Introversi è Meglio - Marco Bonora - Estratto
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Introversi è Meglio - Anteprima del libro di Marco Bonora

Una breve intervista con l'autore

1 - Dal tuo libro sembra che gli introversi abbiano la tendenza a sabotarsi da soli: pur essendo competenti sul lavoro e molto empatici nella vita privata faticano a esprimerlo. Qual è il primo consiglio che daresti a un introverso stanco di lasciare un’impressione sbagliata?

Non so se sabotare sia il termine corretto. Partiamo dal presupposto che attualmente la società idealizza un estroverso e per cui un introverso fatica a esprimere tutte le potenzialità che potrebbe avere.

Fondamentale per un introverso è accettarsi come tale. Una banalità? Può darsi, ma in un mondo che continua a comunicare in svariati modi, a urlare, a mandare messaggi per cui o ci sei in quel momento oppure non ci sei più, è difficile sentirsi a proprio agio.

Partire dal presupposto che ognuno di noi ha qualità e talenti unici ci fa capire le potenzialità che possiamo esprimere nel nostro mondo. Questo chiaramente non vale solo per gli introversi, ma ci aiuta a non sentirci in “difetto” ovunque ci giriamo.

Bisogna essere coscienti delle proprie potenzialità: nell’epoca del timing di Facebook in cui la soglia di attenzione si è abbassata ai 7/13 secondi qualcuno che ha la capacità di ascoltare, e di osservare, è una specie di supereroe. 

Sul lavoro le capacità tecniche e di analisi sono dalla nostra parte, bisogna solo allenarsi a usarle e valorizzarle. 

Un’altra arma è non prendersi troppo sul serio, usare l’ironia.

Insomma ci sono diversi modi per non sentirsi “sbagliati”, il libro ne contiene un bel po’.

2 - Quali sono i tre principali punti di forza degli introversi? Come possono sfruttarli per valorizzarsi?

Saper ascoltare – Un punto di forza fondamentale. Non è facile trovare qualcuno che sappia ascoltare, sia attento ai dettagli e ponga le domande corrette. Questa è una qualità che può aiutarci a capire meglio (persone, situazioni, problemi lavorativi) e agire (o non agire) di conseguenza.

Riflettere prima di esporre – Questo atteggiamento, a parte evitarti figuracce apocalittiche, fa sì che l’espressione del proprio pensiero su qualsiasi argomento sia più centrata, ponderata ed efficace. 

Empatia – Il saper ascoltare e avere una naturale attenzione ai dettagli ci fa capire meglio le persone con cui interagiamo. Questo è un superpotere importantissimo, sia nel campo professionale che in quello privato.

3 - E in amore funziona il rapporto fra un introverso e un’estroversa (o viceversa)? Quali sono i problemi più frequenti?  

Il rapporto introverso/estroversa di solito è fantastico, lui ha un apripista sociale, lei qualcuno che la ascolta a oltranza, insomma una specie di puzzle venuto bene. Come quasi in ogni situazione, c’è però l'altra faccia della medaglia: l’estrema socialità di lei potrebbe essere un problema, l’introverso non ha modo di trovare i suoi spazi di “ricarica”; d’altro canto lei potrebbe sentirsi con le ali tarpate se lui le boccia tutti i momenti di socializzazione. 

Non credo che una coppia introverso/estroversa abbia più problemi di qualsiasi altra coppia, magari diversi; nel libro se ne parla diffusamente, la soluzione è solamente una: comunicare, non aver paura di dire “questo mi da fastidio” o “preferisco così”.

4 - Un consiglio per gli estroversi: come devono interpretare i silenzi prolungati degli introversi? Meglio intervenire o stare alla larga?

L’introverso sta molto in silenzio, si ricarica, pensa, filtra tutto attraverso il suo mondo interiore, questo non vuol dire che: A) Abbia qualcosa che lo cruccia B) Sia arrabbiato C) Vi voglia tener nascosto qualcosa. È logico che dopo due ore di silenzio assoluto un segnale glielo diate, è altrettanto logico che se avete litigato 10 minuti prima magari il silenzio è dovuto a quello, ma normalmente un introverso si isola per ricaricarsi. Lasciategli i suoi momenti di decompressione e non preoccupatevi. 

5 - Qual è la situazione più difficile in cui ti sei trovato da introverso? E che consiglio ti daresti ora come coach per uscire dall’imbarazzo?

L’incubo di ogni introverso è quello di trovarsi all’improvviso al centro dell’attenzione. Per esempio, a un evento che hai aiutato a organizzare ti chiamano sul palco per ringraziarti e farti dire “due parole”. Quelle “due parole” diventano la scalata in bicicletta del Mortirolo con una Graziella del 1982.

Questa è una delle cose “difficili”. Anche conoscere gente nuova per me è stato sempre molto difficile.

Del disagio ci sarà sempre in determinate occasioni: da anni ormai mi presento a una platea più o meno una volta al mese, ma ancora mi sento un po’ a disagio, è così, non ci si può fare nulla. Bisogna imparare a gestire il proprio imbarazzo, a non essere sopraffatti, a trovare un modo  per contenerlo e fare quello per cui siamo lì in quel momento.

Avere la consapevolezza di non essere “sbagliati” è il primo importantissimo passo. Se avete assistito ad alcune delle presentazioni nei miei corsi, sapete che dichiaro subito: “Io non parlo come le mie colleghe, sono un po’ introverso”, e così mi sento più tranquillo. E poi sfrutto 3 caratteristiche “introverse”: molta ironia, osservazione del pubblico e sicurezza delle mie conoscenze tecniche. Nel libro si spiega anche come fare degli ancoraggi positivi che aiutano in certe situazioni. 

Per conoscere gente nuova beh, nel libro ci sono diversi suggerimenti, uno su tutti: allenatevi. Cominciate a parlare con un estraneo a settimana, non so in coda alla posta, al supermercato, al pub, e poi scrivete com’è andata. Vedrete che dopo alcune settimane il foglio bianco che prima calava nella vostra mente quando dovevate parlare con una persona sconosciuta comincerà a rivelare un sacco di parole interessanti.

Questo testo è estratto da una intervista del libro "Introversi è Meglio".

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