Il Risveglio del Drago - Haruhiko Shiratori - Estratto
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Il Risveglio del Drago - Anteprima del libro di Haruhiko Shiratori

Come rischiate di sprecare la vostra vita

Come rischiate di sprecare la vostra vita

Esistono vari modi per rovinarsi la vita, anche senza diventare dei delinquenti. Ecco di seguito alcuni atteggiamenti tipo.

Per prima cosa, mettere i propri interessi davanti a tutto. Desiderare per sé più di quello che riescono a ottenere gli altri. Escludere, poi, tutti coloro che appaiono come nemici. Oppure etichettarli e classificarli. Ricercare piaceri e stimoli forti, senza alcun limite. Avere una visione confusa della libertà, come qualcosa che dà beneficio solo a se stessi.

Non affrontare le situazioni in autonomia, prendendole di petto, ma sbolognare agli altri le seccature per poi attribuirsene i meriti, la gloria e le ricompense. Per di più, pensando di essere furbi.

Andare alla continua ricerca di mezzucci per farla franca.

Confermare la versione della realtà fornita da altri e credervi, senza cercare di informarsi e leggere qualcosa a riguardo.

Provare invidia, diffamare gli altri, prenderli in giro ed essere sempre pronti a criticare.

Non affrontare mai le difficoltà.

Non offrire mai pagando di tasca propria.

Essere indulgenti solo quando si tratta delle proprie negligenze e trascuratezze.

Commettere piccoli furti.

Arrabbiarsi e rimproverare gli altri. E arrogarsi anche il diritto di farlo.

Desiderare di stare in mezzo al chiasso e avere sempre voglia di fare baldoria.

Illudersi di vivere all'infinito. Oppure disprezzare se stessi.

Persistendo in tali atteggiamenti, si finisce per sprecare la propria vita e, così, senza lasciare praticamente nulla, si va incontro a una morte vuota Cosa significa spingere all'eccesso la ricerca del piacere

Sin dall'antichità, sono stati in molti ad arrivare a pensare che l'astensione dai piaceri carnali fosse una virtù. Questo è di sicuro il punto di vista di chi si è votato all'ascetismo. Probabilmente è un pensiero nato dalla speranza di riuscire a liberarsi dalle sofferenze proprio grazie all'astensione dalle passioni.

Liberarsi dai piaceri terreni è un concetto semplice. Si tratta di tenersi lontani ora e subito da qualsiasi voluttà e desiderio carnale. Solo questo. Non serve altro.

Ad esempio, riuscire a smettere di bere. Abbandonare ogni vizio. Porre fine ai piaceri sessuali. Se quei piaceri danneggiano noi o gli altri, allora astenersi dal metterli in pratica donerà serenità d'animo a tutti quanti.

Eppure, alcuni concepiscono l'astensione come una pena. Questo avviene perché, nonostante abbiano deciso di precludersi i piaceri carnali, la loro mente non riesce a smettere di pensarvi.

In altre parole, la sofferenza nasce dal divario tra pensieri e azioni. Per di più, dato che si finisce per vagheggiare ancora più spesso tali piaceri negati, ingigantendone l'importanza, la sofferenza non fa che aumentare.

Se quella pena si fa insopportabile, allora è il caso di fermare subito l'astensione. A quel punto, allora, sarebbe meglio lasciarsi andare a quei piaceri che desideriamo così tanto da non sapervi resistere.

Allora sì che, quasi subito, ci accorgeremmo della stranezza di tutta la situazione. Ovvero che quei piaceri che nella nostra mente sono irresistibili, poi nella realtà si dimostrano del tutto insignificanti.

La delusione che ne deriva ci consentirà, la volta successiva, di smettere spontaneamente di desiderarli, senza più bisogno di mettere in campo una volontà di ferro. Oppure, al contrario, saremmo portati alla ricerca di situazioni e stati d'animo ancora più intensi e stimolanti.

Se si scegliesse questa seconda via, la delusione e il senso di vuoto che alla fine ne deriverebbero sarebbero ancora più profondi.

Quella delusione ci condurrebbe alla ricerca infinita di piaceri sempre più intensi, che ci porterebbe a sprofondare in un abisso senza fine, dal quale sarebbe davvero molto difficile tornare indietro. E questa consapevolezza si aggiungerebbe a tutto il resto come ulteriore motivo di sofferenza. Questo atteggiamento mi ricorda quello di un piccolo insetto, il formicaleone.

Tale inferno, che chissà in quale frangente ci è diventato familiare, si insinuerà in noi avanzando all'infinito e ci condurrà all'epilogo della nostra vita, in cui non avremo combinato un bel niente.

Cercate di vivere in modo creativo

Tutti noi, spesso, veniamo definiti consumatori. Questa etichetta, che ha sempre e comunque un'accezione spregiativa, suggerisce che ogniqualvolta ci troviamo di fronte a un acquisto veniamo spinti nel grande calderone della «scelta forzata». Quando vogliamo acquistare qualcosa ci rechiamo nel luogo o nel negozio che lo vende e lo compriamo selezionandolo tra i vari prodotti in vendita.

Potete anche credere di essere liberi di acquistare in piena autonomia, ma in realtà non è così. I prodotti in vendita, infatti, vengono selezionati esclusivamente tra quelli disponibili in catalogo.

Perciò sostengo che tutti i consumatori siano in qualche modo pilotati e inseriti nel calderone della scelta forzata.

Comunque sia, non siamo impigliati nostro malgrado in questo sistema solo per quanto riguarda la compra-vendita di beni. Perfino nella procreazione e nella satira le nostre scelte vengono manovrate e indirizzate tramite questo meccanismo. La vita è piena di scelte, che riguardano tutte le opportunità e le possibilità che ci vengono offerte.

Da piccoli scegliamo la scuola che vorremmo frequentare. Per arrivare a scegliere la scuola dobbiamo però prima scegliere la città o il quartiere in cui vivere. Una volta terminato il ciclo di studi scegliamo la professione o l'azienda in cui lavorare, poi il nostro o la nostra - consorte e, raggiunta una certa età, il momento adatto per andare in pensione, a cui seguirà la scelta delle cure mediche alle quali sottoporci in caso di malattia, e, infine, dovremo decidere se e come prolungare i nostri ultimi istanti di vita.

Insomma, si tratta sempre di scelte preconfezionate. È un'esistenza che somiglia a un immenso buffet. Eppure noi non ce ne rendiamo conto. Anzi, pensiamo di trascorrere la vita proprio come se fare quelle scelte e scegliere tra quelle opzioni predeterminate fosse del tutto normale.

Affrontare tutte queste scelte ci porta a pensare erroneamente che la libertà consista in questo. Eppure, per quante siano le opzioni possibili, esse non rappresentano in fin dei conti nient'altro che un sentiero recintato da entrambi i lati. Le limitazioni di questa strada già delineata e cintata si manifestano silenziosamente, eppure costituiscono un'espressione di tutto ciò che è in grado di manipolare la nostra vita: il sistema di governo, le tendenze dell'epoca, la mentalità e la visione . delle cose, peculiari in un dato periodo (epistème).

Se scavalchiamo quella recinzione e ci portiamo al di là di quel sentiero tracciato, veniamo accusati di illogicità. Oppure veniamo considerati fuori dalla norma o etichettati come falliti. E se, invece, salissimo in piedi su quel recinto e procedessimo camminandoci sopra e facendolo oscillare bruscamente?

Volendo usare una metafora, potremmo dire che questo è uno modo di vivere «creativo». Esso non consiste nello scegliere qualcosa che ci viene proposto sugli scaffali di un negozio, né nel limitarci a godere passivamente del piacere che ci donano quelle cose, bensì nel creare da soli ciò che finora sul sentiero recintato mancava

Può trattarsi di oggetti, di mentalità o di modi di vivere. Se funziona, diventa un'arte. Se funziona ancora più a fondo, saremo in grado di spingere un po' più in là le recinzioni che finora hanno limitato la nostra via, allargandola fino a trasformarla in un nuovo percorso che anche molte altre persone, prendendone parte, potranno seguire.

Anche senza arrivare a tanto, il vivere creativo determina comunque un'azione originale. Il bello della creatività è che in un buffet possiamo scegliere per noi il cibo che gli altri snobbano perché non lo apprezzano o se lo lasciano scappare. In fondo, valorizzare al meglio la propria vita sta proprio in questo.

Questo testo è estratto dal libro "Il Risveglio del Drago".

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