Ipnosi Regressiva - Roberta Sava - Estratto
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Ipnosi Regressiva - Anteprima del libro di Roberta Sava

Si inizia sempre alla fine

Si inizia sempre alla fine

Si inizia sempre dalla fine. In psicoterapia è così: quando arriviamo a sederci davanti allo psicoterapeuta (un po’ come succede dal dentista) significa che abbiamo davvero “raschiato il fondo del barile”. «Non ne posso più» e «Lei è l’ultima spiaggia» sono le osservazioni più frequenti. Molti mi chiedono: «Da dove incomincio a raccontarle?» e io rispondo: «Dalla fine». Generalmente sono storie di grande dolore.

Durante questi ventisei anni di professione mi sono resa conto che la qualità della sofferenza umana è cambiata, almeno nella mia esperienza. Le persone continuano ad avere difficoltà coniugali o professionali, come vent anni fa; ci sono sempre genitori freddi o troppo presi da sé, che fanno sentire i figli indesiderati; le persone continuano a soffrire di solitudine e di abbandono; si ha sempre paura: di morire, di sbagliare, di essere lasciati. Eppure c’è qualcosa di diverso. Oggi la ricerca di una soluzione, per esempio rivolgendosi a un professionista, non viene intesa soltanto come mera eliminazione del sintomo, come invece accadeva dieci anni fa. Adesso la gente si chiede soprattutto il "perché".

La questione del “perché” ho già avuto modo di descriverla ampiamente nel mio primo libro, ma consentitemi di ripeterla in questa sede: a mio parere ci sono due livelli di perché. Nel primo livello, i pazienti mi domandano «Perché sto male?» e la risposta prende in considerazione gli accadimenti della vita della persona: «Stai male perché quando eri piccolo, tuo padre ti picchiava e ti sgridava; faceva così perché a sua volta era stato messo a bottega all’età di quattordici anni per imparare un mestiere, dato che era un orfano di guerra, e lì lo picchiavano quotidianamente». A questo primo livello, fa seguito una psicoterapia che, generalmente, fornisce al paziente degli strumenti su misura, con cui gestire in modo diverso la propria vita. E devo dire che funziona: consente di vivere decisamente meglio.

Ma ce un numero sempre maggiore di persone che passa al secondo livello di perché. Mi chiedono infatti: «Sì, ho capito quello che ha fatto mio padre. Ma perché proprio a me è capitato questo padre? Perché proprio io sono nato in questa famiglia?» Qui ci troviamo di fronte a un perché esistenziale.

Le prime volte in cui mi venne rivolta questa domanda non seppi rispondere: imbarazzante per un terapeuta, non credete? Ma negli anni ho capito che sono i pazienti che "formano” il terapeuta. I miei, mi hanno accompagnata passo dopo passo nella scoperta di una visione diversa della sofferenza e della vita. Sono loro che continuano a spingermi inesorabilmente in avanti, verso nuovi orizzonti.

Ricordate la mia formazione psicoanalitica di partenza? «Caro Sigmund Freud» ho provato a chiedere «mi sai dire perché a Marialuce è capitato un padre che l’ha abusata dai tre ai sei anni? Perché proprio a lei? Perché qualcuno è perfettamente sano e qualcun altro nasce con un handicap? Perché ad alcuni accadono cose terribili, come la morte di un figlio o il cancro, mentre per altri la vita riserva solo successi?»

Dato che Freud se ne restava in silenzio, per rispondere a questo secondo livello di perché sono andata in cerca di qualcosa di diverso.

L’arte del permettere

La sterzata cui vi accennavo, infatti, comporta sempre la ricerca di una risposta. E mettersi "alla ricerca di...” dà l’avvio a un processo che ci porta verso il cambiamento. Improvvisamente ci rendiamo disponibili a far entrare nella nostra vita altro rispetto agli schemi noti. Siamo talmente disperati, o sconcertati, che la nostra apertura verso qualsiasi cosa possa essere una soluzione è notevole. Qualcuno direbbe che siamo costretti a uscire dalla zona di comfort, ma in realtà è molto di più. La nostra saggia Anima ci sta inesorabilmente accompagnando verso la direzione del risveglio, che noi lo vogliamo o meno. Più offriamo resistenza al cambiamento, più la sofferenza si acuisce, fino a che, sfiniti, molliamo la presa. E questo mollare ci consente di imparare la nobile, quanto poco conosciuta, "arte del permettere".

Lasciate che vi illustri il concetto con una metafora. Intorno a noi ci sono migliaia di onde radio: per poterle percepire, però, abbiamo bisogno di sintonizzarci tramite un apparecchio radio; basta accenderlo e poi cercare il canale preferito. Tuttavia, che lo facciamo o meno, le onde radio ci sono lo stesso: la loro presenza non è legata alla nostra volontà di accendere l’apparecchio e di sintonizzarci su di esse.

Allo stesso modo, la risposta alla nostra ricerca esiste già da qualche parte, ed è alla nostra portata. Dobbiamo solo permettere che l'Universo ce la serva su un piatto d’argento. Basta sintonizzare gli occhi e le orecchie dell’Anima e cogliere le sincronicità intorno a noi.

«Tutto qui? Troppo semplice» mi dice Giovanni, un paziente quarantacinquenne, “incastrato" in una complicata storia di donne. Un giorno, dopo l'ennesima litigata con l’amante numero quattro, poi divenuta moglie numero due, Giovanni si è ritrovato con uno zaino e una valigia fuori da casa. E si è chiesto perché tutte le numerose donne della sua vita (esclusa la madre, ne abbiamo contate sette in quindici anni), lo abbiano più o meno elegantemente liquidato o perfino decisamente cacciato.

Chiedersi “perché” dà l’avvio alla ricerca, e quando l’Anima prende il timone, non lo molla più. Ci costringe letteralmente a proseguire. Non si può più tornare indietro: indietro nei vecchi autoinganni, nelle pie illusioni, nelle bugie che ci siamo raccontati e che abbiamo lungamente condiviso con gli altri per renderle più vere. Una volta, anni addietro, una paziente mi disse che considerava la psicoterapia una fregatura: prima di intraprenderla riusciva a mentire benissimo a se stessa e agli altri, mentre adesso era costretta ad affrontare scomode verità.

Giovanni ha permesso che nella sua vita entrasse una consapevolezza nuova, e ha assistito, sconcertato, a una sequela di vite precedenti in cui aveva tenuto un comportamento decisamente poco edificante nei confronti delle donne. «Vedo di essere stato un vero bastardo» dice di sé. «Anche con mia madre, in questa vita, mi sono comportato in modo egoista. Ma perché lei lo ha permesso? Perché non mi ha educato in modo diverso?» Tramite l’Ipnosi Regressiva abbiamo trovato una risposta anche a questa domanda: è emersa una vita molto antica, in cui Giovanni era una donna abusata e sfruttata da un marito-padrone: la sua attuale madre, che in questa vita era preda dei sensi di colpa e per questo non sgridava il figlio allorché, fin da piccolo, mostrava il suo carattere egocentrico e prepotente.

Oltre al permettere, è importante sapere che l’Universo è amorevole con noi, e non è un nemico. «Fidati dell’Universo, di Dio, delle Guide spirituali, degli angeli o comunque ti piaccia chiamarli, fino al punto in cui oserai rilasciare il tutto, il cento per cento delle tue paure. I tuoi amici, nel reame spirituale ti guardano le spalle. Sei al sicuro. Qui non hai scelta; è un piacere per il Padre darti il regno dei Cieli. Non te lo puoi guadagnare, non puoi lavorarci o comprarlo. È gratis nel momento in cui lasci andare la paura e accetti quanto sei amato da tutto ciò che è».

Invece preferiamo credere che Dio, il fato, il fisco, la sfortuna, tutto quanto, incluso il posteggiatore abusivo davanti all’anagrafe che si è preso i soldi e poi è sparito facendoci prendere una multa, sia contro di noi.

Eppure le “disgrazie” non ci vengono mandate dal cielo. Sento spesso chiedere: «Perché Gesù Cristo mi ha mandato questo?» Dio, l’Uno, il Principio, è una forza impersonale. Non è un’Entità antropomorfizzata che ci guarda dall'alto dei cieli dispensando premi o punizioni. Esattamente come la forza di gravità, agisce secondo principi universali, in questo caso quello dell'amore. Non pensa. Il pensiero è un prodotto della mente umana. L’Uno non ha una mente. Dio non pensa. Semplicemente è.

Noi invece pensiamo, molte volte a sproposito. E, pensando, creiamo la realtà nella quale viviamo, che ne siamo consapevoli o meno.

«Un pensatore è un creatore; egli vive in un mondo di propria cosciente creazione. Quando tu sai come pensare, puoi creare a volontà qualunque cosa tu voglia: una nuova personalità, un nuovo ambiente, un nuovo mondo».

«Siamo ciò che pensiamo. Tutto ciò che siamo è prodotto dalla nostra mente. Ogni parola o azione che nasce da un pensiero torbido è seguita dalla sofferenza, come la ruota del carro segue lo zoccolo del bue».6

Questi insegnamenti, trasmessi nei secoli per via iniziatica, sono stati poi ampiamente dimostrati dagli esperimenti della fisica quantistica, a partire dalle intuizioni di Einstein e Max Planck all’inizio del xx secolo. In poche parole, noi siamo immersi in una specie di "brodo quantico" che Gregg Braden ha chiamato la Matrix Divina,7 un campo unitario di energia che unisce tutto il creato. Noi non siamo dei semplici osservatori dei fenomeni che si svolgono nella nostra esistenza: siamo dei co-creatori. Utilizziamo questa specie di “plastilina quantica” per dare forma e vita alla realtà nella quale siamo immersi. Fra il nostro pensare e la manifestazione visibile di quanto abbiamo pensatocreato, ce un gap temporale (noi lo percepiamo come intervallo di tempo perché siamo nella densa materia fisica), e in questo gap si insinuano quelli che io chiamo i "retro-pensieri” che rallentano la nostra creazione.

Funziona più o meno così. Io penso: «Voglio una Ferrari per me, parcheggiata qui fuori». Questo è un pensiero creatore perfetto. Peccato che poi inizino i retro-pensieri: «E poi come la pago l'assicurazione? E il box? Mica posso mettere una Ferrari per strada sotto casa. Poi, capirai, quando si sparge la voce che ho una Ferrari, gli amici mi chiederebbero di poterla guidare. Va a finire che me la graffiano e chissà quanto costa quella vernice rossa...» e via di seguito. E così la Ferrari rimane solo un sogno.

Il Ristorante Cosmo

Certo, è più facile e comodo credere che "la colpa” di ciò che ci accade sia di qualcun altro piuttosto che nostra.

Questo ci deresponsabilizza, permettendoci di continuare beatamente a fare le vittime. Quindi, se la mia vita va male la colpa è dei miei genitori, dello Stato, dell’ex coniuge, di Dio e via discorrendo.

A me piace pensare a tutta questa articolata faccenda della creazione come al cameriere del famoso e premiato "Ristorante Cosmo”.

Immaginate di entrare in questo ristorante: il cameriere vi accoglie gentilmente e vi indica il tavolo a voi riservato (ognuno di noi vi ha un posto riservato, per diritto di nascita); poi vi porge il menù e attende gli ordini. Il menù comprende tutto il cibo del mondo. Gratis.

E voi, dopo aver letto tutto e riflettuto a lungo, ordinate un semplice piatto di spaghetti e delle uova sode. «Tanto» pensate «a me va tutto male. Figuriamoci se in questo posto di lusso non c’è la fregatura da qualche parte! Magari mi porteranno la pasta scotta. A me piace al dente, ma non trovo mai nessuno che la sappia cucinare come dico io. Vuoi vedere che pure le uova saranno bruciate? Scommetto anche che sarei l'unico a cui poi porterebbero un conto salato».

Tranquilli, non sareste gli unici: vi trovereste anzi in buona compagnia perché non avete ancora compreso che il cameriere è lì solo per obbedire, non per giudicare le vostre scelte né per modificarle. Il cameriere del premiato Ristorante Cosmo è un’energia impersonale, un semplice esecutore della vostra creazione, così come il cuoco che preparerà il cibo. Che voi chiediate pasta scotta piuttosto che ostriche e champagne, per loro non fa alcuna differenza. Quando poi il cameriere vi porterà proprio la pasta scotta e le uova bruciacchiate (ricordate? il pensiero crea), voi ne sarete masochisticamente soddisfatti (è sempre bello avere delle conferme di quanto siamo acuti, o no?) e direte a voi stessi: «Visto che avevo ragione? Lo sapevo che cera la fregatura. Adesso arriva anche il conto. Stai a vedere...» E il cameriere, che vi ha letto nel pensiero, obbediente e impersonale, vi porta il conto, salato per giunta. Con il pensarlo, lo avete chiesto. Il ristorante è gratis, ma se uno insiste per pagare...

I pensieri tenuti a mente si manifestano.

Nella mia ricerca, iniziata coscientemente per rispondere al secondo livello di perché, ho permesso che entrasse l’Ipnosi Regressiva, affidandomi all’Universo. In fondo sta lì apposta per noi e sarebbe disoccupato se noi umani non gli dessimo del lavoro da fare. Quindi non limitiamoci nel chiedere, osiamo addirittura dare gentilmente degli ordini. E naturalmente ringraziamo. Impariamo a dare per scontato che ciò che abbiamo ordinato ci sia già stato servito. Ricordate? I pensieri tenuti a mente si manifestano. Quindi, se io tengo in mente l’emozione legata alla mancanza di denaro, avrò esattamente quella (sotto forma di salato conguaglio della luce). La preghiera che rende grazie è la più efficace.

Per me l’Universo è una forza amorevole, esclusivamente dedita alla realizzazione di questo straordinario esperimento che è la vita umana sul pianeta Terra.

«Caro Universo» ho espressamente chiesto «dato che ho studiato per un considerevole numero di anni un sistema di terapia che si è rivelato un po’ lungo e complicato, ti dispiace mostrarmi una via più breve e adatta alle esigenze di oggi, per tirarci fuori dai guai nei quali inevitabilmente ci cacciamo? Indicami uno strumento valido e fallo possibilmente entro un mese. Grazie, grazie, grazie». E l'Universo ha risposto.

Quando fate una richiesta all’Universo, vi consiglio di metterci la scadenza: sapete, l’Universo funziona fuori dalla dimensione del tempo e, se non siete precisi, per darvi la risposta quello potrebbe impiegarci tre delle vostre vite, tanto per lui corrisponde a un battito di ciglia. Quindi, non ve la prendete a male se, dopo la vostra richiesta, magari un po’ generica, non arriva subito la risposta che vi serve!

Questo testo è estratto dal libro "Ipnosi Regressiva".

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