Lo Stato Intermedio - Franco Battiato e Gianluca Magi
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Lo Stato Intermedio - Anteprima del libro di Franco Battiato e Gianluca Magi

La nostra società teme la morte

La nostra società teme la morte

Attraversando il Bardo apre la porta che la società tecnologica vuole tenere chiusa. La nostra cultura rifiuta la morte, ha paura della morte, vive sempre proiettata nel futuro, proiettata in avanti. È probabile che il malessere di fondo della nostra cultura nasca dal rifiuto della morte.

La società tecnologica esorcizza, rimuove in tutti i modi ciò che dimora sotto il nostro tetto: la morte.

La nostra società teme la morte.

È tanatofobica, dannatamente tanatofobica.

La morte è il tabù della nostra società.

La morte nella nostra società è come gravata da inibizione comunicativa. Parlarne significa infrangere le convenzioni e commettere una specie di gaffe.

Le sanzioni applicate sono le medesime di quando, a tavola, si paria di escrementi, ovvero: interruzione del discorso, indignazione, atteggiamento forzato, cambiamento di argomento. Se non ci credi, fai questo esperimento pratico. A pranzo o a cena con i tuoi amici, tra un boccone e l’altro, a un certo punto, imbandisci una conversazione molto speciale: la morte. Ma non solo la morte in generale, la morte che riguarda sempre gli altri, ma la morte di ciascuno dei partecipanti al banchetto. L’idea per cui tutto ciò su cui si posa il tuo sguardo un giorno si dissolverà. Noterai immediatamente un certo irrigidimento, un certo imbarazzo. Se prosegui imperterrito, e chiedi l’opinione dei commensali, l’imbarazzo si farà irritazione. E l’irritazione, sgomento. Nel migliore dei casi i partecipanti inizieranno a toccare ferro... o altro! E dovrai cambiare argomento. Per non passare da menagramo!

Anche per chi crede nella sopravvivenza oltre il confine estremo della vita, il fare i conti con la propria morte angoscia.

Sempre valido è l’epitaffio sulla tomba di Marcel Duchamp, composto da lui stesso: «D’altronde, sono sempre gli altri che muoiono». Epitaffio che fa rimbalzare alla mente quella barzelletta che raccontava Sigmund Freud: Un marito dice alla moglie: «Se uno di noi due muore, io mi trasferisco a Parigi».

A proposito di mangiare e tabù della morte, il mangiare in modo smodato rispetto alla naturale esigenza è un atto di esorcismo della morte. Una volta a cena, prima di un concerto, a Franco, che mangia in modo frugale, nella quantità per un cardellino, dico:

«Talvolta, se non spesso, c’è chi mangia più di quanto il suo corpo realmente necessiti».

Franco a bruciapelo:

«E la paura di morire!»

Quando si mangia oltremodo cresce un’equazione alimentare inconscia: più mangio, più mi aggrappo alla vita.

Questo è proprio un atto di esorcismo dell’inquietudine che procura il pensiero della morte. La paura della morte non è effettivamente ciò che sembra, cioè il timore che la vita si arresti. Se sperimento la vita come possesso, io ho paura della morte, ovvero di perdere ciò che ho. Avverto cioè la paura di perdere il mio corpo, il mio Io, la mia identità, mia moglie, i miei figli, il mio lavoro, i possessi che ho accumulato, etc.; la paura di affrontare l’abisso della non identità, Affli essere perduto.

Oggi l’adulto prova, presto o tardi, e sempre più presto, la sensazione di avere fallito. La sensazione di non aver realizzato nessuna delle promesse della propria adolescenza si fa strada nella vita dell’adulto. Questa sensazione di scacco vitale sembra essere all’origine del clima di depressione diffusosi nelle società industriali.

Quanto a inquietudine, si dice che Meister Eckhart abbia visto l’inferno.

Meister Eckhart ha detto che la sola cosa che brucia alfinferno è la parte di te che rimane aggrappata alla vita: i ricordi, gli affetti. Ti bruciano via tutto. Non lo fanno per punirti -sosteneva - ma per liberarti l’anima.

A suo modo di vedere, se abbiamo paura di morire e ci aggrappiamo di più alla vita, vedremo i diavoli strapparcela via.

Ma se raggiungiamo la pace, i diavoli diventeranno degli angeli. Ci liberano dalle cose umane.

È dunque solo un problema d’approccio. Quindi non preoccupiamoci.

Continua a leggere l'estratto del libro "Lo Stato Intermedio".

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