Il Vegano per Tutti - Capitolo 2
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Il Vegano per Tutti - Capitolo 2

Motivazioni alla base della scelta vegana

Il Vegano per Tutti - Capitolo 2

Capitolo 2
Motivazioni alla base della scelta vegana 

Le motivazioni per una scelta di alimentazione vegana o tendenzialmente vegana, sono molteplici, ma possono essere ricondotte a tre motivazioni base, tutte ugualmente importanti, anche se molti prediligono una motivazione rispetto alle altre, e nella maggior parte dei casi esse convivono con intensità nelle persone che vivono questa scelta.

Motivazioni etiche

Per il professore Armando d’Elia, pioniere del veganismo in Italia, quello che lui chiamava “vegetarismo totale”, la scelta vegan dovrebbe essere una scelta etica e disinteressata, non si “rinuncia” a carne e derivati solo per vantaggi personali, per ragioni di salute, per l’ambiente ecc., ma perché non si vuole procurare sofferenza e morte ad altri esseri viventi. L’argomentazione principale dell’etica animalista rispetto alle abitudini alimentari si basa sulla capacità degli animali di percepire dolore.

“Perché” afferma Armando D’Elia, “dare sofferenza ad altri esseri viventi solo per momentanei piaceri della gola?”. Specialmente nella macellazione industriale, (ma anche nell'allevamento intensivo) l’animale è considerato una “cosa” da cui trarre solo profitto, senza nessun tipo di rispetto e considerazione.

Il veganismo può essere anche considerato, in ultima analisi, l’attuazione del pensiero non violento e antispecista.


La legge del più forte, la simbiosi normale e la relazione di reciprocità

Charles Darwin nella sua opera più conosciuta, L’origine della specie, formula un modello di interazione tra esseri viventi, che se non ben compresa e integrata da altre conoscenze può influenzare in modo “negativo” il nostro comportamento e le conseguenti strategie di sopravvivenza. Esso può persino arrivare a influenzare e plasmare in modo “negativo” le nostre convinzioni su come vivere sulla Terra.

Darwin afferma: “Dalla lotta per l’esistenza e dalle capacità di sopravvivenza alle condizioni sfavorevoli, si selezionano individui con migliori probabilità di sopravvivenza. Il numero degli organismi che nasce è superiore a quello degli organismi che potrebbero sopravvivere con le risorse disponibili, per questo esiste tra i vari individui una lotta continua per sopravvivere, in questa lotta prevalgono i più adatti alle condizioni di vita in cui si trovano, e che trasmettono i loro caratteri alla discendenza.”

Da Darwin prende spunto una scuola di pensiero chiamata Darwinismo Sociale, secondo la quale la vita è una lotta, che assicura la vita e il dominio sugli altri al più forte e scaltro. In questa accezione, forte e scaltro sono aggettivi legati alla capacità manipolativa dell’individuo, che agisce per interessi solo egoistici.

Ma dietro a quella che apparentemente sembra solo la legge del più forte, del più opportunista e del più adatto, ne esiste un’altra, di ordine superiore, che ha come obiettivo l’interesse per la vita: la simbiosi naturale.

La simbiosi naturale

Il biologo inglese Hermann Reinheimer ha integrato, e per certi versi rivoluzionato, il pensiero di Darwin. Secondo Reinheimer, infatti, la “natura” non si interessa al benessere di una sola specie, e nessuna specie può vivere da sola. Tutti gli organismi viventi si possono considerare come una comunità dove le varie specie di piante e animali vivono per il reciproco interesse. Il termine “simbiosi naturale” descrive il vivere insieme nella accezione più alta del termine. In natura, tutte le interazioni tra esseri viventi sono funzionali alla vita stessa.

Nel regno animale

La stessa relazione tra preda e predatore in natura può essere considerata di tipo simbiotico, perché grazie ai predatori i diversi ecosistemi mantengono intatto il proprio equilibrio.

Molti credono che la relazione preda/predatore sia solo a vantaggio del predatore, e a prima vista è cosi: il predatore vive e prospera grazie a prede/vittime indifese. Ma se andiamo ad analizzare la dinamica con maggiore attenzione, scopriamo che:

  1. i predatori riescono a prendere solo gli animali più deboli o feriti dal gruppo di prede; 
  2. grazie ai predatori, il numero delle prede si mantiene numericamente compatibile con le risorse a disposizione; 
  3. Anche le prede esercitano una selezione sui predatori, nel senso che se questi ultimi non sono abbastanza forti e scaltri non riescono a catturarle e quindi non possono nutrirsi e sopravvivere. 
“Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre...” Non esiste un “forte in assoluto” in natura; gli equilibri che si creano sono molteplici ed è proprio la diversità a rendere possibile la vita.

Un noce produce ogni anno 30/70 kg di semi, migliaia di semi. Se moltiplichiamo il numero dei semi prodotti annualmente dalla pianta con gli anni di vita della pianta stessa, otteniamo numeri davvero importanti.

Ma c’è una premessa fondamentale: le noci che cadono dall’albero non riescono a germinare sotto la pianta madre, perciò essa ha bisogno di alleati che diffondano i semi per farli crescere e dare vita a nuove piante. Affinché ciò avvenga, le noci devono essere appetibili.

Per esempio i ratti e gli scoiattoli si cibano di alcuni semi già sotto la pianta, e se li ritengono “buoni”, ne trasportano altri nelle tane, oppure li nascondono nel terreno come riserva. Non è detto ovviamente che tutte le noci immagazzinate in tane e nascondigli vengano consumate (l’animale potrebbe morire nel frattempo), quindi c’è la possibilità che da lì nasca una nuova pianta. Rispetto alle decine di migliaia di semi che la pianta produce nella sua vita, basta solo che qualcuno diventi una pianta adulta, affinché la pianta madre abbia assolto il proprio compito.

Se analizzato in modo superficiale, il rapporto noce/roditore potrebbe sembrare un puro rapporto di sfruttamento del vegetale da parte dell’animale. Ma se allarghiamo lo sguardo e osserviamo il quadro generale, ci rendiamo conto che i rapporti e le conseguenze delle relazioni tra le specie viventi rappresentano sempre un vantaggio per la vita e per la sua diffusione sul Pianeta.

Ho voluto introdurre il concetto di “simbiosi naturale” per definire meglio le motivazioni vegane che saranno esposte in modo più esaustivo nei prossimi capitoli.

Esistono anche esempi di simbiosi tra uomo e natura. I Boscimani dell’Africa meridionale avevano come base della loro dieta frutti, bacche, radici, ecc. Per migliaia di anni sono stati raccoglitori e anche cacciatori, vivendo in relazione e simbiosi con il loro ambiente. Anche i Pigmei, popolazione di cacciatori raccoglitori, hanno vissuto in sintonia con il loro ambiente sino all’invasione dell’uomo bianco. Troviamo che in passato le popolazioni vivevano in sintonia con il loro ambiente, nel pieno rispetto di tutti gli esseri viventi.

Le motivazioni etiche che oggi ci spingono a scegliere di non mangiare carne non sono nate in quelle popolazioni, ma quando il rapporto dell’uomo con la natura è cambiato, e abbiamo iniziato a considerare “cose” tutti gli esseri viventi.

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