L'Aristocrazia Nera - Riccardo Tristano Tuis
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L'Aristocrazia Nera - Anteprima del libro di Riccardo Tristano Tuis

La storia dell'impero del leone alato

L’impero del leone alato

«L’attuale struttura geopolitica mondiale affonda le sue putride radici nei grandi imperi antichi, soprattutto l’Impero Romano e la Serenissima Repubblica di Venezia, quest’ultima espressione della mente barocca e oscura del colonialismo british ante litteram e della Legge dell’Ammiragliato che considera ogni uomo alla stregua di semplice merce».

I Fenici

Qual è il reale motivo dietro al quale il teatro principale di Venezia è stato chiamato “la Fenice”? Se osserviamo le parole inglesi Phoenicians (Fenici) e Venetians (veneziani) balza subito agli occhi il legame. La cosa sembra suggerire che i veneziani siano una discendenza degli antichi Fenici, popolo volutamente misterioso nei libri di storia artefatta che studiamo a scuola. Ci sono molte tesi sull’etimo di “veneto”, c’è chi lo fa derivare dall’indoeuropeo wenet, per indicare i conquistatori indoeuropei provenienti dai Balcani e dal Danubio. C’è chi invece dall’accadico enu e dal semitico ain con il significato di “abitanti accanto al fiume o alla sorgente” o dalla radice celtica vindo, che rimanda al significato di “bianco” o “razza scelta”.

Tutte queste ipotesi rimandano in qualche modo ai Fenici, il popolo (dalla pelle chiara) di navigatori e scienziati, in grado di tracciare le rotte e di navigare di notte, prendendo come riferimento la stella polare e Venere. I Fenici avevano un re, proprio come Venezia e Genova con il proprio doge e un’aristocrazia arricchita dal commercio proprio come a Venezia e a Genova, le due potenti Repubbliche marinare. La sicura navigazione sotto costa dei Fenici stimolava il commercio con le popolazioni locali e dava loro una marcia in più rispetto alle culture più sedentarie e meno aperte ai contatti. Non solo, come a malincuore gli storici iniziano ad ammettere, la navigazione preistorica portò i Fenici a navigare anche l’Oceano Atlantico come si evince dagli scavi nel sito archeologico della Tomba dei giganti di Augusta, Kentucky, negli Stati Uniti, in cui oltre a scheletri di inaudite dimensioni è stato rinvenuto un simbolo della dea Tanit la cui manifattura rimanda all’iconografìa levantina (area mediterranea sotto l’influenza fenicia). Questa raffigurazione della dea “faccia di Baal” (uno degli epiteti di Tanit), sembra suggerire come questo misterioso Popolo del mare avesse colonizzato anche le civiltà amerinde oltre che quelle euro-asiatiche.

Il termine della fenice

Il termine con cui si designava questo popolo di navigatori fu phoinikes, dal greco phoinix, vale a dire “rosso porpora”. Le antiche fonti rilevano che i Fenici impiegavano i gusci dei murici per ottenere il pigmento rosso-porpora. Il rosso è un colore distintivo delle classi di comando, dalla gerarchia ecclesiastica ai reali, fino ai dogi e alla classe di comando veneziana e genovese; la toga era rossa anche per i senatori e per i consiglieri ducali veneziani. Il cosiddetto “rosso veneziano”, tonalità leggermente più scura dello scarlatto, sembra proprio rimandare all’antico retaggio fenicio.

Il rosso simbolicamente è il colore della dea dell’amore, Venere, ma anche il colore del sangue e del sacrifìcio umano richiesto nella cosmogonia fenicia che influenzò gli dèi solari o lunari delle religioni monoteiste e politeiste. Non è un caso che la parola “Cananei”, riferentesi ai popoli stanziati negli attuali territori di Palestina, Libano, Israele, Siria e Giordania, significhi “rosso porpora”. I Cananei erano un’ennesima discendenza fenicia la cui lingua era indistinguibile da quella dei loro padri.

Ci sono profondi legami tra i Fenici e la creazione delle religioni perché questo popolo fu connesso all’aristocrazia egizia e a quella dei popoli mesopotamici. I Fenici sembrano essere le ceneri risorte di una civiltà prediluviana planetaria, sembrano essere letteralmente il filo rosso, l’anello di congiunzione che ha legato popoli distanti migliaia di chilometri con comuni cosmogonie, simbologie, miti, architetture, omologie fonetiche, toponimi e know how.

I Fenici erano abili diplomatici e sotto il dominio assiro e dei re babilonesi conseguirono la propria autonomia. La loro strategia era quella di pagare i tributi per continuare a commerciare anziché scontrarsi in modo diretto con gli eserciti rivali. Il professor Laurence Austine Waddell e storici alternativi come Ignatius Donnelly e Comyns Beaumont vedono questo popolo di navigatori come un popolo ariano proveniente dall’Inghilterra. Per questi storici i Fenici hanno dato origine a Bretoni, Scoti e Anglosassoni. Il primo re fenicio fu Tur, da cui è derivato il norreno Thor e il nome Arturo. Michael Tsarion, divulgatore e studioso di simboli, nell’opera The Irish Origins of Civilization, sostiene come uno dei termini che i Fenici impiegarono per descrivere se stessi era la parola Bharat, Barata, o Parats, mentre una delle più importanti dee fenicie era conosciuta come Brit Ana, “Signora delle Acque”; ed è da questi termini che prende il nome la terra dei loro antenati: la Gran Bretagna.

Ralph Ellis, nel suo Scota: Egyptian Queen of the Scots, dipinge i Fenici come i padroni degli oceani, gli architetti più esperti del mondo nonché abili commercianti e astronomi, e non esisteva una civiltà antica in Europa e in Asia che non fosse stata influenzata da loro, specie per i popoli mesopotamici e gli Egizi. I Fenici costituirono gli equipaggi delle flotte egizie (quest’ultime giunsero anche nelle Canarie e diedero origine al popolo dei Guanchi) svolgendo un ruolo primario.

Fenici e l'Egitto

S’ipotizza che la prima dinastia d’Egitto fosse composta da re fenici e la lingua egizia e quella fenicia erano sorprendentemente simili. Di fatto si ritiene che la lingua dei Fenici non fosse un dialetto egiziano, come la maggior parte degli studiosi sono abituati a credere, bensì che la lingua egizia derivi dalla prima. Il termine “fonetica” deriva dai Fenici, il loro alfabeto presenta una fortissima somiglianza con quello venetico, aramaico, etrusco, sabino, runico, ecc. palesando un’unica sorgente da cui poi tutti si sono diversificati. Si racconta che gli antichi testi egizi descrivevano i Libici (Fenici) come gente di pelle bianca, dai capelli biondi o rossi e dagli occhi azzurri, e addirittura si narra di come il Faraone Ramsete II avesse i capelli di questo colore. Che sia dalla pigmentazione dei capelli della classe dominante fenicia che il rosso è divenuto il colore che rappresentava il comando e la regalità?

William Fink, nel suo Classical and Biblical Records Identifying the Phoenicians, fa notare come Virgilio nell ’Eneide descrisse la Regina cartaginese Didone come una fenicia bionda e bellissima.

Questi tratti somatici rimandano inevitabilmente ai popoli dei mari del Nord e molte culture antiche mesoamericane o sudamericane hanno rappresentato i loro dèi con la pelle bianca e gli occhi azzurri, tra cui Kukulkàn dei Maya, Viracocha degli Inca e Quetzalcóatl degli Aztechi. Si narra che Quetzalcóatl (quetzal, “uccello”, coati, “serpente”) dio della stella del mattino (Venere), fosse il gemello di Xolotl, dio della stella della sera (Venere). Quetzalcóatl fu conosciuto come il dio che donò il mais al genere umano, ideatore dei libri e del calendario e considerato il simbolo della morte e della resurrezione, elementi che i Fenici sembra trasmisero alle molte culture con cui entrarono in contatto. Quetzalcóatl ricorda in alcuni aspetti la divinità egizia Thot, simbolizzato da un altro uccello, l’ibis, o da Osiride, il dio morto e risorto che tra i molti titoli aveva anche quello del Signore delle stelle (lapide della XVIII dinastia) importantissime nella navigazione notturna. Nel mito di Osiride si narra che la sua tomba fosse un’isola (un velato riferimento ad Atlantide?) anche se nel suo monumento funerario si cita un cedro, albero tipico del Libano, mentre nella leggenda osiriana si dice che Iside cercò Osiride in una città libanese, luogo noto per essere terra fenicia.

Il modello della divinità della resurrezione, rappresentato da Quetzalcóatl/Osiride, è legato al modello fenicio-cananeo della divinità Baal (nell’area siro-palestinese si narra della morte e resurrezione del dio Baal), al dio risorto babilonese Tammuz e alla divinità risorta sumera Dumuzi. Lo stesso prototipo è stato ripreso in seguito nei culti basati sulla morte e resurrezione con divinità quali Mitra, Dioniso, Adone e infine riadattato dal cristianesimo nella figura composita di Gesù. Proprio come l’alfabeto, le religioni secolari mostrano sempre una stessa sorgente d’origine, probabilmente proveniente dalla classe dominante atlantidea sopravvissuta al diluvio - cataclisma cui tutte le culture del pianeta narrano - che gli storici hanno chiamato “Fenici”. Sembra che questa classe dominante impiegò i suoi simboli e credenze e li “commercializzò” con delle varianti per dar origine a nuovi culti rivisitati e apparentemente antitetici. In sintesi i Fenici possono essere visti come i moderni padri di una religione stellare, lunare (l’aspetto oscuro delle loro divinità) e solare (ossia basata sul fuoco come elemento divino e altresì maligno attraverso l’iconografìa dell’inferno), proprio come le religioni apparentemente monoteistiche e politeistiche più note, tanto che è più di un sospetto il fatto che l’Antico Egitto e la Sumeria non siano altro che colonie fenicio-atlantidee, come lo furono le culture del Mediterraneo a Creta, Cipro e nella penisola italica, che sorsero tutte nello stesso periodo.

I fenici nel saggio Atlantis

Ignatius Donnelly, nel saggio Atlantis: the Antediluvian World, adduce prove filologiche all’idea che i Fenici e i Sumeri fossero i medesimi e oramai da più parti si sospetta che dai superstiti di Atlantide nacquero le diverse etnie chiamate “Fenici, Greci, Cretesi, Egizi, Celti...” e, in generale, “Popoli del Mare”. Tra questi ultimi ricordo come i Libu, stanziatisi nell’attuale Libia, siano rappresentati con caratteristiche somatiche nordiche. Probabilmente questa tribù fenicio-atlantidea, imbastardita nel tempo con le popolazioni semite, si è poi diretta nella Liguria tolemaica e abbia dato i natali alla Repubblica marinara di Genova. Analogamente sembra che nel V secolo d.C. un altro gruppo fenicio si stanziò nella laguna veneziana i cui abitanti divennero noti con il nome di veneziani, coloro che nel tempo crearono una potenza marinara e un impero finanziario basato sul commercio e il prestito personale proprio come fece il gruppo fenicio stanziato a Genova.

I Fenici sono stati il ponte di collegamento tra l’Europa continentale, la Scandinavia, l’Inghilterra, le Americhe, l’Africa e l’Asia Minore, con basi stabili nelle isole e penisole del Mediterraneo quali Creta, Cipro, Grecia e Italia. Si può considerare questo popolo come i pionieri della globalizzazione, cosa che effettivamente i loro discendenti, l’Aristocrazia nera, sta portando avanti nell’agenda del Nuovo Ordine Mondiale, agenda che impiega ogni mezzo per omogeneizzare le diverse culture tra cui il simulacro del nuovo dio, il Consumismo, che da buoni mercanti (di religioni, tecnologia e memi materialisti) hanno innestato nelle persone attraverso il desiderio condizionato di prodotti di consumo superflui. Questo approccio ha portato la società ad essere consumata dal consumismo e l’uomo e la sua anima sono diventati prodotti di consumo usa e getta contenuti in un codice fiscale.

Continua a leggere l'estratto del libro "L'Aristocrazia Nera".

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