Il Potere di Guarigione della Paura - L. Rankin - Estratto
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Il Potere di Guarigione della Paura - Anteprima del libro di Lissa Rankin

La fisiologia della paura

La fisiologia della paura

«L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa».
Franklin D. Roosevelt

Quando Aprii sentì un vetro andare in frantumi nel salotto del piccolo caravan, capì che stava iniziando un’altra di quelle lunghe notti in cui mamma si ubriacava con qualche uomo. Aveva solo 8 anni, ma cominciò a scappare nel bosco davanti casa. I polmoni non ressero e ben presto fu a corto di fiato: seppe che aveva già perso la sua battaglia. Fu allora che uno strano uomo si chinò su di lei e il suo corpo fu dilaniato da un dolore atroce.

Aprii non ricorda altro di quella notte. Sa però che poco dopo sua madre sparì. Senza spiegazioni, scuse o saluti. Aprii cercò di convincere il fratellino che la madre non sarebbe più tornata, ma per settimane lui rimase in piedi sul lettino a guardare la porta.

Dopo la sparizione della madre, la paura cominciò a dominare ancora di più la vita di Aprii. Non aveva più fiducia nemmeno negli amici o negli operatori sociali che cercavano di aiutarla. La notte restava sveglia, terrorizzata dal pensiero che un giorno qualcuno l’avrebbe presa e separata dal fratello. Non dormiva più. Nelle rare occasioni in cui dormiva, sognava uomini sconosciuti che la inseguivano. Per quanto riuscisse a trovare sempre nuovi posti in cui nascondersi, gli invasori notturni la catturavano sempre.

Ben presto il fisico cominciò a risentirne. Spesso sveniva e tremava come in preda a crisi epilettiche. Gli specialisti ordìnarono esami di laboratorio, i neurologi scansioni cerebrali ed elettroencefalogrammi, mentre un cardiologo, che diagnosticò un soffio cardiaco, la tenne collegata a un monitor cardiaco portatile per 24 ore. Le venne diagnosticata una «disfunzione reattiva delle vie aeree» (una variante dell’asma) e ricevette una prescrizione comprendente una mezza dozzina di farmaci per le vertigini. Nonostante un’infinità di test diagnostici e trattamenti, però, i sintomi persistevano, con sorpresa dei medici.

Man mano che Aprii cresceva, restava in uno stato di paura costante e si dedicò a sette diverse forme di arti marziali. La sua ossessione era diventare sempre più forte, per proteggersi. La paura la convinse a seguire un training specializzato nell’uso delle armi, tecniche di evacuazione e combattimento corpo a corpo. Imparò a entrare nella mente degli individui pericolosi, in modo da proteggere gli altri come guardia del corpo professionista.

Ogni giorno prendeva la pistola e andava a lavorare, mettendosi volontariamente sulla linea di fuoco per i suoi clienti. Ma anche se Aprii era diventata a tutti gli effetti una «super guardia del corpo», la paura non se ne andava. Semmai, cresceva sempre di più: temeva di dare le spalle a qualcuno, si guardava sempre indietro ed era certa che il pericolo la seguisse ovunque.

Cominciò a dormire con una pistola accanto al letto, mentre incubi popolati da uomini senza volto la perseguitavano. Praticamente tutte le notti sognava che qualcuno le sparasse. Sviluppò anche un grande numero di fobie: del buio, delle ombre, dei ragni, di gente alle sue spalle, di non riuscire a vedere le mani delle persone. Cominciò ad andare nel panico ogni volta che doveva uscire di casa, pensando e ripensando ossessivamente ai modi in cui potevano aggredirla. Il pensiero che se qualcuno avesse provato a colpirla, lei non sarebbe riuscita a fare nulla nonostante tutto ciò che aveva appreso, la terrorizzava.

Più Aprii aveva paura, più si ammalava. Gli episodi di svenimento aumentarono, fino a quando i medici conclusero che soffriva di qualche strana malattia del sangue mai diagnosticata da alcun ematologo. Non perdeva sangue, ma in qualche modo il suo sangue diminuiva, lasciandola inspiegabilmente anemica la maggior parte del tempo. Per contrastare ciò che stava succedendo nel suo corpo, qualunque cosa fosse, i medici ordinarono trattamenti di infusione che richiedevano ore di flebo tre volte a settimana, per periodi di sei-otto settimane ogni volta.

Aprii si ricorda ancora quando guardava fuori dalle finestre, mentre le infermiere continuavano a cercare una vena sul suo braccio gonfio e dolorante. Le infermiere potevano fare sei tentativi di impiantare la flebo, prima di rinunciarvi e chiamare la squadra specializzata. Da sei anni Aprii subiva questo rito, e più passava il tempo, più spesso aveva bisogno delle infusioni. Il problema stava peggiorando e nessuno sapeva perché.

In tutto quel tempo, nessuno chiese mai ad Aprii cosa potesse davvero farla stare male. Pensando che non esistessero collegamenti tra i problemi di salute, la paura e il passato, Aprii non menzionò mai gli incubi che di notte la lasciavano tremante e sudata, i lampi di ricordi violenti che la lasciavano scossa o le ondate di adrenalina che sentiva nel corpo ogni volta che la paura tornava. Lei non si rendeva conto che ogni volta che sentiva l’adrenalina scorrere in lei, tutto partiva da un pensiero o una sensazione che nel suo corpo si traducevano in una serie di reazioni fisiologiche. Aprii non conosceva abbastanza la fisiologia del corpo per capire che ogni volta che un pensiero di paura o un ricordo ansiogeno si affacciavano nella mente, si scatenavano reazioni ormonali patogene, e la ripetitività di questo processo aveva un prezzo elevatissimo.

La reazione di stress

Il corpo è dotato di un meccanismo naturale chiamato «reazione di stress» o reazione attacco o fuga. Essa è stata descritta per la prima volta ad Harvard da Walter Cannon, ma l’endocrinologo ungherese Hans Selye ha sviluppato il concetto introducendo il ruolo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e ribattezzando questa reazione «reazione generale di adattamento» o GAS1. Come dice Selye nel libro The Stress of Life, con il termine “stress” si indica la reazione biologica del corpo a qualsiasi stimolo psichico, sia esso un’emozione negativa come la paura o la rabbia, o un cambiamento positivo come un matrimonio o la nascita di un bambino.

Di fronte a una minaccia come quella vissuta da Aprii quando cercava di fuggire ai suoi violentatori, l’amigdala vive l’emozione della paura. A quel punto, il cervello comunica tale emozione all’ipotalamo, che immette nel sistema nervoso il fattore di rilascio della corticotropina (CRF). Il CRF stimola quindi l’ipofisi, che a sua volta secerne l’ormone della crescita prolattina e l’ormone adrenocorticotropo (ACTH), i quali comunicano alle ghiandole surrenali di secernere l’ormone dello stress cortisolo, per aiutare il corpo ad affrontare lo stress.

Quando l’ipotalamo si attiva, entra in funzione anche il sistema nervoso simpatico, per cui le ghiandole surrenali secernono epinefrina (anche nota come adrenalina) e no-repinefrina. Questi neurotrasmettitori sono responsabili del sobbalzo che proviamo quando evitiamo per un soffio un incidente o qualcuno spunta improvvisamente dal buio. Essi aumentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, provocando inoltre diverse alterazioni metaboliche in tutto il corpo. Il ritmo respiratorio aumenta e i bronchi si dilatano, consentendo una migliore ossigenazione del sangue.

Una volta attivato il sistema nervoso simpatico, i nervi funzionano più velocemente, quindi i segnali vengono trasmessi con più efficienza. Poiché davanti a una minaceia riscaldare la pelle non è più una priorità, quest’ultima si raffredda e si provano i brividi. Il corpo non si deve più preoccupare di digerire o riprodursi, quindi le vene dirette ai tratti gastrointestinale e riproduttivo si contraggono, deviando il sangue soprattutto verso il cuore, i grandi gruppi muscolari e il cervello: a questo punto, il primo pompa più intensamente, le gambe corrono maggiormente e il cervello pensa più velocemente. Le pupille si dilatano per poter vedere meglio un aggressore o individuare la via di fuga. Il metabolismo accelera e le riserve energetiche, come le scorte di grasso, si disintegrano per rilasciare glucosio nel sangue, fornendo una scarica di energia che consente di lottare o scappare dalla minaccia.

L’acidità di stomaco aumenta e gli enzimi digestivi diminuiscono. Il cortisolo inibisce il sistema immunitario per poter ridurre la reazione di infiammazione che accompagnerebbe qualsiasi ferita al corpo provocata da un attacco. Il corpo interrompe anche tutti i processi di routine per il proprio mantenimento, disattivando i suoi naturali meccanismi di autoriparazione (quelli che lottano contro le infezioni, prevengono il cancro, riparano le proteine rotte e in generale contrastano la malattia). Tutto ciò ha una sua logica: in fondo, è inutile sprecare la preziosa energia corporea nella prevenzione della malattia (o nella sua cura), se tra poco il corpo morirà perché hai una pistola alla tempia o un leone ti sta inseguendo.

Quando la vita è davvero in pericolo, tutte queste reazioni fisiologiche alla paura sono adattative e protettive. Ma qui sta l’inghippo: tu non sei concepito per avere paura spesso. Punto.

In grandi quantità, l’epinefrina è tossica e danneggia organi interni come il cuore, i polmoni, il fegato e i reni. Le alterazioni dell’acidità di stomaco e degli enzimi digestivi possono causare contrazioni esofagee, diarrea o costipazione. E quando la reazione di stress si ripete in continuazione, abbiamo a volte la contrazione, anziché la dilatazione dei bronchi (come nel caso di Aprii), con conseguenti ansimazione, respiro corto e dolore toracico. Negli uomini primitivi, quando il corpo fisico era minacciato da un pericolo autentico, il meccanismo attacco o fuga fungeva da protezione, ma la maggior parte delle volte, nella società moderna, è vero l’opposto. Il corpo non è concepito per essere costantemente stressato o spaventato. Ciononostante, se sei come la maggior parte delle persone, il corpo è quasi sempre in stato di allerta, assediato da minacce immaginarie come crisi finanziarie, la fine di una relazione, un pericolo per il proprio equilibrio, un rischio per la salute, la morte di una persona cara... Tutte paure che quasi mai si realizzano.

Ciò porta a un circolo vizioso. Hai paura di ammalarti, invecchiare o morire, ed è in realtà la paura che ti fa ammalare, invecchiare e morire. Ora, mentre leggi tutto questo, starai probabilmente cominciando ad avere paura della paura! Non preoccuparti. Ti aiuterò a capire come puoi usare la paura per ridurre la reazione di stress e attivare invece quella di rilassamento, in modo che la paura possa aiutarti a crescere, piuttosto che a farti ammalare.

La neuroscienza della paura cronica

Il neuroscienziato Joseph LeDoux, il cui libro The Emotional Brain descrive come il cervello elabora le emozioni, ha studiato a fondo la fisiologia della paura. LeDoux parla dell’amigdala come del «mozzo della ruota della paura nel cervello». Tutte le emozioni primarie - tipo paura, odio, amore, rabbia e coraggio - vengono dall’amigdala nel cervello limbico, ovvero la parte primitiva e animale del cervello. Questo “mozzo” della paura opera in congiunzione con il talamo, che riceve le informazioni; la corteccia cerebrale, che ragiona; l’ippocampo, che ricorda.

L’attivazione continua della reazione di stress rende l’amigdala ancora più reattiva alle apparenti minacce. La paura scatena la reazione di stress, che attiva l’amigdala ecc. Quando questo accade, l’amigdala, che contribuisce a creare i “ricordi impliciti” (frammenti del passato che si trovano al di sotto del nostro riconoscimento conscio), diventa sempre più sensibile e arricchisce quei ricordi con residui intensificati di paura. Come risultato, si hanno sensazioni di paura (spesso sotto forma di ansia) anche in assenza di qualsiasi esperienza oggettivamente preoccupante.

Allo stesso tempo, l’ippocampo, indispensabile per sviluppare i “ricordi espliciti” (memorie chiare e consapevoli di quello che è davvero successo), viene indebolito dalle ripetute reazioni di stress nel corpo. Gli ormoni dello stress, come il cortisolo, indeboliscono le sinapsi neuronali nel cervello e inibiscono la sintesi di altre sinapsi. Quando l’ippocampo è indebolito, diventa molto più diffìcile sintetizzare nuovi neuroni e, quindi, produrre nuovi ricordi. Come risultato, le croniche e dolorose esperienze di paura che l’amigdala registra passano nella memoria implicita, mentre l’ippocampo indebolito non registra più i nuovi ricordi espliciti.

Quando questo accade, con il tempo si può diventare cronicamente tesi e ansiosi, senza nemmeno ricordare perché si ha paura. E possibile cominciare a vedere tutto nero, come se qualcosa di brutto - di veramente brutto - ti minacciasse, anche se a un osservatore oggettivo la situazione sembra sicura. Pure molto tempo dopo la fine della minaccia, tutto ciò che scatena questa reazione di paura, consciamente o inconsciamente, stimola il talamo, il quale a sua volta attiva l’amigdala, recupera il ricordo spaventoso dall’ippocampo e improvvisamente BAM, il corpo va in stato di allerta. Lo stimolo potrebbe anche non essere direttamente collegato all’esperienza iniziale. Può trattarsi di una cosa da nulla come la sensazione di un maglione a collo alto intorno alla gola o un profumo che inconsciamente riporta in vita un ricordo. Una volta innescata, la reazione fisica successiva rappresenta un malfunzionamento del sistema di allarme, che ci mette in guardia contro minacce di fatto inesistenti. Questa falsa paura non è nulla di più che un pensiero, ma provoca una potente reazione di stress che colpisce la mente e il corpo.

Come risultato di questo malfunzionamento del sistema di allarme, il sistema nervoso può venire dominato da false paure, disturbi dell’ansia, depressione e altre patologie psichiatriche. La tua forza di volontà e la determinazione a guarire non contano: queste paure vengono da processi inconsci e si agganciano alla parte primaria del nostro sistema nervoso. Nemmeno sapere che la paura è irrazionale è di aiuto, perché la reazione di paura aggira la mente razionale e passa molto velocemente da “zero” a “terrore” nel sistema nervoso primario, senza transitare per il proencefalo riflessivo e razionale. Una cosa apparentemente innocua come una canzone alla radio può riportare il sistema nervoso a un trauma passato e tingere anche l’esperienza più piacevole con il residuo della paura, scatenando la reazione di stress. È importante riconoscere che tali reazioni sono completamente inconsce. Se sei dominato da queste reazioni di paura, non stai facendo nulla di sbagliato: sei semplicemente bloccato da un malfunzionamento del sistema nervoso e probabilmente hai bisogno di aiuto professionale per resettarlo.

La reazione di rilassamento

Per fortuna, il corpo dispone di un antidoto naturale alle reazioni di stress dovute alla paura: quella che il professore di Harvard Herbert Benson ha chiamato «la reazione di rilassamento». La reazione di rilassamento controbilancia quella di stress “attacco o fuga”, spegnendo il sistema nervoso simpatico e attivando quello parasimpatico, che corrisponde al rilassamento.

Nel suo stato di rilassamento naturale, il corpo è meravigliosamente in grado di ripararsi da solo. Il corpo si guasta sempre in modi molto piccoli. Le cellule vanno fuori controllo. Le tossine si accumulano. Gli organi si danneggiano. Sintetizziamo cellule cancerogene. Siamo esposti ad agenti patogeni ed estranei. Il corpo però sa come affrontare questi inconvenienti di routine. Quando il corpo è fisiologicamente rilassato e non concentrato a sopravvivere a una minaccia, i nostri meccanismi di autoriparazione entrano in funzione ed eliminano naturalmente la malattia. Ma come abbiamo appena visto, i meccanismi di autoriparazione del corpo smettono di funzionare correttamente quando la paura diventa cronica. Solo allorché il corpo e la mente sono rilassati, il corpo può guarire se stesso.

Quando la paura svanisce e le emozioni positive sostituiscono quelle negative - ad esempio, quando il proencefalo conscio fa esperienza dell’amore, dell’amicizia, dell’intimità, del piacere, della fede, del significato profondo e della speranza - l’ipotalamo smette di innescare la reazione di stress. I livelli di cortisolo ed epinefrina calano, il sistema nervoso simpatico si disattiva e al suo posto subentra quello para-simpatico. Quando ciò accade, il battito e la pressione sanguigna diminuiscono, il sangue rifluisce verso processi meno essenziali (come la digestione e la riproduzione) e il sistema immunitario torna in funzione. In tale stato rilassato, il cuore è meno stressato, lo stomaco produce meno acidi e il corpo può tornare a guarire se stesso, ritornando all’omeostasi della salute ottimale.

Ne La mente supera la medicina ho esposto i dati scientifici che provano come la solitudine, lo stress da lavoro, il pessimismo, la paura, la depressione e l’ansia possano provocare reazioni di stress, mentre credenze positive, l’amore, una sessualità sana, la creatività, la comunità spirituale e la meditazione possono innescare reazioni di rilassamento. Quando la mente passa dalla paura all’amore, è in grado di guarire il corpo... e questa non è una confusa metafisica New Age, ma concreta fisiologia.

Se la paura vera è sempre protettiva e non bisognerebbe mai desiderare di perderla, quella falsa è in grado di fare ammalare il corpo, se non viene affrontata. Modificando il proprio rapporto con essa, si può allenare il corpo a interrompere subito la reazione di stress che accompagna la paura, sostituendola con quella di rilassamento. Quando la paura diventa il dito che indica ciò che hai bisogno di guarire nella vita (e quando hai il coraggio di lasciare che ti trasformi), essa finisce con il rilassare il sistema nervoso, stimolando la mente a trovare soluzioni curative anziché vedere tutto nero.

Nella Parte Due di questo libro imparerai metodi specifici per trasformare le credenze limitanti in verità che aumenteranno il tuo coraggio e faciliteranno questo passaggio dalla paura all’amore. Nella Parte Tre, imparerai i Sei passi per sviluppare il coraggio, utili per mettere in pratica queste idee. Facendoli, non solo calmerai la mente e risveglierai lo spirito, ma renderai il tuo corpo capace di fare miracoli.

Questo testo è estratto dal libro "Il Potere di Guarigione della Paura".

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