Non Penso Dunque Sono - Andrea Magrin - Estratto
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Non Penso Dunque Sono - Anteprima del libro di Andrea Magrin

Alla radice della sofferenza

Alla radice della sofferenza

"Nella mente ha origine la sofferenza. Nella mente ha origine la cessazione della sofferenza."
Buddha

L’assassino legalizzato

Immagina per un istante di essere seduto in un treno, sei sereno, ti appresti a fare il tuo viaggio, e tra un po’ si parte.

Guardi fuori dal finestrino e noti alcune persone che camminano, altre salutano gli amici che partono, vedi studenti che come ogni giorno prendono il treno per arrivare a scuola e gente di tutti i tipi intenta a capire se il loro treno sarà in orario e su quale binario arriverà.

Ora guarda attentamente, dall’ingresso della stazione entra una persona con una maglietta bianca coperta di sangue, ha ferite ovunque e si muove in stato confusionale, guarda qua e là in modo furtivo: osservandolo meglio ti accorgi che nella mano destra stringe un coltello sporco di sangue. Mentre avanza nella tua direzione, ad ogni passo usa questo coltello per ferirsi: sembra che non riesca a controllare la mano. È proprio così, la mano va per conto suo e continua a infierire sul corpo. Sembra in preda al panico e non riesce a controllarsi: ecco, un altro colpo dritto al cuore ed uno allo stomaco. Come farà a sopravvivere a tutto quel dolore? Ti fissa negli occhi e continua, con passo lento e deciso, verso di te: mentre avanza, ferisce senza rendersene conto due persone che stavano guardando il tabellone degli orari. La cosa che ti stai chiedendo in questo momento è come sia possibile lasciare questo pazzo furioso libero di girare tranquillamente, di fare del male a sé stesso ed alle persone che incrocia sulla sua strada. Ferisce altre quattro persone ed ora è vicino a te: è chiaro che la mano è il problema; tutto sembra assolutamente surreale, poi senti un fischio fortissimo e ritorni qui con me!

Tranquillo, era solo un esempio per farti capire com’è la maggior parte delle persone lì fuori. Quando l’ho scoperto non ci volevo credere! Anche io ero come quel pazzo con il coltello in mano, e forse lo sei anche tu!

Questa persona aveva una mano che agiva autonomamente e lui era diventato la sua vittima. “Aspetta un attimo! Che c’entra questo con il libro che sto leggendo?” Fai bene a chiedertelo e prima di risponderti voglio farti una domanda, pensi veramente di essere libero? Sei veramente sicuro di essere libero di fare tutto ciò che vuoi?

Siamo realmente liberi?

Se ponessi questa domanda alle persone in giro, la maggior parte ti risponderebbe: “Si! Se voglio andare a prendere un caffè posso farlo. Se stasera voglio uscire, posso farlo. Certo, non posso lasciare il lavoro e fare proprio tutto, ma questa è una scelta, devo anche mangiare no?”

In realtà la nostra domanda va più in profondità: sei veramente sicuro di essere libero? Sei veramente sicuro che le decisioni che prendi ogni giorno, i valori per cui combatti, le cose a cui pensi siano dettate dal libero arbitrio? Ne sei certo?

Qualche tempo fa ho frequentato un seminario di tre giorni e ricordo che il relatore, verso la fine del terzo giorno, disse: “In effetti noi non siamo liberi, non abbiamo un briciolo di libertà”.

All’udire questa frase sentii come un pugno nello stomaco, ma ora so che era rabbia: cosa vuoi che ne sappia questo di libertà, guarda come è preso da cosa sta dicendo, come sarebbe che non sono libero? Certo che sì, e te lo dimostro, sono libero anche di andarmene ora da questo seminario. Ecco cosa ho pensato in quel momento, ma di certo non era quella frase ad avermi spinto ad andarmene: erano due giorni che sentivo per l'ennesima volta le solite cose, ero stanco. Ma quella frase mi ha toccato ed un seme era stato piantato. Non accettavo di non essere libero, nessuno lo accetterebbe, ma schiavi di cosa poi?

La prigione senza sbarre

Anni dopo avrei realizzato che ero davvero uno schiavo, anzi che eravamo tutti schiavi di una prigione senza sbarre, invisibile, di cui non si conosce l’esistenza. Fino a quel momento non avevo capito di essere prigioniero perché non potevo vedere questa prigione e vedere quello che c’era fuori. Pazzesco! Avevo studiato a fondo ogni teoria possibile, ma devo ringraziare il maestro Eckarth Tolle che per la prima volta mi ha permesso di venire a conoscenza di questa gabbia folle: è grazie a lui se ora conosco così bene la prigione e quello che sta al di là delle sbarre. Ti presento questa prigione: è la tua mente. Eh sì, proprio quella che “usi per pensare”, quella che ti serve per pianificare la tua vita, per pagare le bollette a fine mese e per decidere come vestirti al prossimo evento della giornata. “Ma che vuol dire che la mente è la prigione?”, mi pare di sentirti chiedere.

Lascia che ti spieghi meglio: se sei come la maggior parte delle persone, sei convinto che ascoltare la vocina che senti nella testa sia normale; lei continua a parlare, continua a dire cosa devi fare, cosa è giusto o sbagliato, ti ricorda di sentirti in colpa almeno una volta al giorno e tu credi sia normale. Quella vocina ti dice se la persona che stai guardando non è vestita bene, o ti perseguita sin dal mattino presto per darti ragione sull’ultima litigata fatta.

Insomma, quel dialogo interno incessante, frustrante, amico e nemico, che comincia appena ti svegli e finisce solo quando ti sei addormentato, è la più grande anomalia esistente sul pianeta. È la mente incontrollata, ed il fatto che ci identifichiamo con essa, la grande gabbia. Te lo spiego meglio perché è un concetto fondamentale: ogni persona con cui ho parlato è fermamente convinto che quella vocina che sente nella testa, che parla, dice, brontola costantemente, sia la sua voce, che parla, dice e brontola. In realtà, non c’è niente di più falso! Se ti liberi di questa convinzione, e ti rendi conto che quella voce non sei tu ma è uno strumento di cui hai perso il controllo, avrai libero accesso al tuo vero essere, alla tua essenza! Sì, ti sto dicendo che la voce che senti e che continua a parlare è l’anomalia e non sei di certo tu che stai parlando. Che bisogno avresti di parlarti? Di ripeterti le cose? Non basta una volta?

Questa vocina, che chiameremo mente incontrollata, si può paragonare alla mano del pazzo con il coltello che senza volerlo si autoinfligge dolore e lo infligge agli altri come se nulla fosse. Sì, non si sente bene, sa che sta subendo dolore e lo sta provocando agli altri, ma anche lui usa una frase tipica dello schiavo: “Tutti fanno così, tutti dobbiamo soffrire”.

Il dolore che provi quando sei triste, quando perdi qualcosa di estremo valore, il dolore che a volte provi nel petto, nello stomaco, nella testa, senza magari saperne il motivo, è unicamente frutto della mente incontrollata. Tutti hanno quella vocina nella mente, tanto che ci sono corsi che ti insegnano come indirizzarla per ottenere successo: è considerata una cosa normale.

Invece no! Posso affermare con estrema certezza che la maggior parte della popolazione mondiale è vittima della peggior droga al mondo! Ed i risultati si vedono! Come dice Carlos Castaneda, “condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo: loro non hanno la consapevolezza di essere in gabbia, piano piano perdono la capacità di capire cosa sia la vera libertà e quelli che vengono allevati in gabbia non possono neppure immaginare cosa sia l’erba fresca, l’aria pulita e il cibo naturale. Non si fanno neppure la domanda, la loro realtà è quella e per quanto scomoda, non sapendo che c’è qualcosa di diverso, non potendo accedere a qualcosa di diverso sono schiavi e così moriranno".

Temo che se continueremo ad avere questo comportamento con loro, difficilmente potremo essere liberi.

Non è colpa tua se sei un drogato

Prima di tutto ci tengo a dirti che non è colpa tua: non ti stai drogando di tua spontanea volontà. È una cosa che fai d’abitudine e che fanno tutti. È l’utilizzo costante e continuo della droga chiamata mente incontrollata che genera qualsiasi sofferenza.

“Ma anche quando penso positivo?’’, ti chiederai. Sì! Anche se stai pensando positivo, ogni volta che non hai il controllo sulla tua mente c’è sicuramente sofferenza in arrivo.

“Ma a me sembra di stare bene, in fin dei conti ho il mio lavoro, non mi manca nulla, che sofferenza starei provando?” È questo il punto: come fai a sapere che cos’è la libertà se non sei mai uscito dalla prigione?

Molti si preoccupano delle scie chimiche, dei pesticidi sulla verdura, dei gas di scarico, dello scioglimento dei ghiacci, e dei drogati che si bucano alla stazione, senza minimamente accorgersi della peggior droga al mondo. Lo vedremo bene più avanti: senza un sostegno, una perfetta cura ed una riabilitazione ad hoc, sarà impossibile rendersi conto di essere un tossicodipendente e di conseguenza sarà difficilissimo, per non dire impossibile, uscire dalla dipendenza.

Il sostegno te lo posso fornire io, la cura è senza dubbio la pratica quotidiana dello stato Senzamente, e se avrai bisogno di una riabilitazione puoi sempre contattarmi per partecipare ad un mio corso, dove potrò aiutarti di persona!

Lo stato normale, per il pazzo di cui scrivevo prima, sarebbe quello di usare la mano per scrivere, dipingere ed accarezzare il figlio, non quello di farsi ferire da una mano incontrollata.

“Ma che cos’è quindi la normalità secondo te?”, questa è un’ottima domanda e mi fa molto piacere avere una risposta da darti!

Il silenzio, la pace, l’assenza di sofferenza e limiti di qualsiasi tipo!

Questa è la normalità dello stato della nostra mente e tutto ciò che differisce da questo è in qualche modo una mente malata, vittima della più grande epidemia globale, di cui neppure si sospetta l’esistenza.

Questo testo è estratto dal libro "Non Penso Dunque Sono".

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