Le 3 Menti Inconsce -Antonio Origgi
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Le 3 Menti Inconsce - Anteprima del libro diAntonio Origgi

La chiave per guarire la tua vita

Da chi dipende la nostra vita?

Se vi è capitato di leggere qualche libro di psicologia, sulla crescita personale, sulla legge dell’attrazione e così via, vi sarà capitato di incontrare più e più volte i termini inconscio, o mente inconscia, o mente subconscia. Pur se gli psicologi danno significati diversi a quei termini, nel linguaggio comune vengono usati, soprattutto da motivatori e formatori, per identificare la stessa cosa: quella parte di noi che non riusciamo a controllare con la volontà.

Tutti ne parlano, tutti affermano che questa mente ci governa per la stragrande maggioranza del nostro tempo. Molti sostengono di avere la tecnica per comunicare con l’inconscio, ma nessuno vi ha mai spiegato chi è questa mente, se è una sola, da dove arriva, quali sono i suoi obiettivi e perché viene considerata così terribile, tanto da boicottare, molto spesso, gli obiettivi cui teniamo di più.

Ciò che sostengono i vari autori nostrani e d’oltre oceano è vero. Questa mente, ma più avanti scopriremo che non è una, bensì tre, ci governa per la stragrande maggioranza del nostro tempo: c’è chi dice il 95% e chi il 97% della nostra vita. Da questa mente dipende il nostro benessere e tutto ciò che siamo, il nostro stato d’animo, le esperienze che attiriamo (legge dell’attrazione), la salute, l’amore, la ricchezza o povertà, la soddisfazione o meno nel lavoro e così via.

La cosa strana, la cosa buffa, in fondo, l’anomalia, è che, nonostante tutti ne parlino, nessuno ci dice esattamente chi è questa mente, anzi, chi sono queste menti. Tutto ciò che si dice è che sono “parti” dell’essere umano. Si, ma quali parti?

Ciò che troverete in questo libro, non lo avete mai letto da nessun’altra parte. È una nuova visione dell’essere umano. Qualcosa di estremamente semplice, qualcosa che è sempre stato sotto gli occhi di tutti, eppure lascerà molti con la bocca aperta. Ma non solo, imparerete anche uno dei metodi più efficaci per comunicare con quelle menti che i più chiamano inconscio, e che scopriremo essere qualcosa di molto più vicino di quanto possiamo pensare.

Questo libro si pone l’obiettivo di fare chiarezza su un tema così importante perché si tratta, niente di meno, di capire chi siamo e perché siamo così. Già, perché, se non siamo soddisfatti di ciò che siamo, è solo conoscendo bene ogni parte di noi che potremo applicare le strategie corrette per cambiare la nostra vita.

Vi è mai capitato di avere qualcosa di guasto in casa? La lavatrice, oppure il televisore, o il computer, o, ancora, la vostra automobile. Quando vi siete accorti che ciò che vi serviva così tanto si era guastata, cosa avete fatto? Vi siete rimboccati le maniche e avete provato ad aggiustarla? Vi siete messi con cacciavite, pinze e chiave inglese a riparala da soli?

A meno che non siate esperti di meccanica o di elettronica, dubito molto che lo abbiate fatto. La cosa più ovvia è che avete chiamato un tecnico e l’avete messa nelle sue mani. Perché? Semplicemente perché quel tecnico conosce l’apparecchio che si è guastato e, conoscendolo, sa perfettamente dove mettere le mani, senza fare danni.

Cosa cambia tra mettere le mani in un’automobile e mettere le mani in quelle parti di noi che ci creano problemi? A parte il fatto che in queste ultime non ci mettete le mani fisicamente, così come invece fa il meccanico dell’auto officina, per il resto è la stessa cosa. Occorre sapere bene dove stiamo operando, su quale organo, che funzioni ha e come possiamo intervenire, per avere una certa garanzia di un buon risultato.

Questo non vuol dire che dobbiamo affidarci ad un’altra persona per cambiare la nostra vita, anche se a volta è necessario, vuol dire però che è fondamentale capire chi siamo, e a chi ci stiamo rivolgendo quando vogliamo comunicare con l’inconscio per modificare le sue credenze.

Non accontentarsi delle teorie non verificabili

Sono sempre stato una persona razionale, fin da bambino non mi sono mai accontentato delle teorie non verificabili, o, perlomeno, delle teorie che non comprendevo col buon senso. Un altro aspetto che mi ha caratterizzato fin dall’infanzia è stata una forte spinta verso la spiritualità. Vedevo i miei genitori, gli insegnanti, gli adulti, vedevo il loro vivere, il lavoro, la casa, le preoccupazioni, e mi dicevo “questa non è Vita, la Vita non ha senso se deve essere vissuta solo in questo modo”.

L’unica cosa che potevo fare da bambino per seguire quella spinta spirituale era di fare il chierichetto. Lo feci per alcuni anni, con fervore, con amore e con passione, anche quando, riportando nella casa del parroco le ampolle dell’acqua e del vino, mi bevevo tutto il moscato rimasto. Era dolcissimo. Quando però giunsi all’adolescenza, tutti i dogmi che mi avevano insegnato mi stettero stretti e, dopo poco, lasciai il percorso che avevo intrapreso. Sapevo di deludere fortemente i miei genitori, che, anche se non lo hanno mai ammesso chiaramente, sono convinto che avrebbero ben visto per me una carriera ecclesiastica, ma era troppo forte il desiderio di capire.

Ho ripreso la via di una ricerca spirituale intorno ai 16 anni, quando, leggendo un testo di un maestro indiano, compresi che non è necessario aspettare la morte per avere conferme a ciò che sentivo, che potevo avere qua, in questa vita, le risposte alle domande che mi ponevo.

Studiai, lessi una valanga di libri, ma dopo avere studiato e appreso diverse forme di meditazione, mi resi conto che non riuscivo ad andare oltre.

Ero sempre stato un bambino abbastanza chiuso e timido e ho sempre avuto difficoltà a fare amicizie, soprattutto col mondo femminile. Potete immaginare cosa potevo vivere durante il periodo dell’adolescenza, quando si svegliano i primi istinti sessuali e nascono i primi innamoramenti. Era un disastro e le pulsioni, le ansie, i desideri erano ben più forti delle meditazioni.

Con gli anni avevo raggiunto un certo equilibrio, ma le problematiche di fondo erano rimaste invariate. Ho preso un diploma di laurea in statistica, mi sono sposato e ho avuto una figlia meravigliosa. Ho ottenuto un lavoro appagante, da quel lato ero soddisfatto, ma il vuoto affettivo che avevo dentro, l’insicurezza che mi aveva sempre caratterizzato c’erano sempre. Con la forza della volontà ero arrivato anche a raggiungere un’ottima posizione al lavoro, ci sapevo fare, e anche bene, con i clienti, ma a costo di grande fatica emotiva, e, come vedremo più avanti, il corpo un poco ne risentiva.

Conoscere i propri problemi

Conoscevo i miei problemi, avevo letto moltissimi libri di psicologia e imparato svariate tecniche per superarli, ma non c’era stato nulla da fare. Qualche risultato, si, ma di fondo i blocchi più importanti rimanevano invariati.

Intorno ai quarant’anni venni a sapere che in Svizzera avevano aperto un campus di una prestigiosa università americana, La Jolla University, dove tenevano anche corsi quadriennali di psicologia.

Ne fui subito attratto, sia perché avevo saputo che vi insegnavano anche personaggi quali Paul Watzlawick e il famoso psico biologo Henry Laborit, e sia perché non era richiesta una frequenza assidua. Dovevo lavorare perché avevo una famiglia, ma pensai che, in fondo, con tutti i testi di psicologia che avevo letto, sarei riuscito a farcela e così mi iscrissi al corso per Master of Arts in Human Behaviour.

Fu molto interessante, soprattutto mi affascinò la psico biologia che mi diede una nuova visione sui meccanismi biologici che rispondono alle dinamiche mentali ed emozionali, ma non appresi strumenti migliori per cambiare ciò che ero e i miei limiti.

Così ripresi il mio cammino di ricerca psicologica e spirituale, viaggiai moltissimo, soprattutto in India, che considero la mia patria spirituale, anche se non sono induista. Anzi, ritengo che a un certo punto del cammino spirituale bisognerebbe lasciare andare tutte le religioni e imparare ad ascoltare il maestro interiore.

Quando impari a conoscerti, ti rendi conto di cosa voglia dire “consapevolezza”. L’auto osservazione diviene lo strumento per conoscere i propri processi e lo stato di auto osservazione corrisponde alla consapevolezza di sé. Essere presente a me stesso era un obiettivo che sentivo profondamente, nonostante la difficoltà nel raggiungerlo. Spesso tornavo a casa la sera e mi chiedevo: dove sono stato oggi? Non che non ricordassi dove ero stato e cosa avessi fatto, ma mi rendevo conto di avere vissuto in automatico, senza la coscienza di esserci, senza la presenza costante del mio Io. “Nati non foste per viver come bruti”, scriveva un certo Dante Alighieri, eppure era proprio ciò che osservavo continuamente in me e attorno a me. Una vita di inconsapevolezza, guidati da ben altro che la nostra coscienza. Ora mi rendo conto che era proprio ciò che vedevo negli adulti, quando ero bambino. Una vita di inconsapevolezza.

Una delle frasi che mi ha accompagnato in quegli anni è “Io so pensare, io so aspettare, io so digiunare”. La ricordate?

Sono parole di Siddharta, dal libro di Hermann Hesse. Quelle parole mi hanno sempre guidato, sono state un faro e mi hanno fatto comprendere l’importanza del pensiero: molti pensano, ma pochi sanno pensare. Oggi direi: Molti pensano con il Sé istintivo e con il Sé mentale, ben pochi pensano con la coscienza dell’Io.

Uno dei più grandi maestri ed amici, che mi hanno aiutato in quegli anni è stato Bernardino del Boca, teosofo, antropologo, pittore ed autore di numerosi libri. Una delle cose più belle che ho imparato da Bernardino è il non giudizio. Ripeteva spesso: se vedete qualcuno che si comporta male, immaginatelo con una cartello al collo, con la scritta “Lavori in corso”.

Ho studiato e sperimentato tanto, finché nel 1998, tutto ciò che sognavo da anni si è manifestato. Come se il velo che ci separa dalla Realtà si fosse parzialmente sollevato, e quella realtà spirituale che sempre agognavo si è presentata. Un anno di grande apertura e di illuminazioni, quasi un conforto a dirmi: la strada è quella giusta, percorrila con fiducia, e, soprattutto, completa la guarigione di te stesso. Ho raccontato ciò che è successo in quell’anno nel libro Cronaca di un Risveglio Spirituale.

Restava però da sciogliere il problema di come liberarci dalle credenze limitanti e dei comportamenti reattivi che condizionano la nostra vita. Ormai mi era chiaro come siamo fatti e quali coscienze entrano in gioco quando parliamo di mente subconscia, restava da trovare una tecnica per comunicare efficacemente con queste menti, ma di questo parleremo più avanti.

Ciò che desidero fare, alla fine di questo capitolo introduttivo, è ringraziare davvero tutte le mie difficoltà, e, soprattutto, i miei genitori. Non solo per tutto l’amore che mi hanno dato, ma anche per avermi permesso, con i loro limiti, di vivere quelle esperienze dolorose attraverso le quali sono giunto fino qui.

Se avessi ricevuto solo amore e gratificazioni, probabilmente avrei vissuto un’infanzia, un’adolescenza e una vita adulta più serena, ma, per come sono, mai sarei riuscito a conoscermi e a sperimentare ciò che ho sperimentato. Mai sarei riuscito ad avere un quadro così chiaro dell’essere umano, mai avrei potuto aiutare tante persone, come fortunatamente posso fare.

Studiare solo le altre persone, che siano amici, parenti, o anche pazienti, non può bastare a conoscere l’essere umano. L’altro non si aprirà mai totalmente, anche se lo volesse. Sono troppe le difese inconsce e, qualora anche lo volesse, probabilmente non è neppure così cosciente dei pensieri e delle emozioni più importanti. Soprattutto quelli banali, quelli di tutti i giorni, quelli cui neppure facciamo caso. Siamo portati a far caso solo a ciò che è eclatante, alle emozioni forti, ai pensieri forti che non riusciamo ad eliminare, ma ciò che è abitudine non viene neppure visto come un problema. Lo consideriamo normale, eppure, spesso, è la causa dei guai più grandi.

Conoscere una persona

Quando riusciamo a conoscere il 50/60% di una persona è già tanto. Ma per comprendere profondamente l’essere umano occorre andare molto più in profondità, e possiamo farlo solo attraverso noi stessi.

Per questo motivo nessun medico, nessuno psicologo potrà aiutarci davvero, se è bravo potrà darci gli strumenti per capire e per lavorare su di noi. Ma la guarigione vera, quella profonda, quella duratura, può avvenire solo se viene da dentro.

Occorre un paziente, costante, determinato desiderio di star bene, più forte di qualsiasi altra cosa, perché il processo di trasformazione e guarigione si avvìi e porti i suoi frutti.

Tutti noi vorremmo star bene, vorremmo cambiare e risolvere i problemi che ci assillano, siano essi legati alla sfera affettiva (rapporto con un partner, con i genitori, con i figli o con colleghi e amici), alla sfera sociale ed economica (lavoro, denaro, autostima, e così via), alla sfera della salute e del benessere, o alla sfera della spiritualità.

Magari avete letto decine di libri e avete seguito tanti corsi, ma se vi trovate tra le mani questo libro significa che non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Magari avete ottenuto qualche risultato, ma il nodo del problema, ciò che più vi sta a cuore, ancora non è stato risolto. Ancora, nonostante tutti gli sforzi, qualcosa in voi riesce ad avere la meglio e non vi fa vivere felici.

Se anche per te è così, sicuramente un motivo c’è e quel motivo e la modalità per risolverlo sono l’oggetto di questo libro.

Quetso testo è estratto dal libro "Le 3 Menti Inconsce".

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