Le Origini Occulte della Musica - Volume 3 - Enrica Perucchietti
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Le Origini Occulte della Musica - Volume 3 - Anteprima del libro di Enrica Perucchietti

Il canto delle Sirene. Da Madonna a Lady Gaga

"La Regina della provocazione, tra Kabbalah, diavoli e sacrilegio."

Madonna

«Dominerò il mondo».
Madonna

«A volte penso che vivrò per sempre».
Madonna

«La fonte di ogni cosa è la Bibbia. Di per sé però la Bibbia dice assai poco al lettore di oggi della sua vita reale, è un collage di storie à la Harry Potter».
Daniel Eldar

La regina della provocazione

Legato all’albero maestro della nave, Ulisse poteva sentire il canto delle Sirene che lo chiamavano a sé con il racconto delle sue imprese. Non poteva però disfarsi delle corde che gli impedivano di muoversi. Se si fosse sciolto da quella stretta sarebbe finito vittima del bacio mortale di quelle creature, straziato dalle loro fauci assetate di sangue. Aveva scelto di ascoltare il loro canto sapendo di poter resistere al loro richiamo grazie allo stratagemma consigliatogli da Circe.

Nessun umano, infatti, avrebbe potuto resistere al fascino della loro voce.

Seduto su una sedia, Drake viene immobilizzato da un lungo bacio appassionato. I capelli biondi di lei cadono sulle sue guance e gli coprono il viso. Quando la donna stacca le sue labbra da quelle del giovane per tornare a cantare, l’uomo si abbandona a una smorfia di dolore e disgusto. Come se fosse stato vittima del bacio rapace di una Sirena, si ritrae in modo scomposto, stentando a riprendersi. Al Coachella Festival 2015 la Regina del Pop ha sorpreso il pubblico presentandosi sul palco con una sedia e trascinandosi dietro il rapper canadese Drake. Dopo aver inchiodato il ventottenne alla sedia l’ha baciato in modo intenso: la reazione di questi ha fatto il giro del mondo, con un misto di shock e disgusto stampata in faccia in modo teatrale.

Quale che fosse il motivo della reazione (un eccesso di gloss, avrebbe tentato di spiegare), qualche anno fa qualunque uomo avrebbe pagato per essere al posto di Drake, inchiodato a quella sedia e vittima di un supplizio molesto.

Da Warren Beatty a Sean Penn, da Jean-Michel Basquiat a John John Kennedy, da Dennis Rodman a Guy Ritchie sono numerosi gli attori, artisti, musicisti, sportivi e produttori che sono stati ammaliati dal potere della bionda Sirena del Pop. Alla lunga schiera delle sue vittime non si sottraggono neppure le donne, ultima in ordine di tempo la modella e attrice giapponese Jenny Shimizu.

La Material Girl ha sperimentato con la sua sessualità (o meglio pan-sessualità), giocando anzi con essa. Trentun anni prima, nel settembre 1984, alla prima cerimonia degli mtv Awards, Madonna aveva cantato Like a Virgin con addosso un bustino bianco, una gonna di tulle e un velo, simulando un rapporto sessuale sopra un’enorme torta nuziale. La conduttrice Bette Midler e i produttori rimasero perplessi, preoccupati della reazione del pubblico che invece adorò lo spettacolo. Con quell’esibizione anticipava tutte le performance ipersessualizzate delle varie stelline da Miley Cyrus in poi - che avrebbero tentato inutilmente di rubarle

Lo scettro di Regina del Pop agli occhi delle successive generazioni. Come se non bastasse, in Sex si sarebbe fatta immortalare in atti di masturbazione ed effusioni lesbo. Tutto quello che oggi sembra scabroso era già stato battezzato e inscenato da Madonna. Ma tutto ritorna in corsi e ricorsi storici, anche nella musica, quasi a dimostrare la non originalità di certi artisti. Nulla di nuovo, sotto il sole.

Nel 2003 sempre dal palco degli mtv Music Awards, Madonna baciò Britney Spears e Christina Aguilera agghindate da spose durante una sensuale esibizione di Like a Virgin, a suggellare un passaggio di consegne alle nuove sirene del Pop. In quel momento Britney era la sua peggiore rivale e ne ricalcava persino le movenze. Madonna però è sopravvissuta alle onde del successo che hanno travolto invece miseramente le due giovani pretendenti al trono della Regina, mostrando come il suo regno sia solido e (apparentemente) imperituro.

Ma il tempo passa anche per le star e non perdona. Anche per coloro che hanno fatto della seduzione il proprio cavallo di battaglia.

È il gennaio del 1984. Durante la popolare trasmissione di Dick Clarck, American Bandstand, Louise Veronica Ciccone, reduce dal successo del suo album d’esordio, dichiara in modo sfrontato che è destinata a dominare il mondo e a divenire più famosa di Gesù Cristo. L’anno precedente in un’intervista a John Randy Taraborrelli aveva dichiarato: «Ho in progetto di divenire una delle più grandi star di questo secolo». La volontà, si sa, è l’anticamera della magia.

Ambizione, forza di volontà, autocontrollo e mania di perfezione sono stati i punti di forza di una donna che è diventata la Regina incontrastata della musica.

Prima ancora di cantare e di fondare con Dan Gilroy i Breakfast Club e poi gli Emmy con l’allora fidanzato Stephen Bray, Madonna nasce come ballerina. Il duro lavoro a cui sottopone il suo fisico verrà trasposto nella sua successiva professione di cantante. La sua sfrenata ambizione la porta invece a non arrendersi agli ostacoli iniziali, scalando velocemente il pantheon del successo, dalla pubblicazione dei singoli dance Everybody, Burning Up e Holiday. Complice il neonato canale di mtv e la realizzazione dei videoclip che le consentono di costruirsi un personaggio sensuale e sbarazzino, il suo nome inizia a farsi largo tra il pubblico statunitense. Sarà il suo secondo album, Like a Virgin, a divenire un successo planetario e a far conoscere Madonna in tutto il mondo. I video dei singoli Like a Virgin e Material Girl offrono un’immagine provocante, eccessiva e ironica della cantante che conquista il pubblico: le ragazzine sognano di essere lei e gli uomini di portarsela a letto. Quest’ultimo aspetto diviene il cavallo di battaglia della star. Piccola ma formosa, aggressiva e un po’ volgare: Madonna incarna il sogno erotico di molti uomini, una Marilyn Monroe metropolitana, dominatrice e sessualmente ambigua.

A certain sacrifice

La sessualità rapace e disinibita, sfrontata ed eccessiva è il suo pregio e il suo punto debole. I numerosi flirt che ha avuto hanno trasmesso inizialmente l’immagine della canonica “groupie”. Invece di contrastare questa rappresentazione, Madonna l’ha assecondata, trovandosi a interpretare anche film in cui ha ricoperto il ruolo della femme fatale, spesso diabolica e vendicativa, al limite del parossismo.

Prova ne è il thriller semisconosciuto A certain sacrifice, girato a New York nel 1979 da Stephen John Lewicki ma uscito solo nel 1985. Madonna (che ha lavorato per un compenso di soli 100 dollari) interpreta la parte di Bruna, una giovane punk residente del Lower East Side che vive con tre suoi «schiavi d’amore» (un uomo, una donna e un transessuale). Un giorno Bruna incontra Dashiell e i due si innamorano. La ragazza viene poi aggredita e stuprata nel bagno di una tavola calda. Desiderosa di vendicarsi, Bruna arruola i suoi ex «schiavi d’amore» e Dashiell per rapire lo stupratore. Si travestono da prostitute e lo adescano, poi lo conducono in un teatro dove inscenano un terribile sacrificio umano a suon di musica rock sotto il ponte di Brooklyn. Raimond viene rinchiuso in una bara e trafitto da lame che vengono fatte penetrare attraverso diversi fori. Dashiell traccia quindi una croce sulla fronte di Bruna e versa il sangue di Raimond sul suo corpo in una scena a sfondo erotico.

La pellicola, realizzata a basso budget, venne diffusa cinque anni dopo la realizzazione cercando (inutilmente) di sfruttare la popolarità di Madonna. Per quanto estremo sia, il film offre un’immagine dell’artista (santa/puttana, vittima/carnefice, oggetto del desiderio/ dominatrice) che si sarebbe ancorata nell’inconscio collettivo, facendo leva sul lato distruttivo, magico e amorale del sesso. Sebbene la stessa Madonna sia stata vittima di una violenza carnale a New York quando aveva diciannove anni, la popstar ha modellato la sua immagine su quella di una femme fatale, manipolatrice e vendicativa, che usa il sesso come arma per avere potere e successo: «Il sesso divenne una maschera, un modo per ribaltare i ruoli con il proprio aggressore».

Inizialmente il “concept” Madonna nasce dalla mescolanza di elementi punk con la dance underground, poi avvengono graduali e costanti mutamenti di identità, fino alla star che conosciamo oggi e che ha abbracciato una spiritualità vicina alla new age. La commistione di peccato e sacrilegio hanno firmato la sua intera produzione, trasponendo la ex Material Girl desiderosa di ballare e coinvolgere nelle sue danze sfrenate il pubblico in una Regina delle tenebre più sofisticata e dark. Il suo avvicinamento alla Kabbalah ha visto un progressivo aumento di immagini blasfeme e il ricorso a simboli neopagani e occulti nei videoclip e nelle esibizioni live.

Il lato creativo e al contempo distruttivo del sesso, l’appetito insaziabile di fama e affetto da parte dei fan, il controllo fanatico dei dettagli, l’hanno resa un mix tra la figura della Sirena e quella del Briccone Divino che abbiamo incontrato nel secondo volume di questa trilogia.

Madonna incarna infatti l’archetipo del Burlone in quanto tende a conciliare il sacro e il profano, rappresentando soprattutto all’inizio della carriera gli aspetti più istintuali, caotici, amorali, ironici e sacrileghi dell’essere. Scrive la biografa della star, Lucy O’Brien:

«Con la sua dedizione all’eccesso il musicista rock divenne il briccone per eccellenza del XX secolo. Madonna forse non distruggeva le stanze d’albergo, né gettava la tv in piscina, ma a modo suo fece qualcosa di analogo; berciando nei luoghi pubblici, simulando la masturbazione, e mostrando le parti intime al mondo».

Dall’altro è l’incarnazione della perfetta Sirena che usa la sessualità in modo incantatorio e oscuro, che seduce irretendo i fan nella sua rete fatta ambiguità, superficialità (Material Girl) e richiamo spirituale (Frozen, Ray of Light, Devil Pray). Questo suo aspetto falso e manipolatorio, la rende la perfetta incarnazione della forza e del fascino lunare femminile.

Una perfetta Sirena.

Le origini

Madonna sperimenta e gioca a fondere sacro e profano, «l’energia femminile con la spiritualità e la sessualità attraverso la musica». Una star che adotta come nome quello della Vergine, che chiama la figlia “Lourdes”, che indossa rosari tempestati di pietre e che durante i concerti si fa inchiodare a un’enorme croce di tessere a specchio, che dedica canzoni al diavolo ma che al contempo racconta di pregare insieme ai figli, non può che essere additata come “blasfema”. Ma lei ci gioca, ci sguazza. Sa che l’unico modo per rimandare al mittente le critiche è cavalcarle.

Dai tempi di Like a Prayer la presunzione della star nel mescolare sacro e profano e trattare certe tematiche spirituali con leggerezza (si veda l’ironia sulla confessione in Act of Contrition) o come se al contrario avesse ricevuto la “chiamata”, nel corso dei decenni ha suscitato il biasimo dei fedeli (cristiani e non). Il primo scandalo avvenne nel marzo del 1989 con il video di Like a Prayer (con la star in versione bruna) che anticipava la pubblicità per la Pepsi con la quale aveva firmato un contratto da un milione di dollari:

«Il video presentava un omicidio a sfondo razziale. Madonna che baciava un Cristo nero, Madonna con le stigmate e le lacrime di sangue, e madonna che ballava, davanti a un campo di croci in fiamme: era una sfrontata, chiassosa dichiarazione d’intenti sul sesso, la razza e la religione. [...] Il video fu relegato nella programmazione notturna di mtv, e scatenò una congerie di proteste da parte di parecchi gruppi religiosi che accusavano Madonna di “blasfemia”. Quando i fedeli furono esortati dal pulpito a boicottare la Pepsi, lo spot fu rapidamente ritirato. Il contratto fu rescisso, ma lei si tenne il milione di dollari».

Sicuramente il video ha influenzato molto le popstar di oggi, si pensi al videoclip Judas di Lady Gaga che affronteremo nell’ultimo capitolo. Un punto ineludibile è che per divenire famose, le stelline contemporanee devono ispirarsi o addirittura copiare Madame Ciccone, ricalcando così un medesimo script.

Per cercare di comprendere l’intera produzione di Madonna si deve come sempre risalire all’infanzia. Dalla storia della famiglia emergono due elementi che influenzeranno l’ambiguo rapporto della star con la “fede”: l’adesione al culto giansenista della madre Madonna Louise Fortin e la morte di questa nel 1963 per un tumore al seno quando Louise Veronica aveva soltanto cinque anni. La perdita della madre segnò nel profondo la bambina, lasciando evidenti strascichi anche da adulta:

«C’era tanto non detto, tante emozioni districate e irrisolte, rimorsi, sensi di colpa, senso di perdita, rabbia, confusione... ho visto mia madre, bellissima, giacere come se dormisse in una bara aperta. Poi, ho notato che la sua bocca aveva qualcosa di strano. Mi ci è voluto del tempo per capire che era stata cucita. In quel momento terribile, ho cominciato a capire quello che avevo perso per sempre. L’immagine finale di mia madre, al tempo stesso tranquilla e grottesca, mi perseguita anche oggi».

La vita di Madonna, scrive O’Brien nella sua biografia, divenne così iperattiva in una forma di deliberata opposizione a quella della madre che la malattia aveva stroncato davanti ai suoi occhi di bambina:

«Se il silenzio della madre corrispondeva alla morte, lei avrebbe parlato.

Se la malattia della madre significava che il sonno era pericoloso, perché durante il sonno si può morire, allora lei sarebbe rimasta sveglia. Se il corpo della madre aveva ceduto, Madonna avrebbe fatto in modo di essere sempre al massimo della condizione fisica».

Dall’altra, l’assenza di una figura materna di riferimento la rese libera ed emancipata da certi tabù femminili e presto anche dalle regole famigliari e poi sociali, abbracciando una forma di ribellione che si sarebbe proiettata anche sul suo look.

Fu la stessa Madonna a raccontare da adulta che la sua mancanza di inibizioni (e di buone maniere) sarebbe scaturita dalla morte della madre:

«Penso che il motivo più grande per cui sono stata in grado di esprimere me stessa e di non essere intimidita, è stato non avere una madre. Per esempio, una madre ti insegna le buone maniere. E io non ho assolutamente imparato nessuno di questi modi e regole».

La madre era una cattolica praticante («era religiosa in modo fervente, sino al delirio», «mia madre era una fanatica religiosa») e questo aspetto di devozione avrebbe influenzato negativamente la figlia che lo aveva introiettato come un atteggiamento passivo e masochistico.

La fede materna era influenzata dal giansenismo che spinge a una vita moralmente rigorosa e austera, ed era una fervente seguace del culto mariano di Lourdes. Madonna avrebbe battezzato la figlia Lourdes per rinsaldare la tradizione mariana della famiglia:

«Lourdes era un luogo con cui mia madre aveva un contatto. Le mandavano sempre l’acqua santa da laggiù. Ci sarebbe voluta andare, ma non lo fece mai».

Per spiegare la produzione della star, infatti, si è spesso fatto ricorso alle sue origini cattoliche, mentre la devozione materna per il giansenismo è stata altrettanto forte nell’influenzare l’immaginario della figlia. Se da piccola Madonna aveva assorbito quell'atmosfera di santità, da grande avrebbe tentato di conciliare gli eccessi di quello che riteneva una forma di fanatismo con il bisogno insondabile di credere a qualcosa e dipanare il terrore della morte che la attanagliava. Come molte altre star (Gwyneth Paltrow, Demi Moore, Barbra Streisand, Lindsay Lohan, i coniugi Beckham, Mischa Barton, Paris Hilton, ecc.), avrebbe trovato pace nell’abbraccio finale di ben altro tipo di spiritualità, la Kabbalah. E per emanciparsi dalla figura materna avrebbe anche cambiato nome, adottando quella dell’eroina del Vecchio Testamento, Esther.

Questo testo è estratto dal libro "Le Origini Occulte della Musica - Volume 3".

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