Mindfulness Immaginale - Estratto
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Mindfulness Immaginale - Anteprima del libro di Selene Calloni Williams e Silvia Cinzia Turrin

Visione immaginale, Mindfulness ed ecologia profonda

Vanima mundi e la pietra filosofale

Il samàdhi è uno stato di fusione con il tutto. Questo “tutto”, in termini immaginali, è definito anima mundi.

La visione immaginale poggia sull’alchimia greco-egiziana dove la Pietra Filosofale - che è l’obiettivo per cui l’alchimista lavora - è non tanto una solidificazione, quanto piuttosto una “corporificazione” dell 'anima mundi. In alchimia il corpo non è oggetto materiale, è simbolo! Tutto, in verità, è simbolo, immagine, anima. L’anima è vista come l’atto stesso dell’immaginare.

Durante e dopo la meditazione: il samàdhi - Come processo continuo di intensità crescente

L’anima mundi degli alchimisti è lo spirito santo dei cristiani, è la sostanziale vacuità di ogni cosa dei buddhisti, è beatitudine, è vera conoscenza, quella conoscenza che è divenire ciò che si conosce, che si esercita al di là di soggetto, oggetto, che è oltre la mente.

Poi lo stato di samàdhi si perde... Ma fin da subito ti è chiaro che nulla sarà più come prima.

Dopo diverso tempo, scopri di poter parlare con gli spiriti. È uno stato che si è reso evidente a poco a poco, ma che è diventato possibile in quell’attimo senza tempo del samàdhi.

Innanzitutto ti è chiaro che un albero, un fiore, un animale, una montagna, la luna sono spirito, anima e non oggetti materiali, solidi e permanenti. Poi ti è chiaro che, in quanto anima, essi sono distinti ma non separati da te. È pure evidente che quest’anima è cosciente intelligente. La trovi nell’albero, nel fiore, nella montagna, nella luna e nel tuo corpo, ed è sempre la medesima coscienza.

Anche la capacità di affidarti all’invisibile, che è stata fondamentale nel samàdhi, si rende cosciente poco a poco ma irreversibilmente, impeccabilmente e così ti ritrovi a una certa distanza di tempo dal samàdhi a scoprire che puoi darti, abbandonarti all’anima in ogni momento della vita, non solo quando mediti.

Allora scopri che i termini della tua vita prima e dopo il samàdhi si sono ribaltati. Prima vivevi partendo dal tuo Io e qualsiasi cosa tu volessi fare aveva inizio da uno sforzo personale. Dopo sei sostenuto da un oceano di forza, da un universo di intelligenza e ti lasci condurre. Lo sforzo personale si riduce fino a sparire in via definitiva e lasci fare. Sei sorretto, cullato, trasportato. Ciò che ti muove ha una caratteristica meravigliosa: è amore. In virtù del fatto che sei amato, tutto ciò di cui hai bisogno ti viene dato prima ancora che tu possa chiedere.

I più grandi inganni si stanno dissolvendo a gradi di intensità crescente: la paura, il potere, il tempo, la morte.

Descriverò tra breve questi inganni e la loro dissoluzione. Ora vorrei dire a chi desidera cimentarsi nella meditazione che ogni momento di meditazione contiene in sé un samàdhi. La stessa intenzione di meditare contiene in sé un samàdhi. I benefici della meditazione sono potenti e immediati. Solo la consapevolezza di superficie impiega tempo per realizzare che essi sono avvenuti, poiché la coscienza di superficie è preda della mente, la quale è vittima del mito del tempo.

La visione immaginale, cuore dei grnadi cammini spirituali

Ciò che sperimentiamo in vita è solo come se fosse vero, in realtà è sogno, miraggio, apparizione. La reale natura di tutte le cose è l’impermanenza.

Il carattere evanescente, impermanente della natura ne esprime il sacro. Tutto in natura è espressione diretta del sacrum facere, del darsi, al punto che, come diceva il filosofo greco Eraclito, e come è espresso anche nella filosofia Zen, un uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Tutto in natura è immagine e la principale caratteristica delle immagini è che amano svanire. Questo svanire è manifestazione della capacità, o volontà di darsi che è la più pura espressione dell’amore.

L’istinto di conservazione è una conferma della possibilità del darsi. Senza questo istinto, infatti, la possibilità di darsi non esisterebbe. Ma l’istinto di conservazione non è la paura della morte, la quale è un sentimento tutto umano.

Nel Buddhismo è nota la metafora della “ruota del samsara”, altresì detta “ruota del divenire”. Si tratta dell’insieme di tutte le impressioni che possiamo sperimentare nella trasmigrazione dalla nascita alla morte e dalla morte alla successiva rinascita. Tali impressioni sono chittamaya, un “inganno” (maya) della “coscienza” (chitta).

Anche secondo la cosmogonia indù l’universo non ha sostanza.

In accordo con le antiche Scritture indù, infatti, il dio Shiva, in quanto Nataraja, o Signore della Danza, genera l’esistenza danzando e, sempre danzando, manifesta il grande processo ritmico della vita in cui incessantemente si alternano creazione, conservazione, morte e rinascita. Creando e dissolvendo le immagini, il dio ci ricorda che le molteplici forme del mondo sono maya, cioè illusioni.

Nel suo libro La danza di Shiva, lo storico dell’arte Ananda K. Coomaraswamy, originario dello Sri Lanka, descrive l’azione di Shiva Nataraja con toni poetici: “Nella notte di Brahman, la Natura è inerte e non può danzare fino a che Shiva non vuole:

Egli si risveglia dall’estasi e, danzando, trasmette alla materia inerte onde pulsanti di un suono che la risvegliano... Questa e poesia e tuttavia anche scienza”.

Le “onde pulsanti” della danza di Shiva non possono non ricordarci la fisica quantistica, dove la materia è vista come onde pulsanti nel vuoto”.

In accordo con la visione immaginale, la principale caratteristica della materia e Eimpermanenza. La materia è come luce di lampo: appare e scompare. Non permane ed è priva di sostanza. Dunque la nostra mente deve ingannarci quando ci spinge a considerare la materia come realtà permanente e sostanziale. Questo inganno è, in verità, una gabbia nella quale individuo rischia di soffocare e soffrire. Infatti, se gli eventi sono considerati permanenti e oggettivi, non possono essere p asmati dalla nostra abilità di immaginare. Questo porta uomo a essere vittima degli eventi anziché loro creatore.

La visione immaginale e il “fare anima”

La meditazione è un processo del “fare anima”. Con questa espressione intendiamo la possibilità di riassorbire gli eventi o ritirare le proiezioni, vale a dire riportare ogni evento, cosa uogo, persona con la quale siamo venuti a contatto, alla sua reale origine, la quale è sogno, immagine, proiezione.

Il processo del “fare anima” è un procedimento di lucida visione, di chiara consapevolezza.

Il cammino che libera dall’inganno della coscienza ha inizio con una presa di consapevolezza dello stato dei fatti, e cioè che tutto e anima.

Questo testo è estratto dal libro "Mindfulness Immaginale".

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Selene Calloni Williams, Silvia Cinzia Turrin

Selene Calloni Williams ha vissuto per molti anni presso un eremo buddhista della foresta in Sri Lanka, dove è stata allieva di un maestro eremita.... continua