L'Amore Non Fa Soffrire - Anteprima - Ettore Amato
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L'Amore Non Fa Soffrire - Anteprima del libro di Ettore Amato

7 Strategie per non ammalarsi d’amore

La domanda più difficile

«Mi hanno chiesto di spiegare cos’è l’amore, ma è come chiedere che sapore ha la Nutella».

Che cose l’amore? Tra tutte le domande che possano farmi, credo che questa sia una delle più difficili e complesse alla quale rispondere. Erich Fromm affermava che l’amore è un’arte e come tale va studiato e appreso. Per vivere l’amore nel miglior modo possibile, si dovrebbe conoscerne i meccanismi e le dinamiche, ma purtroppo questa non è la convinzione comune.

Oggi, la maggior parte delle persone è convinta che l’amore sia una serie infinita di emozioni e che una relazione felice sia solo questione di fortuna o almeno, in gran parte, sia dovuta al caso. Qualcuno, arriva perfino a tirare in ballo il destino o altre forze sovrannaturali.

Se anche tu sei tra queste persone convinte che vivere un amore nella maniera migliore e più felice possibile sia solo questione di fortuna, farai bene a continuare a leggere. Alla fine di questo libro, potresti cambiare completamente il tuo pensiero e comprendere che imparare a essere felici in amore è davvero un’arte.

Se invece credi che la tua felicità in amore dipenda in gran parte da te, dai tuoi pensieri e dai tuoi comportamenti, allora alla fine del libro avrai rafforzato questa convinzione e avrai appreso sette strategie che ti permetteranno di essere ancora più consapevole che la felicità si sceglie e non è una questione di fortuna, congiunzioni astrali o chissà quali altri sortilegi e incantesimi.

Abbiamo il dovere di essere felici. Io proporrei perfino una legge che imponesse a tutti di cercare la felicità nella propria vita. Sarebbe fantastico se esistesse, per tutti, l’obbligo di essere felici e mi piacerebbe che a scuola venisse introdotta l’ora della felicità. Un’ora durante la quale si parlasse e s’insegnasse ai giovani l’arte di vivere felici e di amare in maniera consapevole.

Tutti vogliamo essere amati

Nella vita tutti vogliamo essere amati e desideriamo avere una relazione felice, ma in pochi sappiamo come fare per realizzare questi desideri. Pochissime persone comprendono che i pensieri che hanno sull’amore incidono fortemente sulla loro vita e sulla loro relazione.

Certo, tutti vogliamo essere amati, ma se la realtà è questa, allora, chi deve amare? L’uomo vuole una donna che lo ami e lo sostenga, la donna cerca un uomo che la capisca e la faccia sentire unica ed entrambi vogliono essere oggetto dell’amore di qualcuno; ma allora questo qualcuno chi deve essere?

Ognuno di noi vuole essere amato e desidera trovare nella relazione e nel partner la soddisfazione a tutti i propri bisogni. Vogliamo che i pensieri che abbiamo sull’amore si realizzino, così come vogliamo e desideriamo che l’altro ci dia amore, ma allo stesso tempo pretendiamo che lo faccia a modo nostro, secondo i nostri desideri e i canoni ideali che abbiamo creato nella nostra testa. Il partner deve farlo con le nostre modalità affettive, seguendo i nostri pensieri e assecondando tutte le nostre credenze.

Nel momento in cui ci convinciamo, anche se attraverso considerazioni e pensieri sbagliati, che la persona che abbiamo incontrato potrebbe in qualche modo soddisfare il nostro bisogno di amore, allora è fatta, abbiamo trovato chi dovrà in tutti i modi renderci felici. Senza ma e senza se, lo deve fare e basta!

Questo pensiero è la causa principale delle sofferenze in amore e per mostrarti chiaramente che cosa intendo, bisogna fare un passo indietro.

Perché scegliamo di condividere la nostra vita con un’altra persona? Ti sei mai posto questa domanda? E soprattutto, è sempre stato così, oppure in passato le cose erano diverse?

Decidiamo di condividere la nostra vita con un uomo o una donna, perché questa persona suscita in noi delle emozioni. Scegliamo sulla base dei nostri bisogni e a quanto questi siano soddisfatti. L’altro diventa un oggetto che deve darci piacere.

Amore e storia

Lo so, messa in questi termini, l’amore perde un po’ quel senso di romanticismo che gli attribuiamo, ma la verità, anche se dura o difficile da accettare, è questa. Del resto, da me sentirai sempre e solo la verità. Niente zuccherini o paroline dolci a cui forse ti hanno abituato, ma che non ti permettono di vedere davvero come stanno le cose. Adesso, rifletti per un attimo e chiediti perché hai scelto proprio quella persona nella tua relazione precedente o in quella attuale. Prima di continuare a leggere, fermati un attimo e pensaci. Quando faccio questa domanda, durante i seminari o le sessioni singole, le persone hanno difficoltà a rispondermi. Ci pensano e poi mi dicono che hanno scelto quella persona perché stavano bene con lui o con lei. Molte volte aggiungono che si sentivano amate, desiderate, speciali e uniche.

Quasi tutti parlano delle emozioni che l’altro gli ha fatto vivere e provare ed è proprio per questo che è stato scelto. Non hai forse scelto anche tu il tuo partner per questo motivo? Per il modo in cui l’altra persona ti ha fatto sentire? Per le emozioni che ha suscitato in te e che appagavano i tuoi desideri? Probabilmente sì! Hai scelto il tuo attuale compagno o quello precedente, per tutte le emozioni che ti ha fatto provare e non per quello che era realmente. Hai scelto quella persona per soddisfare un tuo bisogno, per ottenere un vantaggio e dei benefìci emotivi e il tuo partner, probabilmente, ha scelto te per gli stessi motivi. Anche se oggi abbiamo attribuito alla relazione e all’amore una nuova veste, adornandoli di romanticismo, forse li abbiamo idealizzati più del dovuto. Alla fine, per la maggior parte di noi, la scelta del partner è ancora una questione di benefici. Vogliamo ottenere un vantaggio dalla persona che abbiamo accanto.

Per molti popoli dell’antichità e perfino in tempi recenti, il matrimonio è stato visto semplicemente come l’unione di due persone per ottenere maggiori benefìci per sé e per le rispettive famiglie. I re sposavano le figlie di altri re per aumentare il proprio potere e rafforzare il dominio sui popoli; i nobili si univano in matrimonio con altri nobili per accrescere o mantenere intatte le proprie ricchezze e in pratica i matrimoni omogamici, cioè di persone appartenenti alla stessa classe sociale, sono rimasti la regola fino agli inizi degli anni Cinquanta.

I romani avevano regolamentato le unioni con una legge, lo Ius Connubii, che sanciva la capacità di contrarre matrimonio solo tra individui della stessa classe sociale.

I popoli primitivi sceglievano il proprio compagno sulla base delle capacità personali e delle caratteristiche fisiche. Gli uomini preferivano donne con i fianchi larghi e seni prosperosi che si ritenevano essere più fertili, mentre le donne si contendevano gli uomini più forti o con posizioni predominanti che potessero proteggerle dai pericoli e garantire ai piccoli una vita più sicura.

Quindi è chiaro che l’amore e le relazioni in ogni epoca e per ogni razza, civiltà o singolo individuo, siano sempre state viste come valide e produttive, solo se hanno avuto la capacità concreta di generare un “vantaggio”. Prima, questo beneficio era maggiormente orientato a mantenere o migliorare il proprio status, mentre oggi che la condizione sociale è più omologata rispetto al passato, il vantaggio principale che si cerca nell’altro è legato prevalentemente all’emotività.

Nella società moderna, l’amore non è più visto o vissuto come un mezzo per mantenere il proprio status sociale o per preservare grandi ricchezze, non serve solo a generare eredi o a proteggerci dai pericoli del mondo. Oggi, per molte persone, l’amore è ritenuto l’unica maniera per sfuggire alla solitudine e all’isolamento nel quale ogni giorno la vita ci spinge.

Non riusciamo più a stare da soli e cerchiamo nell’amore e in un compagno, un sollievo a questo malessere. Desideriamo sfuggire in ogni modo alla paura e al disagio opprimente che genera la solitudine. Smartphone, tablet, computer, social, chat, siti d’incontri e tutta la tecnologia moderna, riescono solo in parte ad alleviare questa paura, ma alla fine l’amore è l’unica àncora di salvezza alla quale vogliamo davvero aggrapparci.

Facciamo di tutto per soddisfare il bisogno di sentirci amati e allontanare da noi il timore di restare soli. Per questo, abbiamo finito per attribuire all’amore meriti che non possiede o colpe di cui spesso non è responsabile. Cerchiamo nell’amore tutto quello che non riusciamo a trovare o ad avere nella nostra vita e se quello che desideriamo non arriva, allora siamo pronti ad addossare al povero Cupido tutte le colpe della nostra sofferenza.

L’Amore fa soffrire - Alessia

«Si dice che l’amore fa soffrire, ma è la sua mancanza a fare male».

Alessia è una ragazza giovane e come molte ragazze della sua età è alla ricerca dell’amore perfetto. Desidera una relazione che le faccia battere forte il cuore. Vuole vivere l’amore raccontato dai film, quello eterno e indistruttibile. Ha già vissuto qualche storia. In alcune ha pianto fino a non poterne più, mentre in altre ha riso o ha fatto piangere qualcuno. Quando arriva da me, ha vissuto una grande delusione. La sua storia è finita da poco e le lacrime ancora non si sono esaurite. Guardandola in viso, si vede che sta attraversando un momento difficile. Gli occhi sono lucidi e le occhiaie, anche se coperte abilmente da uno strato di fondotinta, abbracciano i suoi grandi occhi neri.

Mi fa sempre una grande tenerezza vedere delle ragazze così giovani struggersi per un amore che, nella maggior parte dei casi, dimenticheranno dopo pochi mesi. Hanno tutta la vita davanti e vederle soffrire così tanto per la perdita di un amore troppo idealizzato nella loro testa, mi sembra davvero uno spreco di gioventù.

L’Amore fa soffrire - Giulia

Giulia invece di anni ne ha qualcuno in più. È una donna con un matrimonio alle spalle e una serie di relazioni finite tutte seguendo un copione già visto. Quando arriva da me, mi dice subito che per lei “gli uomini sono tutti uguali” e ha deciso di rinunciare all’amore perché vuole smettere di soffrire. Piuttosto preferisce stare da sola.

Mentre lo dice, deglutisce quasi come a voler ingoiare un rospo troppo grosso da mandare giù. Molte volte diciamo delle cose con la bocca, ma nel profondo sappiamo benissimo che sono soltanto delle misere bugie che raccontiamo agli altri e a noi stessi. Mi parla dei suoi uomini. Alcuni l’hanno usata, mentre altri l’hanno illusa, ma tutti si sono presi gioco di lei, facendole promesse che poi non hanno mantenuto.

L’Amore fa soffrire - Mauro

Mauro è un uomo di quelli che non devono chiedere mai. Fisico atletico, sempre impeccabile nel suo abito e con un ottimo lavoro da dirigente presso una famosa multinazionale. Uno di quegli uomini che molte donne definirebbero un “buon partito”.

Quando ci incontriamo la prima volta, mi stringe la mano e sorride, ma i suoi occhi non sono felici. Mi racconta che, dopo quindici anni di matrimonio, la moglie l’ha lasciato per un suo collega di lavoro.

Quando è andata via, gli ha detto che si sentiva trascurata. Lui era sempre al lavoro e lei aveva bisogno di attenzioni e di sentirsi amata.

Mauro la vedeva in maniera diversa. Mi ha raccontato che tutto quello che aveva fatto, era stato per lei. Tutte le giornate trascorse a lavorare, l’impegno e i sacrifìci per arrivare a occupare quel posto di responsabilità, erano per garantire alla moglie una vita serena. Per darle una sicurezza economica. Voleva che avesse una vita tranquilla e agiata, ma ora è stato ripagato così. Lei lo ha abbandonato per un altro uomo, un suo collega di lavoro che guadagna un decimo di quello che è il suo stipendio da dirigente.

Analisi delle storie

Alessia, Giulia, Mauro: storie come tante, magari anche come la tua o come quella di qualcuno che conosci. Sono persone di età diversa, di cultura ed esperienze diverse, ma tutti accomunati dalla stessa sofferenza e dalla stessa grande e terribile convinzione che “l’amore fa soffrire”.

Questa è una delle credenze più diffuse e devastanti che abbiamo sull’amore. Pensare che l’amore faccia soffrire è come dire che respirare ti uccide perché l’ossigeno è un veleno.

Questa è la prima convinzione che devi cancellare dalla tua mente. Abbiamo tantissimi pensieri e convinzioni sull’amore che possono in qualche modo danneggiare la nostra vita sentimentale e relazionale, ma questa è davvero la peggiore che puoi avere installata nel tuo cervello. Condiziona tutti i tuoi pensieri e incide fortemente sulle tue azioni.

Come mai sempre più persone hanno questa convinzione? Perché a prescindere dall’età, dal sesso e dalla condizione sociale molti credono che l’amore faccia soffrire?

Ognuno di noi, durante la propria vita, fa delle esperienze. Alcune sono dirette, altre sono vissute in maniera indiretta. Quelle dirette sono i fatti che vivi in prima persona. Queste esperienze sono accadimenti nei quali sei coinvolto o ai quali prendi parte in maniera più o meno attiva. Quelle indirette, invece, possono essere esperienze raccontateci da altri o vissute dall’esterno, ma delle quali veniamo a conoscenza perché chi le ha vissute, ci dà la sua versione dei fatti.

La persona che ci racconta un’esperienza potrebbe averla vissuta personalmente, oppure anche a lei potrebbe essere stata raccontata da qualcun altro, che a sua volta, potrebbe averla appresa da altre fonti e così via. In questo modo sono nate molte leggende metropolitane. Elio e le storie tese ci hanno scritto anche una canzone: Mio Cugino. La doppia G è voluta e ti consiglio di ascoltarla. È illuminante.

Se a tutto questo aggiungi che, ogni volta che raccontiamo qualcosa, siamo portati a inserire nel racconto alcune delle nostre convinzioni e dei nostri punti di vista, eliminando e modificando una parte dei fatti realmente vissuti, dovrebbe esserti chiaro come molte delle credenze che abbiamo siano del tutto falsate e condizionate da convinzioni e interpretazioni puramente personali di chi ci ha raccontato gli eventi.

Durante un seminario a Torino, Stefania, mi ha raccontato un’esperienza che ha vissuto quando era adolescente.

Il padre, Giorgio, ebbe un’opportunità di lavoro all’estero. L’azienda per la quale lavorava, una grossa fonderia di Milano, gli aveva proposto di trascorrere un anno in Argentina. Era un operaio specializzato e gli avevano chiesto di formare i tecnici della nuova sede che stavano aprendo in quel paese.

L’offerta che gli proponevano era molto allettante: il doppio dello stipendio, vitto e alloggio, oltre a una lunga serie di benefit. Dopo averne parlato con la moglie, Giorgio aveva deciso di accettare e, anche se a malincuore, era partito per fare questa esperienza lavorativa in Argentina. Tornava una volta al mese e trascorreva una settimana a casa con loro. Per i primi sei mesi tutto era andato bene, nonostante la lontananza e la grande malinconia che provavano quando dovevano salutarsi.

Giorgio chiamava a casa quasi tutti i giorni, ma a un certo punto le telefonate iniziarono a diminuire e a diventare sempre più brevi. Anche la settimana che l’uomo trascorreva in Italia, non era più così regolare. Troppo lavoro, tanti scioperi, linee telefoniche disturbate. Questo era quello che lui ripeteva alla moglie per giustificare il suo comportamento, fino a quando non trovò il coraggio per dirle che aveva conosciuto una donna di Buenos Aires e si era innamorato di lei. Aveva deciso di restare in Argentina e non tornare più in Italia.

Questa esperienza, vissuta da Stefania a quindici anni, ha condizionato tutti i suoi pensieri sull’amore. Alcune delle sue storie sono finite perché lei non ha fiducia nei rapporti a distanza e non vuole avere relazioni con uomini che viaggiano per lavoro. Non riesce a fidarsi di loro.

Quello che è accaduto ai suoi genitori, ha pesantemente influenzato la sua vita affettiva. Per lei adesso, ogni uomo che si allontana da casa per lavoro è un potenziale traditore. Se da una parte questa sua paura è comprensibile, dall’altra le impedisce di vivere i rapporti con la giusta serenità. Le cause di una separazione non possono essere attribuite completamente alla lontananza o a una trasferta di lavoro.

Adesso probabilmente starai pensando che se il padre di Stefania non fosse andato in Argentina, non avrebbe di certo incontrato un’altra donna e lui e la moglie starebbero ancora insieme. Certo, potrebbe essere così oppure potrebbero essersi comunque lasciati. Potrebbe perfino essere stata lei a lasciare lui e potremmo trovare altre mille ipotesi tutte altrettanto valide, poiché non avremo mai la prova contraria.

Il rapporto tra i genitori di Stefania poteva già essere in crisi, magari l’uomo non amava più la moglie e non aveva il coraggio di affrontare la situazione, oppure avrebbe potuto incontrare un’altra donna al supermercato, in vacanza o in qualunque altro luogo qui in Italia. Potrei proporti altre decine d’ipotesi e tutte sarebbero valide ugualmente.

La vita e le scelte

Nella vita facciamo tutti delle scelte che in qualche modo influenzano la nostra realtà e quella di chi è intorno a noi, ma non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se ne avessimo fatte altre.

L’unica cosa certa è che quell’uomo si era innamorato di un’altra donna. Probabilmente in lei aveva trovato qualcosa che la madre di Stefania non aveva o forse aveva semplicemente trovato il coraggio di fare quello che non confessava nemmeno a se stesso. Tutto il resto è solamente accidentale.

Conosco persone che non uscivano mai da casa, che non conoscevano in pratica nessuno, che sono andate in vacanza per venti anni sempre nello stesso posto, facendo sempre le stesse cose e conducendo una vita talmente noiosa che in confronto a loro una suora di clausura è una che si gode la vita, eppure è accaduto che si sono innamorate dell’amico del marito o della madre del compagno di scuola del figlio.

Non conta chi sei, non conta cosa fai e che vita conduci, certe cose accadono se non vivi bene con te stesso e con il tuo partner. Puoi nasconderlo forse agli altri e per un po’ anche a te stesso, ma quel disagio in qualche modo troverà il modo di esplodere oppure ti condannerà a una vita di tristezza e infelicità fino alla fine dei tuoi giorni.

Ricorda sempre che non è l’amore che fa soffrire, ma è la sua mancanza a farci soffrire o il modo in cui lo viviamo.

Questo testo è estratto dal libro "L'Amore Non Fa Soffrire".

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