Incontri con Gurdjieff - Georges I. Gurdjieff - Estratto
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Incontri con Gurdjieff - Anteprima del libro di Georges I. Gurdjieff

Primo incontro - Domenica 7 dicembre 1941

Primo incontro - Domenica 7 dicembre 1941

Domanda: Nel lavoro su me stesso accade qualcosa di intollerabile. A dispetto di tutti i miei sforzi non riesco a ricordarmi di me, a raggiungere una qualità superiore. E inutile che mi imponga ore di lavoro con l’occhio all’orologio. Non ottengo alcun risultato. Perché?

Gurdjieff: Dipende dal suo egoismo. Lei ha vissuto finora in un egoismo particolarmente grande. È rinchiuso lì dentro e ne deve uscire. Per farlo, deve imparare come si lavora. Non per sé stesso e basta, ma anche per gli altri. Ha cominciato a lavorare sui suoi genitori, ma ora deve cambiare compito. Ne assuma uno nuovo, che riguardi il suo vicino, non importa chi, un essere qualsiasi, anche scelto tra le persone di questo gruppo. Deve lavorare per sé stesso con lo scopo di essere in grado di aiutare gli altri. Ciò entrerà in conflitto col suo egoismo. Vedo che entrambi i rivolge a due persone] avete un passato molto brutto, un particolare egoismo. Tutte le vecchie questioni personali vengono a galla, ed è questo il motivo per il quale non riuscite a fare niente, è normale. È in linea con l’ordine e con le leggi. Sono necessari numerosi alti e bassi prima di raggiungere l’obiettivo, questo dovrebbe rassicurarla. Potrei rassicurarla completamente, ma occorre che lei lavori per conto suo.

Domanda: Per uscire da questo stato di sofferenza, così vivido e così negativo, posso fare uso di mezzi esterni. Assumere oppio, per esempio?

Gurdjieff: No, deve lavorare su sé stesso. Deve distruggere l’egoismo in cui ha vissuto. Provi a fare quello che le dico: cambi il suo compito. Deve raggiungere un nuovo stadio. È come se tutti voi steste andando alla Gare de Lyon, ma ciascuno passasse per strade diverse, uno per Rue de Londres e uno per l’Opéra. Più o meno siete alla stessa distanza.

Impotenza e codardia

Domanda: Vedo la mia impotenza e la mia codardia.

Non posso fare nulla o dire nulla per qualcun altro, perché la mia testa non è sgombra. Riesco a sentire se una cosa è giusta o no, ma non posso spiegare con chiarezza perché.

Gurdjieff: Non può dire nulla o fare nulla per qualcun altro. Non sa nemmeno di cosa ha bisogno per sé, figuriamoci se può sapere ciò di cui ha bisogno un altro. Lavori intenzionalmente per qualcun altro. Ma reciti il suo ruolo, sia separato internamente. Veda. Esteriormente parli come farebbe lui, ma non allo scopo di ferirlo.

Deve acquisire la forza per farlo, per recitare consapevolmente una parte. Diventi doppio. Per il momento, lavori come un supervisore, faccia ciò che le dico, per ora non può fare di più. Amore per il prossimo; quella è la Via. Doni agli altri ciò che ha provato per i suoi genitori.

Domanda: È dall’inizio del lavoro che ho questo desiderio.

Gurdjieff: Certo, è la stessa cosa, è sempre la stessa cosa che torna in gradi diversi. Ora sta tornando a un livello differente. Deve superare questa crisi. Tutto viene dal falso amore per sé stessi, dall’opinione che si ha di sé stessi, che è falsa.

Esercizio

Domanda: L’esercizio ha messo tutto a soqquadro dentro di me, tutto il mio lavoro. Ha portato via la gioia di lavorare su me stesso, ha reso tutto doloroso, senza speranza. Mi sento come un asino che tira un carro estremamente pesante su per una collina.

Gurdjieff: Perché sono state toccate altre parti di lei. Era come un pittore che mescolava sempre gli stessi colori senza il rosso. Quando ha aggiunto il rosso, è cambiato tutto. Ora deve continuare.

Domanda: L’esercizio mi sta facendo sentire qualcosa che è del tutto nuovo per me. Quando provo a farlo e pongo la mia attenzione su un piccolo punto immobile, e vedo che non posso mantenermi di fronte a esso, provo la sensazione della mia nullità e mi sembra di capire meglio l’umiltà. Quel piccolo punto è più grande di me.

Gurdjieff: Questo perché dentro di sé ha un cane che la ostacola in ogni cosa che fa. Si chiama insolenza verso sé stessi. Lei deve uccidere quel cane. Solo dopo averlo fatto si sentirà padrone di quel piccolo punto, sentirà che lei è più forte e che lui non è niente. Non ho fiducia nei tipi artistici che vivono in immaginazione, che hanno idee dietro la loro testa, non dentro, e pensano di sentire e di fare esperienza, ma in realtà sono presi soltanto da cose esterne. Vivono solo in superficie, all’esterno, non dentro, non in sé stessi. Gli artisti non sanno nulla della realtà, eppure immaginano di sapere. Non si fidi di sé stesso. Ci entri, entri in tutte le parti che la compongono. E assolutamente necessario imparare a sentire e a pensare allo stesso tempo, in tutto ciò che si fa, nella vita di tutti i giorni. Lei è una persona vuota.

Domanda: In che modo bisognerebbe pregare?

Gurdjieff: Glielo spiegherò, ma più in là. Nel nostro Sistema Solare ci sono sostanze che vengono emanate dal Sole e dai pianeti, allo stesso modo di quelle emanate dalla Terra, che entrano in contatto in certi punti del Sistema Solare. E questi punti possono riflettersi in immagini materializzate, che sono le immagini invertite dell’Altissimo — l’Assoluto. Posso dirle che esiste sempre un’immagine materializzata nella nostra atmosfera. Se le persone si concentrassero abbastanza per entrare in contatto con questa immagine, potrebbero riceverne l’essenza. Potrebbero stabilire una linea telepatica, come un telefono.

Immagini che si materializzano in forma umana

Domanda: Queste immagini si materializzano in forma umana?

Gurdjieff: Sì.

Domanda: Se qualcuno si mettesse in contatto con questa immagine, e una seconda persona si mettesse in contatto con la prima, e una terza e una quarta, potrebbero ricevere tutti questa immagine?

Gurdjieff: Se sette persone riuscissero a concentrarsi abbastanza da mettersi in contatto con questa immagine, attraverso di essa potrebbero comunicare tra loro a qualunque distanza, perché sarebbero diventate una cosa sola. Potrebbero aiutarsi a vicenda. Ad ogni modo, è solo spiegandola che qualcosa si capisce e si assimila completamente.

Domanda: Voglio sapere se materializzando l’immagine di un santo, questo mi farà ottenere ciò che desidero in particolare.

Gurdjieff: Lei pensa come una persona qualunque. Adesso non ha i mezzi per materializzare un bel niente. Per ora si dia un compito di autosuggestione, affinché una parte convinca l’altra e ripeta, ripeta quello che ha deciso di fare. Esiste una serie di sette esercizi per lo sviluppo successivo dei sette centri. Il primo, per esempio, è il cervello, quello che conta nella vita ordinaria (la testa rappresenta un lusso). Un altro è il centro emozionale. Ma l’unico che veramente conta è quello della spina dorsale, il centro che bisogna sviluppare e rinforzare per primo. Ecco un esercizio che lo rinforzerà. Tenga le braccia in fuori orizzontalmente fino a formare due angoli retti. Allo stesso tempo fissi un punto di fronte a lei. Divida la sua attenzione esattamente tra il punto e le braccia. Vedrà che non ci sarà alcuna associazione mentale, non ci sarà spazio per essa, perché lei sarà occupato a fissare il punto e a mantenere la posizione delle braccia. Lo faccia da seduto, poi in piedi e poi in ginocchio. Venticinque minuti in ogni posizione, molte volte al giorno — o meno. Una volta ho avuto uno studente che riusciva a stare due ore senza muovere le braccia di un millimetro. Per altre cose era una nullità.

Sforzi e lavoro

Domanda: Quando desidero fare tali sforzi per il lavoro, nel mio petto si forma una barriera dura, impossibile da superare. Cosa dovrei fare?

Gurdjieff: Non è niente. Semplicemente non è abituato a usare quel centro. È un muscolo che si contrae, solo un muscolo. Continui, continui.

Domanda: Ho fatto questo esercizio fino a farmi dolere le spalle. Facendolo, ho avuto la sensazione di “Io”. Mi sono sentito separato, davvero “Io”.

Gurdjieff: Non può avere “Io”. “Io” è una cosa molto costosa, mentre lei non vale niente. Non filosofeggi, non mi interessa, e non mi parli di “Io”. Faccia l’esercizio come un servizio, come un obbligo, non per qualche risultato, come “Io”. I risultati verranno in seguito. Oggi è solo un servizio, solo questo è reale.

Domanda: Mi sento più dentro me stesso, ma è come se fossi davanti a una porta chiusa.

Gurdjieff: Non si tratta di una porta sola, ma di molte porte. Deve aprire tutte le porte, impari a farlo.

Domanda: Ho lavorato soprattutto sull’amore per sé stessi.

Gurdjieff: Senza amore per sé stessi non si può fare niente. Ci sono due diverse qualità di amore per sé stessi. La prima è qualcosa di sporco, l’altra è un impulso, l’amore del vero “Io”. Senza questo è impossibile muoversi. Un antico detto hindu dice: “Felice è chi ama sé stesso, perché può amare me”. Vedo dal resoconto di Madame De Salzmann che nessuno di voi mi ha capito. Vedete, c è bisogno di fuoco. Senza fuoco non ci sarà mai niente. Questo fuoco è sofferenza, sofferenza volontaria, senza la quale non è possibile creare alcunché. Bisogna prepararsi, bisogna sapere che cosa ci farà soffrire e, quando questa cosa si presenta, farne uso. Solo lei può prepararsi, solo lei sa cosa la fa soffrire, cosa crea il fuoco che cuoce, che cementa, che cristallizza, eh e fa. Soffra per i suoi difetti, per il suo orgoglio, per il suo egoismo. Ricordi a sé stesso qual è lo scopo. Senza una sofferenza volontaria non accade niente, perché più si è coscienti e meno si soffre. Senza una sofferenza volontaria non avviene alcun processo ulteriore, niente. È per questo che la sua coscienza deve preparare ciò che le serve. Lei è in debito con la natura. Per il cibo che mangia, che nutre la sua vita. Deve pagare per queste sostanze cosmiche. Ha un debito, ha un obbligo che deve ripagare con il lavoro consapevole. Non mangi come un animale, ripaghi la natura per quello che le ha dato. La natura, sua madre. Il lavoro goccia, dopo goccia, dopo goccia - accumulato nel corso di giorni, mesi, anni, secoli forse darà qualche risultato.

Infelicità

Domanda: Sono arrivato al punto in cui sono molto infelice, tutto mi appare sgradevole, privo di interesse.

Gurdjieff: E quel fazzoletto ripiegato in quel modo nel suo taschino? Quello le interessa, vedo. Bene, la natura le augura il meglio, ne sono felice. La spinge verso il lavoro, rendendo tutto il resto sgradevole. È un attraversamento che va compiuto: più lavorerà, più verrà fuori da questo disagio, da questo vuoto, da questa mancanza.

Domanda: Anche il lavoro mi è sgradevole.

Madame de Salzmann: Perché lei in realtà non lavora. Non fa mai un vero lavoro, non accade niente tra di noi quando siamo insieme. Lei è vuoto. Una persona non può sostenere tutto da sola. Lei deve fare uno sforzo per sé stesso. Stasera è la stessa cosa. Nessuno è davvero qui, nessuno si sforza.

Gurdjieff: Deve cambiare modo di lavorare. Invece di concentrare tutto in un’ora soltanto, deve mantenere costante la sensazione organica del corpo. Sentire il corpo in ogni momento, di continuo, senza per questo interrompere le occupazioni quotidiane. Ho pensato che gli esercizi le avrebbero permesso di conservare un po’ di energia, di mantenerla un po’ più a lungo, di prendere l’abitudine, ma vedo che non è così. Bagni un fazoletto, lo strizzi e se lo metta sulla pelle. Il contatto la aiuterà a ricordare. Quando diventa asciutto, cominci da capo. La chiave di tutto è rimanere separato. Il nostro scopo è avere una costante sensazione di unità in sé stessi, dell’individualità di sé, e questa sensazione non può essere espressa intellettualmente, perché è organica. È una cosa che ti rende indipendente quando sei tra altre persone.

Questo testo è estratto dal libro "Incontri con Gurdjieff".

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