La Rivoluzione della Coscienza - Capitolo 1
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La Rivoluzione della Coscienza - Capitolo 1

Dialogo transatlantico

La Rivoluzione della Coscienza - Capitolo 1

Estratto dal capitolo 1

Primo giorno - Mattina: UN MONDO IN TRASFORMAZIONE

Morte e rinascita: estinzione e rinnovamento

"Russel: Una rivoluzione della coscienza è possibile, ma lo sono altrettanto anche scenari differenti. Come appena detto, viviamo tempi imprevedibili. La velocità con cui avvengono i cambiamenti è così sostenuta e il mondo così complesso, che nessuno può prevedere come questo sarà  nei prossimi dieci o anche cinque anni. L’unica cosa certa è che assisteremo a molte cose inaspettate. Alcune di queste potrebbero consistere in disastri, importanti assestamenti politici, e anche grandi mutamenti a livello della coscienza. Ma non penso che possiamo prevedere esattamente cosa accadrà e come. Dobbiamo aspettarci di tutto. 

Laszlo: O anche niente, il che sarebbe peggio. 

Russel: Niente non sarà. 

Laszlo: Quello che intendo è che potremmo non essere qui ad assistervi. 

Russel: Forse no. E questa certamente è una grande paura. E si tratta di una paura che dobbiamo guardare più in profondità, poiché è chiaramente collegata alla paura della morte.

La nostra morte è l’unica cosa di cui siamo certi nella vita. Esserne consapevoli è il prezzo che paghiamo per essere coscienti della nostra individualità, e per essere in grado di guardare al futuro. La morte è l’unica cosa inevitabile; tuttavia, la maggior parte di noi vive la propria vita come se ciò non si dovesse verificare mai. Evitiamo di pensarci. Viviamo la nostra vita negando l’unica cosa che non può essere negata.

Lo stesso dicasi a livello collettivo. Temiamo la fine del mondo, la fine della nostra civiltà. Ma forse anche questo è inevitabile. Dopotutto, nessuna civiltà nel passato è durata per sempre. Perché per la nostra dovrebbe essere diverso? Psicologi e insegnanti spirituali ci dicono che accettare e addirittura far propria la mortalità individuale è una delle cose più sane e liberatorie che possiamo fare. Forse dovremmo fare lo stesso sul piano collettivo; accettare e perfino accogliere la fine del mondo come noi lo conosciamo. 

Solitamente facciamo il contrario. La neghiamo, ci opponiamo a essa. Non vogliamo che accada; probabilmente perché non vogliamo dover rinunciare alla vita confortevole a cui siamo così attaccati. Ma dovremo accettarla, alla fine. E tale accettazione potrebbe essere l’innesco che ci aprirà nuove possibilità per un modo più ricco e spirituale di guardare alla vita. 

Laszlo: Tuttavia, credo che l’umanità, come specie, abbia la capacità di trasformarsi e rinnovarsi. 

Russel: In linea di principio, sì. Ma penso che dobbiamo anche aprirci alla possibilità che sia troppo tardi, che il tempo sia scaduto. 

Laszlo: Questa è una sensazione che anch’io sto avendo sempre di più. In effetti, il tempo a nostra disposizione potrebbe essere sul punto di esaurirsi. 

Russel: Dovremmo essere aperti a questa possibilità. Il più grande pericolo sarebbe il reprimerla. 

Grof: Le osservazioni ed esperienze fatte in anni di lavoro mi hanno portato a vedere la morte in un contesto più ampio, da una prospettiva spirituale. Negli stati non ordinari di coscienza, l’incontro psicologico con la morte è l’elemento chiave nella trasformazione psicospirituale. Quando, nell’autoesplorazione interiore, ci si confronta con la morte in una modalità simbolica, ciò favorisce un’apertura spirituale, un’esperienza mistica. L’incontro con la morte biologica può essere usato per lo stesso scopo. Ad esempio, secondo la tradizione tantrica tibetana e indiana, si deve trascorrere del tempo presso luoghi di sepoltura e cremazione, sperimentando il contatto con morenti e salme. Tale esperienza viene vista come molto importante nell’ambito della pratica spirituale.

Quando ci confrontiamo interiormente con la morte, ciò che accade è che non percepiamo la morte biologica ma ciò che può essere chiamata morte dell’ego. Scopriamo che non siamo l’ego corporeo o ciò che Alan Watts chiamava “l’ego incapsulato nella pelle”. La nostra nuova identità trascende i propri confini: iniziamo a identificarci con altre persone, con gli animali, con la natura, e con il cosmo nel suo insieme. In altre parole, sviluppiamo un Sé spirituale o transpersonale. Ciò porta automaticamente a una tolleranza razziale, culturale, politica, e religiosa, e perfino a una più elevata consapevolezza ecologica. E questi sono cambiamenti che potrebbero diventare estremamente importanti nell’attuale crisi globale."

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