Memorie di una Tata - Serena Milano - Estratto
Giorni 00
Ore 10
Min. 09
Sec. 08

Memorie di una Tata - Anteprima del libro di Serena Milano

Chi è un bambino?

Chi è un bambino?

Questa semplice domanda potrebbe far aprire un dibattito quasi infinito visti i molteplici punti di vista da prendere in esame.

Si potrebbe dire che un bambino è il frutto dell’amore, ma poi, vedendo quanti bimbi sono “capitati”, ci accorgeremmo di essere in errore.

Potremmo dire che un bambino è frutto di un rapporto sessuale, biologicamente è corretto, ma con la scienza che fa passi da gigante sappiamo che ci sono sempre più bambini concepiti in vitro o con inseminazione artificiale.

Potremmo toglierci dal cui de sac dicendo che un bambino è l’unione di una cellula aploide femminile ed una maschile, comprenderemmo sicuramente tutta la popolazione umana esistente sul pianeta ma... è giusto ridurre un’entità così articolata come l’essere umano ad un mero insieme di cellule?

Anche facendo un viaggio tra le diverse culture planetarie ci accorgeremmo che un bambino è molto difficile da definire.

Secondo la cultura cattolica la nascita di un bambino rappresenta una benedizione, quella di una bambina no.

In più passi della Bibbia è possibile leggere quale terribile disgrazia sia la nascita di una figlia femmina; Ecclesiasticus 22:3 “La nascita di una figlia è una perdita” e nel Levitico 12:2-5 si può leggere come il periodo di impurità della madre sia doppio nel caso in cui nasca una bambina.

Conosco tantissimi cattolici, ed io stessa lo sono per una sorta di “ereditarietà”, ma non conosco quasi nessuno che abbia letto il testo sacro su cui si basa la nostra religione.

La cultura cattolica

La cultura cattolica ci ha sempre mostrato il sesso come giusto solo se funzionale alla procreazione e tremendamente sbagliato e peccaminoso se fatto per piacere e fuori dal vincolo matrimoniale. Le famiglie cattoliche a lungo sono state caratterizzate da un numero molto alto di figli e solo recentemente Papa Francesco è intervenuto per consigliare di fare al massimo tre figli. I Papi che l’hanno preceduto hanno addirittura sempre aborrito qualsiasi forma contraccettiva!

Pertanto abbiamo avuto bambini giusti oppure bambini che hanno rappresentato un problema, religioso e sociale, se nati fuori dal matrimonio. Nella stessa Italia il decreto legislativo che equipara i diritti dei figli nati aU’intemo del matrimonio con quelli nati fuori dal matrimonio è stato emesso soltanto nel 2013.

Questo decreto annulla l’uso ben radicato delle definizioni di figli legittimi ed illegittimi, o addirittura “bastardi” nel linguaggio del volgo, e risolve le tediose problematiche legali in merito a diritti e doveri genitoriali nei confronti di questi bambini.

Dal punto di vista sociale, sebbene oggi ci sia un clima di apertura maggiore rispetto ad una ventina di anni fa, in molti contesti ancora risulta accettabile che un uomo possa avere figli da diverse relazioni, ma la stessa situazione applicata ad una donna viene ritenuta come indice di poca integrità morale da parte di quest’ultima.

Per la religione musulmana la nascita di una bambina viene considerata una benedizione tanto quanto la nascita di un bambino. È stato interessante scoprire con le mie ricerche di come esista un dettagliato elenco di norme comportamentali da avere in famiglia nei confronti dei figli, di come sia prioritario garantire a tutta la discendenza la stessa quantità di attenzione e di affetto e di come sia considerato peccaminoso e meritevole di punizione divina il disobbedire a tutte queste disposizioni.

Esistono diversi versetti del Corano che parlano esplicitamente di diritto alla vita e condannano l’infanticidio, parlano di diritto all’allattamento, del dovere dell’uomo di provvedere in termini di mantenimento sia alla donna gravida sia successivamente all’infante.

Onestamente, con una teoria così incentrata sull’equità dei diritti alle spalle, fatico a comprendere le motivazioni delle barbarie che popolano oggi i nostri notiziari.

Forse una risposta plausibile, ma che è e resta solo una mia supposizione, dove in un paragrafo viene specificato che non sempre la cultura islamica e quella musulmana coincidano in quanto nel corso della storia diverse società abbiano fatto delle vere e proprie deviazioni che si discostano parecchio da quella che viene definita come la “vera cultura islamica”.

Questa mia supposizione mi permette di razionalizzare il fatto che, ancora oggi secondo i dati delle Nazioni Unite, ci siano 60 milioni di spose bambine che non hanno ancora compiuto i 13 anni.

Ciò avviene perché questa usanza è considerata una tradizione, perché non c’è nessuno che prenda le difese di queste bambine e perché molto spesso le mamme delle spose bambine hanno ricoperto il medesimo ruolo in passato.

ICRW

L’Intemational Center for Research on Women (ICRW) ha stilato una classifica dei 20 paesi dove questa usanza è più diffusa ed evidenzia una situazione pericolosa e tragica per le donne coinvolte che sono esposte ad un maggiore rischio di malattie e morte.

In stati come l’Etiopia la questione delle spose bambine diventa un vero e proprio business definito “maid trade”.

Le famiglie delle bambine favorirebbero questo tipo di matrimoni perché rappresenterebbe un modo di ottenere dei soldi da parte della famiglia del marito. A pochi mesi dal matrimonio le ragazzine chiedono il divorzio e si trasferiscono in altri stati per lavorare e procurarsi il denaro necessario a sostentare la famiglia d’origine. L’Overseas Development Institute stima che ogni anno siano 14 milioni le bambine costrette a subire la stessa sorte.

Nel continente asiatico, invece, la sopravvivenza dei neonati è una questione di sesso.

In Cina, dove nel 1979 è stata inserita la legge eugenetica, nascere femmina spesso equivale ad una sentenza di morte. In un paese dove è permesso avere un solo figlio a coppia le bambine vengono rifiutate per evitare che si estingua in una generazione il nome di famiglia.

Ad oggi oltre due milioni di bambine spariscono nel silenzio più assoluto con la complicità del governo, della polizia e dei medici che uccidono queste nuove vite a pochi vagiti dalla loro nascita.

A compiere la suddetta “selezione artificiale” sono sia i genitori stessi sia i medici o i poliziotti.

Visitando diversi siti internet è estremamente frequente imbattersi in testimonianze scritte da sconvolti testimoni oculari che raccontano di come sia usuale, nelle zone più degradate del paese, vedere dei corpicini di neonate gettati per strada come se fossero stracci vecchi di cui nessuno si cura o di come, negli orfanotrofi, le bambine sopravvissute siano abbandonate a se stesse tanto da sembrare pallidi fantasmi denutriti.

Ad onor del vero ci sono anche donne che coraggiosamente provano ad opporsi, ma anche in questo caso sono numerosi i racconti di aborti forzati indotti al settimo o all’ottavo mese di gravidanza.

Alcune di loro, specialmente quelle che vivono in isolati villaggi, riescono a portare a termine la gravidanza e a mantenere in vita la bambina, ma per sfuggire a qualsiasi controllo è necessario non censirla e ciò significa essere relegate in un limbo di “non vita”. Si è al mondo, si vive, ma ufficialmente non si esiste, non si ha diritto all’istruzione, alle cure sanitarie, al lavoro riconosciuto, al matrimonio e ad avere figli. Si vive senza esistere.

Famiglie ricche

Solo le famiglie più ricche possono permettersi più figli perché dal secondogenito in poi viene applicata una tassazione elevatissima che la maggior parte delle persone non è in grado di sostenere.

Diversi studi giungono alla conclusione che tra un ventennio gli uomini cinesi avranno difficoltà a trovare delle donne con cui creare una famiglia a causa di questo silenzioso e legale olocausto.

Ma non esistono situazioni al limite solo in Africa ed in Cina, anche in India si stima che in tre generazioni siano state fatte sparire 50 milioni di bambine.

Anche lì nascere femmina è una condanna a morte.

Il problema di base è sempre a livello economico, mentre in Cina a preoccupare sono le elevatissime tasse, qui il problema è la dote che la figlia deve possedere per sposarsi. Chi ha figli maschi li accoglie con entusiasmo perché nell’ottica di un matrimonio saranno proprio loro ad arricchire le casse della famiglia, mentre chi ha figlie femmine si sente schiacciato da questo problema.

Se, con sforzi, esiste la possibilità di garantire ad una sola figlia la dote, ripetere l’operazione per due o più figlie diventa praticamente impossibile ed una figlia non sposata è e sarà per sempre solo un costo per i genitori.

A differenza della Cina dove l’ordine di avere un figlio solo arriva dall’alto e le autorità eseguono, in India sono le madri stesse che uccidono le proprie bambine. Questo atto, che risulta rivoltante in una cultura come la nostra, lì rappresenta spesso l’unica possibilità della madre di salvare la propria vita ponendo fine a quella dell’indesiderata figlia.

È piuttosto frequente che donne che concepiscono molte femmine senza riuscire a dare la vita ad una maschio vengano uccise a loro volta. Inoltre in India si muore ancora per dare la vita e si stima che ogni 5 minuti muoia una donna per cause collegate a gravidanza, parto o aborto.

Quindi chi è un bambino? Cosa rappresenta? Questa nuova vita che, pur essendo così piccina è in grado di scatenare dibattiti e rivoluzionare le esistenze delle famiglie e le sorti del mondo, da dove arriva?

A me piace guardare le cose oltre le apparenze, mi piace cercare il significato che va oltre le ovvietà sotto gli occhi di tutti e l’ho fatto considerando queste piccole persone come Anime che arrivano con un perché.

Illuminante, nel radicare le mie intuizioni, è stata la lettura del libro I nove scalini - Cronaca di una reincarnazione di Anne e Daniel Meurois-Givaudan (Edizioni Amrita), dove questi coniugi autori del libro, grazie alla loro capacità di uscire in maniera cosciente dal corpo, sono riusciti a seguire l’iter di incarnazione di un’anima durante i nove mesi di gravidanza.

Questa lettura intensa mi ha permesso di imparare a considerare un neonato non come una mera somma di cellule che ha formato un corpo con una coscienza pari a zero, ma come un’Anima che ha deciso dove, come, quando e da chi incarnarsi secondo un disegno ben preciso.

Ho iniziato a percepire ogni bambino come un portatore di sapere con cui potevo avere uno scambio animico senza necessità di un linguaggio prestabilito, ho imparato ad assorbire realtà nuove da loro che non sono fogli bianchi da riempire secondo quelli che sono i miei sistemi di credenze.

Le mie relazioni con i bambini

Da quando ho raggiunto questo punto di partenza le mie relazioni con i bambini si sono totalmente modificate, se prima avevo bisogno di conquistare la loro fiducia giocando, adesso anche sconosciuti bambini per strada mi guardano e mi sorridono o mi salutano calorosamente con la manina.

Anche alcuni loro racconti hanno preso senso; c’è stato un periodo in cui una bimba di quattro anni ogni giorno mi diceva “Quando io ero grande il mio papà era piccolo ed era mio cugino. Adesso lui è grande io sono piccola ed è mio papà”, in prima battuta pensavo che questa bimba avesse una fantasia galoppante, ma dopo aver letto delle varie interazioni delle anime che si incontrano vita dopo vita con scopi ben precisi, prendo in considerazione l’ipotesi che forse ero io a non capire il senso del discorso.Più e più volte la mia cuginetta Viola, quando aveva circa tre anni, ha sostenuto con molta convinzione di essere stata uccisa da una macchina. E se avesse avuto accesso a ricordi che noi adulti non abbiamo capito?

Facendo piccole ricerche in internet si può venire a conoscenza di molte storie di bambini dai tre ai cinque anni di età che hanno dato descrizioni e dati precisi ai propri genitori attuali fornendo le generalità che avevano nella vita precedente, il ruolo lavorativo svolto, il luogo dell’abitazione e fatti che, una volta verificati, corrispondevano al vero.

Spesso questi bambini si sono incarnati in famiglie lontane come ideologia al concetto della reincarnazione, quindi i loro racconti sono stati più volte vagliati da genitori increduli e sgomenti.

Io stessa ho conosciuto un uomo la cui figlia da bambina raccontava di essere stata un’altra persona e di essere morta in un preciso luogo. Con il passare del tempo quest’uomo ha potuto verificare le informazioni e straordinariamente corrispondevano al vero.

Infine, se dovessi trarre delle conclusioni chiedendomi chi è un bambino, io risponderei che si tratta di un miracolo di elementi solidi ed elementi spirituali che si uniscono a formare una nuova creatura pulsante di vita che arriva su questo pianeta per compiere una missione.

Direi che è un’Anima con una coscienza formata e con delle informazioni proprie che ci può mostrare tanti aspetti della vita che noi adulti abbiamo scordato e ci può ricordare che anche noi possediamo qualità che abbiamo messo in un angolino e di cui ci siamo dimenticati.

Parlerei non di un bambino, ma di una nuova esplosione di vita che è nostro dovere, come popolo, amare infinitamente e mettere nelle condizioni di esprimere tutto il proprio potenziale.

Questo testo è estratto dal libro "Memorie di una Tata".

Ti è piaciuto questo articolo? Rimani in contatto con noi!

 

Gli articoli più letti
Gli ultimi articoli pubblicati
IN QUESTA SEZIONE:
Articolo consigliato:

Memorie di una Tata

Come i bambini ci insegnano la vita - Un report per adulti consapevoli

-15%
Memorie di una Tata Serena Milano

Serena Milano

Una report illuminante, rivolto a chiunque senta con il proprio cuore la necessità di capire il potenziale di ogni piccolo essere umano e la... continua