Namastè per Volersi Bene - Estratto
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Namastè per Volersi Bene - Anteprima del libro di Mariateresa Ruocco Conte Sagara

Come stai?

Come stai?

«Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.»
Oracolo di Delfi

Quando chiedo a qualcuno «come stai?», in genere, a eccezione delle persone che hanno lavorato su se stesse, la risposta è spesso un forzato e tesissimo «bene» con tanto di tensioni nella voce e nel corpo. Oppure a volte è un «bene» espresso distrattamente con gli occhi bassi, tenendosi occupati a fare altro; talvolta, questo «bene» formale può essere sostituito da un altrettanto pallido «tutto a posto». Ci sono poi alcuni che sentono di dover aderire a un’immagine idealizzata di sé e rispondono «alla grande!» con molta enfasi nei modi e nella postura. Altri ancora, più onesti, mi raccontano le vicende che stanno attraversando, si soffermano sul valore non giusto di cose/eventi che hanno sentito e di quanto malessere percepiscono a causa di ciò. E chiara come il sole la comune disabitudine a non prestare ascolto alla propria interiorità. Agiti meccanicamente, dalle reazioni di difesa del bambino ferito che sente di doversi proteggere (formalità, freddezza, spostamento dell’attenzione verso l’esterno) o di dover magnificare se stesso (esaltazione, iperbole), si perde costantemente il contatto con la realtà dell’Essere.

Adesso ti propongo, come primo gradino in questo cammino verso di Te, di provare ad ascoltar» qui e ora senza distrazioni, senza pensare a cosa c’è da fare dopo. Senza fretta.

Concediti questo momento tutto per te lasciando che la verità di ciò che senti emerga.

Le dodici domande del benessere

1 - Di fronte a una cosa bella, ti stupisci? (Lorenzo Ostu-ni cit.)

2 - La vita che conduci, la parte di te che solitamente esprimi nelle relazioni e nel lavoro, ti assomiglia? Assomiglia a chi sei nel profondo svelando chi sei, le tue preferenze, le tue affinità, la tua creatività, la tua unicità? Se ti assomiglia allora, probabilmente:

  • Hai spesso la sensazione di essere a tuo agio nelle cose che fai?
  • Hai spesso la sensazione di essere a tuo agio con le persone del tuo ambiente?
  • Provi appagamento?

3 - Ti succede di sperimentare la gioia e l’amore profondo incondizionato? Ti lasci amare ed esprimi pienamente il tuo affetto?

4 - Ti succede di trovare divertenti alcune situazioni, di ironizzare e ironizzare anche su di te? Ridi più volte a settimana? Ti piace ogni tanto lasciarti coinvolgere dai giochi dei bambini?

5 - Senti naturalezza e spontaneità nell’abbracciare a te le persone a cui vuoi bene? Ti senti comodo/a quando qualcuno ti abbraccia forte?

6 - Ascolti naturalmente le necessità fisiologiche e i messaggi del tuo corpo? Sei un «buon animale» (Wayne Dyer)? Accogli con serenità le sensazioni del tuo corpo? Provi spesso un senso di benessere nel corpo?

Dopo aver risposto alle domande, hai acquisito maggior consapevolezza. Ti chiederai adesso: «Da dove inizio per stare meglio?».

Ricordo con affetto la risposta che Antonio - il terapeuta che mi seguiva — all’età di ventiquattro anni consegnò al mio stupore quando gli posi lo stesso quesito. Guardandomi da tutta la profondità dei suoi occhi, mi disse: «Dal corpo. Comincia dal corpo». Ovviamente mi sembrò un azzardo. Solo molti anni dopo ho compreso la grandezza, la chiarezza, la saggezza e l’owietà di quel suggerimento.

Perché iniziare dal corpo? E che cosa vuol dire iniziare dal corpo?

Intanto vediamo che cos’è il corpo.

Il corpo ha cominciato a prendere forma e struttura quando eri ancora un piccolo essere nel grembo di tua madre. Una parte dell’evoluzione di quei tessuti intrauterini, era già inscritta nel tuo patrimonio genetico. Un’altra parte si è modellata in base alle esperienze e alla tipologia delle emozioni vissute. Queste emozioni hanno cominciato a scolpirsi in te prima ancora di nascere al mondo assorbendo il clima “fuori”. Nel testo The facts of Life, R.D. Laing e collaboratori affermano che «... L’ambiente è registrato dal primo momento della tua vita. Dalla prima cellula di te stesso...». Numerose testiinonianze a tal riguardo si sono avute grazie alle ricerche svoltesi in America a partire dagli anni ’70 sulla vulnerabilità del bambino prenatale a opera di William R. Emerson e per merito delle osservazioni tenutesi presso differenti strutture ospedaliere durante amniocentesi alle gestanti (ad opera di Frank Lake, D. Chamberlain, G. Farrant, Alessandra Piontelli).

Da medico, la Piontelli, in particolare, ha monitorato per più di trent anni il comportamento fetale nelle gravidanze gemel-lari. Le sue osservazioni confermano ulteriormente la relazione tra vita fetale e destino psicobiologico.

Venendo infine alla luce, le tue cellule hanno registrato l’esperienza della nascita, se quest’ultima è stata naturale o difficile/rischiosa per te e/o per tua madre, se sei stato accolto/a con amore e rispetto oppure con un certo disagio. Negli anni successivi - particolarmente nei primi tre anni, ma fino a sette anni - attraverso il modo in cui il tuo mondo emozionale è stato contenuto1 da tua madre insieme alla qualità della presenza o l’assenza del rapporto con tuo padre, la forma del tuo corpo ha continuato a modellarsi intrecciando pian piano i fili di quella che in analisi bioenergetica viene chiamata corazza, musco larecaratteriale.

La corazza muscolare-caratteriale

Ossèrvati con amore davanti a uno specchio. Che cosa noti? Che cosa comunica il tuo corpo?

Qual è l’atteggiamento delle spalle? E di tutta la schiena?

I piedi sono ben radicati quando sei in piedi? Senti arrivare, dalla posizione in piedi, sostegno dalle gambe e dal contatto con il suolo?

Noti delle parti del corpo più sviluppate di altre? Com’è il tuo punto vita? Evidente o tutt’uno con il resto del corpo?

Il torace è armonioso o incassato/spinto in fuori?

Il bacino è integrato con il corpo o prominente/spinto in dentro?

Osserva poi tutto il tuo viso. La posizione della mascella condensa ed esprime un’espressione particolare? 

E l’espressione del tuo sguardo? Che cosa chiede/comunica? La struttura muscolare del tuo corpo, la posizione abituale delle spalle, il modo di camminare e la proporzione o il disallineamento tra testa, tronco, bacino, arti rivelano chi tu sei e come stai.

Le tensioni croniche fisiche e le rigidità muscolari sedimentate nel tempo, creano la tua corazza o stile difensivo, in risposta a particolari emozioni/situazioni.

Quali? Quelle che non hanno trovato accettazione e libero fluire quando eri bambino/a.

Dagli studi e ricerche condotti nell’ambito dell’analisi bioenergetica da W. Reich e da A. Lowen, l’Io plasma il corpo mediante il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Cosa fa quindi un bambino al quale è stata impedita la libera espressione di un’emozione tramite il rifiuto do l’umiliazione? Impara a inibire l’emozione attraverso la contrazione dei muscoli atti all’espressione dell’emozione stessa.

Quando questa inibizione diventa uno stile di vita, cosa succede?

L’Io abbandona il controllo sull’azione proibita e ritira l’energia dall’impulso in modo da non sentire più. Il controllo diventa allora inconscio e i muscoli rimangono contratti e rigidi con conseguente limitazione della mobilità e modificazione della muscolatura stessa.

La rigidità ha dunque il compito di proteggere ciò che non ti è stato permesso di accettare, vivere e integrare in te stesso/a. È la continuazione di un “patto” stipulato quando eri bambino/a con gli adulti che ti hanno accudito.

Le zone del corpo dove la rigidità diventa tensione cronica, si sviluppano poco se l’energia e il sentire si sono ritirati completamente; prendono forma ipertrofica quando c’è invece un vissuto emozionale traumatico accompagnato da un sentimento di rabbia. Come se il corpo, “gonfiandosi” come fanno i gatti, volesse difendersi. Difendendosi però, cosa fa? Si ritira e ritira ogni possibile coinvolgimento trattenendo emozioni che sente minacciose per la propria sopravvivenza psichica e fisica. Esattamente come succede in natura ai nostri fratelli animali (basta pensare al rapporto predatore-preda), un organismo terrorizzato - quello minacciato nella propria vita - ha due scelte: congelarsi o ritirare il sentire; fingersi forte, “gonfiarsi” aumentando le dimensioni del proprio corpo.

Ma sono davvero minacciose queste emozioni? Per un bambino o una bambina, sì. Il mondo degli adulti è per loro il filo dorato che li tiene legati alla vita fisica. Ogni ribellione o dissenso è, nel loro mondo interiore, mandata via al più presto. Pena la vita. Non possono permettersi di non piacere/non essere accettati. Devono fare di tutto per essere accettati, per vivere, quindi si adattano alle richieste dei grandi modellandosi quanto più possibile alle aspettative di quest’ultimi. Imparano così la prima lezione della loro (non) vita emotiva. Che l’amore bisogna meritarselo, essendo la conseguenza di un atteggiamento o prestazione.

In questo modulare chi sono, modulano e modellano il proprio corpo. Ogni “ritaglio” della loro essenza, corrisponde a un “ritaglio” di qualche parte del corpo. Ogni “attacco” non agito nei confronti degli adulti, diventa ipersviluppo della zona fisica che corrisponde simbolicamente al trauma.

I “ritagli” emozionali e le aggressioni introiettate (spostate verso il proprio sé) possono manifestarsi fisicamente:

  • nella zona oculare quando la consapevolezza e la capacità di guardare le cose così come sono è impedita;
  • nella zona orale quando è inibita l’espressione verbale dei propri bisogni;
  • nella zona cervicale quando è inibita l’espressione verbale insieme all’impulso di piangere/urlare lasciando posto a un ipercontrollo;
  • nella zona toracica quando vi è un trattenimento dei sentimenti più profondi di amore e di rabbia;
  • nella zona diaframmatica quando c’è un impedimento profondo al benessere unito alla paura di percepire angoscia;
  • nella zona addominale quando c’è un blocco nell’espressione degli affetti e delle emozioni più viscerali;
  • nella zona pelvica quando c’è un impedimento al “lasciarsi andare” e al piacere sessuale.

Questo testo è estratto dal libro "Namastè per Volersi Bene".

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