Kundalini Energia Divina - Cyndi Dale
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Kundalini Energia Divina - Anteprima del libro di Cyndi Dale

Tutti i segreti di questa misteriosa e complessa forza per trasformare la tua vita

Srotolare la luce: i primi maestri, i primi insegnamenti

"Lungo la via verso Dio le difficoltà paiono come macinate da una mola, come la notte che giunga a mezzogiorno, come il fulmine tra le nubi.

Ma non preoccuparti.

Ciò che deve arrivare arriva.

Affronta ogni cosa con amore mentre il tuo intelletto si dissolve in Dio."
- Canto mistico del tantrismo del Kashmir

Tutte le grandi conoscenze ebbero inizio con grandi maestri. Ciò che fa di un vero maestro una voce di verità è la sua vicinanza al Divino. In tutto il mondo noi apprezziamo molto la saggezza trasmessa dall’alto: le intuizioni che alleviano la sofferenza, ci inondano di amore e ci rivelano un percorso verso gli esseri celestiali.

Le nostre attuali riflessioni sulla kundalini, energia vitale divina, hanno la stessa origine di ogni filosofia potente. Hanno avuto inizio dagli esseri celestiali, sono passate a maestri degni di questo nome e sono state trascritte da seguaci che bramavano di vivere nella verità. Sebbene i concetti della kundalini si possano ritrovare nelle culture di tutto il mondo e di ogni epoca, le informazioni maggiormente degne di nota sono registrate nelle scritture induiste. Capire la kundalini e il suo effetto sulla nostra vita significa comprendere i primi maestri e i loro insegnamenti principali. Significa visitare lo spazio sacro in cui venne inizialmente concepito il mondo e in cui nacquero gli scribi più importanti, e seguire il filo del tempo fino a oggi, abbracciando insegnamenti specifici e idee relative all’ascesa del potere del serpente. Sebbene le descrizioni fondamentali siano racchiuse in parole antiche, noi ne aggiorneremo le definizioni in modo da poter acquisire maggiore dimestichezza con il significato di tali termini e con il motivo per il quale i relativi concetti sono importanti nella nostra vita quotidiana. Non è necessario perdersi nel linguaggio del passato, poiché la verità è eterna, al pari di noi, portatori della luce divina della kundalini. Ci basta attingere al suo significato per trovarci nutriti dalla fonte inesauribile della vita.

Una storia proveniente dall'alto

La storia della kundalini comincia su una montagna. Attaccatevi le ali di luce e seguitemi in volo verso l’alto, all’indietro nelle nebbie del tempo, per ricercare la più antica delle verità. E giusto emozionarsi mentre atterriamo sopra la valle dell’Indo in una zona ora chiamata India occidentale, dove sta per dispiegarsi la versione induista della kundalini, il conferimento della luce divina personalizzata per il corpo fisico.

Questa è la vetta su cui il Divino si manifestò in quattro epoche dell’umanità, decretando una sapienza necessaria a tutti. Gli esseri umani della prima epoca, l’Età dell’Oro, con gioia inclusero rapidamente questa conoscenza nella loro vita. Capivano la gioia di vivere quali esseri divini in forma umana. Non vi erano malattie, traumi o sofferenze, né sensi di colpa riguardo al sesso nei rapporti affettivi, ai piaceri della vita e all’amore che riscalda il cuore. La vita era bella, e la kundalini, energia di luce divina, pulsava nitidamente in ciascuna persona, collegandola al suo sé divino oltre che al Divino supremo.

Poi vennero i guai, e gli esseri umani dimenticarono la loro bontà innata. Ebbe inizio l’Età dell’Argento. Le persone continuavano ad abbracciare la verità della loro essenza divina, ma la loro comprensione si era un po’ appannata. Il Divino si limitò a sorridere, come un genitore davanti a un figlio che sbaglia, e assunse una nuova forma.

Risplendendo sulla montagna sacra, il Divino trasmise nuovamente la dottrina segreta. Le persone che abbracciavano questa conoscenza vivevano una vita piena. Purtroppo non tutti seguirono i precetti della divinità e presto quasi tutti respinsero la sapienza della kundalini, la verità della divinità umana. Di nuovo calarono le tenebre, e così ebbe inizio l’Età del Bronzo.

Sospirando, il Divino di nuovo impartì gli insegnamenti segreti, la verità del corpo quale tempio sacro della luce. Ma le cose andarono ancora peggio di prima; ciò che era scuro adesso era nero, e l’amore si smarrì negli incubi. Intristito, il Divino vide calare il sipario e attese l’occasione per dare avvio nuovamente all’insegnamento, questa volta al principio della quarta epoca, chiamata Età del Ferro o Kali, quella in cui noi dimoriamo adesso. (Questo termine non va confuso con l’Età del Ferro preistorica di cui parlano gli storici; si tratta invece di un periodo di 432 mila anni per lo sviluppo spirituale). Tale conoscenza fu ricevuta da uomini saggi chiamati rishi, nonché da donne dotate di facoltà sciamaniche.

La conoscenza divina necessaria per oggi (per la nostra vita impegnata, frenetica, disconnessa) fu registrata in tre filosofie principali: i Veda, il Tantra e il Vedanta. E a queste tre dottrine che si rivolge ancora oggi chi brama amore e speranza. In questi tre trattati noi andiamo alla ricerca della verità: la verità chiamata kundalini.

La culla della kundalini: i Veda, il Tantra e il Vedanta

Tutti noi conosciamo la nostra data di nascita. Se nostra madre era poco presente a causa dello stress, il momento del nostro arrivo è registrato sul nostro certificato di nascita. La conoscenza antica della kundalini nacque certamente molto, molto tempo fa, ma il momento esatto (al pari dei genitori umani della kundalini) è un po’ nebuloso.

Sappiamo però che le radici di questa conoscenza affondano nella regione che oggi si chiama India e formano una rete con varie altre tradizioni. Alcuni esperti fanno risalire l’idea della kundalini fino alle Upanishad, “dottrine segrete”, dei testi religiosi induisti dell’India occidentale, datati intorno al 400 a.C. Queste scritture vengono di solito chiamate vediche, un termine associato anche alla popolazione di quella zona. Altri indizi conducono a precedenti insegnamenti buddhisti o perfino alle pratiche yoga del Pakistan del 3300 a.C. Nella valle dell’Indo gli archeologi hanno scoperto l’immagine preistorica di una figura che pratica lo yoga; questa incisione è rivendicata tanto dalla tradizione tantrica quanto da quella vedica, considerate dai più i principali pilastri della dottrina della kundalini.

Forse non avete mai sentito parlare del popolo dei Veda o delle scritture vediche, ma il termine Tantra è abbastanza conosciuto. Il più delle volte viene collegato al sesso, e sesso tantrico delinea formule per raggiungere le vette più elevate del piacere. Riuscite a indovinare il nome dell’energia che alimenta questo intenso piacere sensuale? Giusto. È kundalini.

Sebbene la kundalini sia certamente una fonte di piacere fisico di ispirazione divina, il Tantra mira a molto più che a raggiungere l’estasi sessuale. Come vedremo, molte sette tantriche contemporanee minimizzano l’importanza dell’orgasmo, sottolineando invece la crescita personale. Molto tempo fa il Tantra era in realtà una tradizione sciamanica, una fusione di varie credenze e pratiche orientali, con alcuni influssi buddhisti. In generale è caratterizzato dall’accettazione tanto del corpo quanto dello spirito e dalla bontà di entrambi. Molti esperti considerano i seguaci del Tantra i primi conoscitori della kundalini. Vicini alla natura e ai processi naturali del corpo fisico, i seguaci del Tantra erano in grado di percepire e venerare un’energia con base organica come la kundalini.

Altri storici attribuiscono l’inizio della conoscenza della kundalini ai Veda, le antiche scritture indiane che furono le prime a codificare per iscritto lo yoga e la conoscenza della kundalini attorno al 2000 a.C. Secondo la leggenda, tali scritture, le più antiche sulla Terra, furono svelate dal Divino a diversi saggi chiamati rishi. Come si sarà dedotto dalla storia delle varie epoche riportata all’inizio di questo Capitolo, tali insegnamenti sono dei comunicati provenienti da un’epoca precedente e rivelano i modi migliori per conseguire la pace collettiva, l’illuminazione personale e la buona salute. Normalmente le pratiche della kundalini derivanti dalla tradizione vedica sottolineano la liberazione dell’anima dal corpo. Poiché tutte le pratiche yoga, comunque vengano chiamate, traggono origine dai Veda, sono tutte radicate nel concetto di kundalini.

Il modo di intendere l’energia della kundalini e i suoi effetti è al tempo stesso simile e dissimile nelle pratiche tantriche e vediche. Il tempo ha intrecciato queste due tradizioni e, sebbene siano nate entrambe prima della parola scritta, non vi è modo di sapere quale fosse la pratica più antica. Tra le due vi sono molti punti di conflitto ma anche di accordo. Alcuni seguaci del Tantra respingono i dogmi vedici; altri ritengono semplicemente che i dogmi vedici siano troppo complessi per la cultura odierna. Alcuni seguaci della tradizione vedica rifiutano l’autorità del sistema tantrico. Nella sua rassegna della letteratura tantrica, lo storico Maurice Winternitz fa notare che i testi tantrici indiani, sebbene non siano completamente ostili alla tradizione vedica, offrono una dottrina più avvicinabile. Per quanto mi riguarda, le differenze principali fra i due sistemi sono queste:

  • il percorso vedico cerca di liberare l’anima dal corpo e di addestrare la mente;
  • le tradizioni tantriche accettano il corpo e incoraggiano la connessione con il tutto.

Le tradizioni vedica e tantrica sono come gemelli dizigoti, talvolta allevati assieme, talvolta separati per lunghi periodi di tempo. In realtà la tradizione tantrica è parallela al sistema vedico. E impossibile esaminare l’una senza passare in rassegna l’altro. Entrambi i sistemi accolgono l’energia della kundalini ritenendola una delle chiavi per realizzare le aspirazioni dell’adepto.

E alcuni esperti ritengono che vi sia una terza filosofia della kundalini, la filosofia del Vedanta. Coloro che seguono le dottrine del Vedanta sostengono idee piuttosto singolari riguardo alla luce divina della kundalini.

Qualunque sia il percorso che vi troverete a seguire o a esplorare, la kundalini è sempre il femminile sacro, e il suo fine ultimo è sempre lo stesso: la dissoluzione del sé nell’unicità del tutto.

Il veda

Come osservato in precedenza, lo yoga ebbe origine con le scritture sacre vediche, i più antichi testi religiosi dell’induismo, attorno al 2000 a.C. Nelle sue forme più antiche lo yoga era una filosofia caratterizzata da rituali tesi a superare le limitazioni della mente e dell’io e a collegarsi con il Divino tramite la preghiera, il rituale e il canto. Nel corso del suo sviluppo lo yoga prese a includere al proprio interno la meditazione e le direttive per la vita, fra cui il modo in cui trattare gli altri e se stessi. Posizioni ed esercizi fisici (il nocciolo principale della maggior parte dei corsi di yoga odierni) in origine erano volti a preparare il corpo alla meditazione, e sono entrati a far parte di quasi tutte le versioni moderne dello yoga.

Poi, a partire dall’800 a.C. circa, in un’epoca chiamata periodo preclassico dello yoga, gli yogi (i maestri di yoga) cominciarono a sondare i poteri nascosti nel corpo, e molti menzionano nei loro scritti l’energia della kundalini. Le principali dottrine furono registrate nelle Upanishad, termine che significa “rivelazioni sacre”. Diversi tipi di yoga possono essere fatti risalire a questo periodo, fra cui il bhaktiyoga, che sottolinea la devozione amorevole; il karma yoga, che riflette l’azione altruistica; e lo jnana yoga, che si concentra sulla contemplazione amorevole. Ciascuno di questi tipi di yoga includeva la kundalini quale mezzo per conseguire un fine più elevato: innalzare la condizione umana a uno stato di divinità.

A partire dal II secolo d.C., un’altra epoca ancora, chiamata periodo classico dello yoga, introdusse nuovi modi di intendere la kundalini. In quest’epoca il maestro yoga Patanjali compose gli Yoga Sutra, un testo di riferimento per conseguire l’illuminazione. La sua opera presenta l’importante Ottuplice Sentiero dello Yoga, che indica otto stadi verso l’illuminazione. Così nacque lo hatha yoga, che impiegava (e ancora insegna) questi otto stadi come metodi per incoraggiare l’ascesa della kundalini al fine di conseguire la beatitudine spirituale, samadhi, e la longevità. Fra questi stadi vi sono varie asana, le posizioni; il pranayama, ossia le tecniche di respirazione; il rilassamento; la purificazione.

L’ultima importante fase di sviluppo dello yoga è chiamata periodo postclassico, che sostanzialmente ebbe inizio dopo l’introduzione della meditazione da parte di Patanjali. L’Ottuplice Sentiero dello Yoga stimolò un intenso interesse per l’uso dello yoga al fine di prolungare la vita e ringiovanire il corpo.

Un altro tipo importante di yoga, ancora oggi praticato, fu avviato dallo yogi Bhajan. Chiamato kundalini yoga, è una pratica sistematica per purificare il corpo allo scopo di innalzare la kundalini. Include diversi degli otto stadi, fra cui posizioni, respirazione e meditazione, nonché visualizzazione e affermazioni. Anche il Tantra yoga divenne popolare, aggiungendo rituali e mantra e ponendo un accento sempre maggiore sulle pratiche della kundalini.

Gli antichi ideali dei Veda continuano a impressionarci, perfino nel moderno studio dello yoga, o per quanti di noi a casa si esercitano davanti alla televisione. Grazie ai nostri antichi maestri, ora noi accogliamo molte pratiche giovevoli alla salute e orientate alla crescita personale, e tutte impiegano la kundalini come forza vitale che fornisce energia a corpo, mente e anima. Queste pratiche sottolineano il rilassamento, l’esercizio fisico, la respirazione, la dieta, il pensiero positivo e la meditazione. Ciò che ebbe inizio in cima a una montagna è ancora assai vivo oggi qui nel mondo.

In generale il percorso vedico spiega la kundalini come energia divina femminile che, quando si fonde con l’energia spirituale maschile, ci lancia verso il cielo, sollevando l’anima fuori dal corpo e sospingendola verso il cielo. Secondo la filosofia vedica, qualsiasi tecnica che indirizzasse la mente verso Dio era considerata yoga, non solo i tipi di meditazione o di esercizi che si eseguono oggi nei centri yoga. Purché la tecnica conferisca l’esperienza della coscienza divina, è yoga.

Il Tantra

Come accennato, vi è una versione del Tantra che induce la kundalini a salire lungo la colonna vertebrale per farci raggiungere i vertici del piacere sessuale (vedremo più avanti nel libro alcuni segreti di questa versione). Perfino queste tecniche, però, sono qualcosa di più rispetto ai consigli stuzzicanti delle riviste femminili o delle immagini che fanno ridacchiare i ragazzi prima che la madre li scopra. Il sesso tantrico, quando viene applicato, non è soltanto un modo per raggiungere l’estasi o prolungare l’orgasmo, ma anche un modo per creare intimità ed elevare la kundalini per motivi spirituali. Sebbene il corpo ami percepire la kundalini attraverso l’estasi sessuale, e il godimento sensuale ne incoraggi l’ascesa, il Tantra è in realtà una filosofia religiosa. Alcuni seguaci del Tantra non si dedicano nemmeno allo svago del sesso.

Il Tantra ha due percorsi formali: le tradizioni tantriche incentrate sul celibato sono chiamate “via della mano destra”, mentre la tradizione sessuale è detta “via della mano sinistra”. Anche questa categorizzazione è un po’ fuorviarne, poiché in tutta l’Asia si sono sviluppate pratiche tantriche, emerse poi in tutto il mondo sotto forma di flussi sfaccettati di idee e pratiche, fra cui il Tantra buddhista tibetano e un Tantra induista classico.

In tutte le sue varianti il Tantra presenta uno spettacolo divino al quale ci invita a partecipare. I due personaggi principali sono affascinanti quanto una coppia shakespeariana. La protagonista femminile è la dea Shakd, potenza femminile o kundalini. Il suo equivalente maschile (poiché tutti i grandi drammi sono storie d’amore) è Shiva, il dio maschile. L’ascesa della Shakti nel corpo è il pellegrinaggio della vergine verso quel santo Graal che è il suo consorte. A sua volta, l’attesa di Shiva nei confronti del suo amore è alla base di varie leggende.

Tantra è anche il nome delle scritture tantriche che spiegano il culto della Shakti ed espongono le pratiche spirituali e i rituali tesi a conseguire la rinascita e la liberazione dall’ignoranza. Il Tantra nel suo insieme comporta l’attivazione dell’energia della kundalini quale mezzo per riunire la Shakti femminile con il maschile Shiva. Considerate separate e distinte, queste due divinità sono nondimeno interconnesse. Proprio come il Divino non è mai veramente separato da noi, anche se ci può sembrare che sia così, la Shakti non è mai veramente separata da Shiva. Allo scopo di percepire questa verità (di rendere limpido il nostro occhio interiore in modo da vedere la reale natura dell’universo) sfruttiamo un pantheon di altre dee e altri dèi per facilitare il riconoscimento delle nostre vere qualità e della grazia incondizionata che affluisce ovunque in noi e attorno a noi.

Molti praticanti del Tantra impiegano varie pratiche miranti a un collegamento con il Divino e all’acquisizione di poteri magici. I partecipanti spesso si sottopongono a un lungo processo di addestramento per meglio evocare e padroneggiare la kundalini, la potenza creatrice che culmina in capacità quasi miracolose. Tali processi includono gli asana, ossia posizioni; i mudra, ossia gesti con le mani; la visualizzazione; la respirazione; la meditazione; l’uso di mantra, ossia suoni e parole ripetitive; la creazione di yantra e mandala, simboli potenti; e il controllo cosciente dell’alimentazione e di altri bisogni fisici. Le pratiche possono includere anche la manipolazione controllata dell’energia sessuale, in se stessi oppure nel contesto di un rapporto affettivo. Pochissime pratiche tantriche comportano un sesso indisciplinato. Il Capitolo 11 esamina più in dettaglio alcune di queste pratiche quale mezzo per coltivare il risveglio della kundalini e gestirne l’ascesa.

Che cos’hanno in comune tutti questi metodi? I seguaci del Tantra ritengono che gestire le forze corporee e naturali favorisca l’unione con il cosmo e con il Divino. Di conseguenza molti di tali metodi comportano l’invocazione di una divinità che il praticante cerca di emulare. In definitiva ogni metodo tantrico cerca di fondere Shakti e Shiva, poiché il Divino è sia femminile sia maschile, anche se in questo mondo noi troppo spesso li separiamo. Lasciarne fuori uno significa dimenticare una parte di noi stessi. Significa anche fingere di non sapere ciò che dentro di noi in realtà già sappiamo. Noi già comprendiamo che cosa il Divino insegnò (e ancora insegna) sulla montagna. Noi proveniamo dal Divino e pertanto siamo divini. Allora il fine più elevato della vita non è forse abbracciare la nostra kundalini, la nostra luce divina, e vivere una vita divina? Se facciamo luce su un seguace del Tantra, il gemello dizigotico del seguace dei Veda, questa è la motivazione sottostante.

Il Vedanta

Alcuni ritengono che vi siano in realtà tre vie verso la kundalini e verso il fine ultimo delle pratiche yoga, che è l’unità con il Divino. Alle tradizioni vedica e tantrica si aggiunge il Vedanta.

Vedanta è un termine indù che indica una parte dei testi vedici chiamati Upanishad. Il termine Vedanta letteralmente significa “appendice dei Veda”. Questa filosofia si cristallizzò solamente verso il 200 a.C. Nell’VIII secolo d.C. l’uso di questa appendice si era ormai trasformato in un movimento a sé stante, che propugnava l’indagine personale e la realizzazione di sé. Vi sono molti gruppi da questo derivati, ma fondamentale per ciascuno di essi è la fede in Brahma, lo spirito supremo, e il desiderio di unione con questo creatore. I due dogmi principali del Vedanta sono che (1) la natura umana è divina e (2) lo scopo della vita è rendersi conto di questa realtà.

Forse il più noto rappresentante del metodo Vedanta è Swami Vivekananda dell’Ordine di Ramakrishna. I precetti di Vivekananda influenzarono varie persone celebri del XX secolo, fra cui il Mahatma Gandhi, Jawaharlal Nehru, Subhas Chandra Bose e Martin Luther King. L’attrattiva di Vivekananda può essere riassunta nella sua logica:

  • Dio è assoluto, ma il mondo è relativo; noi dobbiamo pertanto prestare attenzione al mondo;
  • dobbiamo eliminare la povertà in modo che le persone possano rivolgere la mente a Dio;
  • tutte le religioni si sforzano di raggiungere la verità ultima; noi dobbiamo pertanto propugnare la tolleranza religiosa tra le fedi e aH’interno di una stessa fede.

Le opinioni di Vivekananda sulla tolleranza religiosa sono utopiche e rendono il Vedanta un approccio davvero ecumenico. Vivekananda considerava le donne uguali agli uomini, dicendo: «Non è possibile che il benessere del mondo migliori se non si migliora la condizione delle donne [...]. Il motivo principale per cui la vostra razza si è tanto degenerata è che non avete rispetto per queste immagini viventi della Shakti».

Per quanto riguarda la Shakti interiore, la kundalini, Vivekananda non la rifiutava, ma nemmeno considerava la kundalini un fine in sé. Riteneva che si dovesse ricercare prima di tutto Dio e poi i “poteri occulti”, uno dei quali è la kundalini. In altri termini, la kundalini andrebbe usata per favorire il proprio percorso, non per costituirne il fine. Al pari dei metodi vedico e tantrico, il Vedanta esamina l’uso dell’energia della kundalini, ma diversamente da tali metodi lo fa in via secondaria.

La pratica yoga Vedanta oggi più popolare è chiamata Advaita Vedanta. È una via per la realizzazione di sé che invita l’iniziato a sondare sempre di più se stesso. Altri tipi di yoga Vedanta sono inclusi nella tradizione tantrica; sono versioni Vedanta di bhakti, raja, jnana, kun-dalini e karma yoga.

La congiunzione delle tre vie

A mio parere, possiamo mettere insieme le tre vie dello yoga per formarne una completa. Incorporando i processi più potenti di ogni via, prendiamo il meglio di ciascuna e non solo incoraggiamo l’ascesa della kundalini e la sua unione ultima nell’essenza divina, ma scoraggiamo anche gli effetti collaterali più irritanti del processo di risveglio, ossia la stimolazione delle “questioni”, dei blocchi causati dall’energia altrui o dalle nostre ferite interiori.

Ciascuno dei tre percorsi principali delle vie tradizionali della kundalini invita quest’ultima a operare in modo differente.

Possiamo rivolgerci ai Veda per imparare a rendere nitida la mente, sviluppare l’autocontrollo e liberarci delle energie che ci danneggiano. Più ci rendiamo autonomi, meglio siamo in grado di separare le nostre questioni dalle questioni che non sono nostre, dai nostri errori, e possiamo essere veramente noi stessi. La nostra autostima aumenta mentre sistemiamo le questioni e invitiamo la bellezza della kundalini a mostrarci quanto siamo realmente strabilianti, brillanti e potenti. Qui la kundalini ci insegna che non dobbiamo affrontare le tenebre per percepire (o aiutare gli altri a vedere) la luce.

Possiamo rivolgerci al tantrismo per migliorare il nostro sé superiore. Il flusso tantrico di conoscenza crea unità. Mediante il Tantra noi esploriamo il nostro femminile e maschile interiore. Quindi li accogliamo entrambi, diventando più di ciò che siamo mai stati. La beatitudine risultante possiamo condividerla con altri, apportando gioia al mondo. Mediante il Tantra la kundalini fa luce sul nostro vero sé e ci spinge verso la nostra missione spirituale.

Possiamo rivolgerci alla via del Vedanta per esplorare ogni angolo del nostro essere e risvegliare le nostre doti straordinarie. Quella questione che abbiamo trascurato? Quell’emozione che abbiamo evitato? Quel talento che ci siamo scordati di esprimere? Non possiamo fonderci con qualcun altro finché non abbiamo accettato tutto ciò che siamo. Mediante le credenze del Vedanta noi dischiudiamo e nutriamo ciascun aspetto della nostra individualità, le conoscenze e le abilità speciali che sta a noi offrire al mondo. Mediante questa via la kundalini nutre ogni singola parte di noi, ferita o no, e ci aiuta ad ascoltarne i vari messaggi. Noi diventiamo una cosa sola con il ciclo della vita.

Potremmo dire che adottare un metodo unificato per affrontare la kundalini ci sblocca e ci armonizza ad ogni livello. Spalanca la porta verso il cielo originario, quel luogo amorevole da cui tutto proviene, e apre le serrature verso il futuro che desideriamo. Ora possiamo eseguire il nostro canto in concerto con altri in modo da unirci al coro del Divino. La nostra vita ora è illuminata.

Sanscrito: il coro della kundalini

Per eseguire il nostro canto particolare, dobbiamo non soltanto capire il nostro linguaggio interiore ma anche imparare a comunicare con le persone che ci circondano, nonché con la nostra guida spirituale. Non meraviglia che le nostre conoscenze primarie riguardo alla kundalini siano state registrate inizialmente in sanscrito, la lingua più completa e, si può affermare, più sacra di tutti i tempi.

Il sanscrito è la lingua sistematica più antica conosciuta al mondo ed è la lingua dell’antico induismo. I riferimenti alla lingua sanscrita risalgono all’VIII secolo a.C., molto prima che venisse usata per scrivere i testi di Veda, Tantra e Vedanta (i primi scritti che menzionino la kundalini) e altra letteratura classica del subcontinente indiano. La ricchezza della lingua sanscrita non è mai stata eguagliata. La NASA l’ha riconosciuta come unica “lingua non ambigua” del mondo, intendendo che ogni suono, sfumatura o tono ha un significato, consentendo di descrivere i più minuti dettagli.

Il sito internet australiano Transpersonal: A Plain Mans Transpersonal Psychology, scritto e pubblicato da Christopher Wynter e Fiona Tulk, offre la seguente scomposizione del termine sanscrito kundalini.

Kh = un puntino (pietra nera); cavità, apertura (talvolta simboleggiata dalla vagina aperta), la coppa; la yoni come simbolo del femminile;

U = la luna che invoca il sole;

N = onda (come del mare), flusso e riflusso di coscienza;

Dh = virtù, merito ecc.;

A = il concetto di procedere verso l’interno; il femminile del primo suono (sruti, nascosto), da cui vengono formate tutte le parole e da cui promana ogni forma di vita quale azione bidirezionale;

Li = aderire e trattenere; dondolare, pulsare, ondeggiare, tremare, vibrare;

N = pianta del loto, perla, madre primordiale, seme, nudità;

I = permeare sotto forma di percezione o coscienza, andare al di là, crescere, evolvere.

Quando ho trovato questo elenco di significati sillabici, sono rimasta sbalordita da come l’accezione di ciascuna lettera o suono del termine sanscrito cogliesse proprio ogni aspetto della kundalini che io avevo appreso e sperimentato nel corso di anni di attività con questa energia vitale. Ritengo che gli attributi essenziali della kundalini vengano trasmessi in queste sillabe sanscrite. Kh, a e n sono riferimenti diretti al femminile. Le lettere u e n sono riferimenti metaforici all’energia femminile; la luna è un comune simbolo femminile perché il ciclo mestruale delle donne, al pari del ciclo completo della luna da piena a nuova, dura trenta giorni, e il mare e le sue maree sono direttamente influenzati dalla luna. Dh racchiude l’attività spirituale interiore stimolata dal risveglio della kundalini. La sillaba li sembra cogliere la sensazione del movimento della kundalini; chi ha avuto esperienza dell’ascesa della kundalini spesso descrive sensazioni fisiche interiori quali tremori o vibrazioni (si veda il Capitolo 3). Infine, la i si riferisce all’espansione della coscienza che deriva dall’ascesa della kundalini. Chi sapeva che tanti significati e verità potessero essere nascosti all’interno di una singola parola (e poi potessero essere scoperti)?

Avvicinandosi alla fonte: la magia del Divino

Nel suddividere il termine kundalini scopriamo tutto un mondo di significati, tessere di un puzzle che formano un’immagine scintillante, più simile a una variopinta opera d’arte o a un’icona su una vetrata policroma che a un semplice quadro di cartone. Per capire veramente la potenza divina della kundalini è utile scomporne l’energia in maniera analoga. A questo scopo esaminiamo il concetto di prana, ossia forza vitale.

Il risveglio e l’ascesa della kundalini avvengono tramite un rapporto fra la nostra potenza del serpente femminile e il nostro prana. Il prana è considerato un’energia universale che anima tutta la materia fisica, compreso il nostro organismo. Gli yogi indù, tibetani e tantrici indirizzano questa energia verso la buona salute e il servizio creativo, ma la usano anche per eseguire atti soprannaturali come ridurre la propria temperatura corporea, praticare guarigioni e materializzare oggetti. (Si veda il Capitolo 5 per altri miracoli del prana).

Come concetto, il prana non si limita alla valle dell’Indo dell’India preistorica. La Cina ha diversi termini per indicarlo, fra cui li. Secondo le leggende cinesi, molto tempo fa il li era usato per alimentare una tecnica che consentiva di volare e permetteva la guarigione soprannaturale.

Oggi conosciamo meglio il termine cinese qi, che è presente nel nostro organismo sotto forma di energia soprannaturale, mentale e fisica.

I giapponesi usano un termine equivalente, ki, a cui si attribuiscono le prodezze soprannaturali dei guerrieri ninja e ronin. Il ki, inoltre, scorre nel nostro organismo apportando salute, equilibrio e coscienza superiore.

Questa forza energetica è conosciuta con altri nomi in varie località, come kachina fra gli hopi, wakan tra i lakota e orenda tra gli irochesi. La tradizione egizia parla di un’epoca in cui le persone sapevano smuovere grandi blocchi di pietra con bastoni alimentati da questa energia, e le nazioni indigene del Canada raccontano di una società segreta che costruiva enormi città e macchine volanti alimentate da tale energia. Serge Kahili King, un kahuna o stregone hawaiano, ci dice che il termine polinesiano per indicare questa energia è mana. King impiega anche il termine vril per spiegare questa energia. Le risultanze scientifiche indicano che questo vril è stato usato in tutta la cultura polinesiana per la guarigione, la levitazione, la telecinesi, per camminare sulle braci ardenti e per cambiare forma.

Il prana è presente dappertutto nel cosmo, oltre che ovunque nel nostro organismo. Nel corpo assume cinque forme fondamentali, chiamate vayu, che si muovono in cinque direzioni differenti, ossia svolgono cinque funzioni diverse.

  • Il prana è ubicato principalmente fra l’ombelico e il cuore. Alcuni testi lo collegano soprattutto all’inspirazione e all’espirazione. Questa energia viaggia verso l’alto.
  • L’apana è l’energia vitale discendente associata alla parte inferiore del corpo (sotto l’ombelico) e all’espirazione.
  • Il vyana (che significa “respiro trasversale”) è l’energia vitale che circola nelle membra.
  • L’udana (che significa “respiro in su”) rende possibili le nostre funzioni fisiologiche e la nostra ascesa verso stati di coscienza più elevati.
  • Il samana (che significa “respiro medio”) è ubicato nella regione addominale ed è connesso con il processo digestivo.

Da una prospettiva yoga i vayu più importanti per i processi della kundalini sono prana e apana. Essendo alla base della respirazione, influenzano i movimenti verticali della kundalini. La kundalini si risveglia quando questi due vayu si mescolano e si uniscono, creando una pressione sufficiente a costringere la kundalini a salire. L’unificazione di questi due vayu di solito avviene mediante un insieme di pranayama (respirazione yoga) e uso di bhanda, kriya, asana, mudra e mantra (che esamineremo nel Capitolo 6 quali metodi per coltivare il risveglio della kundalini e gestirne l’ascesa). Alcune persone in realtà costringono la kundalini a salire mediante una tecnica che inverte il flusso ascendente del prana e il flusso discendente dell’apana.

Uno dei grandi dibattiti nel movimento spirituale è capire l’esatto rapporto fra kundalini e prana; in effetti questi termini sono talvolta usati in maniera tanto intercambiabile che è difficile discernere se kundalini e prana costituiscano la stessa forza o forze differenti. La risposta sarà sì, no ed entrambe le cose.

Alcuni esperti ritengono che il prana sia un’energia all’interno della kundalini; che la kundalini, in quanto luce divina, contenga il prana, sebbene il prana al suo interno penetri, sostenga e stimoli il flusso della kundalini. Altri insistono nel dire che la kundalini sia un tipo di prana; che il prana sia un’energia sovrastante analoga a li, qi, ki e simili, contenente la forza femminile della kundalini. Forse sono veri entrambi i concetti.

Possiamo ritenere che, se inattiva (come quando è intenta a sognare alla base della colonna vertebrale), la nostra kundalini sia più piccola della nostra forza vitale o incorporata al suo interno. Dopo tutto, se per essere vivi dipendessimo dal flusso completo della kundalini, molti di noi sarebbero morti o perennemente addormentati. Ovviamente, a mantenerci vivi e vegeti è qualche sorta di forza vitale, e questa sarebbe il prana, sostenuta dal sussurro della kundalini assopita. Quando la kundalini inizia la sua ascesa attraverso il corpo, acquista velocità. Il prana, al pari di altre energie, ora nutre la kundalini. Quando si accende il varia luce della nostra kundalini, quest'ultima diviene più cosciente, e noi pure. Quando la kundalini si fonde pienamente con il sacro maschile, noi diventiamo la nostra stessa forza vitale; noi diventiamo vita.

Per quanto questi concetti possano essere causa di confusione, nondimeno sono reali. Descrivono la realtà vera, il mondo spirituale che sta alla base di questo mondo fisico e lo permea tutto. Naturalmente la sedia su cui siamo seduti è “reale”. Altrimenti, adesso saremmo seduti per terra. Che cosa tiene assieme la sedia? Se è per questo, quali forze creative manifestano i nostri pensieri, solleticano i nostri sensi e riempiono la nostra anima con gemme di verità? Molto semplicemente, la risposta è l’energia, o informazione che vibra. Si tratta dell’energia sottile o rapida che compone la kundalini e i vari apparati energetici usati dalla kundalini nel suo ascendere e nel suo tendere alle stelle. Noi possiamo esprimerci pienamente solo quando i nostri canali e centri energetici sono abbagliati dalla kundalini.

Che cosa sono questi canali e centri energetici? Che cosa c’entrano con l’ascesa della kundalini e con il dispiegamento dell’anima? Voliamo un po’ più lontano, questa volta verso le stelle, e vediamo.

Questo testo è estratto dal libro "Kundalini Energia Divina".

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