L'Invenzione di Dio - Mauro Biglino
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L'Invenzione di Dio - Anteprima del libro di Mauro Biglino

La bibbia non è un libro sacro

L'Invenzione di Dio

Mi sento davvero di affermare che il Dio biblico, l’idea stessa della sua esistenza, le sue caratteristiche, gli attributi che lo connotano, la sua presunta volontà, i suoi obiettivi, le finalità con cui opererebbe, siano frutto di una invenzione.

Probabilmente è la più grande invenzione che una parte dell'umanità - una parte numericamente molto limitata ma dotata di astuzia e intelletto messi a disposizione di obiettivi precisi - ha elaborato e messo in opera per dominare sulla restante parte numericamente molto più estesa.

La parte di umanità dominata è spesso dotata anche delle stesse capacità intellettive, talvolta forse superiori, ma risulta stranamente disponibile a rinunciarvi, pur di avere risposta certa e consolatoria a quella che possiamo sostanzialmente definire la madre di tutte le angosce: la paura della morte.

Il Dio biblico e il mondo spirituale a esso connesso svolgono proprio questa funzione che storicamente e antropologicamente risulta essere spesso irrinunciabile.

In La Bibbia non è un libro sacro (Uno editori, 2013) e La Bibbia non parla di Dio (Mondadori, 2015) ho tentato di documentare, su base testuale e nel pieno rispetto del testo biblico, come il libro "sacro” per eccellenza non si occupi di Dio.

Come potrebbe occuparsene visto che è stato scritto in una lingua (l’ebraico) che non contiene neppure i termini che costituiscono il fondamento di ogni discorso teologico?

Nell’ebraico biblico, infatti, non esiste il termine che significa “Dio” nel senso comunemente inteso di “entità spirituale trascendente, onnipresente, onnisciente, onnipotente"...

Questi concetti sono il tipico prodotto del pensiero greco-ellenistico, non appartengono alla concretezza del pensiero originario di quel popolo che ha avuto rapporto con l’individuo di nome Yahweh.

Nell’ebraico biblico non esiste il verbo che significa “creare”, meno che mai “creare dal nulla". Rimando ai libri citati e in particolare al testo Non ce creazione nella Bibbia (Uno editori, 2012) l'esame del significato del verbo "bara" che viene impropriamente tradotto con “creare".

L'assenza del termine "Dio” e del verbo che indica l'atto della creazione (che di Dio sarebbe l’azione principale) si accompagna all'assenza di un altro dei concetti fondamentali e irrinunciabili per ogni elaborazione di ordine teologico: quello di “eternità".

Il termine ebraico che viene tradotto con "eternità" indica infatti esclusivamente una "durata molto lunga nel tempo", come si evince dagli stessi dizionari, uno dei quali - il Dizionario di ebraico e aramaico biblici di Philippe Reymond - raccomanda espressamente di non tradurre quel vocabolo con "eternità". Quel termine contiene anche il concetto della non identificabilità della durata di quel tempo di cui si parla: ma si tratta sempre di tempo e mai di eternità senza tempo.

Ma se la lingua in cui è scritto il testo biblico non possiede i termini fondamentali su cui si fonda necessariamente ogni struttura religiosa, da dove proviene quell’idea del Dio biblico che ha pervaso l’intero pianeta e alberga nelle menti di più di due miliardi di persone che si dicono certe della sua esistenza?

Dalla invenzione appunto; non solo: da una delle più articolate, ricche, ben orchestrate, intelligenti invenzioni che l'umanità abbia mai conosciuto. Un'invenzione i cui contenuti sono veicolati in modo ossessivo, pervasivo, coinvolgente, diretto e indiretto, a livello conscio e inconscio; sono inculcati sin dai primi anni di vita di ogni essere umano che nasce all’interno del corpus sociale che ha accettato l'invenzione di Dio come elemento strutturale e portante della sua stessa esistenza, codificandola nel sistema di pensiero - e di azione a questo conseguente - che chiamiamo "religione”.

Un rapporto giuridico - legalistico

Rimanendo all'interno della storia a noi più vicina, è interessante e significativo rilevare la definizione del termine “RELIGIONE" presente nella cultura romana dalla cui evoluzione storica deriva la base stessa delle nostra civiltà: Cicerone fa derivare il termine “RELIGIO” da "re-legere" nel senso di "scegliere di nuovo, considerare di nuovo". Un concetto che rimanda a un’idea di culto molto precisa, scrupolosa e attenta alla correttezza della forma, rispettosa delle esigenze degli individui cui era diretta, i cosiddetti dèi che nulla avevano a che vedere con quel concetto di spiritualità che poi la successiva "invenzione” ha invece loro artificiosamente attribuito.

Si trattava di un rapporto che considerava gli dèi come individui in carne e ossa, strutturalmente inseriti nel consesso sociale di cui ovviamente occupavano i vertici.

Ricorda il dr. Corrias come questi individui venissero riconosciuti e considerati come parte dell’ordine politico e sociale della civitas. A essi veniva tributato un culto che si concretizzava nel rispetto di formule e atti finalizzati a compiacerli e soddisfarne le esigenze, con la convinzione che la risposta, altrettanto materiale, sarebbe stata favorevole e positiva.

I racconti biblici del rapporto tra gli elohim (termine che la teologia si ostina a tradurre con "Dio", ben sapendo che non ha questo significato) e gli uomini loro sudditi trovano una straordinaria corrispondenza con lo specifico aspetto strutturale della prima e più antica forma della religiosità romana (del rapporto con i theol greci ho ampiamente trattato nel testo sopra citato e non mi dilungo qui).

In entrambi i casi si tratta di un rapporto che possiamo definire "giuridico, legalistico”. Con tutto ciò che ne consegue anche in termini di pratica convivenza, ivi compresa la possibilità di sfruttare a proprio vantaggio singoli aspetti di quello che si pone come un vero e proprio contratto.

Va detto per precisione che nell’Antico Testamento, a differenza di molti suoi colleghi, Yahweh non ha stipulato un rapporto paritario con le famiglie che gli sono state assegnate (Giacobbe e i suoi discendenti'*): ciò che lui ha di fatto imposto presenta le caratteristiche di uno scambio assolutamente non egualitario, anzi, assume talvolta gli aspetti propri di un ricatto basato sulla violenza e sul terrore.

Un contratto speciale, insomma, che però la Bibbia conosce come "alleanza’: un insieme di norme il cui rispetto preciso garantisce il ben volere dei potenti (elohim biblici, dèi romani, theoi greci), la loro buona disposizione nei confronti dei loro sudditi.

A partire da questa base è stata intelligentemente e artificiosamente elaborata L’INVENZIONE DI "DIO”.

Tutto l'Occidente e gran parte del resto del pianeta è di fatto condizionato da questa operazione che, nei secoli, ha portato alla formazione di quelle sovrastrutture di pensiero e di potere che ben conosciamo.

La nascita di una religione

Ma come si è riusciti a far nascere una religione partendo da simili presupposti?

Voglio provare a esemplificare gli sviluppi che possono essere stati oggetto di una programmazione intelligente che pensa di sfruttare la situazione a proprio vantaggio e riesce a raggiungere l’obiettivo: come in effetti è avvenuto con le vicende bibliche. Come al solito facciamo finta che io giunga - volontariamente o forzatamente - su un altro pianeta o in un territorio sconosciuto e selvaggio del mio stesso pianeta. So che probabilmente ci dovrò rimanere per tutto il resto della mia vita. Vi arrivo dotato di una parte, sia pure ridotta, delle tecnologie di cui dispone la civiltà da cui provengo e, con queste dotazioni limitate, devo risolvere i problemi materiali posti dalla necessità primaria della sopravvivenza. Il pianeta/territorio in cui arrivo è abitato da culture e civiltà decisamente meno evolute, pertanto io risulterò essere un’entità di gran lunga superiore sia per mezzi che per conoscenza: apparirò al contempo saggio, potente, terrificante, dotato di un sapere capace talvolta di agire quasi magicamente sugli individui e suH’ambiente.

In alcune circostanze dimostrerò addirittura di essere in grado di predire eventi come le eclissi e, magari, farò pure credere di essere stato io a provocarle e a bloccarne poi le nefaste conseguenze ripristinando la situazione ritenuta normale.

Tutto questo mi porrà in una posizione di indubbia e inarrivabile superiorità: quella tipica superiorità che la conoscenza garantisce sull'ignoranza.

Giacché su questo si basano le religioni: un'ignoranza che coinvolge, tra l'altro, gli stessi testi su cui si basano.

Ricordo per inciso che dal XIII al XIX secolo le proibizioni di leggere e possedere i testi cosiddetti sacri sono state costanti e ripetute. Nel 1229 il Concilio di Tolosa proibisce ai laici il possesso della Bibbia: i fedeli non devono avere accesso diretto a quel libro che, secondo la stessa Chiesa romana, contiene la rivelazione personale di Dio all’umanità. Dio ha parlato ma i fedeli devono udire esclusivamente le parole dei suoi autoproclamati interpreti: secondo questi ultimi, Dio ha parlato ma in modo non comprensibile e di qui nasce la necessità di ascoltare la sua parola mediata dai "sapienti", gli unici in grado di comprenderla e, bontà loro, spiegarla agli ignoranti.

Ma i sapienti dimenticano che lo stesso loro Dio ha affermato, per bocca del suo presunto figlio, che proprio lui «ha nascosto queste cose ai sapienti e ai saggi e le ha rivelate ai semplici» (Mt I 1,25).

Non di meno i sapienti hanno sempre agito con arroganza e ostinazione.

La storia

Nel 1234 una disposizione del Concilio di Tarragona impose di consegnare ai Vescovi tutte le traduzioni della Bibbia nelle lingue nazionali perché fossero bruciate. Non ci si poteva permettere di correre il rischio che l’invenzione fosse smascherata: la gente, i fedeli, non devono essere messi nella condizione di sapere e di capire. Questo atteggiamento si è poi protratto nei secoli con tutti quegli atti che hanno portato ai crimini perpetrati dalla cosiddetta Santa Inquisizione e alla pubblicazione dell’indice dei libri proibiti (1559), abolito solo nel 1966 e che in origine conteneva ben 45 edizioni della stessa Bibbia.

La lettura era consentita solo a seguito di permessi appositamente concessi, solo a chi conosceva la lingua latina e comunque era vietata alle donne: i massimi rappresentanti del Dio dell'amore e dell'uguaglianza universali avevano uno strano concetto dei principi che quel loro Dio rappresentava. D'altra parte, avendolo inventato, sapevano bene di essere liberi di applicare quei principi in funzione degli obiettivi che intendevano conseguire. Non ci sarà un Dio a punirli per aver male interpretato o male applicato questa o quell'altea regola che loro stessi hanno elaborato. L'importante era che la “invenzione” non venisse messa in discussione e così il procedimento della fabbricazione del falso da parte della teologia è proseguito nel modo che sto qui ipotizzando.

Supponiamo che io colonizzatore (cioè elohim biblico, theos greco, deus romano, ecc.) sia un materialista impenitente, non creda in nulla che non sia ciò che si sperimenta quotidianamente e abbia come scopo fondamentale, anzi unico, quello di passare il resto della mia vita nel modo più agiato possibile. Per vivere al meglio gli anni che la biologia mi concede avverto la necessità di accumulare beni e dotazioni materiali: dovrò poterne disporre a mio piacimento, sia dal punto di vista quantitativo che temporale. Per questo il mio scopo sarà quello di possedere molto e sapere di poterne disporre per sempre: “le-'olam”, direi biblicamente, cioè per un “lungo tempo", almeno per tutta la durata della mia vita che, casualmente, è di gran lunga superiore a quella degli autoctoni che ho trovato sul pianeta e/o territorio nel quale sono giunto.

Grazie a questa particolarità lascerò inoltre che gli abitanti del luogo credano che io sia eterno: se ne convincono da soli, perché le loro generazioni si susseguono mentre io permango (ricordo quanto detto sopra: nella Bibbia non esiste il termine che indica l’eternità e i vari vocaboli che vengono così tradotti rimandano sempre a durate molto lunghe nel tempo, anche non identificabili, e sono strettamente correlati alle vicende dei contesti in cui sono di volta in volta utilizzati).

Le disponibilità e i beni materiali del pianeta/territorio sono necessariamente limitati, pertanto, per conseguire il mio obiettivo esclusivamente materiale, devo procedere in due direzioni:

  • nell’immediatezza, ho la necessità di trovare dei collaboratori, perché non posso fare tutto da solo;
  • in prospettiva futura, devo pensare di ridurre al minimo il numero dei possibili rivali nell'accaparramento di quelle che vengono genericamente definite ricchezze, ossia l'insieme di quei beni materiali che contemplano anche le fonti di energia di cui ho necessità per produrre ciò che mi serve e anche per incrementare il mio potere con i benefici che ne derivano.

Primo obiettivo

Per il primo obiettivo (collaboratori) stabilirò dei rapporti privilegiati con un numero ridottissimo di individui accuratamente selezionati.

Disponendo delle conoscenze necessarie, potrei anche compiere interventi biomedici su alcuni esemplari per renderli più ricettivi, maggiormente capaci cioè di comprendere ed eseguire ordini. A loro trasmetterò parte delle mie conoscenze: lo farò con una progressività dettata dalla necessità di stabilire un rapporto sempre più stretto e li doterò anche di una certa, inevitabile, autonomia decisionale.

Con pochi - pochissimi di loro - il rapporto sarà anche aperto, chiaro ed esplicito: conosceranno cioè la "verità” e condivideranno i miei obiettivi, godendone i privilegi sia pure in misura ridotta rispetto alla mia. Questi li chiamerò "iniziati" e sono quelli che i racconti antichi conoscono come i re-sacerdoti: rappresentanti di vere e proprie caste dotate di quel potere che derivava loro dalla conoscenza reale dei fatti.

A questi appartenevano in primis i discendenti diretti dei signori venuti dall'alto, i figli che derivavano dalle unioni sessuali che intercorrevano con i rappresentanti della specie umana: erano i sangue-misto cui si riferisce esplicitamente anche la Bibbia. In Genesi 6 il testo narra di queste unioni sessuali tra gli elohim e le femmine adam con conseguente nascita di figli che, nel versetto 4, vengono definiti «gli eroi dell’antichità», un'espressione straordinariamente rivelatrice dell'assoluta corrispondenza tra i racconti biblici e quelli delle altre antiche civiltà: anche i greci (e i latini, anche solo per rimanere nella cultura occidentale) usavano quella definizione per identificare i nati dalle unioni tra uno dei theoi e una donna o viceversa.

Secondo Obiettivo

Per il secondo obiettivo (prevenire e ridurre eventuali rivali che nascono inevitabilmente col passare del tempo), io e i miei strettissimi collaboratori inizieremo ad agire con la forza, per passare successivamente all'utilizzo di sistemi più sottili ed efficaci: opereremo influenzando gli aspetti culturali di quel gruppo sociale e quindi le menti dei sottoposti.

La Bibbia abbonda di minacce rivolta da Yahweh ai suoi: il tradimento era sempre impietosamente punito con la morte. In realtà, era sufficiente esprimere dubbi, perplessità sul suo operato per essere eliminati.

Yahweh si definiva costantemente "geloso" e non tollerava tentennamenti: la fedeltà doveva essere totale. Il suo sistema di controllo prevedeva in sostanza la minaccia costante: "O fate come vi dico o vi cancello dalla faccia della terra".

Doveva avere scarsissime capacità comunicative; evidentemente mancava di quel carisma di cui invece erano e sono dotati molti suoi colleghi dittatori che, quanto meno, riuscivano (o riescono ancora) ad affascinare i loro sudditi con straordinarie capacità affabulatrici: lui no, lui era costretto a minacciare. Evidentemente non possedeva altri mezzi efficaci per convincere i suoi sottoposti spesso riluttanti, insoddisfatti, ribelli... di «dura cervice», come li definiva lui stesso.

Va detto che quei poveretti ne avevano motivo: Yahweh non ha mai mantenuto le promesse territoriali; non lo ha fatto con Abramo, con Isacco, con Giacobbe, con Mosè, con Giosuè... evidentemente non ne era capace - o non ne aveva la possibilità, vista la compresenza, sullo stesso territorio, dei suoi colleghi/ avversari anche molto più potenti di lui.

Questo testo è estratto dal libro "L'Invenzione di Dio".

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