La Saggezza dell'Anima - Prefazione
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La Saggezza dell'Anima - Prefazione

La Saggezza dell'Anima - Prefazione

Prefazione del libro:

Il Tao, di cui si può parlare, non è l'eterno Tao.
LAO TZU, Tao Te Ching, I

"Il mio lavoro consiste nell'aspettare. Sono come un contadino: cerco di vedere nel seme il fiore che verrà, nel germe di grano la spiga.

Non mi sogno neanche lontanamente di spiegare, di capire, di allontanare i disagi dalle persone che vengono da me. Guardo tra le loro parole l'Immagine nascosta, l'impronta originaria, unica, irripetibile che caratterizza chi è sdraiato sul lettino o, come più spesso accade, quando è seduto davanti a me.

Qualcuno vuole gli psicofarmaci: non è questo il mio lavoro. Qualcun altro è convinto di essere così perché la sua storia l'ha fatto diventare così. Io lo invito a distogliere lo sguardo da ciò che crede di sapere, a disfarsi del passato, delle cause che si è scelto per spiegare se stesso.

Non perdo tempo con quelli che pretendono di avere una storia speciale da raccontarmi: consiglio loro di andare da qualcun altro.

Nei disturbi io vedo le doglie del parto, il musicista, il cantante, il pittore, il poeta, lo scrittore che vuole venire alla luce.

La soluzione di ogni nevrosi è prima di tutto un ritrovare la propria vena creativa. Se le aree del cervello in cui dimora il Senza Tempo, dove abitano i processi creativi, non si attivano, non possiamo stare bene. C'è in ognuno di noi un artista che ci cura...

Da piccola Elisa giocava ore e ore col fango, con la creta: aveva letteralmente nelle mani il sapere della sua esisten­za. L'ha perduto col passare degli anni e via via sono com­parsi, sempre più spesso, attacchi di ansia e crisi di pani­co. Le sue relazioni erano sempre insoddisfacenti e ormai era convinta, peraltro confortata dalla sua psicoterapeuta, che la causa di tutto fosse stata la separazione dei suoi ge­nitori. Nessuno si è sognato di cercare la "piccola scultrice" che aveva la creta tra le mani sin da bambina.

Che ne sarà di te se perdi la tua Immagine? Che ne sarà di una rosa che si sforza di diventare una margherita?

Non mi interessa la storia, il passato di chi viene da me. Non credo che Elisa sia vittima di attacchi di panico ogni volta che viene lasciata da un uomo, perché, come le ha detto la sua psicologa, "rivive il trauma della separazione dei genitori".

Ciò che ci crea è presente adesso, ciò che ci fa stare male è qui adesso: il passato non c'entra.

Adesso la "scultrice" è soffocata, adesso è lontana dalla vi­sta, dal suo sguardo.

Cercare l'Immagine nascosta dei pazienti è il mio lavo­ro psicoterapeutico. Perché l'Immagine non appartiene al tempo, ma vive in un'altra dimensione, occulta e misteriosa come quella dei sogni. La nostra identità più profonda ha altri codici da quelli della ragione.

Niente è più cosmico, più infinito dell'immagine che ci caratterizza: non abbiamo parole per definire l'immagine delle mani che lavorano la creta.

Ci sono saperi antichi in ognuno di noi. Saperi origina­ri, ancestrali, primordiali, che trasformano l'essere che ve­diamo, che conosciamo, in un nettare, in un elisir.

Gli alchimisti hanno insegnato che in certe condizioni l'anima libera una chimica celeste, capace di varcare l'esse­re di superficie, la "buccia", ciò che normalmente vediamo di noi.

Quando qualcuno ci lascia, soffriamo. Eppure a volte quell'addio serve a recuperare il nostro essere originario.

Marco insisteva: "Sarò felice solo quando lei ritornerà!". Il suo Io voleva che Anna tornasse, per mantenersi nel cir­colo vizioso di un rapporto ormai di routine, con le sue co­mode abitudini e le sue false certezze. "Che vita sarà mai, senza di lei..."

In realtà, nel profondo l'anima non la voleva più e si è "in­ventata" l'addio. Con Anna, lui non si sarebbe più evoluto.

Forse l'addio verrà sepolto nell'oblio, superato, dimen­ticato, rimosso. O continuerà a tormentarlo con l'idea che "una vita senza di lei non avrebbe alcun senso". Oppure, invece, sarà l'occasione di aprire le porte a un'Immagine, per fargli scoprire una passione, un interesse, un percor­so, una vita...

Il Tao chiama una volta, forse due, non di più. Magari lo fa assumendo la forma di un addio: e allora bisogna capire che la nostra vita si sta distaccando dall'Immagine originaria.

Se Anna torna, allora il Tao sarà perduto per sempre.

E allora sì, davvero... che vita sarebbe?"

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