Il Mio Bambino Non Mi Dorme - Sara Letardi - Estratto
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Il Mio Bambino Non Mi Dorme - Anteprima del libro di Sara Letardi

Come nasce un problema

Come nasce un problema

Qualche tempo fa, mentre aspettavo il mio turno in una farmacia vicino casa, la mia attenzione fu catturata da un colorato espositore di prodotti per la prima infanzia. In genere passo indenne davanti a tettarelle e biberon, avendo cresciuto i miei figli senza l’ausilio del latte artificiale, ma non potei trattenermi dall’osservare quello che sembrava essere un prodotto formidabile. Secondo il depliant illustrativo, infatti, si trattava di un latte di particolare composizione, i cui ingredienti avrebbero indotto un senso di sazietà prolungato nel bambino, diminuendone i risvegli per fame e assicurando (a tutti) una nanna serena e più regolare. In un solo prodotto, dunque, venivano risolti i due maggiori problemi delle mamme odierne: la carenza di latte e la mancanza di sonno.

Qual era, infatti, il messaggio pubblicitario? Il tuo latte non basta al bambino, si risveglia dunque per fame e con un bel biberon di latte artificiale otterrai delle notti più serene.

Ma... serene per chi? Non certo per il bambino che si sarebbe visto privare dei benefici del latte materno con uno svezzamento precoce (l’evidenza scientifica mostra come ogni “giunta” di latte artificiale possa seriamente compromettere il successo dell’allattamento) e, probabilmente, neanche per i genitori che avrebbero ben presto “scoperto” come il sonno di un neonato non sia esattamente coincidente con quello di un adulto e non dipenda, in maniera univoca, dalla quantità di cibo ingerita durante il giorno.

Mentre leggevo quella pubblicità, non potei fare a meno di pensare alle mie nonne. Ma come facevano un tempo, durante la guerra? Sicuramente conducevano una vita molto più faticosa della nostra, eppure il latte non mancava (come non manca al 98% delle donne) e il sonno dei bambini non costituiva certo un problema.

Altri tempi, altre mamme? Oggi, infatti, sembra non essere più così. Le mamme hanno un latte “insufficiente” o “inadeguato” e i bambini un sonno agitato e dai continui risvegli. Per nostra fortuna, però, esistono dei prodotti, come quello citato, che risolvono in un solo colpo entrambi i problemi.

Ma se esiste una soluzione, e soprattutto quando tale soluzione venga proposta sotto forma di “consigli per gli acquisti”, deve esserci necessariamente anche un problema da risolvere?

Storia di lettini e lettoni

Nei manuali americani di puericultura, scritti intorno alla metà del diciannovesimo secolo, si accenna molto raramente al sonno dei bambini. Altrettanto raramente il sonno viene studiato in medicina e dovremo aspettare altri cinquanta anni per avere i primi dati su come e quanto dormano gli adulti.

All’inizio, ci si preoccupa soprattutto della sicurezza dei bambini. I tassi di mortalità infantile sono ancora elevati e un bambino è visto principalmente come un essere delicato e bisognoso di protezione. Ad esempio, si consiglia di non coprire troppo il bambino ma anche di evitare che abbia i piedini freddi, per scongiurare il rischio di contrarre la difterite.

La posizione da mantenere durante il sonno diventa oggetto di discussione e viene generalmente sconsigliata quella supina perché, comprimendo troppo la testa, comprometterebbe lo sviluppo del cervello.

Si assume tranquillamente che i bambini siano in grado di regolarsi da soli per quanto riguarda la loro necessità di sonno e i problemi affrontati riguardino essenzialmente i pericoli che potrebbero derivare dall’ambiente circostante. Le difficoltà ad addormentarsi vengono sovente attribuite al troppo caldo, a un pasto pesante o al troppo freddo. Non esiste il concetto di “cattive abitudini” anche se, alle mamme, viene consigliato di non prendere in braccio il bambino ogni volta che piange per evitare di... “viziarlo”.

Poiché alzarsi presto, prima dell’alba, è considerato un indice di buona salute, fioccano i consigli sulla quantità di sonno necessaria per ogni età della vita. I neonati avrebbero dovuto dormire per la maggior parte del tempo (sicuramente più di dodici ore), fino ai sei mesi di vita. Dopo tale età, la loro quantità di sonno sarebbe dovuta progressivamente diminuire fino a che, ai tre anni, un bambino non avrebbe dovuto riposare, di notte, per più di dodici ore. Dai quattro anni in poi, per ogni anno successivo, si sarebbe dovuta diminuire di un’ora la quantità di sonno del bambino, fino ad arrivare alle sei o sette ore di un adulto.

Probabilmente, in questi anni, lo stile di vita del ceto medio, caratterizzato da giornate regolari, molto esercizio fisico e salutari passeggiate all’aria aperta, favorisce implicitamente il sonno.

Alla fine dell’800, dall’attenzione verso la nevrastenia si arriva a interessarsi anche al sonno visto, questa volta, come oggetto di studio in se stesso. In questi anni, inoltre, si iniziano a promuovere valori come l’individualismo e l’autosufficienza. Come conseguenza, i bambini devono imparare ad addormentarsi da soli e nella loro cameretta; contestualmente, il sonno inizia a essere causa di svariati “problemi” e i bambini cominciano a soffrire di “insonnia”.

Le riviste femminili di quest’epoca iniziano a dare molto spazio ai consigli degli “esperti” che illustrano come e quanto sia importante dormire bene e a lungo per il benessere del bambino. Vengono quindi raccomandati cibi speciali per favorire il riposo e perfino una borsa di ghiaccio da mettere alla base del collo. Per evitare che il sonno degli adulti venga disturbato è consigliato l’uso di letti separati.

Pm gli esperti si interessano del problema “sonno”, più i genitori aumentano le proprie richieste su cosa sia meglio fare.

Nel 1930 si attribuisce alla carenza di sonno il nervosismo dei bambini e appaiono , primi consigli relativi alla regolarità degli orari, al rituale serale e al favorire un ambiente serale privo di eccessivi stimoli. Si è molto rigidi nell osservare queste prescrizioni, in quanto si teme che ogni più piccola deviazione comporti come conseguenza, seri problem, di salute. I genitori però osservano che alcuni bambini diventano ancora più nervosi quando vengono obbligati a seguire una regolarità eccessiva e il dottor Spock e il primo pediatra che suggerisce di adattare, la regolarità e gli orari alle effettive esigenze del bambino.

Il bambino non deve essere preso in braccio per non “viziarlo” deve imparare ad addormentarsi da solo e in un letto separato per non diventare troppo dipendente, deve dormire un numero stabilito d, ore per non accusare la “fatica cronica”. Le giornate devono susseguirsi secondo orari rigidamente impostati, i giocattoli vanno variati per impedire che il bambino vi si affezioni troppo... tutti questi consigli disorientano i genitori, che sempre più spesso si rivolgono agli esperti per avere chiarimenti su come gestire il sonno dei propri figli.

Come mai, quindi, , bambini, che per millenni avevano dormito senza dare troppi pensieri ai propri genitori, improvvisamente dai prim, del ’900 iniziano a soffrire di un sonno agitato e insufficiente.' Come spesso accade, non c’è una ragione univoca quanto piuttosto un insieme d, fattori che contribuirono a rendere complesso e problematico un aspetto della vita de, bambini fino a quel momento placidamente accettato.

Prima di tutto, si assistette a un aumento di “esperti” riguardo alla salute e all'educazione dei bambini. Ovviamente, la loro tendenza hi di esagerare le conseguenze dei comportamenti ritenuti “scorretti e antiquati”, sia per promuovere un modo ritenuto più giusto e moderno di crescere i figli che per aumentare le vendite dei propri libri. Inibiti dagli esperti, i genitori delegarono sempre di più le proprie scelte educative a pediatri e pedagoghi, iniziando quel processo di “medicalizzazione della famiglia” che vediamo ancora oggi (non è infrequente infatti consultarsi con il proprio pediatra per scelte che .riguardano più la sfera educativa che quella della salute).

In secondo luogo, ci fu un miglioramento notevole nella salute infantile, caratterizzato da una progressiva riduzione dei tassi di mortalità infantile. Poiché la sopravvivenza non era più vista come il problema principale, ci si concentrò su aspetti fino a quel momento ritenuti marginali.

La malattia, non più ritenuta come una fatalità, iniziò a essere considerata come una colpa a cui si sarebbe dovuto e potuto porre rimedio. Il sonno venne quindi visto come un particolare aspetto della salute infantile che andava in qualche modo “curato” per uniformarlo agli standard proposti (ritagliati più sulle esigenze degli adulti che sulle necessità del bambino).

Nello stesso tempo, le tradizionali forme di aiuto ai genitori e alla famiglia iniziarono a scomparire. I genitori cominciarono così a essere direttamente coinvolti nella gestione (anche notturna) dei propri figli e il problema “sonno” iniziò a riguardarli più da vicino. Raramente si viveva in un contesto di famiglia allargata, con nonni, zii e figli maggiori ad aiutarsi vicendevolmente e iniziò a imporsi l’idea che delegare ad altri la gestione della propria casa fosse un comportamento non accettabile.

Allo stesso tempo, però, con l’aumento delle occasioni di svago serale e di incontri sociali si rese necessario poter lasciare i bambini con una baby sitter fidata, nella sicurezza che avrebbero dormito senza problemi.

Come ultimo fattore iniziò a farsi strada la convinzione che i bambini “dovessero” dormire da soli.

I bambini delle classi più agiate

I bambini delle classi più agiate (e quindi con case più spaziose), che fino a quel momento avevano condiviso il letto o la stanza con i genitori o altri fratelli, vennero messi a dormire da soli nella propria cameretta. Questo fu forse il cambiamento più incisivo riguardo al modo di dormire di adulti e bambini. Nel diciannovesimo secolo gli adulti non provavano disagio a condividere il sonno e questa era una pratica frequente per i viaggiatori (almeno quelli di sesso maschile). I bambini venivano regolarmente messi a dormire insieme ai genitori e la facilità di gestione del sonno potrebbe essere uno dei motivi per cui solo raramente ci si preoccupava delle abitudini notturne dei piccoli.

Dal 1890 lentamente le cose iniziarono a cambiare. I bambini vennero gradualmente ma inesorabilmente allontanati dalla stanza da letto dei genitori e messi a dormire in camere separate, spesso in un lettino piuttosto che in una culla. Le culle erano molto più maneggevoli, potevano essere portate di stanza in stanza a seconda delle necessità della madre. Inoltre, permettevano il movimento ritmico che di per sé facilitava il sonno. Solo questo piccolo cambiamento contribuì a rendere più difficoltosa la gestione del sonno dei neonati, perché è ovvio che poter confortare un bambino senza doversi alzare dal proprio letto rende i frequenti risvegli molto più sopportabili. D altra parte, non è sbagliato pensare che un bambino da solo possa provare un senso di sconforto maggiore, quindi piangere più spesso per richiamare l’attenzione dei genitori che però, seguendo i consigli degli esperti, non avrebbero dovuto rispondere al suo pianto per non “viziarlo”... I primi lettini in realta erano concepiti per essere attaccati al letto dei genitori (come i side-bed, di cui parleremo in seguito), ma la maggior parte degli esperti enfatizzò, senza riscontri oggettivi, la necessità che i bambini dovessero dormire da soli il prima possibile perché questo avrebbe reso il loro sonno “migliore”.

Non solo nel proprio letto quindi, ma soprattutto nella propria camera, ora vista come assolutamente necessaria per il benessere del proprio figlio.

D’altra parte, gli elettrodomestici, se pur facilitarono i lavori di casa, resero gli ambienti più rumorosi e si assunse che questo rumore avrebbe disturbato il sonno dei bambini, così come la radio o, più tardi, la televisione. La luce elettrica ovviamente permise agli adulti di stare svegli più a lungo e questo rese ancora più necessario che i bambini dormissero in camere separate.

Nei primi del diciannovesimo secolo, spesso durante la sera si leggevano lunghe storie alla luce delle candele e questo facilitava il sonno dei bambini; nel nuovo contesto di divertimenti serali sembrò più opportuno tenere separati i bambini dalle attività sociali e quindi desiderabile che andassero a letto presto e da soli.

Il contesto attuale rischia di stravolgere ulteriormente i ritmi di un neonato, esponendolo a suoni e luci non sempre rispettosi della sua sensibilità. Inoltre, non tenendo conto della sua necessità di ritrovare la sicurezza e la tranquillità dell’ambiente uterino da cui si è da poco s'eparato, si può rendere difficoltoso il suo adattamento alla vita esterna e, conseguentemente, si può rendere il suo sonno innaturalmente agitato.

Questo testo è estratto dal libro "Il Mio Bambino Non Mi Dorme".

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