Le Stanze dell'Immaginazione - Matteo Ficara - Estratto
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Le Stanze dell'Immaginazione - Anteprima del libro di Matteo Ficara

Cosa sono le Stanze dell’Immaginazione

Cosa sono le Stanze dell’Immaginazione 

Uno strumento di lavoro con le immagini interiori Ora che abbiamo esplorato il senso del lavoro estetico con le immagini, che punta alla comprensione (alla visione, per intenderci) dei processi dell’Anima e non della psiche, possiamo parlare dell’utilità delle Stanze dell’Immaginazione.

Esse sono uno strumento autonomo che permette a chiunque di comprendere in modo semplificato quei messaggi che la Psyché, l’Anima, invia dai nostri al di là interiori - le zone di noi stessi che non conosciamo ancora - alla superficie della coscienza.

Un po’ come accade nei sogni, nelle Stanze ricevi informazioni in modo simbolico, puramente immaginale e oracolare. Tuttavia, diversamente dai sogni dove non si ha una chiara chiave di lettura, nelle Stanze dell’Immaginazione sono le Stanze stesse, i “luoghi di potere”, a svolgere un lavoro di profonda semplificazione.

Una matrice psico-simbolica

Un altro modo di definire le Stanze dell’Immaginazione e comprendere il loro lavoro è il seguente: esse sono una “matrice psyché-simbolica”, ovvero una matrice che lavora con la Psyché attraverso il simbolo.

Detto questo, ci resta ancora da chiarire, da un lato che cosa sia una matrice e, dall’altro, che cosa della Psyché risponda a queste comunicazioni e in che modo lo faccia.

Matricem viene dal latino màtrix, che significa “utero ”, ma anche “femmina” e “madre” (màter). Come nel caso del film Matrix, questa matrice è quel contenitore che permette a qualcosa di prendere forma, di nascere, di manifestarsi.

Nelle Stanze dell’Immaginazione non solo il sistema stesso, nella sua interezza, è una matrice, ma lo è anche ogni Stanza: in questi luoghi protetti e di potere prendono forma i nostri simboli interiori, dispiegandosi con un ordine specifico che ha una sua ragione interna. Una sorta di “logica dell’illogico”.

Nel caso della vita umana, una nascita attraverso l'utero necessita di due elementi fondamentali: lo spermatozoo e l’ovulo. Grazie all’incontro di questi due elementi e alla loro unione ($ym-ballein, mettere insieme), il contenuto, in cerca di forma, diventa in-formazione. Analogamente, nel caso delle Stanze dell’Immaginazione, i due elementi che permettono l’alchimia di lavoro sono l’io di superficie e l’io di profondità, l’attenzione individuale (il punto di vista) e l'Immaginazione.

Col procedere nelle Stanze, l’io di superficie verrà mano a mano destrutturato e purificato (se non proprio sublimato), al fine di consentire alla coscienza l’accesso a questi luoghi sacri, nei quali fungerà da punto di vista, da osservatore.

In questa metafora della nascita, il principio maschile è dato dalla coscienza attiva - l’io di superficie - che penetra nelle Stanze per compiere la Caccia all’Anima, alle sue immagini segrete, ai suoi volti nascosti nell'al di là.

Il femminile, l’ovulo sono le Stanze stesse, che si rendono accoglienti contenitori dell'ospite.

Ce infine una terza forza agente: in un rapporto erotico non ci sono soltanto Padre e Madre, ma ce anche il Figlio o la Relazione stessa.

E così per ogni relazione vitale e di natura.

Nelle Stanze dell’Immaginazione il terzo elemento è dato dall’io di profondità, la voce della Psyché che chiama, un turbamento dell’Anima che ha messo in moto tutto il processo affinché potessimo vederla, saperla, darle la vita.

Le immagini che si presentano, quindi, sono ogni volta le migliori possibili, perché sono il prodotto del nostro qui e ora, datoci dalla coscienza attuale e penetrante, e da quel profondo e inarrestabile moto interiore che chiamiamo “divenire”, “vita”, dato dall’Anima che vuole manifestarsi attraverso l’Immaginazione. E le Stanze sono lì, in questo regno di mezzo eppure appartenente a entrambi i regni - quello di superficie della coscienza e quello di profondità dell’Anima - a permettere l’interazione tra i mondi.

Tale prodotto, l’immagine, sarà ogni volta perfetto perché è il linguaggio che noi, dai regni del profondo, usiamo per parlare con noi stessi nei regni di superficie. Dato che l’Anima è la nostra più grande amante, essa ci invierà solo i messaggi che siamo in grado di comprendere, utilizzando le forme che ci consentono di farlo: ma solo se impariamo a vedere al di là del giudizio, del concetto, del’già conosciuto ”, soltanto se siamo disposti ad accettarle, portarle dentro, cum-prenderle.

Ecco che, quindi, la forma delle immagini sarà quasi sempre immediatamente chiara e visibile, mentre il suo senso oracolare andrà masticato un po’ più a lungo, per il tempo necessario a vederlo, viverlo, esserlo.

Comprendere forma e contenuto

La comprensione dei simboli non può avvenire se non con una certa forma di intuito (dal latino in-tuere, "vedere dentro"), propria del cuore.

L’atto del comprendere (dal latino cumprehendo, "prendo assieme") andrebbe immaginato come un abbraccio che conduce le immagini, con il loro volto e la loro individualità, nel nostro cuore. E il modo di conoscere dei mondi sottili e, come tale, si contrappone al capire (capere, "prendere") della mente razionale, perché accetta le realtà per quello che sono: non le giudica, non cerca di ricondurle a categorie predefinite o a concetti, ma le accoglie interamente (e internamente) e le lascia parlare da dentro.

Nelle Stanze dell’Immaginazione, quindi, ogni Stanza funge da area di senso (o semantica): i simboli che vengono manifestandosi assumono il proprio significato in base alla Stanza in cui decidono di apparire. Peraltro, tutti i simboli che si presentano, dal primo all’ultimo, compongono una storia fantastica, simbolica, una. fiaba di profondità o mitologia personale, che pervade il sistema intero nelle sue nove Stanze.

Ogni discesa nelle Stanze dell’Immaginazione è quindi un resoconto del nostro qui e ora dal punto di vista dell’Anima, che richiede di essere compreso nella sua interezza, di essere visto per quello che è.

Per far ciò, spesso è necessario acquisire (o raggiungere) uno stato di profondo rilassamento, in cui la mente razionale non intervenga, tentando di capire ogni cosa con il suo spirito giudicante: questo procedimento falsificherebbe infatti l’esperienza, rendendola una mera costruzione di sensi.

È solo senza il filtro della mente che il significato più profondo manifestato nelle Stanze può raggiungere il cuore.

La stanza numero 1 - Del fuoco e della passione

Arredamento e funzioni

Come abbiamo già detto, vedere l’arredamento di una Stanza significa scoprire qual è il suo potere. Inoltre, gli oggetti d’arreda-mento danno la qualità specifica, l’area semantica e di significato, all’interno della quale dovranno essere letti i simboli della nostra fiaba di profondità.

La prima Stanza assomiglia moltissimo a una cucina: quando si entra si ha, alla propria destra, un lungo tavolo che attraversa quasi tutta la stanza, fino alla parete di fronte all’ingresso, dominata da un enorme camino con dentro un calderone posto sul fuoco.

Nella parete alla sinistra dell’ingresso, invece, ce solo una grande cornice (o talvolta si presenta completamente vuota), mentre sulla parete all’estrema destra dell’ingresso, oltre alla porta per procedere nella successiva Stanza, troviamo delle mensole.

Come accade anche nella realtà quotidiana, la cucina è il luogo della trasformazione: gli alimenti con cui ci nutriamo subiscono una preparazione che li modifica (spesso da crudi a cotti), esattamente come un tempo accadeva nei laboratori di alchimia.

Difatti la Stanza n. 1 è il luogo delle alchimie e dei mutamenti delle sostanze da uno stato a un altro: i suoi poteri sono quelli di trasformazione, nutrizione e alimentazione.

È un errore comune confondere tra loro nutrizione e alimentazione, ma - per comprendere appieno la Stanza n. 1 e le sue funzioni - è necessario fare dei distinguo: tutto quello che mangiamo viene trasformato dal nostro apparato digerente in sostanze che possono essere da un lato di nutrimento per il corpo (sali minerali, vitamine, proteine, ecc.) e, dall’altro, di alimentazione: esse cioè alimentano il corpo come fanno gli alimentatori dei nostri computer, permettendo lo scambio (o il solo passaggio) di energia.

In  questa Stanza, quindi, possiamo trasformare qualcosa, rendendolo un alimento da cui trarre energia e nutrimento.

Dobbiamo ora vedere che cosa possiamo trasformare e come.

Gli spiriti movimentati

Ciò che possiamo trasformare sono le emozioni, in particolar modo quelle che le mie Guide (che mi accompagnarono in tutto il primo tour all’interno delle Stanze) chiamarono “gli spiriti attivanti” e che possono essere trasformate se gettate nel fuoco: il grande trasformatore alchemico.

Per comprendere meglio la natura degli spiriti attivanti possiamo immaginare ogni emozione come se fosse uno spiritello,esterno a noi e capace di vita propria, al quale tuttavia permettiamo di vivere in simbiosi con noi: non siamo arrabbiati, quindi, ma «permettiamo a rabbia di partecipare della nostra energia». Sì, perché questo spiritello, essendo un simbionte, per vivere utilizzerà parte della nostra energia e delle nostre risorse, spesso lasciandoci un po' provati. Per fare un esempio, pensate a una grande rabbia, sfogata con urla e una grande agitazione fisica che ci lasciano stanchi e tremendamente provati, quasi svuotati.

Questo capita perché le emozioni attivanti - in cui rientrano tutte quelle emozioni che attivano, che portano ad agire facendo qualcosa verso l'esterno - sono come dei fuochi, dei turbini, dei venti sacri capaci di rapirci, allontanandoci dal qui e ora, dalla presenza, dal momento e dalla coscienza; esse ci fanno spesso agire impulsivamente o meccanicamente, ma sempre e comunque in modo assente.

È però possibile trasformare queste emozioni in modo da trattenerne l'energia (facendola anzi divenire un’alimentazione) senza essere distolti dal momento e dalla coscienza: questo è proprio il potere di trasformazione della Stanza n. 1, del Fuoco e della Passione.

Questo testo è estratto dal libro "Le Stanze dell'Immaginazione".

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