Lavoro Corporeo di Integrazione Fasciale - Marco Montanari - Anteprima
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Lavoro Corporeo di Integrazione Fasciale - Anteprima del libro di Marco Montanari

Carattere - Postura - Emozioni

L'Integrazione Fasciale

L'Integrazione Fasciale è una sintesi di più modelli: l'Integrazione Posturale, il Rolfing, i Meridiani Miofasciali, la bioenergetica, la Gestalt e la Psicosintesi. Nell'intento di migliorare la propriocezione e la postura trasformando contemporaneamente i tratti attitudinali e distintivi dell'individuo, i modelli qui considerati offrono un vocabolario tecnico e teorico completo. Ogni modello, applicato alle varie casistiche, ha una sua funzione specifica. Le proprietà combinate di ognuno di loro è fondamentale nel riequilibrio delle più importanti funzioni fisiologiche e umane. Comprendere il ruolo della fascia nei movimenti, negli squilibri e nei livelli personali, è un punto d'incontro di esperti di ogni estrazione, che hanno l'obiettivo di ampliare la loro valutazione d'intervento.

Integrazione fasciale e integrale posturale

Conobbi Jack Painter e il modello dell'Integrazione Posturale nel 2001 e lo seguii per sette anni. Sono stati gli anni più formativi della mia vita e ha segnato profondamente il mio modo di lavorare. La sua sapiente capacità di mettere insieme la terapia reichiana, il lavoro con Marty Fromm, Fritz Peris, Raffaele Estrada Villa, Ida Rolf e Peter Levine, è stato creativo e ha influenzato molte scuole di lavoro corporeo. Painter si rivolgeva ai professionisti che volevano approfondire sia l'intervento strutturale, sia il rapporto corpo-mente-spirito.

Jack W. Painter, Ph.D. della Emory University, è stato professore di filosofia all'università di Miami, negli anni Sessanta condusse un'appassionata ricerca accademica sull'unità corpo-mente che lo portò all'Integrazione Posturale e all'Integrazione Energetica, due percorsi formativi per il cambiamento corporeo e l'autoconoscenza. Ha diretto l'International Center for Release and Integration di San Francisco e ha viaggiato in tutto il mondo diffondendo il suo insegnamento attraverso gruppi e seminari di formazione. Il modello prevede che l'operatore lavori il connettivo con l'ausilio di dita, pugni, nocche e gomiti, tecniche di attivazione neurovegetative e dialogo gestaltico. Il processo dalla muscolatura più superficiale si spinge fino ai tessuti più profondi in un percorso articolato in dieci sedute. L'espressione delle parti contratte è di primaria importanza, il dialogo insieme alla manipolazione è la chiave più diretta per accedere alle energie trattenute. Il lavoro fasciale diventa, così inteso, una sinergia tra l'attività manuale e la parola. Jack Painter utilizzava il suo modello per esplorare le dinamiche genitoriali e usava a questo scopo la Gestalt rispettando le difese del cliente e il motivo originale delle sue tensioni corporee. Portava la persona a mettere in gioco anche quello che, negli equilibri passati con la famiglia d'origine, aveva una responsabilità nel limitare la libertà personale e fisica.

Nell'Integrazione Fasciale si fa un uso diverso della Gestalt e del dialogo col cliente. Si danno limiti precisi nell'entrare nelle dinamiche personali, ci si spinge nell'esplorazione profonda nel rispetto delle competenze professionali.

Pur stimando il principio che ogni tensione ha una sua storia e prende origine da un preciso momento relazionale, non è necessario sviscerare obbligatoriamente dinamiche personali sconnesse dal presente. Un lavoro svolto correttamente ha il potere in sé di ripristinare quella sensibilità corporea e quell'elaborazione inconscia in grado di innescare un cambiamento profondo nel presente.

Nonostante ciò il cliente viene lasciato libero di esprimere ricordi, immagini e vissuti emergenti, ed è l'ambiente empatico e accogliente dell'operatore a facilitare il processo.

Un secondo differente punto dell'Integrazione Fasciale riguarda la modalità di valutazione posturale e caratteriale come base dell'intervento.

L'integrazione ha sviluppato un suo autonomo modo di riconoscere le tipologie caratteriali e un suo vocabolario di manovre per ogni caratteriotipo.

Avrò sempre un'infinita gratitudine per Jack Painter e per il lavoro svolto insieme. Per molti come me il suo carisma, la sua professionalità e il suo personale e intuitivo modo di lavorare sono stati elementi originali d'ispirazione.

Jack Painter asseriva che: "Qualsiasi duraturo e processo di crescita dell'umanità implica un cambiamento simultaneo di tutti gli aspetti dell'essere, sia nel corpo, sia nella mente, sia all'interno e all'esterno di noi", e ancora: "Per mantenere e migliorare i cambiamenti simultanei che si verificano in noi è necessario sviluppare un equilibrio, una direzione, un centro personale che ci permette di accettare le vecchie abitudini sviluppando al tempo stesso nuove possibilità".

Integrazione fasciale e rolfing

Nell'intento di risolvere definitivamente una tensione muscolare, l'Integrazione Fasciale interviene su più livelli che, anche invisibilmente, mantengono un dolore o un limite.

Le manovre tecniche utilizzate provengono dal Rolfing, un metodo molto incisivo e utile al lavoro profondo su ogni singola fibra muscolare. Le mani, le nocche, i pugni e i gomiti con le loro pressioni e movimenti producono una risposta efficace e immediata nel corpo. I principi di tale tecnica sono stati consolidati negli anni, da quando originariamente Ida Rolf studiò il connettivo e negli anni Quaranta iniziò a trattare disturbi fisici cronici con una serie di movimenti e pressioni. Comprese che il corpo umano possiede una sua intrinseca plasticità e mobilità sulla quale agire.

La medicina dell'epoca era limitata e incapace di abbracciare completamente tutte le problematiche, aveva una visione molto settoriale e poco olistica. Ida Rolf dedicò invece buona parte della sua carriera a conoscere e a mettere in pratica differenti approcci ai margini della medicina classica quali l'osteopatia, la chiropratica e discipline orientali come lo Yoga e gli studi di Korzybski sulla coscienza. Il "Rolfing" nacque da una somma armonica di esperienze che la portarono ad agire sul corpo partendo da una prospettiva più ampia.

Il percorso si struttura notoriamente in un ciclo di dieci incontri individuali.

Nell'Integrazione Fasciale, a differenza del Rolling, le manovre sono arricchite di movimenti, respirazioni e induzioni verbali. Nelle fasi del processo il cliente viene portato ad acquisire una maggiore coscienza del corpo e di se stesso. Si raggiungono così livelli più intimi ed espressivi rispetto a una manipolazione essenzialmente strutturale. L'esame della postura in Integrazione Fasciale, come per il Rolling, si valuta sia nella posizione eretta che durante la camminata. Vengono osservati i segmenti del corpo, le asimmetrie e la distribuzione delle forze gravitazionali.

Da qui si decide come disporre le manovre, generalmente effettuate su un materassino posizionato al suolo piuttosto che su un lettino rialzato. La scelta del piano di lavoro rimane comunque a discrezione di ogni operatore.

La base teorica dell'Integrazione Fasciale vede l'essere umano responsabile dell'organizzazione delle forme del suo corpo in relazione ai suoi atteggiamenti, reazioni, paure e rapporti con la realtà. Queste forze coordinano, dietro le quinte, la distribuzione globale delle tensioni. Se non si risolvono è facile che il problema possa ritornare dopo il trattamento. Ciò che emerge da una manipolazione, a diversi livelli, ha quasi sempre a che fare con una dimensione personale. Nell'Integrazione Fasciale il cliente viene invitato a prendere coscienza del passaggio dallo stato di apertura a quello di chiusura. Comprendere come e quando il corpo si ritira e si blocca ed è un lavoro che prosegue anche fuori dai singoli incontri.

Permettere al corpo di rimanere aperto, libero e armonico, significa dedicare parte delle sessioni all'assimilazione di nuovi pattern.

A volte può essere fuorviante trattare il corpo secondo un percorso definito. Occorre invece cercare una chiave di lettura adeguata che, di volta in volta, agisce creativamente sul problema. L'operatore utilizzerà quindi un vocabolario di manovre e principi, per dirigere e calibrare nella giusta direzione ogni tema che emerge nel percorso.

Integrazione fasciale e meridiani miofasciali

L'Integrazione Fasciale si è ispirata molto al lavoro di Thomas Myers che da molti anni porta avanti lo studio della fascia come organo unitario senza soluzione di continuità. Myers abbandona il concetto di muscolatura come singolo apparato e individua nei meridiani miofasciali specifici binari longitudinali che attraversano il nostro corpo. Dopo un approfondito studio di sezionamento di cadaveri e ricerche sul connettivo, Myers trova nei meridiani le linee responsabili della postura, della trasmissione delle forze, delle tensioni, delle fissazioni, delle compensazioni e della maggior parte degli spostamenti spaziali. L'utilità di queste nozioni arricchisce gli essenziali approcci curativi ed educativi sulla fascia, le sue ricerche sono utilizzate ad ampio raggio anche dall'Integrazione Fasciale. Per esempio quando si svolge un intervento sull'area del bacino, oltre all'azione specifica sulle singole unità muscolari, con le manovre si contattano i meridiani per dissipare le forze. Si entra nel merito della linea posteriore anteriore e laterale, da un punto di vista superficiale, fino alle linee più profonde. Vengono lavorati muscoli che non appartengono direttamente al bacino, ma sono presenti nelle linee che lo attraversano. Si creano quindi canali privilegiati in cui ripartire e distribuire le tensioni.

Allo stesso modo la linea viene usata per agire sul rilascio delle singole unità muscolari partendo da un punto distante del corpo. Si può agire sull'area cervicale ad esempio partendo dal gastrocnemio, dai tendini della gamba o dall'erettore della spina, dai muscoli posti in questo caso in una posizione inferiore rispetto all'area focalizzata. Rimane la regola fondamentale in cui il piano sul quale si svolge il lavoro deve appartenere allo stesso binario.

L'importanza che l'Integrazione Fasciale dà all'espressione emotiva dei vissuti e l'enfasi alla respirazione e alla partecipazione del cliente traggono beneficio dalle scoperte di Thomas Myers. I meridiani miofasciali sono molto utili per gestire, amplificare e incanalare l'emergere dei contenuti emotivi durante le sessioni di lavoro. Ogni vissuto viene amplificato tridimensionalmente in tutto il corpo attraverso le linee, si utilizzano i meridiani per permettere alla persona di esprimersi a tutto campo. Se ad esempio nel liberare il bacino ci s'imbatte in un'energia compressa e rabbiosa, è possibile dislocarla consentendo alle braccia, all'addome, alla mandibola o alle gambe di partecipare al processo. Si porta così l'intenzione su tutti i binari a disposizione. Il corpo, in questi canali privilegiati, conforma se stesso per raggiungere una maggiore fluidità e vitalità, viene coinvolto completamente affinché il cliente possa riappropriarsi spontaneamente e completamente dell'esperienza.

Integrazione fasciale e bioenergetica

L'Integrazione Fasciale utilizza le tecniche bioenergetiche per dare voce direttamente alle espressioni del corpo e favorire l'emergere delle forze vitali. La bioenergetica è sicuramente una chiave importante per assecondare il nostro potenziale e aprirci alla profonda spontaneità. Alexander Lowen, medico e psicoanalista, paziente e allievo di Reich dal 1940 al 1952, fu ideatore di questo modello e direttore dell'Institute for Bioenergetic Analysis di New York. Il suo lavoro iniziò con le manipolazioni reichiane fino ad arrivare a definire alcune posizioni corporee che aiutano la muscolatura a vibrare finemente e a favorire la circolazione e il rilascio delle tensioni. Da qui viene il termine di "bioenergia", per indicare l'energia biologica e vitale che attraversa il corpo. Secondo la bioenergetica, sono i blocchi muscolari a impedire il naturale flusso vitale nel corpo, a limitarne l'apporto energetico, e a essere responsabili delle principali problematiche di salute e longevità. Uno di questi è il respiro ad esempio: nel caso in cui un diaframma sia cronicamente contratto, c'è uno scarso apporto di ossigeno al cervello e al resto del corpo. Diminuisce così il livello energetico globale dell'organismo e la persona in questi casi può sentirsi stanca, affaticata e limitata.

Di solito un diaframma bloccato è uno schema comune e persistente che si cronicizza in seguito a emozioni negative e traumatiche. Siccome ogni emozione passa attraverso il respiro, si può consolidare un respiro cronicamente scorretto. L'Integrazione Fasciale trae spunto dalla bioenergetica e sviluppa manipolazioni e movimenti che, coordinati alla respirazione, portano il corpo alla libertà rendendo il cliente partecipe e consapevole del processo. Il principio si basa sul fatto che il corpo produce e consuma energia. L'energia è implicata in tutti i processi della vita: nel movimento, nel sentire, nel pensare, nel provare piacere o dolore. Il modo in cui impieghiamo o distribuiamo l'energia determina la nostra personalità e i nostri atteggiamenti. Ognuno di noi in modo unico esprime la sua storia attraverso il corpo visibile attraverso la forma fisica. Una persona aggressiva ad esempio mostra una fisicità diversa ed energeticamente opposta a quella di una persona depressa. La prima può tenere il petto in fuori, la mascella serrata, i glutei tesi e avere un colorito della pelle rossastro. La seconda invece può avere una pelle più densa e olivastra, una forma corporea più ritirata e meno tonica, una minore luminosità negli occhi, e muoversi lentamente nello spazio.

L'importanza dell'ossigenazione dei tessuti e dei movimenti espressivi sono argomenti di primo piano nell'Integrazione Fasciale. L'aumento della vitalità, della libertà, del benessere nella relazione col proprio corpo sono gli obiettivi principali.

Esiste un rapporto ben preciso tra personalità, atteggiamenti e fisiologia corporea. Un individuo depresso può avere difficoltà respiratorie che costringono la parte alta del petto e riducono l'escursione della cassa toracica, può presentare le spalle ricurve fino a coinvolgere strutturalmente anche il bacino. Tutto rispecchia all'unanimità una carenza energetica e una sofferenza. In questo caso le manovre sulla fascia non si limitano a rimettere in asse i vari segmenti, ma cercano di ripristinare un equilibrio metabolico ed energetico dell'intera struttura. Sarà quindi importante, utilizzando tecniche precise, aumentare l'escursione della respirazione e lavorare la zona del diaframma del collo e delle spalle. Non va poi tralasciata la parte del bacino e delle gambe in cui ristabilire la percezione di un solido radicamento al terreno.

L'individuo forma una corazza in relazione ai vissuti e si difende quotidianamente, si protegge dalle esperienze emotive dolorose, crea risposte personali agli impulsi interni e agli attacchi esterni.

C'è un continuo rapporto tra mente e corpo, attitudini e atteggiamento corporeo, tra problematiche evolutive e armatura muscolare o corazza caratteriale.

L'Integrazione Fasciale cercherà di ridurre l'energia in eccesso o di aumentarla dove carente, utilizzando oltre alle mani anche il movimento, la respirazione, l'amplificazione espressiva e il dialogo come elementi del processo.

Questo testo è estratto dal libro "Lavoro Corporeo di Integrazione Fasciale".

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