Impariamo a Rilassarci - M. Panatero e T.Pecunia - Estratto
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Impariamo a Rilassarci - Anteprima del libro di Marina Panatero e Tea Pecunia

La meditazione: falsi miti e realtà

La meditazione: falsi miti e realtà

Ci sono mille buone ragioni per meditare e, per quanto ci pensiamo, neppure una per non farlo. Davvero, non ne troviamo neppure una! Però ci vengono in mente tante scuse per non provarci o desistere dopo appena un paio di tentativi fatti con scarsa convinzione. Nessuno dovrebbe giustificare la propria scelta di meditare o no, ma se alcune “scuse”, in realtà, si rivelano preconcetti o idee sbagliate che ci siamo fatti su questa pratica, allora basta chiarire.

“Bene, adesso vado in camera e mi metto a meditare, per favore non disturbatemi.”

“Cioè silenzio assoluto, dobbiamo spegnere la tivù in cucina...”

“No, mamma. Semplicemente non chiamatemi e, se potete, non venite in camera.”

“E come funziona questa cosa? Ti metti in quelle posizioni da fachiro e ripeti suoni strani?”

“Ma no. Mi metto seduta. E non mi troverai a levitare a mezz’aria. Starò un quarto d’ora seduta con gli occhi chiusi.” “Ok, va bene. Giusto per sapere: sei per caso diventata buddhista?”

“No, mamma. Se vuoi, ti spiego come funziona.”

Mia madre mi ascoltò, si fidò e si convinse. Lo stesso non posso dire di mio padre, che trovava la cosa l’ennesima stramberia di una figlia a cui pagava gli studi per scoprirla ogni giorno più bizzarra. A ogni mio tentativo di spiegazione rispondeva con un “Ma che cavoiata è questa?”: è stato il primo di numerosi scettici che ho incontrato negli anni, o meglio, in quei primi anni di meditazione.

Il fatto è che, quando ho iniziato a meditare, si parlava ancora poco di questa pratica; mentre attualmente sono numerosi i libri che ne trattano, con differenti tagli: non sono più solo gli scritti dei grandi Maestri zen, ma anche i saggi scientifici di importanti nomi della neuroscienza. Oggi la parola “meditazione” non evoca più necessariamente l’immagine di uno yogin sull’Himalaya, o di un asceta in un monastero lontano dalla civiltà, tuttavia restano dei “falsi miti” e delle convinzioni erronee riguardo la natura, lo scopo, i metodi meditativi. Tali idee hanno come conseguenza la risposta che più spesso sento al suggerimento di meditare: “Io non ne sono capace e non ne ho il tempo”. A una simile obiezione si può rispondere chiarendo innanzitutto che cosa non è la meditazione e quindi perché tutti possono dedicarsi a questa pratica con successo: abbattendo un mito alla volta, sveliamo la verità.

Primo mito: “Meditare significa non pensare a niente”

Una simile' affermazione ha diverse varianti: “Meditare significa arrestare il flusso dei pensieri”, o “fare il vuoto mentale”, o “mettere a tacere la mente” e altre simili.

Se le cose stessero così, effettivamente chi di noi ci potrebbe riuscire? Credi forse che, quando chiudo gli occhi e scendo in meditazione, la mia mente si svuoti completamente e resti immota per la mezz’ora che dedico alla pratica? Meditare non è questo.

Il pensiero è parte dell’essenza dell’uomo, almeno qui nella dimensione terrena. Ma se pensare è normale, l’anomalia sta nell’essere schiavi del proprio processo di pensiero, nell’essere in balìa del rimuginio mentale, nell’affogare nel gorgo di pensieri e delle conseguenti emozioni che si portano appresso.

La natura della mente è pensare, ma c’è differenza tra l’essere consapevoli dei propri pensieri e il subire il loro incessante susseguirsi caotico che ci conduce, il più delle volte, proprio dove non vorremmo arrivare. La meditazione non è uno sforzo per creare il vuoto mentale, così come non è neppure un abbandonarsi alle belle sensazioni e scacciare le brutte. La meditazione è un addestramento della mente all’attenzione consapevole: è una sorta di “allenamento” il cui obiettivo è prestare attenzione, in modo volontario, a un certo “oggetto”. Meditare significa indirizzare dolcemente l’attenzione dove vogliamo noi - il qui e ora -, centrarci sul nostro respiro, su una certa immagine o su una sensazione particolare, e lì mantenere la nostra attenzione consapevole, senza costrizione né sforzo, e se ci “distraiamo”, nessun problema: ne prendiamo coscienza e ci ricentriamo.

I pensieri sorgono e si susseguono; non sono mai neutri, ma sono sempre accompagnati da emozioni, sensazioni e giudizi. Nel loro inanellarsi prendono le direzioni più disparate, portandoci a perderci nel passato o nel futuro; pochissimi pensieri ci radicano nel presente. Eppure l’adesso è l’unico momento reale, non si esiste mai al di fuori del qui e ora. Sembra un’ovvietà, potresti anche credere di vivere nel presente, ma se ci rifletti seriamente, ti capita di rado di essere davvero e completamente “presente” (appunto...). Pensare va bene, è utile e indispensabile, ma diventare schiavi di pensieri incontrollati proprio no, perché non si è vivi, ma sonnambuli in preda ad ansia, paure e stress. Per eventi ipotetici di un futuro ipotetico di cui non abbiamo certezze - anzi, il più delle volte non andrà come abbiamo immaginato, facci caso! - o persi nella rabbia e nel rimpianto di un passato che non possiamo cambiare, ma solo lasciarci alle spalle dopo averne assimilato la lezione.

La meditazione non è pensare a nulla: è addestrare la mente a restare nel presente, in questo preciso istante, qualunque esso sia, centrata, senza giudizio. I pensieri sono come uccellini che ci volano intorno alla testa, la meditazione è la pratica che evita che gli uccellini ci facciano il nido in testa.

Meditare è riassumere il comando della propria vita, sperimentare pienamente il qui e ora, e questa pratica ha conseguenze importanti e meravigliose, come ti illustreremo nel prossimo capitolo.

Secondo mito: “Non ho tempo per meditare”

È davvero molto probabile che tu non abbia un’ora al giorno da dedicare alla meditazione.

Siamo tutti di corsa e, purtroppo, lo siamo quasi sempre. I ritmi di vita a cui siamo sottoposti per corrispondere a ciò che crediamo la società voglia da noi sono inumani, al punto che si parla addirittura di uno “stress da vacanza”: neppure in ferie rallentiamo! Neanche i nostri figli ne sono risparmiati: scuola, sport, feste, lezioni di musica, gare, saggi, verifiche... non esiste un giorno esente da impegni, da dedicare al semplice gioco senza che qualche adulto assegni un punteggio. E i genitori incasellano gli impegni di tutta la famiglia. Quindi, sappiamo bene quanto fitte siano le giornate delle persone: il tempo sembra non bastare mai. Oltre alle normali incombenze, a complicare ulteriormente la tabella di marcia si aggiungono poi gli imprevisti. Lo stress diventa l’infausto compagno di viaggio che picchietta il dito sull’orologio per dirti che sei già in ritardo.

Si fatica a trovare il tempo per far fronte a tutti gli impegni, e noi ti proponiamo di trovarlo per meditare? No, noi ti proponiamo di ritagliartelo: solo dieci minuti al giorno. Credici: ce la puoi fare. Lo devi a te stesso: sarà il tempo meglio speso per il tuo benessere fisico, mentale e spirituale. La priorità della tua vita deve essere la tua gioia, perché se stai bene tu, quanti ti stanno intorno ne beneficiano; se sei stressato e lo stress si ripercuote sul tuo umore e sulla tua salute, oltre a non star bene tu, non stanno bene neppure gli altri. Se tiri la carretta senza sosta, se vivi nella paura, in preda all’ansia, sei uno schiavo, non stai vivendo davvero: la felicità è un diritto di nascita. La felicità viene da dentro e la meditazione può aiutarti a riscoprirla. Può abbassare il livello di stress e donarti di nuovo il sorriso e la serenità. E se già stai bene, non può che accrescere il tuo benessere.

Puoi barattare quel lasso di tempo per meditare con quello dedicato alla tivù, puoi sottrarlo a internet, anche se è sufficiente alzarsi, per esempio, dieci minuti prima dell’orario consueto. Il tempo per farti una doccia lo trovi, vero? Non vuoi di certo andare in giro sciatto e sporco. Ma con i nervi a fior di pelle, lo sguardo spento, l’aria insoddisfatta, sì, invece? La mia amica Nicoletta, madre di due bambini in età scolare, impiegata, senza alcun aiuto in casa, quindi con un’agenda fitta di “cose da fare” (com’è facile intuire), conoscendo l’utilità e i benefici della meditazione, punta la sveglia alle 5.30 del mattino, da anni. Per iniziare bene la giornata. Per essere nel qui e ora sempre. (Una divagazione: è assolutamente sconsigliato sostituire la meditazione al sonno, ma recenti ricerche hanno scoperto che mezz’ora di meditazione equivale a circa tre ore di sonno.)

Senza bisogno di arrivare a tanto, dieci minuti al giorno sono un lasso ragionevole che chiunque può trovare nella propria quotidianità. Prova a farci caso, presta attenzione alla tua giornata, domani, per esempio, e mentre l’attraversi, nota che esistono attività di cui puoi ridurre la durata per introdurre la meditazione. Un primo esercizio di consapevolezza... stai già meditando!

Terzo mito: “Meditare richiede ore ininterrotte di pratica perché serva a qualcosa”

Questo preconcetto è legato al precedente, ed effettivamente, se fosse valido, chi riuscirebbe a trovare il tempo necessario? Una madre di bambini piccoli non può disporre di trenta minuti ininterrotti per alcunché, così come un professionista sempre in trasferta. Ciò significa che non possono neppure pensare di meditare, perché al massimo riescono a ritagliarsi dieci minuti? Devi sapere che, nella pratica meditativa, il tempo è davvero relativo: dieci minuti in meditazione possono essere intensi e profondi tanto quanto un’ora, a volte anche di più. La volontà di impegnarsi vale molto più di quanto a lungo ci si dedichi alla pratica formale, dato che in realtà si tratta di accedere a momenti senza dimensione e pertanto infiniti. Momenti di grazia, momenti di silenzio, che ci permettono di percepire la realtà così com’è. Dunque l’importante non è meditare per ore e ore, ma moltiplicare questi momenti di grazia ed entrarci sempre più. L’importante è rendere tutta la nostra giornata una meditazione, perché chi è consapevole non è preda delle emozioni distruttive quali rabbia, frustrazione e paura. Come scrisse Franz Kafka: “Gli uomini diventano cattivi e colpevoli perché parlano e agiscono senza figurarsi l’effetto delle loro parole e delle loro azioni. Sono sonnambuli, non malvagi”.

Nella meditazione, concetti come “lungo” e “breve” sono davvero relativi. Dieci minuti di pratica sono ugualmente utili, perché, a dire il vero, è la costanza della pratica a fare la differenza, la regolarità, la frequenza, meglio se quotidiana. Di sicuro sono più proficui pochi minuti di meditazione, pienamente presenti, tranquilli, rispetto a un’ora fatta con ansia, pensando di sottrarre tempo ad altro, frustrati perché la si vuole fare, ma il pensiero corre sempre verso il “non posso permettermi di stare così per tutto questo tempo”! Inoltre, se stai attraversando una crisi profonda nella tua vita o ti trovi immerso in una situazione caotica, potresti trovare difficile raccogliere la “forza” necessaria per meditare a lungo, lo sappiamo bene, ma se, semplicemente, vi dedichi un breve lasso di tempo, non ti peserà e ti gioverà! I benefici, per fortuna, si vedono anche con soli dieci minuti di meditazione al giorno.

Questo testo è estratto dal libro "Impariamo a Rilassarci".

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