Mindfulness per le Relazioni Affettive - Estratto
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Mindfulness per le Relazioni Affettive - Anteprima del libro di Attilio Piazza e Monica Colosimo

Fluire al meglio nei cicli di cambiamento

Che cosa accade quando altre persone cui si vuole bene vivono su livelli di coscienza che non sono più i nostri?

C’è un mondo di affetti che ruota intorno a noi al di là della relazione che abbiamo con il partner: ci sono forse figli, di certo genitori (anche se magari non più in corpo fisico), e un vasto ventaglio di parenti, nonché i nostri amici. Anche in questi casi, è bene sapere che i livelli di coscienza dei nostri cari, o delle persone che ruotano intorno a noi, possono (e spesso è così) essere molto distanti dal nostro. Con gli amici le cose sono relativamente semplici: cambiando orbita di coscienza tendono a sparire pure loro. Infatti non è che tutti i giorni incontrate chi era con voi alle elementari, no? E anche se faceste una rimpatriata, durerebbe il tempo di una pizza! Salvo eccezioni, naturalmente. Con le amicizie va così: restano nel cuore, sistemate nei cassetti in cui l’anima conserva le buone memorie come farebbe una brava massaia con la lavanda tra la biancheria. Si ricordano volentieri, si rammentano i bei momenti vissuti insieme: le scampagnate, le feste, gli scherzi, e poi si lasciano andare con tenerezza. Ovviamente, possiamo avere frequentazioni da molto tempo che continuano a essere attuali. E meraviglioso condividere pezzi di vita in progress con qualcuno che continua a viaggiare con noi, a cambiare con noi, a trasformarsi ed evolvere come noi. Avremo argomenti comuni e sempre nuovi da condividere. Se è così, fantastico. Se non è così, fantastico allo stesso modo! Come abbiamo detto, basta accogliere nuove amicizie, più consone al nostro livello di coscienza attuale, e attendere con curiosità come l’esistenza le disporrà sulla nostra strada. Quindi con coloro con cui non abbiamo impegni d’anima (o di DNA!) particolari, il gioco è più semplice. Ma se si tratta dei nostri genitori? Se è con loro che si crea quel divario di livello di coscienza per cui diventa difficile comprendersi? Intanto diciamo che la gratitudine verso chi ci ha donato la vita è al di là di qualsiasi contrasto che possiamo avere o aver avuto con i nostri genitori biologici. Loro ci hanno messo al mondo, in un mondo con tutta probabilità migliore di quello in cui hanno vissuto loro, che forse hanno dovuto far i conti con la guerra, con la minore disponibilità di mezzi di sussistenza, rispetto a noi oggi. Noi, come figli, per il semplice fatto di « venire dopo » i nostri genitori, di appartenere a una generazione successiva, viviamo su un livello di coscienza diverso. Per molti di noi oggi poter meditare, scegliere il proprio percorso professionale, sposarsi con chi si vuole, cambiare città o Paese, intraprendere percorsi di consapevolezza e di libertà è una condizione acquisita assieme al nome registrato all’anagrafe. Che cosa sentire quindi nel cuore, se non un senso di rispetto nei confronti di chi ci ha generati? Che cosa possiamo condividere con i genitori? Gratitudine infinita soprattutto, nonché gli aspetti positivi di tutto ciò di cui possiamo godere finché i nostri genitori sono in vita, fosse anche vederli ogni tanto per un pranzo della domenica o in qualche altra occasione di festa. Possiamo godere del semplice fatto di essere i loro figli, apprezzando ciò che hanno potuto darci. Potrebbe succedere di non essere capiti da loro sulle cose che per noi sono più importanti, potrebbero non essere d’accordo con le nostre scelte, potrebbero averci orientati a forza verso qualcosa che non abbiamo gradito. E se hanno già lasciato il corpo, potremo non solo gioire di tutto ciò che di bello è rimasto in noi, grazie a loro, ma anche e soprattutto della loro incondizionata benedizione, poiché ora, senza il « fardello » della loro storia e senza una mente che ci divide, sarà più facile sentirci spiritualmente in comunione con loro ed ereditarne gli aspetti buoni, le buone qualità che ci hanno trasmesso.

E con i fratelli, che fare se qualcosa si spezza? Se conducono vite diverse dalle nostre non solo per valori, ma anche per coscienza? Anche in questo caso la legge del buonsenso fornisce la prospettiva giusta: lasciateli essere come e dove sono. Tenendoli in ogni caso nel cuore insieme con il loro destino. Se si tratta di fratelli più piccoli di noi, badando bene a non cadere nella rete del tentare di far loro da genitori, possiamo anche annunciare le esperienze buone che stiamo facendo nella vita, quel che di buono ci viene dagli strumenti che andiamo via via scoprendo, meditazione compresa. Possiamo metterli al corrente degli effetti delle nostre pratiche, se ne siamo soddisfatti. Dire loro: « Sai, da quando pratico la Mindfulness noto che vivo più serenamente e che molte delle cose per cui mi affliggevo ora non portano alcuna sofferenza in me. Vuoi sapere come si fa? Vuoi provare anche tu? » Potremmo proporre, senza però pretendere di cambiarli o di trascinarli a fare cose che non risuonano in loro come forme di evoluzione. Potremmo suggerire con gentilezza, metterli al corrente che cambiare verso il meglio si può, lasciando, però, completamente a loro il se, come e dove farlo. E se i fratelli sono più grandi? I fratelli maggiori non prenderanno consigli o « dritte » da noi, fratelli minori. Loro vengono prima di noi, e quindi, ancora, rispetto e un inchino alla loro storia. Prendendone distanza magari. Mettendoci chilometri in mezzo, e forse lasciando al telefono un saluto ogni tanto. Ma sempre a cuore aperto, senza giudizio. Con grazia.

E con i nostri figli? La relazione è a formula « pari e inversa » rispetto a quello che abbiamo detto in precedenza parlando di noi e dei nostri genitori. I figli che abbiamo generato vivono in un mondo molto diverso da quello in cui siamo cresciuti noi: notate semplicemente come si comportano con le tecnologie. Loro hanno immediato accesso a risorse tecnologiche che erano impensabili per noi. I nostri ragazzi sono più liberi (almeno molti di loro) di quanto noi fossimo alla loro età, soprattutto se si trovano in una casa in cui girano libri come questo. Soprattutto se sono figli cresciuti vedendo i genitori di tanto in tanto seduti a meditare in silenzio, o a frequentare seminari e iniziative per l’evoluzione personale. Soprattutto se, sedendo a tavola, godono di genitori che non guardano il telegiornale mentre pasteggiano, e si rilassano in salotti dove si è smesso da un pezzo di lamentarsi, di invitare gente che si lamenta o che sparla o spettegola.

I figli respirano quel che siamo, e sentono ciò che irradiamo. E più silenziosi e quieti e gioiosi diveniamo, più questo offriamo loro, insieme al sostegno dei loro bisogni necessari, se ancora vivono con noi.

Le madri libere di essere e di dimorare nel cuore sapranno dare loro quella cura amorevole che contribuirà a farli crescere sani in coscienza oltreché nel corpo.

E i padri radicati nel loro essere, saranno guide maschili autorevoli e suggeriranno loro le mosse migliori per agire.

I figli delle coppie che hanno scelto di onorare lo spazio sacro, in cui ogni partner vive, trasmetteranno tale valore. Avranno una marcia in più per percorrere liberi le vie di questo mondo.

Riassumendo, come possiamo comportarci con i famigliari che vivono una vita su livelli di coscienza molto diversi dal nostro? Se smettiamo di desiderare che siano come noi, fare mo un favore a loro e a noi stessi! Specializziamoci piuttosto nell’arte di apprezzare le differenze che caratterizzano le nostre vite. Affiniamo la nostra percezione al meglio, qualunque forma questo assuma, e impariamo a godere della felicità che ciascuno trova, nei modi infinitamente diversi da quelli che noi preferiremmo.

Non si finisce mai né di amare, né di cambiare

Torniamo allo scambio tra partner aH’intemo di una coppia. Come abbiamo mostrato in precedenza, ci sono persone che possono condividere gli effetti positivi di un proprio percorso evolutivo continuando a tenere per mano il partner, arricchendosi a vicenda. Abbiamo anche notato, però, che altre volte questo non funziona, e che il livello di coscienza dell’uno può svettare talmente lontano rispetto a quello dell’altro da imporre una scelta importante nella relazione, compresa la separazione.

Man mano che l’evoluzione spinge un partner a procedere e a prendere un’altra strada, è possibile che alcuni riescano a mantenere quella certa discrepanza di intenti con relativa serenità. Per altri, invece, il « divario » diventa così evidente e fastidioso che sentiranno presto la necessità di interrompere la frequentazione. Mantenere vivo quello stesso legame impedirebbe loro di aprirsi a nuove possibilità, magari a nuovi incontri, con persone sul nuovo livello di coscienza, e che, per inciso, stanno a loro volta aspettando qualcuno con cui poterlo condividere.

Quando le cose vanno così, c’è un passo fondamentale di cui tener conto: rompere le promesse fatte prima del cambiamento. Promesse di fedeltà, di amore eterno o altro del genere che i due in coppia possono aver stipulato in un momento precedente. Una delle promesse che capita di sciogliere più spesso, durante il processo evolutivo della Mindfulness, è la seguente: « Staremo insieme finché morte non ci separi! » È una promessa nota, trasmessaci da tanta cinematografìa e cultura religiosa che, però, se poteva avere un senso plausibile fino al secolo scorso, oggi non è più attendibile. Ce solo una cosa che non si smetterà mai di fare, ed è amare. Tutto può finire: la condivisione di progetti, spazi, interessi, intimità, passioni e tanto altro che può aver tenuto legata una coppia per anni. Tutto ciò che è andato magnificamente bene in una certa fase della relazione può continuare e rinnovarsi, oppure finire. Ma non l’amare.

Sarà dunque importante, inchinarsi verso chi ci ha accompagnato per un perforo significativo della nostra vita, ringraziare, aggiornare o dissolvere le promesse fatte e andare avanti verso il nuovo.

Tristemente dobbiamo ammettere che, al momento, le testimonianze positive al riguardo sono poche. Litigi, lotte in tribunale, ricatti, violenze psicologiche, e talvolta anche fisiche, prevalgono sulla capacità di separarsi con grazia. Sappiamo, tuttavia, che quanto più aumenta il numero di persone che si evolvono, tanto più sarà possibile imparare l’arte di lasciarsi andare con amore, senza più dover passare attraverso esperienze dolorose che, anche se a caro prezzo, alla fine rendono possibile il realizzarsi di desideri e cambiamenti il cui valore non si è saputo e potuto riconoscere altrimenti.

Fluire al meglio nei cicli di cambiamento

Quando ci spostiamo da un livello di coscienza a un altro vi sono fasi di cambiamento da assecondare. Torneremo su questo argomento più avanti, parlando di resilienza, cioè dell’arte che permette di vivere nel miglior modo possibile ogni cambiamento, e che ci fa volare tra una fase e l’altra della vita con gioia, fiducia ed entusiasmo. Sin d’ora è importante che assimiliate questo principio: quando è chiara la prospettiva di un cambiamento in una relazione (di cui ci si accorge perché il disagio di stare nella vecchia situazione aumenta, e eresee di pari passo anche il desiderio per qualche cosa d’altro), diventa fondamentale prendersi momenti per conto proprio, per raccogliersi. Non importano le modalità, può essere attraverso la meditazione, o grazie al contatto con la natura, praticando uno sport o svolgendo attività piacevoli. L’importante è fare qualcosa che dia la possibilità al nuovb di crescere dentro, con un graduale distacco da ciò che se ne sta andando.

Se si riesce a far sì che questo distacco sia compassionevole, cioè non inquinato da disprezzo, giudizio, rammarico o rancore, se si riuscirà ad accompagnare il processo con rispetto, apprezzando quello che di buono la relazione ci ha donato, accadrà una specie di muta. Come fanno i serpenti, si abbandonerà la vecchia pelle lasciandola cadere, senza alcuna sofferenza, ma con naturalezza, permettendo a un nuovo manto ricco di possibilità migliori di avvolgerci con dolcezza.

Fatto questo, se capiterà di incontrare il «vecchio» partner, magari rimasto sui vecchi livelli di coscienza, al posto di provare acrimonia, nasceranno sentimenti di compassione, e si scoprirà di non aver più bisogno di parlare o di discutere su cose che non interessano più e fanno soltanto male. Sarà possibile affermare ciò che sta a cuore con più attenzione e con più fermezza, anche rivolgersi al partner direttamente, con una frase del tipo: « Per cortesia non torniamo più su argomenti che ci fanno solo stare male e su cui non posso o non voglio fare nulla! »

Si tratta di imparare, come ripeteremo ancora nel corso di queste pagine, ad accomiatarsi con grazia. E l’accomiatarsi con grazia è più facile quando vi è apprezzamento per quello che c’è stato, per quello che si è dato alla relazione e per quello che l’altro ha dato alla relazione. Tutto diventa apprezzabile a questo punto!

Può rivelarsi utile, inoltre, per assecondare le fasi di cambiamento, darsi con coloro che potrebbero diventare (o sono da poco diventati) «ex» appuntamenti «a scalare», cioè inizialmente, se possibile, poco impegnativi dal punto di vista delle richieste o delle cose da chiarire; devono essere occasioni per riacquistare fiducia per un nuovo equilibrio su un altro piano di relazione.

È salutare trovare momenti piacevoli da condividere, che possono essere una chiacchierata al telefono o uno scambio di sms, dove il coinvolgimento emozionale è minimo. Invece, per quanto riguarda la parte positiva della fase di crisi, per la quale si può fare qualcosa, quella va coltivata in privato, nel proprio intimo, poiché è qui che nascono e maturano i cambiamenti.

Bisogna essere cauti nel valutare se, quando, quanto e come condividere con l’ex la meraviglia dei propri cambiamenti. Poiché ciò che è prezioso per noi, potrebbe non essere (comprensibilmente) gradito a un partner non maturo abbastanza da gioire del nostro bene, perché non ancora soddisfatto del proprio.

Le fasi di cambiamento sono importanti e, quando non sono più condivisibili con una persona, per quanto vicina e cara possa essere stata fino a un certo momento, occorre trovare nuovi compagni di viaggio, lasciando il partner rispettosamente fuori dai dettagli che la nuova fase sta riservando.

Per le coppie più fortunate, come abbiamo visto, incontrarsi su un nuovo livello di coscienza è possibile, e tutto quello che insieme potranno ancora condividere darà loro energia fresca e sarà fantastico. Nuove domande, nuovi incontri, nuove possibilità di confrontarsi con altri che hanno già fatto il medesimo percorso, con persone che già si trovano laddove si vorrebbe essere e con cui fare crescere ciò che più sta a cuore.

Questo testo è estratto dal libro "Mindfulness per le Relazioni Affettive".

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