L'Anima e il Suo Potere - Manuela Pompas - Estratto
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L'Anima e il Suo Potere - Anteprima del libro di Manuela Pompas

La realtà invisibile

La realtà invisibile

«Tutte queste esperienze sono meravigliose. Vagavo una notte dopo l’altra in uno stato di purissima beatitudine circondato da immagini di tutta la creazione»
(C.G. Jung)

Di fronte al mistero, o meglio al mondo oggi definito paranormale (sarebbe meglio usare il termine psichico, come nei Paesi anglosassoni), si possono avere due atteggiamenti diversi, che tuttavia possono convivere: da una parte c’è quello della ricerca scientifica, che studia ogni fenomeno in tutti i suoi aspetti, pretendendone la ripetitività, ricercando le leggi che lo regolano, sottoponendo l’individuo che lo produce a infiniti test, osservandone il cervello, coinvolgendo in un lavoro di équipe fisici, chimici, medici, psicologi.

Dall’altra parte c’è l’atteggiamento del singolo, al quale non compete il rigore scientifico, che non deve e non può dare spiegazioni altamente specializzate e non deve convincere nessuno.

Per l’uomo comune l’universo del paranormale assume un significato valido solo se può fornirgli chiavi esistenziali, risposte sul piano metapsichico, che gli permettano di trovare la direzione da prendere nel suo cammino individuale per migliorare se stesso e procedere sulla strada dell’evoluzione.

Esistono mondi paralleli?

La teoria delle stringhe

Del resto la scienza ha ancora molti limiti, non solo perché studia una fenomenologia che riguarda l’anima con gli strumenti che servono solo per sondare il piano della materia, ma perché spesso ricerca ciò che già conosce e rifiuta ambiti considerati metafisici o paranormali. Anche se oggi esistono apparecchi molto sofisticati che rilevano le nostre frequenze e possono interagire con psiche ed emozioni.

Una ricerca ha avuto un input importante già negli anni Settanta, grazie all’astronauta americano Edgar Mitchell, scomparso nel febbraio 2016. Quando uscì dalla NASA, nel 1973, fondò l’Istituto di Scienze Noetiche (IONS) per studiare, grazie all’aiuto di alcuni scienziati di varie discipline, il potenziale mentale, gli stati di coscienza e la psicologia transpersonale, che nella sua classificazione comprendeva anche POOBE (out of the body experience), la NDE (near death experience o coma lucido), la medianità e la reincarnazione. Dall’inizio del suo interessante e proficuo lavoro sono passati più di quarantanni ma, soprattutto in Italia, questi lavori sono noti a poche persone.

Circa dieci anni fa, mentre frequentavo la facoltà di Psicologia all’Università di Milano Bicocca, feci un esperimento legato all’attenzione, in cui dovevo schiacciare il mouse ogni volta che appariva una lueina sullo schermo del computer. Entusiasta, dissi all’assistente: «Magnifico, con questo apparecchio si potrebbero fare esperimenti di telepatia e precognizione». E lui, con disprezzo e un’aria supponente: «Ma signora, qui siamo in una Università scientifica!». «Beh», gli ho risposto seccata, «alla facoltà di Psicologia dello Stanford University, scienziati, sensitivi e studenti hanno portato avanti questi esperimenti fin dagli anni Settanta». Per fortuna qualcosa sta cambiando, grazie ad apparecchiature più sofisticate - oggi in mano soprattutto ai russi e anche... ai servizi segreti - ma anche a un’apertura mentale più ampia, a persone che stanno attivando la loro intuizione e la loro spiritualità. E un giorno queste barriere potranno essere abbattute.

Noi siamo nella civiltà della mente sinistra, usiamo cioè soprattutto l’emisfero sinistro, che è quello della razionalità. Dovremo imparare a usare l’intuizione, la sensitività che ognuno possiede anche se a livello latente. Infatti, come tutti possediamo la vista e l’udito sul piano fisico e possiamo sviluppare facoltà mentali come la memoria, l’attenzione e la volontà, così in teoria tutti potremmo vedere e udire sui piani più sottili, in dimensioni parallele a quella materiale.

E anche qui la scienza sta facendo passi da gigante: c’è persino chi ipotizza che si possa vivere contemporaneamente su universi paralleli. Sono ipotesi collegate alla teoria delle stringhe. «E, sicuramente, l’inizio di una nuova era», scrive il giornalista-matematico Sergio Ragaini su Karmanews.it. «Tutta la materia, come noi la conosciamo, ma anche tutte le forze, intese come particelle mediatrici delle stesse, possono essere rappresentate come stringhe vibranti, le quali vibrano sino a 26 dimensioni, come dedotto anche dal fisico russo Aleksandr MarkovicPoljakov, noto per l’equazione che da lui prende il nome e va a definire le dimensioni dell’universo. Non a caso, per Poljakov, ogni stringa definisce quello che viene detto worldsheet, vale a dire “foglio di mondo”. È come se una stringa definisse una sezione di mondo, che poi si mescola ad altri mondi possibili. La teoria delle stringhe porta un concetto rivoluzionario. Infatti, vedere il mondo come insieme di stringhe vibranti significa affermare che solo una vibrazione contraddistingue forze, forme, tipi diversi di materia. Basta cambiare la vibrazione e tutta la materia, come noi la intendiamo, può cambiare, trasformandosi in forza, in energia. 0 in materia completamente diversa. Forse, la stringa rappresenta il modo per poter unificare la fisica in tutte le sue parti. Il nostro stesso universo potrebbe essere supersimmetrico ad un altro universo: questo significherebbe che il nostro universo di forme è supersimmetrico ad un universo di forze. Addirittura, potremmo arrivare a pensare che l’universo in cui viviamo sia costituito dalle forme-pensiero elaborate in un altro universo, supersimmetrico a questo».

Oggi sappiamo che possiamo esplorare l’altra dimensione anche con i viaggi extracorporei. E quindi è come se in quel momento vivessimo con il corpo addormentato nella dimensione materiale e con il nostro doppio energetico in una dimensione sottile. Nello stesso modo potremmo vivere a livello mentale su altre dimensioni, su altri mondi che non conosciamo, cosa che in parte avviene nei sogni. Dinamiche oggi esplorate soprattutto dalla fantascienza, come ad esempio nel bellissimo film Interstellar, dove il protagonista, viaggiando nello spazio-tempo, ritorna dal futuro.

Una cultura materialistica

Potremmo dire, con un’autocitazione, che a livello latente tutti siamo sensitivi, possediamo cioè quelle facoltà che la parapsicologia definisce extrasensoriali (che non riguardano cioè i cinque sensi, ma sono legate agli organi sensori dei corpi sottili) e che non sono poi così anomale come molti sono portati a pensare, tanto che in alcuni casi le manifestano persino gli animali.

Uno dei motivi per cui non le usiamo e non facciamo niente per svilupparle (oltre al fatto che non sappiamo di averle) è di ordine culturale. Nelle nostre scuole vengono fornite solo nozioni che riguardano la vita fisica dei regni minerale, vegetale e animale. Dell’uomo apprendiamo da una parte tutto ciò che concerne il suo organismo, il suo veicolo materiale, e dall’altra studiamo i suoi pensieri, la sua storia, le sue azioni. Scienze naturali e filosofia, fisica e letteratura ci vengono proposte come materie distinte e questa separazione contribuisce a creare in noi un’immagine dell’uomo profondamente lacerata, dicotomizzata, quasi non esistessero legami tra mondo materiale, mentale e spirituale. Persino la psicologia si limita a fare un lavoro di osservazione, per quanto importante, descrivendoci istinti, emozioni, sentimenti, senza risalire all’essenza dell’uomo e della vita universale. Per non parlare della fede, che per molti riguarda solo il rapporto con la propria confessione religiosa e che non ha niente a che vedere con la vita quotidiana. Abbiamo perso, insomma, il concetto di unità dell’uomo, quella che in parte la medicina psicosomatica tenta di recuperare. Anche se siamo arrivati sulla luna, se abbiamo scomposto l’atomo in particelle infinitesimali, non sappiamo ancora come nasce la vita, come si origina un pensiero, un’emozione; né sappiamo spiegare come mai esistono tante differenze tra uomo e uomo, tra etnia ed etnia: la teoria darwiniana non è certo sufficiente, dato che spiega l’evoluzione solo in linea “orizzontale” prendendo in considerazione solo la genetica, ignorando l’evoluzione “verticale”, che riguarda lo spirito. Né tantomeno abbiamo ancora risposto al quesito che ci si pone da secoli: da dove veniamo e dove stiamo andando?

Insomma, nella nostra educazione manca tutto l’insegnamento esoterico, iniziatico, che potrebbe modificare profondamente la concezione che abbiamo dell’uomo, dell’universo e della vita stessa, arricchendo di nuovi orizzonti la scienza, la medicina, la psicologia.

Eppure, nei secoli, grandi uomini ci hanno fornito alcune chiavi di lettura della realtà, che abbiamo interpretato solo come proposte filosofiche o poetiche. Platone (per non parlare degli Egizi e degli Indù) ci aveva già aperto uno squarcio sull’invisibile con il suo mondo delle idee, la teoria della rinascita, il mito della caverna. Dante ci ha fornito un altro squarcio di Verità sulle leggi che regolano la vita e il mondo dell’aldilà; ma poi, pur chiamandolo il Divino Poeta, consideriamo la sua opera solo dal punto di vista letterario. Altri uomini hanno seguito la strada iniziatica rivelandoci in parte le loro scoperte: Leonardo, Galileo, Newton, Bacone, Edison, e la lista è lunghissima. Eppure abbiamo dimenticato la maggior parte dei loro insegnamenti, arrivando oggi a una visione materialistica del mondo e rifiutando la parte metafisica; malgrado il progresso tecnologico, le conquiste scientifiche e sociali, non sappiamo leggere al di là del piano più esteriore, totalmente abbagliati da Maya, il mondo illusorio.

Così, quando ci parlano di spiriti e fantasmi, sorridiamo con sufficienza oppure ci proibiamo di ascoltare. E se uno dei nostri figli ci racconta di avere un amico invisibile, di aver visto uno dei nonni tornare dal regno delle ombre per tenergli compagnia e raccontargli ancora le favole, lo guardiamo con affetto sapendo, dall’alto della nostra esperienza, che queste sono solo fantasie infantili, forse il bambino ha più bisogno di stare in mezzo ai suoi compagni. Anni fa succedeva di peggio. Se un figlio raccontava di aver visto... nell’invisibile, veniva portato dall’esorcista o dallo psichiatra, che lo riempiva di psicofarmaci e qualche volta ricorreva anche all’elettroshock.

E così non sappiamo guardare oltre. Del resto, per sapere occorre che qualcuno ci fornisca il materiale di studio: come arrivare a utilizzare per esempio le nostre facoltà se nessuno ci indica che esistono, anzi se a volte vengono addirittura negate? È come avere in casa un telefono e non sapere a che cosa serve. Non formeremo mai i numeri e non potremo mai comunicare col mondo esterno se nessuno ci spiega come usarlo.

«Le nostre percezioni del mondo, degli altri, di noi stessi... sono costruzioni arbitrarie», scrive Charles Tari1. «Benché queste costruzioni debbano avere un minimo contatto con la realtà fisica per permettere la sopravvivenza, la maggior parie delle nostre vite viene spesa in una realtà di consenso. Vedere le cose secondo questa realtà serve a mantenere insieme una cultura, ma costituisce un grosso ostacolo alla comprensione personale e scientifica della mente». Ed estendendo la sua considerazione, anche della realtà.

Questo testo è estratto dal libro "L'Anima e il Suo Potere".

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