In Guerra - Davide Sibaldi
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In Guerra - Anteprima del libro di Davide Sibaldi

Metà romanzo e metà saggio sociologico

Dal libro I giovani e la violenza

Dal libro I giovani e la violenza (2014) di Thomas Clay, pag. 26-27:

Per quanto riguarda cinema, televisione e videogames la violenza in essi raffigurata è in netto aumento negli ultimi anni e, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, sta condizionando i giovani spettatori, spesso ispirando i loro folli atti di violenza e spingendoli verso atteggiamenti sociopatici o totalmente distaccati dalla realtà. Alcuni dei film accusati sono quelli che vedono protagonisti i supereroi.

Le strade deserte. Notte. Estate.

La città di notte. Vicoli bui. Sporchi. Dissolti nel cielo. Crepe Binari lucenti tagliavano lingue di pietra.

Laghi si aprivano nella città per le recenti piogge. Crateri di bombe. Le strade avevano ceduto. Lavori in corso ovunque, abbandonati. Scavi come trincee attraversati da tremanti pontili di ferro. Negozi barricati. Isteriche insegne al neon.

Tutto stava per essere abbandonato.

Finestre buie, una figura informe rientrò da un balcone.

Tutto viveva in tensione. Semafori lampeggianti a vuoto, una macchina cigolò lontana, così vicina in quel nulla. Passi Nessuna stella nel cielo aranciato dalla città

Passi riecheggiavano sull’asfalto caldo e bagnato rimbalzando sgradevoli contro le carrozzerie delle macchine Tintinnio. Scintillio nel buio.

Una moneta brillò per aria e cadde roteando nelle mani dell’ombra che si avvicinava.

Da Igiovani e la violenza, pag. 27:

La violenza

La violenza passa sempre più spesso anche dalla televisione e, secondo l’ALART, (Associazione italiana spettatori onlus) i bambini italiani passano in media circa 4 ore al giorno davanti alla televisione, la maggior parte in estrema solitudine.

Un altro passo. La strada deserta.

Due passi. L’ombra continuava ad avvicinarsi. Piccola, sciatta figura umana deformata dalla pigrizia.

Strascicava i piedi nella calura estiva Evitò una pozzanghera nera

Rimise in tasca la moneta cadutagli dal cielo. La strada deserta.

Le case, i palazzi, tutto dormiva.

Muri sfregiati da scritte nere. Gonfi d’infiltrazioni d’acqua. Incurvati sui marciapiedi ricolmi d’immondizia e calcinacci.

La figura alzò un braccio con attaccato in fondo un mazzo di chiavi lucenti.

Brillarono nel silenzio. Monche e tremolanti dita d’acciaio.

Avanzò, portò il mazzo davanti a sé

Entrò fiacca in un fascio di luce. L’illuminazione di un portone. Sbuffò. Era un ragazzo. Aveva meno di trent’anni. Ruotò verso il portone.

Pizzetto. Viso deformato dalla superbia che brillava negli occhi di ghiaccio. Occhi aggressivi.

Pigri, terrorizzati. Guardò verso terra.

Sospirò infilando la chiave nella serratura.

Da Igiovani e la violenza, pp. 47-48:

Cause della violenza

Una delle altre cause principali della diffusione della violenza tra i giovani è da ricercarsi all’interno delle mura domestiche. È esorbitante il numero di giovani criminali che ha subito e subisce violenze in famiglia come vittima o come semplice spettatore.

«Giovanni!» voce stridula in avvicinamento. Il giovane sobbalzò.

Si voltò. Un’onda gialla lo investì ansimando Un pugno sul viso. Guanti di pelle Un secondo pugno. Il naso si spaccò Qualcosa lo spinse verso il terreno. Viso nero Le gambe cedettero. Occhi tondi asfalto

Un calcio in pancia

Un altro, un altro ancora, un bagliore

Il giallo scomparve nella notte

I passi di allontanarono di corsa. Il portone e il ragazzo scomparvero dietro alla spalla buia dell’aggressore

Da Terrore, articolo del mensile Giallo Criminale di Elena Teni:

“Avevo appena preso le chiavi per aprire il portone di casa quando qualcuno mi ha chiamato per nome con una voce come da bambino. Mi sono girato e mi sono risvegliato in ospedale”. A parlare è Marco Tenore, trentanni, il giovane brutalmente aggredito la sera di venerdì scorso nel cuore della città...

Marciapiedi. Passi. Macchine parcheggiate. Passi più forti. La figura gialla e nera arrivò dalla strada. Corse. Lamenti. Quattro passi. Si fermò. I palazzi sopra di lui. Si chinò a terra. Lamenti lontani. “Devo cambiarmi” pensò. Infilò un braccio sotto la macchina che aveva accanto. Lamenti divennero urla. Ritirò il braccio tenendo stretto un sacchetto di plastica gonfio e molle. Urla più forti “Zitto!” I palazzi “Le luci!” Si guardò intorno.

Nessuno. Afferrò il giallo. Si tolse la maglia. Urla disperate. “Ora si apriranno le finestre” Estrasse la giacca rossa dal sacchetto. La indossò. Infilò la maglia gialla nel sacchetto. “Se le finestre si aprono mi vedono!” Altro sguardo intorno. Deserto. Sbirciò attraverso i vetri dell’auto che lo nascondeva. Le finestre: tutte spente. Mani sulla nuca. Si tolse il passamontagna nero. Era un giovane. Coetaneo della vittima. Passamontagna nel sacchetto. Viso forte, squadrato. “Vado” Si alzò. Urla come una sirena. L’aggressore si allontanò veloce. “Nessun rumore di finestre” L’adrenalina gli irradiava il cervello. “Magari mi stan guardando” Uscì dall’alone bianco che lo illuminava. Entrò nel buio. I guanti! Li aveva ancora addosso. Se li strappò. Li infilò nel sacchetto. Svoltò l’angolo. Rallentò la camminata “E questo è il secondo” pensò a Giovanni e contò nella mente le prossime vittime.

Dal libro Italian Generations

Dal libro Italian Generations: il Cambiamento di un Popolo di Giordana Giordani, pp. 14-15:

generazione X è il termine che ìndica coloro che sono nati tra la seconda metà degli anni ‘60 e i primi anni ’80 e quindi sono cresciuti in un periodo assai complesso e profondamente influenzato da eventi bellici (Guerra del Vietnam), politici (Terrorismo) e sociali (grande diffusione delle droghe). Sono ambiziosi, autosufficienti e più flessibili nel cambiamento di lavoro rispetto alla generazione precedente; sono più aperti nei confronti delle differenze di genere, razza e orientamento sessuale e, essendo stati i primi a crescere con il computer, sono a loro agio con le nuove tecnologie.

Camminava da solo l’aggressore. Ansimava “Ne mancano due” Eccitato “Due” Strade vuote nella notte. Neri canali. Rigagnoli di fogna. Pugno in faccia. Calcio pancia. «Sei un coglione» la voce di Giovanni si perdeva nei ricordi. Naso che si rompeva. L’aggressore riviveva il pestaggio. Il piacere di disfare quel viso odiato. Anni di silenzio vendicati in secondi. Lo vide cadere Giovanni vide se stesso spingerlo a terra. Un calcio. Un altro calcio. La bocca sanguinante. L’osso bianco del naso rosato dal sangue che scivolava nell’ombra. Una luce Clacson! “Ca-Via!” L’aggressore balzò sul marciapiede. Macchina sfrecciò lungo la strada. Insulto sbranato dal rombo del motore. L’aggressore rimase a guardare la macchina sempre più lontana. “Non stasera” pensò “Posso anche raggiungerla quella macchina di merda” “Ma non stasera” “Non adesso” Guardò a terra. L’emozione del pestaggio si era dissolta nella vergogna della distrazione. Attese. Si calmò

Scosse la testa. Si mosse. Camminò. Un gatto rosso saltellò sul marciapiede dopo il suo passaggio.

Da Italian Generations: il Cambiamento di un Popolo, pag. 18:

generazione V, NET o millennial GENERATION sono termini che indicano i nati tra la prima metà degli anni ‘80 e il 2000. Nel complesso hanno avuto un’infanzia più agevolata rispetto ai genitori ma nonostante siano più liberi di esprimersi sono disinteressati alle questioni politiche e civili mentre sempre collegati a internet (cresciuti con i videogames), concentrati sui beni materiali ed effimeri, pigri, narcisisti e inclini a cambiare lavoro con facilità.

L’adrenalina in circolo cominciava a diminuire. Camminava. Il suo quartiere. Buio, bagnato. I prati ridotti a fanghiglia nera e strisciante. Pazzia. “Si diventerebbe pazzi in questo posto” muraglioni sporchi, camminava. Nere querce piangenti di sacchetti sbrindellati e panni marci. L’aggressore camminava. Era alto, gambe forti, spalle forti, braccia forti. Era bello. Robusto, movenze raffinate, squadrato. Naso a punta. Occhi scattanti, luminosi. Scuri di colore e brillanti di buio, di odio.

Rasentava un palazzone. Entrò nell’incavo di un portone intagliato nel grigio marmo venato di nero. Estrasse le chiavi. Oltre il vetro, l’androne era giallo acceso. Infilò le chiavi nella serratura. L’aprì. Scale. Ascensore. Porta blindata. Corridoio. Raggiunse la sua camera, si chiuse alle spalle la porta di vetro. Il vetro tremò. Silenzio nella notte.

Da Italian Generations: il Cambiamento di un Popolo, pag. 19:

La generazione y

La generazione y è inoltre chiamata boomerang generation poiché, maggiormente predisposti a rimanere a vivere con i genitori più a lungo delle precedenti, qualora tali giovani sperimentino un periodo d’indipendenza, tendono spesso a ritornare sui loro passi dopo poco tempo.

Il sacchetto sfrecciò nell’aria. Scomparve in cima aH’armadio. Lenzuolo stropicciato. L’aggressore si gettò sul letto TUM! La testiera del letto sbattè contro la parete “Renata!” Lui si ghiacciò. Tese l’orecchio. Immagine della ragazza infuriata emerse nella mente. “Non mi ha sentito” Dalla parete dietro alla sua nuca non arrivavano rumori. “Magari mi ha sentito” Silenzio. “Ma chi se ne frega!” Si distese. Fantasticò per un’ora “Scrivere” Non voleva. “Dopo” letto come sabbie mobili “dopo...”

“Scrivere!” Raggiunse a fatica il tavolo. Aprì il portatile. “Scrivere!” Premette il pulsante di avvio. B-bong! “Cazzo!” L’urlo del computer “Renata!” L’immagine tornò. L’aggressore serrò i denti. Ruotò. Guardò la parete. Tese l’orecchio “Questa volta mi ha sentito. Merda.” Ma niente. “I passi rimbomberebbero” Dalla parete grigia nessun suono. “La porta della sua camera si aprirebbe” Silenzio “La mia porta i vetri tremerebbero sotto ai suoi colpi.” Sorrise nervoso. Silenzio. “Ma, a quanto pare, questo non avviene stasera.” L’aggressore si rilassò. Si voltò verso il computer. Arpionò col piede destro una gamba della sedia. La trascinò sotto al sedere. Si sedette. Doppio click. Aprì un documento, “rolly e borbottino” vi era scritto. E sotto: “Libro per bambini scritto e illustrato da Daniel Sovrano” “Fa il suo effetto” pensò Daniel sorpreso di leggere quelle parole con un senso di leggerezza. Senza che la gola gli si stringesse. Riprese a scrivere.

Da Italian Generations: il Cambiamento di un Popolo, pag. 21 :

generazione Z è U termine che indica i nati dopo l’anno 2000. Costantemente connessi al mondo di internet, spesso preferiscono il contatto virtuale a quello fisico. Cresciuti con l’ausilio della tecnologia, sono propensi a trovare rapide soluzioni e a lavorare duramente per riso bersi i problemi in autonomia. Caratterizzati a una grande rapidità che spesso danneggia l’accuratezza della realizzazione di opere e progetti di vita. Inoltre sono caratterizzati da un’enorme e costante affluenza d’informazioni nuove e di ogni genere.

Daniel scrisse tutta la notte. Gli capitava spesso. “Il ticchettio” Poi dormiva gran parte del giorno “il ticchettio è piacevole” pensò. Dormiva fino alla notte. E di notte usciva. Il ticchettio dei tasti delicati si diffuse nella stanza cupa e grigia. Una grotta.

Sulla parete a nord, accanto al tavolo, c’era l’armadio le cui ante erano state sostituite da un telo scorrevole un tempo giallo, ora marrone. Alla sinistra dell’armadio, un letto singolo. “Ivan” oltre il quale la stanza finiva nella parete a est.

Il mobilio proseguiva alla sinistra del letto, dove un comodino infantile portava a una libreria alta due metri. Scaffali carichi di libri, curvi verso il basso come sorrisi polverosi. Tra i libri, due titoli “Il ghiaccio della notte” “L’avvoltoio” Scritti da Daniel. Libri violenti. Best sellers. Piccola casa editrice. Buoni soldi.

Daniel non li aveva mai usati. Quello che gli importava era l’approvazione. Di lei. “Renata” Lei che non gliel’avrebbe mai data se non nel fallimento. Non se n’era mai reso conto davvero. Ritagliata nella parete a sud vi era la porta d’ingresso, alla cui sinistra una seconda libreria identica alla precedente tagliava la stanza a metà. Su uno scaffale, appoggiata di sbieco, una macchina da scrivere del 1985. Dimenticata. Funzionante.

Oltre la libreria vi era il letto dal lenzuolo stropicciato. Oltre, un comodino. Poi la parete a ovest con al centro una finestra chiusa. Nessuna luce filtrava. Dal soffitto pendeva una lampadina accesa. Un globo incandescente al termine di un filo non intonacato. Poco sotto di esso: Daniel.

Dal libro Italiani e le tendenze di inizio Millennio (2014) di Morella Bainaghi, pag. 94:

Secondo una ricerca effettuata in Italia dall’FNC sui giovani candidati alle elezioni 2013 i dati emersi dimostrano che la quantità dei giovani politici è ancora troppo bassa per portare a termine un radicale rinnovamento della classe politica italiana. Al primo posto come maggioranza di under 35 si trovava il Movimento Cinque Stelle con il 65,15% di favoriti, seguito dalla Lega Nord con il 52,17% e da svp con il 50% di preferenze.

Questo testo è estratto dal libro "In Guerra".

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