. Per questo motivo, l’inosservanza di una dieta specie-specifica è causa di moltissime malattie. Eppure, durante il proprio sviluppo l’individuo si discosta in maniera crescente dal programma alimentare specifico prestabilito e lo integra con prodotti di derivazione animale e sostanze artificiali. Da un lato, questo fenomeno ha senz’altro incrementato le sue possibilità nella lotta per la sopravvivenza. D’altro canto, però, ha determinato anche l’insorgere di molte deviazioni rispetto agli standard fisici, dato che il consumo di alimenti quali came o pesce è stato reso possibile grazie alla capacità di adattamento dell’organismo.

L’idea ampiamente diffusa che il cibo sia l’unica fonte di rifornimento delle energie consumate arreca un danno enorme alla salute delle persone. Queste convinzioni hanno iniziato a prendere piede verso la fine del XIX secolo. Il Congresso dell’Organizzazione mondiale della sanità ha approvato la proposta di alcuni studiosi tedeschi di determinare la quantità di cibo necessaria all’uomo in base all’apporto calorico. Così sono state poste le fondamenta per la teoria della dieta equilibrata, basata sulle calorie. Per il calcolo dell’apporto calorico è stata adottata la media statistica della razione giornaliera di cibo assunta dagli abitanti della Germania. Per quei tempi, un evento del genere rappresentava un grande passo in avanti, poiché dava la possibilità di regolare in qualche modo l’alimentazione. Ma da allora sono passati ben centotrent’anni (!) e la scienza ufficiale non ha proposto nulla di sostanzialmente nuovo, a parte l’Istituto di nutrizione dell’Accademia delle scienze mediche dell’URSS, che ha ridotto l’apporto calorico previsto. Tuttavia, la teoria della dieta equilibrata continua a dominare la piazza, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e a nuocere alle persone, accorciandone la vita.

Per quanto mi riguarda, io la chiamo la teoria della “locomotiva a vapore”. La sostanza è piuttosto semplice e a uno sguardo poco illuminato può sembrare anche logica. L’idea di fondo è che le energie del corpo umano vengono rifornite solo ed esclusivamente mediante il consumo di alimenti. L’energia che si sprigiona durante il processo di combustione comporta la rottura dei legami chimici tra le varie sostanze.

L’uomo inserisce nella “caldaia a vapore” del proprio organismo la quantità necessaria di nutrienti, che bruciano, e l’energia rilasciata compensa tutti i dispendi energetici.

E stata sviluppata addirittura una tecnica per calcolare la quantità di energia rilasciata dai vari alimenti. Essa viene determinata mediante la loro combustione, misurando il calore prodotto. I medici che sostengono questa teoria raccomandano di assumere ottanta-cento grammi di proteine al giorno, ottanta-cento grammi di lipidi e quattrocento-cinquecento grammi di carboidrati. Tradotto in alimenti, significa consumare alTincirca mezzo chilo di carne, ottanta-cento grammi di grassi, un chilo e mezzo-due chilogrammi di verdure, cereali, zucchero e farinacei. La verità è che, ai giorni nostri, le raccomandazioni di questi scienziati dovrebbero essere considerate fantascienza. Tant’è che, quando si pensa alle persone che cercano di seguire tali consigli, verrebbe voglia di fermarle. Io stessa mi accontento, da più di cinquant’anni, di quantità di gran lunga inferiori e mi sento benissimo.

Per l’età che ho, dovrei stare in casa a fare la calza, e invece sono sempre in movimento. Solo negli ultimi anni ho attraversato quattro volte a piedi le sabbie roventi del Karakum centrale e del Kizilkum e, assieme a un gruppo di persone che la pensano come me, ho realizzato un viaggio da Nal’cik a Pitsunda, superando a piedi quattro passi montani. Per tutti i ventitré giorni di cammino, la nostra dieta quotidiana consisteva in cinquanta-cento grammi di grano saraceno e cento grammi di frutta secca. Siamo arrivati a Pitsunda riposati come il primo giorno, mentre i turisti e i compagni di viaggio che abbiamo incontrato lungo la strada, e che hanno seguito il nostro stesso percorso, non si reggevano letteralmente in piedi dalla fatica. E non che i nostri pasti fossero più ricchi quando abbiamo attraversato i Monti Altaj, la catena del Tien Shan e il Pamir.

C’è anche un altro elemento del Metodo di guarigione naturale che rappresenta una funzione vitale indispensabile per qualsiasi organismo: il movimento. Con questo concetto, non intendo soltanto la possibilità per l’essere vivente di modificare la propria posizione nello spazio (che chiameremo d’ora in poi “movimento esterno”), ma anche l’insieme dei processi che si verificano aU’intemo dell’organismo (“movimento interno”). Questi due aspetti sono indissolubilmente legati tra loro e sono finalizzati a un unico scopo: assicurare le condizioni ottimali per la sussistenza dell’organismo.

Infine, un altro degli aspetti fondamentali del Metodo è la normalizzazione della termoregolazione naturale. Ogni specie, uomo compreso, ha limiti specifici di temperatura entro cui deve mantenersi per sopravvivere. L’impatto dannoso della civiltà di oggi ha ridotto tali limiti per l’essere umano, il che non può essere considerato normale.

L’individuo non dovrebbe avere problemi particolari né con il caldo, né con il freddo. Ma è importante, soprattutto, che non tema il freddo che, anzi, deve diventare suo alleato, dal momento che mobilita le difese dell’organismo, ne armonizza l’attività e stimola il processo di autoregolazione del corpo. È proprio in questo che consiste il concetto di rinvigorimento, incluso in maniera organica nel Metodo di guarigione naturale.

Questo testo è estratto dal libro "Il Metodo di Guarigione Naturale".

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