Il Nuovo Libro dei Bagni Derivativi - Estratto
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Il Nuovo Libro dei Bagni Derivativi - Anteprima del libro di France Guillain

Promemoria - La scelta delle parole

Promemoria - La scelta delle parole

Henri-Charles Geffroy, fondatore di La Vie Claire, ha avuto l'idea di sostituire l'espressione «semicupi con frizioni» cara a Louis Kuhne con quella di bagno derivativo. Il motivo era semplicemente che egli aveva l'impressione che le conseguenti eliminazioni attraverso gli intestini fossero una tecnica di derivazione.

Nel 1974, quando pubblicavo il mio primo libro di navigazione intorno al mondo, Henri-Charles Geffroy, che allora aveva novant'anni, mi aveva detto che in seguito avrei sviluppato il bagno derivativo, cosa del tutto inimmaginabile per me in quel periodo della mia vita.

Perciò, in omaggio alla lungimiranza di Geffroy, ho mantenuto la denominazione di «bagno derivativo», pur associata a una tecnica che non necessita più l'uso dell'acqua. È quindi un'espressione consacrata dall'uso, che si modernizza diventando a poco a poco metodo YokooP, dal nome della prima poche creata espressamente per quest'uso.

Di che cosa si tratta?

Questa tecnica consiste nel portare e mantenere la frescura a livello del perineo, tutti i giorni, al fine di attivare la motilità degli intestini e, di conseguenza, della fascia, nonché la circolazione dei grassi. Questa circolazione, di cui non ci parlano mai, è stata descritta tuttavia come garantita dalla fascia ad allievi e stagisti di chinesiterapia dal professor Robert Maigne all'Hótel-Dieu a Parigi, cinquantanni fa.

Louis Kuhne raccomandava di rinfrescarsi la regione dei genitali con un tessuto dopo averlo immerso in acqua e di applicarlo effettuando una leggera frizione. Recenti osservazioni hanno portato alla conclusione che la frizione può avvenire soltanto nella parte bassa delle pieghe dell'inguine, laddove si verifica in maniera naturale quando camminiamo. Ma vedremo che, per le persone impossibilitate a muoversi, la semplice frescura porta già molti vantaggi. Frizione e rinfrescamelo possono essere dissociati: non è necessario camminare mentre si applica la frescura. Ma quest'ultima e il movimento a piedi sono davvero importanti per la maggior parte di noi ogni giorno. Vedremo più avanti le modalità della pratica del bagno derivativo.

Il bagno derivativo è una competenza arcaica

Una competenza arcaica è una capacità che possiamo acquisire per adattarci e sopravvivere. Essa può esserci insegnata dai genitori sin dalla nascita ed è valida in un dato ambiente. Si colloca dopo l'istinto e prima delle competenze acquisite.

L'istinto è presente sin dalla nascita, non ha bisogno di essere insegnato e non si perde. È ciò che sappiamo fare senza che nessuno ce l'abbia mai spiegato. Non dipende né dall'ambiente né dall'educazione.

Questo è il caso dell'uccello che costruisce il nido. Ammettiamo che troviate un uovo nell'ambiente naturale, lo manteniate accuratamente al caldo, e che nasca un uccellino. Lo allevate, e, quando giunge la primavera, vedete il vostro volatile afferrare con il becco fili di lana o d'erba e costruire il nido. Non gliel'ha insegnato nessuno. L'istinto non scompare: se la femmina volatile si trova in un luogo in cui non rinviene alcun materiale per costruire il nido, sarà molto turbata, disorientata e non saprà che cosa fare delle sue uova, che deporrà a caso. Più un essere vivente è condizionato dall'istinto, meno può adattarsi al cambiamento dell'ambiente che lo circonda. Come afferma il professor Albert Jacquart, sembra che l'uomo possegga pochissimi istinti, caratteristica che gli conferisce una grande capacità di adattamento e gli permette di sopravvivere quando le condizioni di vita cambiano brutalmente.

Le competenze acquisite sono il risultato dell'organizzazione della vita in comunità tramite l'educazione. Si possono citare la capacità di guidare un'automobile, di leggere e scrivere, la pratica di una lingua, il fatto di vestirsi o di lavarsi i denti. Esse sono strettamente legate all'educazione, ai costumi e all'ambiente sociale.

Le competenze arcaiche, invece, sono capacità che possedevano tutti gli individui alle origini della specie, nel nostro caso dell'umanità. Esse costituivano un vero e proprio «kit di sopravvivenza». Si tratta, infatti, di comportamenti che assicurano l'adattamento a un determinato ambiente, che corrispondono a un habitat geografico, a un ecosistema presente alla nostra nascita sulla terra. Contrariamente all'istinto, le competenze arcaiche possono scomparire se cambia l'ambiente circostante, se i genitori non hanno potuto trasmetterle ai figli oppure se la specie, evolvendo, ha inventato nuove competenze che le sostituiscono, come nel caso del biberon rispetto al seno materno. Tale capacità di scomparire favorisce l'evoluzione di quella che designiamo con il termine di «civiltà».

Anche la competenza alimentare è una competenza arcaica, così come l'allattamento, che non è un istinto. Esso può scomparire tanto in certi animali quanto negli esseri umani. Il dottor Aldo Naouri, riassumendo il lavoro degli etologi, lo spiega bene a proposito dei primati allevati in parchi protetti. Le femmine nate nel parco che mettono al mondo un piccolo non sanno allattare spontaneamente, perché si trovano in un ambiente di sicurezza alimentare garantito dall'uomo. Esse sono capaci di piangere sul proprio piccolo che si dispera per la fame senza avere l'idea di metterlo al seno. Bisogna che una scimmia anziana cresciuta nell'ambiente naturale venga a mostrare alla giovane mamma che cosa deve fare. Il dottor Naouri scrive che capita lo stesso alle madri umane: il personale che circonda le giovani mamme deve assumere la funzione della scimmia anziana per aiutarle ad allattare.

Non si può parlare di alimentazione istintiva per gli esseri umani, ma di alimentazione adattativa. Tropicali in origine, dovevamo assomigliare ai popoli che i primi navigatori hanno scoperto in Polinesia 300 anni fa: una popolazione estremamente sana, composta di uomini e donne capaci di arrampicarsi sulle palme da cocco e di nuotare a venti metri sott'acqua.

Trecento anni fa il popolo maori polinesiano viveva praticamente nudo, si alimentava con la raccolta di vegetali e di molluschi o pesci rimasti intrappolati sugli scogli per via della bassa marea. Per mangiare bastava camminare, spostarsi, arrampicarsi per andare a raccogliere il frutto giunto a maturazione.

Camminando esposti al caldo tropicale, il sudore giungeva al bassoventre e si distribuiva su ciascun lato del pube nelle pieghe dell'inguine, andando a umidificare il perineo. Lo spostamento favoriva l'evaporazione, che portava la frescura nel posto giusto. Era inutile allora praticare i bagni derivativi: frizione e rinfrescamento avvenivano in maniera naturale per diverse ore al giorno.

Quando l'uomo si trovò al freddo e dovette vestirsi, gli abiti che utilizzò furono una pelle di animale, la gellaba, il kilt scozzese o il sarong, ma sempre senza slip. Il fenomeno meccanico di frizione e rinfrescamento poteva verificarsi ancora, perché tutti camminavano molto ogni giorno. Gli animali stessi, dotati di una folta pelliccia, hanno la regione del perineo e dei genitali al fresco. Se questa avesse dovuto essere mantenuta al caldo, la natura avrebbe provveduto diversamente!

Qualunque sia il mammifero osservato, questa situazione è sempre presente, persino nel caso dell'orso polare, dotato di una spessa pelliccia tranne in quella parte del corpo esposta al grande freddo! Con la sedentarizzazione e l'uso degli abiti, le condizioni sono cambiate e si è reso necessario trovare un sistema per sostituire quella situazione naturale di frescura.

Ma non siamo i soli ad aver dovuto adattarsi. Basta osservare i gatti e i cani o i topi da laboratorio. Tutti questi animali si leccano ancor di più il bassoventre nel momento in cui sono rinchiusi e privati della libertà di correre nella natura alla ricerca di cibo, di un compagno o di un riparo!

Come agiscono la frizione della camminata e la frescura per stimolare il lavoro dell'intestino e l'eliminazione naturale delle eccedenze? Anni di osservazioni ci hanno portato a formulare un'ipotesi.

Un'ipotesi

Che si tratti di matematica, di fisica o di biologia, la scienza progredisce da sempre attraverso l'osservazione dei fatti. Tanalisi di questi ultimi e la formulazione di ipotesi che si riescono a verificare oppure no. Si osserva un fenomeno, si immagina attraverso quale processo si svolge e si cercano le prove di ciò che si è immaginato. Prima di dimostrare che la terra è rotonda, si è dovuto immaginare che lo fosse: allora non esistevano astronavi che permettessero di vederla a distanza e farsene un'idea. Fu necessario utilizzare degli indizi, osservare la curva costante della linea dell'orizzonte, inviare marinai coraggiosi ai limiti degli oceani per poter vedere con i propri occhi che cosa c'era laggiù, «ai confini del mondo», come diceva Jacques Prévert. E, nonostante tutte le dimostrazioni più fondate, sono occorsi migliaia di anni agli uomini per abituarsi all'idea che la Terra è rotonda e che i nostri amici dall'altro capo del pianeta camminano a testa in giù!

E se da un lato la scienza e la matematica progrediscono solo a partire da ipotesi successive, dall'altro la vita quotidiana ci costringe a farlo tutti i giorni. Il filosofo Cartesio propone l'esempio dell'uomo che guarda la strada dalla finestra. Che cosa vede? Cappelli e mantelli che si muovono. Ciascuno ne conclude che si tratta di uomini e donne che camminano per strada. Ma potrebbero anche essere robot. Il solo modo per accertarsi che si tratta proprio di persone sarebbe scendere e verificare Tipotesi sotto ciascun cappello e ciascun mantello. Ogni giorno siamo costretti a fare affidamento sulle ipotesi.

Questa parentesi ha lo scopo di aiutarci ad ammettere che ciascuno di noi ha tutto il diritto e la necessità di formulare delle ipotesi,; nessuno è autorizzato a impedircelo, di conseguenza ognuno può contribuire a far progredire le conoscenze dell'umanità.

Forti di trentacinque anni di pratica del bagno derivativo, ci permettiamo quindi, a tal proposito, di formulare un'ipotesi che differisce da quella di Louis Kuhne.

Questo testo è estratto dal libro "Il Nuovo Libro dei Bagni Derivativi".

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