La Scala delle Luci - William G. Gray
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La Scala delle Luci - Anteprima del libro di William G. Gray

Ognuno di noi vive in base a degli schemi perché deve, e perché gli schemi sono inevitabili

Ognuno di noi vive in base a degli schemi perché deve, e perché gli schemi sono inevitabili. Il cosmo stesso è uno schema e così l’essere umano. Esistono schemi dello spirito, dell’anima, della mente e del corpo che si estendono a tutti gli stati dell’esistenza e che possiamo facilmente riconoscere ovunque. Anche i corpi umani sono un labirinto magico di schemi che si diramano per tutta la struttura cellulare e basta osservare le nostre punte delle dita per osservare il nostro schema personale. Dal momento che qualsiasi schema può essere considerato un simbolo, tutti noi siamo simboli viventi facenti parte del Grande Disegno pensato come Vita Divina.

I principi basilari sono piuttosto semplici. Noi uomini viviamo tra due mondi o stati di esistenza: il mondo esteriore, rappresentato dalla vita quotidiana ordinaria, e il misterioso mondo interiore, fatto di pensieri, sensazioni e attività soggettive classificate genericamente come “spirimali”. Per l’uomo entrambi questi mondi sono reali e le energie che vi operano sono trasmutabili e interscambiabili da un mondo all’altro. Gli schemi formati da tali scambi sono quelli per mezzo dei quali viviamo; alterandoli possiamo alterare noi stessi e viceversa. In una parola, siamo interdipendenti.

Se fosse stato possibile scoprire o formulare lo Schema Perfetto e seguirlo fedelmente, allora saremmo il Popolo Perfetto. Ma guardando al nostro passato e presente è evidente che abbiamo fallito nello scopo, e non perché siano mancati i tentativi. Ogni religione, filosofia, codice e credo si è cimentato nell’impresa, ma sono state messe a punto così tante iniziative e utilizzati così tanti mezzi che si è creata una grande confusione fra i vari sistemi e qualsiasi scelta selettiva individuale è diventata più che altro una questione di istinto o inclinazione.

La ricerca dello schema perfetto

La ricerca dello Schema Perfetto per sviluppare ed elevare le anime meritevoli al fine di avvicinarle alla perfezione è anche lo scopo principale dell’iniziazione occulta, dove agli aspiranti viene offerto un Piano simbolico per progredire attraverso i mondi dello spirito, dell’anima, della mente e del corpo, che insieme costituiscono tutto il nostro essere.

La sublimità di questo concetto è tale che a un primo esame è a malapena possibile coglierlo. Sarebbe come riassumere tutto il linguaggio umano in un’unica parola, la mitica Parola Perduta che si dice possa spiegare ogni cosa, contenga ogni cosa e una volta pronunciata sopperisca il bisogno di qualsiasi altro discorso.

È la stessa idea secondo cui l’intera matematica è esprimibile attraverso un’unica, semplice equazione che risolverebbe ogni possibile problema. Dunque un pensiero che comprende tutto il sapere; la causa di tutte le causalità.

Se guardiamo ai più importanti sistemi esistenti, notiamo che tutti hanno finito per produrre un modello di base il quale, essendo riuscito a influenzare per centinaia di anni un gran numero di persone, si è rivelato in qualche misura efficace. Il simbolo forse più importante di tutti è l’antica Croce solare, che in una forma o nell’altra è stata adottata da quasi tutte le fedi. Lo stesso Cristianesimo, prima della più tarda croce del calvario, prese avvio dalla sua egida e anche il Buddhismo la fece propria chiamandola Ruota della Vita. A tutt’oggi, essa rimane uno dei simboli principali delle scuole misteriche e difficilmente potrà essere sostituita da altri emblemi.

Fa eccezione in tal senso l’Ebraismo, che finì per adottare come glifo principale l’Esagramma, o Scudo di David, la cui forma è passibile di un numero infinito di interpretazioni. A seguire, furono sviluppate le più sofisticate Quaternità e Sestuplicità delle Dieci Emanazioni dell’Uno, organizzate nel modello noto come Albero della Vita. Questo, sebbene dichiarato eretico dai rabbini ortodossi, divenne il segno di una mente, nonché di un’anima, più sviluppata e occidentalizzata, la quale crebbe allontanandosi progressivamente dalla statica prospettiva e cultura orientale, e tale rimane ancora oggi. Poiché a causa della sua complessità poche menti hanno potuto e possono operare con questo glifo, esso rimane proprietà esclusiva della scuola cabbalistica.

Il simbolo dell'albero della vita

Il simbolo dell’Albero della Vita non è né statico né estinto; piuttosto rappresenta uno schema di vita in continua crescita, flessibile, versatile e capace di infinite espansioni lungo tutti i piani dell’esistenza e della vita stessa, i quali non si limitano alla mera vita organica cellulare ma comprendono l’Essere nella sua interezza, manifestato in tutù i suoi possibili aspetti. Poiché non può esserci niente di più, l’Albero presenta tutto. Lungi dal costituire una rigida raccolta di dogmi superati e una simbologia senza senso, esso rappresenta un fertile terreno di fede volto a espandere le dimensioni dello spirito. Prima di tutto il resto esso vive, e deve essere vissuto.

La cosiddetta Qabalah, o “insegnamento ricevuto”, è il risultato delle convinzioni, delle esperienze e degli sviluppi delle anime che hanno “battuto i Sentieri”, organizzando le loro vite in base ai modelli prodotti per mezzo dell’Albero. Tale sapienza non rappresenta un rigido e ferreo misticismo, ma un modo di vivere all’interno di uno schema che mira costantemente e consciamente alla sua stessa perfezione.

Come noi cresciamo, così l’Albero cresce. Rispetto a cinquecento anni fa esso produce una diversa varietà di frutti, ma adempie ancora la sua funzione di fornire nutrimento all’insaziabile anima umana alla ricerca del proprio significato. Inoltre, i suoi frutti sono letteralmente inesauribili poiché si rigenerano continuamente con scorte fresche di energia interiore. Più avidamente cogliamo il suo frutto, più esso cresce abbondante.

Quando si entra per la prima volta in contatto con la Qabalah e l’Albero della Vita, viene naturale chiedersi se proseguire l’investigazione o abbandonare la ricerca di quello che sembra un mucchio di spazzatura medievale. La verità è che solo colui che intraprende la ricerca può darsi una risposta; non vi è libro che possa farlo per lui poiché non esiste una lettura univoca dell’Albero. Tutto ciò che è stato scritto in materia sono le opinioni e le teorie di altri, che possono esservi utili o meno, ma ognuno deve formulare l’Albero in base alla propria vita e al proprio schema. Chi non riesce in questo compito non potrà mai essere un cabbalista.

L’Albero fornisce gli strumenti per ricevere i contatti del mondo interiore attraverso tipi di coscienza normalmente inaccessibili alla mente umana ordinaria. Tali strumenti rappresentano le risorse dalle quali e per mezzo delle quali ci può giungere “l’Insegnamento”, inteso non come un processo automatico ma come il risultato di un lavoro duro e scrupoloso in tutti i mondi. La Qabalah non è per occultisti pigri, deboli o indifferenti, perché offre uno schema di vita che deve essere sperimentato e non solo osservato.

Una simile esperienza è possibile soltanto “lavorando i Sentieri” attraverso i quattro Mondi. In Atziluth, il Mondo degli Archetipi, lavoriamo con la Contemplazione. In Briah, il Mondo Creativo, utilizziamo la Meditazione. In Yetzirah, il Mondo della Formazione, utilizziamo quelle che talvolta vengono definite le applicazioni magiche rituali. Infine, in Assiah, il Mondo dell’Azione, dobbiamo agire in termini di vita terrestre. Solo in questo modo possiamo intrecciare veramente lo Schema cabbalistico della vita così come ci insegna l’Albero.

Poiché l’Albero della Vita contiene il significato essenziale della Qabalah, è ad esso che dobbiamo guardare per qualsiasi informazione. L’Albero è per il cabbalista ciò che la Croce è (o dovrebbe essere) per un cristiano o la Ruota per un buddhista. Senza una buona comprensione dell’Albero e del suo funzionamento qualsiasi tentativo di intraprendere lo studio della Qabalah è vano; sarebbe come partecipare a una gara ciclistica senza saper andare in bicicletta.

Nell’ultimo secolo è stato scritto così tanto sulla Qabalah e l’Albero della Vita che stupisce il fatto che ne esistano così poche spiegazioni. Del resto, se si pensa che i primi studiosi tradussero i manoscritti ebraici fedelmente, riportando tutte le loro allusioni “per addetti al mestiere” e i loro significati volutamente celati all’interno di altri significati, non sorprende che oggi la materia assuma la forma di un affascinante caos. Questi antichi eruditi, con le loro menti ordinarie abituate a pensare in linea retta, si sforzarono di districare la materia con ogni mezzo, ma finirono spesso col complicare ancor più le cose. Anche gli studiosi successivi non seppero dare un loro contributo originale e si limitarono a riprendere la letteratura esistente e ad adattarla ai loro umili scopi. Solo pochissimi tentarono di presentare realmente la Qabalah sotto un luce pragmatica e intelligibile, e non a caso.

Un motivo semplice

Il motivo è molto semplice. L’Albero cabbalistico e le sue associazioni possono essere paragonati a un cruciverba ben elaborato il cui valore e significato stanno nell’esercizio mentale implicato nella sua costruzione e soluzione. Per risolverlo, la mente deve essere utilizzata al meglio e tale esercizio accresce e sviluppa il potere mentale dell’individuo. L’Albero, inteso come un rompicapo cabbalistico di natura mentale e spirituale, offre l’opportunità di un autentico progresso mentale e spirituale a chiunque possieda l’acume e la pazienza necessari per tentare di risolverlo.

Per questo, la letteratura cabbalistica esistente deve essere considerata, tranne che per alcune questioni generati, come un insieme di indizi all’enigma, e non come la risposta. La vera soluzione deve essere risolta individualmente poiché giace nelle anime di coloro che la ricercano e da nessun’altra parte.

Dal momento che l’indizio o Chiave principale della Qabalah è l’Albero stesso, è su di esso che dobbiamo concentrare la nostra ricerca e non fermarci fino a quando non emergeranno i contorni di uno schema. Tale lavoro ci fornirà una grande quantità di materiale con il quale riempire i vuoti in cui ci imbatteremo di volta in volta.

Ma che cos’è l’Albero? L’Albero è una rappresentazione simbolica delle relazioni che si crede esistano tra la più astratta Divinità e la più concreta umanità; una sorta di albero genealogico che collega Dio, l’uomo, gli Angeli e gli altri Esseri, inteso come una creazione cosciente completa. Dal momento che l’Albero costituisce un simbolo, è necessario acquisire delle conoscenze riguardo il significato, la costruzione e le applicazioni dei simboli, altrimenti esso non sarà altro che una serie di linee e punti su un foglio di carta.

Un simbolo è l’incarnazione di un’idea tale da poter essere elaborata da diverse entità coscienti, o tra diversi livelli di coscienza della stessa entità. E un mezzo di scambio simile alla moneta o a qualsiasi altra forma di denaro mutualmente accettata. Per questo il Simbolismo può essere inteso come la valuta della coscienza. Dopotutto, anche le parole contenute in questa pagina non sono altro che insiemi di simboli combinati in modo tale da convogliare il significato da una mente all’altra.

Il simbolo dell’Albero è un alfabeto di simboli mediante il quale è possibile costruire un linguaggio spirituale comprensibile agli Esseri in diversi stati di esistenza. Un tempo si sarebbe detto che gli Dèi, gli Angeli e gli uomini parlano una lingua comune; oggi si parla di una coscienza in grado di comunicare direttamente con la subcoscienza e la supercoscienza per mezzo di una simbologia interrelativa. Il compito di ogni cabbalista è quello di articolare completamente l’Albero, poiché solo una volta che grazie ad esso riusciremo a stabilire un contatto intelligente tra l’essere umano e la Grande Coscienza — di cui non siamo che unità infinitesimali potremmo compiere grandi progressi nel cammino verso lo Schema Perfetto.

Per far sì che l’Albero parli un linguaggio a noi intelligibile, dobbiamo innanzitutto assegnare alla sua struttura dei significati traducibili, e l’unico modo per farlo è per mezzo di un lavoro pratico e meditazionale su di esso. Ogni Sephirah e Sentiero devono essere connessi a idee che conducano la coscienza esploratrice da una dimensione di esperienza a un’altra. Tali concetti devono essere reciprocamente accettati dalle Intelligenze su entrambi i lati del velo che divide il mondo interiore da quello esteriore.

Una volta che sapremo pensare, sentire e vivere con queste idee, staremo letteralmente imparando il linguaggio degli Angeli.

Il primo compito è quello di afferrare e manipolare i concetti base delle dieci Sephiroth e le loro reciproche relazioni. Tali concetti, che possono essere imparati a memoria da chiunque in breve tempo, non assumono alcun reale significato finché non diventano parte integrante dello schema vivente attraverso una costante contemplazione, meditazione, preghiera e pratica. Messi insieme, questi quattro elementi implicano un’unica parola: lavoro.

Il linguaggio dell'albero

Per parlare il linguaggio dell’Albero dobbiamo essere in grado di proferire i suoi suoni (le Sephiroth), di formare e pronunciare le sue lettere (i Sentieri) e di esprimerci con le sue parole, che sono combinazioni di Sephiroth e Sentieri. Il metodo applicativo da mettere in atto è simile a quello di un bambino che impara la sua lingua madre e ci permetterà di scoprire lo stile e la grammatica dell’Albero, nonché di organizzare i suoi concetti in base a tipi di coscienza irraggiungibili ai livelli umani comuni.

Nello specifico, questo metodo consiste nell’operare entro i limiti al fine di avvicinarsi all’Illimitato. Infatti, sebbene il nostro pensare l’Albero sia limitato dalle relazioni reciproche esistenti tra le Sephiroth del Pilastro di destra e quelle del Pilastro di sinistra, la sua estensione verso l’alto attraverso Kether nell’illimitato Ain Soph Aur è infinita. In questo senso, Kether può essere paragonato alla prua di una nave, statica in rapporto al resto dell’imbarcazione ma costantemente protesa verso le nuove acque dell’Oceano eterno. In alternativa, possiamo pensare l’Albero come un condotto le cui pareti sono i Pilastri ma il cui flusso di forza è infinito poiché incessante. Sono tutte nozioni che ci offrono idee su cui lavorare.

Per poter essere trattati come concetti singoli, i raggruppamenti sephirotici sono stati uniti nei cosiddetti Sentieri o canali, la cui posizione e nomenclatura rappresentano uno dei principali motivi di disaccordo tra i cabbalisti. Infatti, a differenza della singole Sephiroth, su cui vi è una certa intesa generale, i Sentieri sono diventati un campo di battaglia per occultisti dissidenti anziché cammini pacifici verso la conoscenza. Ogni scuola ha finito per decidere autonomamente quali numeri, lettere, segni zodiacali e tarocchi attribuire ai vari Sentieri a seconda di ciò che riteneva più plausibile, dopodiché ha dichiarato la propria dottrina di infallibilità e sfidato tutti i miscredenti.

I primi cabbalisti, al contrario, non tentarono di ricorrere ad attribuzioni veloci o forzate, ma si limitarono ad associare a ogni coppia di Sephiroth una lettera dell’alfabeto ebraico per poter comunicare con l’Albero nella loro lingua. La maggior parte delle attribuzioni relative ai Sentieri furono messe a punto successivamente da individui che le ritennero utili al proprio lavoro, ma che non sono necessariamente efficaci per gli altri.

La questione dell’attribuzione dei Sentieri è meno complessa di quanto sembra. Se prendiamo due qualsiasi Concetti sephirotici e li mettiamo in contatto con tutti gli altri attraverso noi stessi, avverrà una reazione nella nostra coscienza, o esperienza, che esprimerà il nostro giudizio di tale incontro. Supponiamo di prendere Gevurah e Chesed, la Severità e la Compassione, e di trattenerli all’interno della nostra coscienza insieme o alternativamente. Molti risultati si manifesteranno immediatamente. Pensiamo all’equilibrio, al controllo, al buonsenso, alla punizione e alla ricompensa, al giudizio e a un’intera catena di associazioni. Ma anziché vagare all’infinito lungo queste linee ci imponiamo di tornare al Sentiero di Gevurah-Chesed e realizziamo che, pensandolo consciamente come un tutt’uno, includiamo ogni possibile connessione attraverso la coscienza stessa. Così facendo, utilizziamo una combinazione sephirotica come Simbolo principale per contattare e contenere tutto ciò che le appartiene.

L’unico motivo per cui l’Albero è composto di 22 Sentieri è che questo è il numero di lettere dell’alfabeto ebraico. Come già detto, ogni scuola attribuisce le lettere in modi diversi e tutte sostengono di ottenere dei risultati, ma ogni attribuzione può condurre a un esito solo quando viene accettata. Il vero imprevisto delle attribuzioni ebraiche è che l’Albero comunica solo in ebraico e per gli studiosi occidentali che non parlano la lingua ciò rappresenta un grave inconveniente.

Fu proprio per rimediare a questa difficoltà linguistica che si cominciarono ad associare all’Albero simboli puramente ideografici come lo Zodiaco e i Tarocchi. Tuttavia, sebbene tali attribuzioni vantassero una solida base teorica, la pratica si dimostrò debole e non si raggiunse mai un accordo generale riguardo le posizioni dei vari simboli sull’Albero. Teoricamente è possibile associare l’intera struttura del sentiero anche con la lingua inglese, oppure, in alternativa, ripulire i Sentieri da tutte le associazioni esistenti e ricominciare con simboli puri che abbiano dei chiari legami con le varie Sephiroth e che non possano essere contestati da nessuno né dichiarati impossibili da usare. Un simile lavoro equivarrebbe a mettere a punto l’Opera Magna per i futuri cabbalisti.

L’Albero della Vita opera in relazione alla coscienza proprio come un computer, dove i dati vengono inseriti, immagazzinati in banche dati e poi prelevati su richiesta. La differenza tra l’Albero e un computer sta nel fatto che mentre una macchina può lavorare solo con il suo programma integrato, l’Albero opera attraverso la coscienza intelligente degli esseri viventi, che sia incarnata in questo mondo oppure no. Esso agisce come una sorta di scambio universale attraverso l’intera catena della coscienza che condivide il suo schema, e ciò ha una portata incalcolabile.

L’Albero è molto di più di un modello pensante; è prima di tutto un Modello vivente sul quale tentare di organizzare le nostre vite, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Per intraprendere questo processo è essenziale esplorare l’Albero stesso e comprenderne le innumerevoli possibilità, ma non con la superficialità con cui è stato fatto finora, bensì investigando l’Albero con attenzione, passo dopo passo, partendo dal nostro mondo umano ordinario e muovendoci verso l’alto, fino a raggiungere la cima.

Di solito l’Albero viene descritto dall’alto verso il basso, seguendo l’ordine delle Sephiroth, ma poiché l’uomo è una creatura mortale, abbiamo molto più da imparare ascendendo l’Albero dal basso verso l’alto, come se stessimo scalando la Terra verso il Cielo. Siamo già caduti sulla Terra una volta, perciò cerchiamo di rialzarci e iniziare a scalare di nuovo verso il Paradiso.

Questo testo è estratto dal libro "La Scala delle Luci".

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