La Terapia Unificata di Tutto - Estratto
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La Terapia Unificata di Tutto - Anteprima del libro di Maurizio Forza

Riassunto delle puntate precedenti

Riassunto delle puntate precedenti

Ricordate quando nello scorso libro abbiamo parlato del tubo neurale? Il tubo neurale è quella formazione iniziale che prende vita dalla fecondazione della cellula uovo e getta le basi per la formazione del sistema nervoso centrale dell’essere umano.

Formazione del tubo neurale che frattalmente, ovvero ripetendosi all'infinito, va a formare da un iniziale tubicino, tutta quella incredibile rete di connessioni e circonvoluzioni che caratterizzano il cervello umano e tutto il sistema nervoso.

Dato che la formazione di tutto il resto dei tessuti del corpo umano segue le direttive del DNA attraverso i comandi che con la formazione delle proteine dicono al cervello cosa fare con il corpo, possiamo considerare davvero il sistema nervoso come la calamita centrale intorno a cui la materia viene attratta per essere prima formata e poi differenziata.

Schematicamente:

  • La cellula uovo viene fecondata
  • Inizia la divisione cellulare
  • Si forma il tubo neurale
  • Inizia la differenziazione tessutale
  • La materia continua la sua formazione funzione-specifica

Se ci fermiamo un attimo a riflettere, basta questo semplice concetto applicato alla fisica subnucleare a dimostrare l’esistenza, anzi, la necessità di quelli che tristemente continuano ad essere chiamati canali energetici (o meridiani dalla medicina cosiddetta alternativa), tanto per lasciare quell’alone di mistero (che molto può fare in termini di business ma che altrettanto fa in termini di disastri concettuali e dimostrativi).

Tutta la materia deriva dall’esplosione

Mi spiego. Tutta la materia deriva dall’esplosione di quel nucleo iperdenso iniziale attraverso il Big Bang. Le leggi fisiche hanno imposto un progressivo rallentamento e raffreddamento delle alte energie inizialmente emesse da quella esplosione. Ciò ha permesso l’aggregarsi delle molecole che poi hanno interagito tra di loro. Questa iniziale formazione di particelle e poi molecole deriva, come abbiamo spiegato, dall’osservazione focalizzata ed intenzionale delle funzioni d’onda quantistiche che caratterizzavano i momenti antecedenti alla destabilizzazione di quel nucleo che se ne era rimasto tranquillo fuori dal tempo e dallo spazio e vai a sapere per quanti eoni. Il collasso della funzione d’onda, ossia il momento in cui un’onda di sola possibilità diventa qualcosa di reale e tangibile, parte dall’effetto osservatore quantistico. Questa entità, in pratica, mette in moto quei meccanismi che fanno sì che l’osservazione di come una cosa potrebbe essere lo diventi poi in realtà: essa impone una particolare configurazione dello spazio, del tempo e della materia attingendo da tutte le possibilità esistenti solo in teoria e che “vivono” in quello che viene definito lo spazio delle varianti. Questo è una sorta di ambiente virtuale dove ci sono le idee di come tutte le cose potrebbero essere, ma dove nessuna di esse è davvero ancora stata sperimentata per come, appunto avrebbe potuto essere.

Sembra fantascienza vero? Ne abbiamo già sentito parlare con Platone, durante quelle soporifere lezioni di fdosofia. Nell’altro libro abbiamo visto tutti gli studi scientifici che a suon di premi Nobel passati troppo in sordina, hanno dimostrato che nel mondo microscopico delle particelle subnucleari le cose vanno davvero così. Tutta la formazione dei primordi dell’universo è funzionata in questo modo. In questo preciso momento tutto il trilione di cellule per chilo di peso corporeo che avete, funzionano grazie agli atomi degli elementi pesanti che stanno insieme in virtù queste semplici interazioni derivanti dall’effetto osservatore.

Come detto prima, queste variabili osservate tra le tante, attraverso il rallentamento e raffreddamento dell’energia uscente dal primo momento dell’osservazione cominciano a scendere lungo le scale delle frequenze dell’energia stessa ed entrano nel reame tridimensionale nel quale siamo ora. Ricordate? L’energia di ciò che vediamo con i nostri occhi è quella della frazione della luce visibile, venuta dopo quella del blu ultravioletto, dei raggi x e dei raggi gamma che di energia ne hanno di più. Infatti quando andate a fare una radiografìa (con i raggi x appunto) quei raggi hanno un’energia talmente più alta della vostra, che riescono ad attraversare la materia e ad impressionare una lastra che sta dietro di voi. Se ci pensate è una magia: come è mai possibile se il corpo umano è pieno e saturo di materia, che qualcosa ci passi in mezzi senza tagliarlo e romperlo? Semplice: la materia che noi vediamo come piena non è affatto piena, ma è fatta da elettroni che a volte ci sono e a volte no, in orbita in uno spazio intorno al nucleo di protoni e neutroni che da essi è davvero davvero distante. Pensate che se un nucleo fosse grande come una moneta da 5 centesimi, il primo elettrone presente sarebbe lontano quanto le pareti del duomo di Milano mettendo la monetina-nucleo al centro di esso. Quindi quei raggi semplicemente passano in quello spazio vuoto. Vuoto che ora sappiamo non essere tale: è solo pieno di energia e materia che semplicemente ha lunghezze d’onda differenti da quelle che fino ad ora abbiamo accettato di poter utilizzare.

I raggi

E non è finita, perché è vero che i raggi gamma, i raggi x ed il blu ultravioletto sono ad energia più alta della luce visibile e quindi non li vediamo, ma non vediamo nemmeno ciò che è ad energia più bassa, ossia gli ultrasuoni, le microonde e le onde radio. Queste le utilizziamo più o meno tutti i giorni e quindi abbiamo accettato che esistono anche se non riusciamo a vederle perché fuori dai range della frazione della luce visibile che i nostri occhi decodificano.

Dopo aver ricordato queste due cosine da nerd, ma che sono la base di ciò che permette di esistere per come siamo, ritorniamo ai primi momenti. Come deve essere fin dall’inizio di tutto ciò che “è” ed esiste, diviene indispensabile che l’idea di necessità da sperimentare nella fisicità dei sensi possa essere mantenuta nel tempo e nel suo dispiegarsi in modo che la materia abbia il tempo fisico materiale per aggregarsi secondo quella forma. Quella forma altro non è che il progetto architettonico iniziale fatto intorno all’idea di come appunto sarebbe potuta essere in questa realtà tangibile. Solo che la dobbiamo sperimentare nella proprio nelle dimensioni fisiche ad energia più bassa, fredda e densa di quella delle idee originarie: per innescare l’effetto osservatore quantistico, dobbiamo mantenere questa idea progettuale quel tanto che basta a farle attraversare tutta la scala delle energie fino alle onde radio quantificabili in Herz.

È come con la calamita e con il campo elettromagnetico: il campo che si genera dalla relazione tra il polo positivo ed il polo negativo tiene aggregate le molecole formando delle linee, dei canali che formano lo spazio intorno alla calamita stessa che permette alle molecole di scorrere da una parte e dall’altra. Queste linee, le linee di forza sono come delle autostrade che permettono alle molecole di restare coerenti alle leggi che le hanno formate.

Le linee del campo elettromagnetico che permettono alle molecole di attrarsi o comunque muoversi da una parte all’altra.

Ora tutti possiamo capire finalmente perché debba essere così: se è una osservazione, un’idea, quella cosa che permette alla materia di strutturarsi all’unico scopo di permettere ad una “ipotesi” di essere espressa e sperimentata, diviene indispensabile che ESSA RIMANGA PRESENTE nella materia stessa. Deve divenire traccia elettromagnetica permanente. Questo affinché le particelle di quest’ultima (la materia), restino attaccate in una forma coerente con il disegno mentale originario fino al momento in cui verranno sperimentate nella forma esattamente coerente con quella dell’architettura di pensiero potenziale che ne è stata sua madre e padre. Così non fosse, tutto sarebbe solo un Archetipospirituale: puro e perfetto, ma solo in teoria. È come se il disegno progettuale e magnetico dovesse restare presente per mantenere la materia, con tutti i suoi spazi vuoti, organizzata proprio secondo quell’idea preesistente da sperimentare. Capiamo quindi come la matrice di tutto (l’idea) sia in ultima analisi solo frequenza, un’informazione che viaggia ovunque grazie alla sua altissima energia potenziale.

Ecco quindi nascere, anche per il corpo umano, la necessità di avere sempre presenti delle strutture specificamente pensate per non permettere alla materia di disgregarsi e riaggregarsi secondo una forma diversa da quella virtuale originaria che l’ha formata. In fondo è semplice e logico se ci pensate: ricordate il vissuto psichico, i “conflitti”, le sfide di autoconoscenza che abbiamo scoperto essere uguali sia per l’inizio dell’universo e quindi anche per l’inizio e per il perpetrarsi della vita biologica? Bene, se questo è il progetto specifico per cui le fluttuazioni quantistiche iniziali hanno cominciato a dispiegarsi nella materia, è importante che ancora oggi questo progetto sia stabilmente presente nel corpo umano: esso deve continuare a servire allo scopo originario sul quale è stato pensato e modellato.

Siamo fatti ad immagine e somiglianza degli Dei.

Quindi se la materia per funzionare e, soprattutto, per restare aggregata ha bisogno di un’idea specifica secondo la quale strutturarsi, si spiega la necessità (e quindi non più un opzione esoterica) del dover avere delle strutture specifiche, dei canali preferenziali, dove queste idee retaggio dell’evoluzione, possano restare coerenti durante tutta la vita dell’essere vivente e della sua struttura materica.

Del resto avevamo già visto come già dalle prime fasi delle divisioni cellulari quello che succede è che la materia che si divide e si replica lo fa attraverso la coerenza informativa con se stessa mantenuta da linee energetiche, di luce per quello che queste immagini ci consentono di capire.

Questo testo è estratto dal libro "La Terapia Unificata di Tutto".

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