Il Profumo della Luna - Selene Calloni Williams
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Il Profumo della Luna - Anteprima del libro di Selene Calloni Williams

Il “viaggio sciamanico” e il trionfo dell’amore sulla paura e sulla morte

Incontri

Mukhor Tarkhota e Chapaev sono piccoli villaggi siberiani che sorgono nei pressi della cittadina di Kosh Agach, dove risiedono circa seimila abitanti, la maggioranza dei quali sono originari del vicino Kazakistan.

Il territorio di Kosh Agach tocca quattro confini politici: la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e la Cina. I due edifici più imponenti qui sono la moschea e la base militare.

Mukhor Tarkhota e Chapaev distano circa venti minuti d’auto tra loro e trenta minuti dal centro di Kosh Agach, ma culturalmente parlando i due villaggetti sono luoghi molto lontani dalla città. Le famiglie che li abitano sono di etnia e di lingua altaica e di religione animista, mentre le persone della città, prevalentemente kazaki e russi, sono di fede musulmana o ortodossa. Costoro guardano increduli agli animisti, che parlano con le montagne, con i laghi e credono nella magia degli sciamani.

Chapaev e Mukhor Tarkhota sono in un territorio quasi del tutto desertico, a parte qualche sterpaglia che cresce nella polvere. D’inverno qui è tutta neve che ghiaccia con una temperatura che raggiunge i quaranta gradi sotto zero. La natura è sovrana: lo sguardo spazia nella steppa fino alle colline e dalle colline alle montagne per chilometri e chilometri senza incontrare un edificio, al massimo qualche cespuglio secco e annerito che disegna forme misteriose.

Questo è uno dei posti della Terra più lontani dal mare. Eppure, nelle notti di luna piena, quando le case di legno grigio chiaro divengono bianche come fantasmi immobili nel vento, si sente l’odore del mare.

Se non sei un militare russo, le ragioni che ti possono portare fin qui non sono che due: la prima è una volontà di turismo ecologico, il bisogno di fuggire la mondanità - qui il mondo lo fuggi davvero perché la città più vicina, dotata di aeroporto e ferrovia, Barnaul, è ad almeno nove ore di macchina -, oppure il desiderio di incontrare Kazimir, conosciuto in tutta la Russia come il più potente sciamano dell'Altaj.

Nessuno si era mai filato Kazimir, a parte le famiglie di Mukhor Tarkhota e Chapaev nei giorni in cui avevano un ammalato in casa. Poi, un tedesco che abita nell’Altaj da molti anni, ha scritto in internet la storia della propria miracolosa guarigione a seguito di un rituale effettuato da Kazimir. Da allora, durante l’estate e talora persino in inverno, tutti i santi giorni della settimana, fuori dalla casa di legno di Kazimir, nel villaggetto di Chapaev c’è la coda delle auto dei pellegrini che desiderano essere ricevuti da lui. La maggior parte sono russi, ma alcuni vengono anche da altri paesi.

La figura di Kazimir giustifica un lungo viaggio; è impressionante! Il suo viso, segnato dagli anni, ha tratti asiatici, i suoi lunghi capelli sono raccolti in una treccia. Indossa sempre pantaloni e giacca mimetica e un cappello da cowboy. Riceve in una capanna di legno a forma di yurta eretta nel cortile della sua casa, tra la lavanderia e il garage. La yurta è la tenda mongola di forma circolare con soffitto apribile per dare sfogo al fumo del fuoco che si usa accendere sul pavimento al centro della tenda.

Nella yurta di legno di Kazimir il fuoco è sempre acceso, anche nelle torride giornate del luglio siberiano. Già, perché in questi luoghi montani dimenticati dal mare - seppur raggiunti dal suo odore - la temperatura passa dai meno quaranta gradi d’inverno ai più quaranta d’estate senza tanta gradualità, senza quasi darti il tempo di cambiare l’armadio. Kazimir siede nella yurta vicino al fuoco, fumando una lunga pipa d’argento, il volto abbassato su una collana di sfere di legno che fa scorrere in continuazione tra le dita, nascosto dal cappello leggermente calato in avanti, quanto basta per impedire al viandante che entra nella yurta di vedere il suo volto. Tra le gambe lo sciamano tiene una vecchia lattina vuota nella quale ogni tanto sputa rumorosamente. Le unghie delle sue mani hanno i bordi anneriti, le sue scarpe sono sempre coperte di polvere. Malgrado il successo professionale e i conseguenti guadagni che ne sono derivati, Kazimir ha conservato le caratteristiche del pastore. Però oggi non bada più agli yak, ai cammelli e alle capre, ma esclusivamente alle anime, in quanto fa lo sciamano a tempo pieno.

Kazimir

Kazimir è uno sciamano bianco, così vengono definiti tradizionalmente gli sciamani guaritori che si occupano degli ammalati.

Nel paesino di Mukhor Tarkhota vive una figura ancor più misteriosa, una sciamana nera che si occupa delle anime dei morti. Si chiama Svetlana Valentinovna: non è famosa come Kazimir di Chapaev e guadagna molto meno di lui, perché nessuno la conosce al di fuori dei due villaggi. Ma per la gente di Mukhor Tarkhota e Chapaev lei è la persona più autorevole: sacerdotessa e vate per i viventi, accompagnatrice per i morenti. Nei due paesini animisti nessuno prende una decisione importante senza averla prima consultata. Perciò lei è capo dell’intera comunità animista.

Svetlana e Kazimir sono cugini. Quando li ho conosciuti era luna piena.

Anche io sono approdata in quei luoghi remoti attratta dalla fama di Kazimir, accompagnata da Michelangelo, mio figlio diciassettenne che parla russo e può tradurre per me che non so dire una parola in quella lingua, a parte le solite espressioni di convenienza, e mia figlia, Adelaide, una quattordicenne che avrebbe probabilmente preferito andare su qualche spiaggia dell’Egitto a prendere il sole.

Ho portato anche Elena, una ragazza siberiana di Irkutsk che ha appena terminato i suoi studi d’arte e pianifica di recarsi in Italia per un master in pittura a Firenze. Lei parla l’italiano molto bene e ho pensato che avrebbe potuto essere d’aiuto a Michelangelo nelle traduzioni.

Desideravo conoscere l’uomo dalla pipa d’argento, come veniva chiamato dalla comunità di tedeschi che abita nel territorio dell’AItaj. E mi piaceva l’idea che anche i miei figli potessero incontrarlo, oltre al piacere di vivere un’avventura insieme a loro.

Svetlana Valentinovna, la sciamana nera, ci avrebbe spiegato perché nelle notti di luna piena in quella regione dell’Altaj si sente odore di mare: è per via del fatto che in quei luoghi la terra illuminata dalla luna trasuda un profumo che gli umani non possono neppure sentire ma di cui gli spiriti si nutrono. Sono le schiere di spiriti, geni, demoni e dei che confluiscono in quei luoghi da ogni direzione dello spazio coloro che portano l’odore del mare alla luna come regalo, in cambio del profumo che la luna estrae per loro dalle viscere della terra. Gli abitanti dei mondi sottili, infatti, sempre secondo gli insegnamenti di Svetlana, si nutrono della sostanza sottile delle cose e principalmente di profumi. In quei mondi si regalano profumi poiché gli odori sono i tesori più preziosi.

Sebbene non si sia fisicamente mai mossa dagli Altaj, Svetlana è di tutte le persone che ho conosciuto, quella che ha viaggiato più lontano. Lei sa bene che l’arte del viaggio consiste innanzitutto nella capacità di essere molto leggeri, perciò da un certo momento in poi ha incominciato a guardare il cugino Kazimir con un’ombra di preoccupazione nel cuore: il successo e il denaro rappresentano un carico esageratamente pesante per uno sciamano dell’Altaj. Ma, insieme alla preoccupazione, c’era nel cuore di Svetlana anche un inconfessato amore e una tenerezza che risaliva alla loro infanzia.

Utili consigli

Kazimir Balichinov di Chapaev è conosciuto, tra l’altro, per la sua arte di annusare malattie e problemi non ancora conclamati. Mentre facevo la fila oltre il cancello della sua yurta, una bionda donna cosacca di Pavlodar, mi raccontò che Kazimir le aveva diagnosticato un cancro al seno talmente piccolo che il medico non l’aveva visto nell’esame ecografie». Lei aveva insistito per essere mandata in ospedale a fare una mammografìa e così il cancro era stato trovato, operato, curato e alla fine guarito, grazie anche a Kazimir e ai suoi rituali che avevano permesso alla donna di riconoscere l’infelicità della propria vita matrimoniale e di trovare la forza per cambiare.

La bionda cosacca ci ha dato dei consigli utili. Innanzitutto ci ha detto di non demoralizzarci se Kazimir avesse rifiutato anche per tre volte di fila di riceverci rimandandoci a uno, due o più giorni seguenti. Ci ha suggerito di dedicare il tempo dell’attesa al tentativo di incontrare Svetlana Valentinovna di Mukhor Tarkhota, donnina di grande potere che ci avrebbe strabiliato con la sua capacità di guardarci dentro.

Non ci eravamo riservati che quattro giorni da trascorrere a Kosh Agach. Volevamo poi visitare altri luoghi dell’Altaj.

Kazimir ci aveva rimandato per tre volte di giorno in giorno con l’apparente durezza delle genti di quei luoghi. Ogni giorno ci eravamo recati dalla casa di Kazimir a quella di Svetlana, da Chapaev a Mukhor Tarkhota, in taxi. Ma con Svetlana non eravamo certo stati più fortunati. Il primo giorno non era in casa. Una vicina, che doveva averci visto bussare sconsolati alla porta e alle finestre della casa di Svetlana, ci aveva avvicinato per dirci che la sciamana era a un matrimonio. Il secondo e il terzo giorno la stessa vicina ci aveva detto che era a un funerale; due funerali diversi in due giornate consecutive.

Finalmente il quarto giorno Svetlana era in casa.

Questo testo è estratto dal libro "Il Profumo della Luna".

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