Mente Immortale - Ervin Laszlo e Anthony Peake - Estratto
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Mente Immortale - Anteprima del libro di Ervin Laszlo e Anthony Peake

Le apparizioni e la comunicazione post mortem

Le apparizioni e la comunicazione post mortem

La NDE ci dice che un’esperienza cosciente può avvenire anche durante il periodo in cui il cervello è clinicamente morto. Le prove a favore sono solide perché sono nella forma di resoconti di prima mano di chi ha fatto personalmente tali esperienze. La domanda che ora ci facciamo è se la coscienza possa persistere anche quando il cervello è completamente e permanentemente inabile. La coscienza può esistere oltre la morte?

I resoconti

I resoconti in questo senso sono necessariamente meno solidi di quelli sulle NDE, dato che non sono testimonianze di esperienze che i soggetti hanno avuto, ma racconti di un’altra persona - a quanto pare la coscienza o il “fantasma” di una persona - che non vive più. Queste esperienze vanno in parte sotto la definizione di apparizioni e visioni e in parte sotto quella di comunicazioni post mortem, un termine divulgato da Bill e Judy Guggenheim nel loro libro Hello from Heaven.

Apparizioni, visioni e visite sul letto di morte sono frequenti. Esseri non incarnati appaiono improvvisamente e comunicano con i vivi e a volte danno delle informazioni che più tardi si verificano essere esatte. Nella maggior parte dei casi, l’apparizione è un individuo morto da poco, un amico o un membro della famiglia. Raymond Moody raccolse numerosi casi di questi “incontri visionari con persone care defunte”.

Gli incontri con i morti sono stati per secoli un elemento della cultura popolare. Dalla drammatica entrata in scena del fantasma di Banquo nel Macbeth di Shakespeare alla zuccherosa tristezza della scena tra gli amanti nel film Ghost, questi incontri sono stati regolarmente rappresentati dalla letteratura e dalla cinematografìa. Tuttavia, ci sono anche resoconti di incontri con i morti nei quali delle informazioni concrete, all’epoca sconosciute dai testimoni viventi, sono state trasmesse.

Nel 1959-60 il dottor Karlis Osis fece un’importante ricerca per la quale interrogò migliaia di professionisti in campo medico in tutti gli Stati Uniti sulle visioni dei loro pazienti sul letto di morte. Ricevette 640 risposte basate sull’osservazione di trentacinquemila pazienti in punto di morte. Il successo di quello studio aprì la strada ad altri che seguirono. Negli ultimi anni la ricercatrice Emily Williams Kelly ha dichiarato che il 41 per cento dei pazienti in fin di vita da lei studiati ha avuto delle visioni sul letto di morte.

Benché il fenomeno sia noto da secoli, il primo studio sistematico venne intrapreso dalla Society for Psychical Research nel 1882. I risultati furono pubblicati due anni più tardi nel decimo volume di SPR Proceedings. Tale ricerca venne seguita da studi simili realizzati negli Stati Uniti e dall’astronomo francese Camille Flammarion. Nel 1925 Flammarion pubblicò un lavoro estremamente importante intitolato La morte e il suo mistero, nel quale presentò numerosi casi di contatto spontaneo con individui deceduti.

Nel maggio del 1988 Bill e Judy Guggenheim crearono l’ADC Project, la prima ricerca approfondita sul fenomeno. Raccolsero più di 3300 racconti personali da gente che era fermamente convinta di essere stata contattata da persone care già decedute. Il loro libro Hello from Heaven descrive questo progetto e contiene 353 resoconti molto significativi.

Nella maggior parte dei casi il contatto è spontaneo ma può anche essere indotto intenzionalmente. I contatti indotti e anche le comunicazioni con i defunti sono dei fenomeni relativamente recenti. Non sono uguali a un contatto e una comunicazione attraverso un medium psichico, perché l’induzione del fenomeno è limitata a creare uno stato di coscienza appropriato negli stessi soggetti sperimentanti. Una volta ottenuto questo stato, i soggetti possono comunicare tra loro. Lo psicoterapeuta Allan Botkin, capo del Centro per il lutto e le perdite traumatiche a Libertyville, Illinois, ha affermato che con i suoi colleghi è riuscito a stimolare una comunicazione post mortem in circa tremila pazienti.

Secondo Botkin le comunicazioni post mortem possono essere indotte nel 98 per cento delle persone che cercano di averle. L’esperienza avviene di solito in una singola sessione. Le convinzioni religiose, agnostiche o atee delle persone prima della loro comunicazione post mortem non fanno alcuna differenza. La comunicazione post mortem non è limitata a una personale relazione con il morto. I veterani di guerra possono sperimentare un contatto con un soldato nemico che hanno ucciso senza averlo mai conosciuto.

Non c’è bisogno che gli psicoterapeuti guidino i loro pazienti: è sufficiente che inducano il necessario stato alterato di coscienza. Poi li sentono descrivere la comunicazione con la persona deceduta che conoscevano e per la quale sono in lutto, o insistere sul fatto che la loro riconnessione è reale, e notano che passano da uno stato luttuoso a uno stato di euforia e sollievo.

Alcuni casi di apparizioni spontanee e di comunicazione post mortem

Negli anni Quaranta dell’Ottocento l’interesse per la capacità dei morti di comunicare con i vivi passò da vaghi resoconti di fantasmi e apparizioni a un tentativo apparentemente concertato dai morti di aprire dei canali di comunicazione con i vivi.

La nuova fase iniziò nel 1848 con gli episodi avvenuti in una piccola abitazione di Hydesville, New York. Qualche anno prima, la famiglia Fox si era trasferita in quella casa, che aveva già la reputazione di essere infestata dagli spiriti. Una sera di marzo di quell’anno le giovani figlie Kate e Margaret sostennero di avere sentito il rumore di qualcuno che bussava e che quei colpi rispondessero alle loro richieste. Per esempio, avevano chiesto alla sorgente di quei suoni di dire loro le loro rispettive età. Si udì una serie di dodici colpi seguita da un’altra identica di quindici. L’interesse fu tale che nel giro di pochi giorni i vicini si ammassarono lì per origliare e sentire quel prodigio. Molto rapidamente le ragazze svilupparono un codice di comunicazione. In questo modo l’entità poteva inviare dei messaggi. Le ragazze chiamarono lo spirito “Mister Splitfoot”. In seguito, attraverso il codice, lo spirito si identificò come il fantasma di un venditore ambulante chiamato Charles B. Rosa, a cui cinque anni prima era stata tagliata la gola in quella casa da un certo Charles Bell. Le bussate allora informarono le ragazze che il suo corpo era stato sepolto tre metri sotto le assi del pavimento della cantina.

L’estate successiva si fecero degli scavi in cantina e si trovarono dei resti umani a un metro e mezzo da terra. Era una circostanza affascinante ma poteva essere la prova dell’effettivo contatto con lo spirito?

Gli eventi di Hydesville scatenarono una passione collettiva per i fantasmi e gli spiriti. Tutto ciò venne fomentato dai mass media dell’epoca che soddisfecero la curiosità con storie sensazionali di infestazioni di fantasmi e comunicazioni con i morti. Anche gli scrittori ci videro immediatamente un’opportunità e furono realizzati molti libri per raccontare agghiaccianti storie di terrore. La tendenza si diffuse da una parte all’altra dell’Atlantico e alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento si era sviluppata un’intera industria dell’intrattenimento per soddisfare il bisogno di sensazionalismo del pubblico.

Fu contro questa confusione che Sir William Barrett, professore di fisica al Royal College of Science di Dublino, organizzò un incontro tra scienziati, ricercatori e spiritisti per discutere di questo fenomeno sociale in crescita. Il gruppo si radunò per la prima volta il 5 febbraio 1882 e dopo una complessa e scrupolosa discussione tutti si accordarono per costituire un’organizzazione che doveva indagare scientificamente sulle affermazioni fatte sui medium e sulla sopravvivenza della coscienza dopo la morte del corpo. Venne deciso che la nuova organizzazione si sarebbe chiamata Society for the Psychical Research (SPR, Società per la ricerca psichica). Un mese più tardi, il 20 febbraio 1882, la società venne formalmente costituita sotto la presidenza di Henry Sidgwick, un professore di lettere classiche dell’Università di Cambridge. Il consiglio consisteva di diciotto membri, tra cui Barrett stesso, i famosi ricercatori di studi classici Frederic William Henry Myers ed Edmund Gurney, il ministro di culto e celebre medium W. Stainton Moses, l’autentico scettico Frank Podmore e un altro eminente ricercatore di età classica, W. H. Salter.

Il gruppo iniziò subito a investigare e a cercare delle prove e nel 1886 venne pubblicato un libro scritto da Gurney, Myers e Podmore. Intitolato Phantasms of the Living, questo grosso volume consisteva di più di milletrecento casi esaminati da vicino di visite post mortem, manifestazioni di fantasmi e altri fenomeni collegati. Molti casi riguardavano quelle che erano chiamate “apparizioni da crisi”. Per Gurney, Myers e Podmore era la prova che c’era qualcos’altro e conclusero che fosse una forma di telepatia.

Successivamente, Eleanor Sidgwick, la moglie del presidente delI’SPR Henry Sidgwick, formulò un questionario che venne distribuito a diciassettemila persone. Si chiedeva se, durante lo stato di veglia, la persona avesse mai sentito una voce incorporea o visto qualcosa che sembrasse non avere un’origine fisica. I risultati evidenziarono che 1684 persone avevano sperimentato almeno una di quelle sensazioni. Di queste, trecento riguardavano visioni di soggetti che erano morti. Di particolare interesse per la SPR fu che di questi trecento casi, ottanta riguardavano una visita da una persona che era morta nelle precedenti dodici ore. Di significato ancora maggiore fu che in trentadue di questi casi la persona che aveva ricevuto la visita non sapeva che l’altra fosse morta.

Questo testo è estratto dal libro "Mente Immortale".

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