Nuove Frontiere della Psicoterapia - Conversazuioni con Leo Zeff - Myron J. Stolaroff
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Nuove Frontiere della Psicoterapia - Conversazuioni con Leo Zeff - Anteprima del libro di Myron J. Stolaroff

Gli psichedelici come strumenti di espansione della consapevolezza

I primi tempi

Leo Zeff - Ci speravo che ti fossi preparato delle domande, mi viene meglio rispondere a degli spunti piuttosto che parlare a braccio.

Myron Stolaroff - Quando hai iniziato a utilizzare le sostanze psichedeliche?

Leo - Penso che fu nel 1961, più o meno. Una delle mie pazienti di quel tempo chiamò e mi disse che voleva vedermi per parlarmi di una cosa. «Ti vorrei raccontare di un'esperienza che ho appena avuto» mi disse, «e non posso parlarne con nessun altro perché penso che non capirebbero». Allora le risposi che poteva senz’altro venire a trovarmi.

Quando arrivò, si sedette e mi raccontò che aveva avuto un’esperienza con I’lsd. Me la raccontò nei dettagli e ne rimasi affascinato. Sentiva che ero l’unica persona che avrebbe potuto capire perché ero un terapeuta junghiano. Avevo ricevuto una formazione come analista junghiano e facevo analisi seguendo questo tipo di approccio.

Be’, devo dire che rimasi impressionato da quel racconto, praticamente stupefatto, perché, Dio mio, avevo lavorato per più di trentanni seguendo svariate discipline, vari tipi di meditazione e cose di questo tipo, e solo di tanto in tanto avevo raggiunto un qualche spiraglio di verità a un livello esperienziale. Ed ecco che questa ragazza arriva da me e mi racconta che butta giù questa piccolissima quantità di sostanza e per l’intera giornata non ha altro che queste meravigliose esperienze di picco, intuizioni straordinarie, insegnamenti e cose così. Rimasi davvero molto sorpreso. Non feci nulla di particolare, mi limitai a farle alcune domande, anche se sapevo che cera ben poco da chiedere su esperienze così: in questi casi ti limiti ad ascoltare, semplicemente senti ciò che lei ti dice. Ha fatto salire anche a me gli effetti solo standole vicino! [Ride di cuore]

Circa tre o quattro mesi dopo, una persona con cui avevo lavorato in passato, mi chiamò per dirmi che aveva bisogno di parlarmi, che voleva assolutamente raccontarmi una cosa. Gli dissi di venire, e quando arrivò anche lui si sedette e mi raccontò che aveva appena avuto un’esperienza con I’lsd. Me la raccontò e fu spettacolare quanto quella che avevo ascoltato dalla mia paziente. A quel punto mi interessai sul serio. E non solo: volevo assoluta-mente trovare il modo di fare questa esperienza in prima persona.

Decisi di fare una ricerca. Avevo alcuni amici che ne sapevano molto e io volevo acquisire una serie di informazioni su questa roba. Uno di loro aveva una bibliografia intera di tutti gli articoli pubblicati sull’argomento e me la fece leggere: c'era qualcosa come un migliaio di riferimenti diversi, tutte le fasi della ricerca sugli psichedelici e l’abstract di molti degli articoli. Lessi tutto dall’inizio alla fine e rimasi davvero impressionato dal potenziale incredibile che, in termini di esperienza che le persone ne avevano tratto, emergeva da questo materiale. La maggior parte degli articoli si occupava di lsd e psilocibina, riportando tutte le cose, tremende e grandi, che ne venivano dette e ciò che era emerso dalle riviste scientifiche.

Cerano solo due o tre casi di esperienze negative, ma si trattava di circostanze particolari: qualcuno aveva dato una di queste sostanze a un’altra persona, senza dirgli niente o nelle circostanza sbagliate. Se non ricordo male, uno di questi casi si riferiva a una volta in cui una sostanza psichedelica fu fatta prendere a un’infermiera mentre era di turno in un ospedale; lei non aveva la minima idea di cosa stesse succedendo e a un certo punto uscì fuori di testa e saltò dalla finestra, giù per circa sette piani o qualcosa del genere, uccidendosi.

Dopo aver terminato questa ricerca il mio interesse fu totale, e una delle prime cose che feci fu capire a chi potevo rivolgermi. Uno dei primi posti che trovai era un centro dedicato proprio a questo; venni a conoscenza di questo posto perché una persona del loro staff una volta tenne una conferenza rivolta agli psicologi e fece un discorso sull’lsd. Lo conobbi in quell’occasione e, chiacchierando, si rese conto di quanto fossi realmente interessato, così decise di parlarmi di questo posto. Andai quindi a visitare il centro e lui me lo mostrò, spiegandomi molte cose e dandomi un’idea di come funzionava.

Scoprii che cerano anche altre persone che ci lavoravano a quel tempo. Partecipai quindi a una riunione dove erano presenti diverse persone interessate, durante la quale parlammo del potenziale degli psichedelici, condividemmo le esperienze che le persone avevano avuto e cose così. Andai poi in un altro paio di posti in cui cerano persone che conoscevano l’argomento. In uno di questi era presente anche Aldous Huxley, che trascorse una serata con noi raccontandoci tutto ciò che ne sapeva. Lui aveva un posto in Messico, una specie di resort dove le persone potevano andare e fare questa esperienza, e in cui una volta andai anch’io per fare un viaggio, insieme a un’altra terapista e al suo gruppo.

Interesse

Visto che ero così interessato a quel tipo di esperienza, qualcuno - di cui non ricordo nient'altro - mi disse: «Leo, perché non la provi e scopri di che si trattai» Io risposi: «Mi piacerebbe, ma non saprei dove trovarne o con chi parlarne». E lui replicò: «Ma che stai dicendoi Tutte queste persone, ognuna di loro, potrebbe farti viaggiare».

Conobbi una persona interessata a queste sostanze e parlandoci gli domandai se conoscesse qualcuno disposto a farmi fare l’esperienza. Mi disse di sì, che sapeva dove avrei potuto fare un viaggio e mi parlò di un tale che si occupava proprio di questo. Mi organizzò un incontro con questo tizio e la moglie, così ci andai e feci la mia esperienza. Non ne presi una gran quantità: mi bastarono cento microgrammi di acido per fare un viaggio vero e proprio. Mi diedero la sostanza e io la presi, in una situazione davvero bella, piacevole e sicura. Poco dopo l'effetto iniziò a salirmi; mi sdraiai su una sorta di divano che stava lì e mettemmo della musica in sottofondo, e quando iniziò a salirmi sul serio, lo stesso successe anche a loro.

Mi ricordo che una delle prime cose che dissi fu: «Perché non può essere sempre così?» Fu un viaggio molto profondo, molto emotivo. Il tizio mi aveva chiesto di portare degli oggetti che per me fossero significativi, e io avevo portato la mia Torah; ne ho una mia, custodita nella sua arca. A un certo punto iniziò a suonare Kol Nidre, almeno credo. Mi mise la Torah sul petto e immediatamente mi sentii nel grembo di Dio. Io e Dio eravamo Uno. Fu questo, semplicemente. [Si emoziona intensamente al ricordo] Non riesco a ricordare con precisione tutto ciò che accadde, ma di certo un’altra cosa che dissi chiaramente - lui si appuntava quello che dicevo in modo chiaro e comprensibile, mentre io preferisco registrare la voce delle persone - fu: «Leo, se dovessi di nuovo avere paura, allora ti meriterai il dolore della paura perché vorrà dire che avrai dimenticato che Dio è con te e ti protegge tutto il tempo».

Quando l'effetto cominciò a calare iniziai a guardare delle foto che avevo portato con me: foto della mia famiglia, di mio padre, dei miei fratelli e di mia madre. Fu un’esperienza incredibile: guardavo queste foto di mio padre, dei miei fratelli e di me da bambino, ed eravamo la stessa persona, tutti quanti. Non cera differenza tra di noi.

Guardai la foto di mia madre e lei divenne viva: presi la sua mano e camminammo mano nella mano nella radura di una foresta o qualcosa del genere. E io le dissi - santo cielo, mi viene da piangere solo a ripensarci - le dissi tutte quelle cose che non ero mai stato in grado di dirle nella mia vita. Gliele dissi così come erano. E lei ascoltò tutto, sentì ogni cosa; non mi rispose ma ugualmente percepii che stavamo comunicando in modo meraviglioso. Ci sono altre cose che successero durante quel viaggio, ma ora preferirei soffermarmi su un altro punto.

La crisi della seconda metà della vità

Quando feci questa esperienza avevo quasi cinquantanni e stavo attraversando quella tipica crisi che le persone si trovano ad affrontare entrando nella seconda metà della propria vita. Per come la vedo io è a questa età che inizia veramente la ricerca spirituale. Ero alquanto depresso e pieno di ansie tipiche di quell’età. Ero insoddisfatto di me stesso e del mio lavoro come terapeuta. Sebbene fossi cosciente del valore del lavoro che facevo, ero ancora più consapevole dei suoi limiti. I miei pazienti venivano una volta a settimana - di solito non li vedevo mai per più di una volta a settimana, al limite due se stavano attraversando una crisi - e parlavano, parlavano, incatenati nel loro deserto interiore, in quello spazio privo di vita in cui non succede mai niente. Io li ascoltavo parlare e ancora parlare, cercavo di lavorare con i loro sogni e cose di questo genere, ma non succedeva niente, e dentro di me non facevo che ripetermi: «Cavolo, Leo, non c’è niente che tu possa fare se non aspettare che la vita venga a dargli un bel calcio nel sedere e li faccia ripartire». Non potevo fare altro che ascoltarli e supportarli.

Be’, anche io ero in quelle condizioni, non sapendo bene cosa fare e dove andare. Facevo del mio meglio; provai diverse soluzioni, ma non funzionarono. Lessi vari libri, libri su cose spirituali, su Dio e argomenti del genere. Ne trassi qualche giovamento, ma non cambiarono la situazione in cui mi trovavo.

Una delle cose che accaddero durante quel mio primo viaggio fu l’intuizione che questa fosse proprio la risposta che stavo cercando. Mi dissi: «Leo, se un’esperienza così può fare questo effetto su di te, allora - Dio mio, non so se riesco a dirlo bene a parole — questa cosa può scuotere le persone inerti, può sbloccarle, può fare praticamente di tutto! Guarda cosa sta facendo vivere a te!»

Decisi quindi di esplorare più a fondo questo tipo di esperienza; volevo fare altri viaggi, ulteriori sperimentazioni, e sviluppare tutto questo sempre più. Così cercai persone che potessero procurarmi I’lsd e che potessero farmi da sitter. Ricordo che una volta mi trovavo con un medico che stava esaminando queste sostanze e gli dissi che volevo provare dell’erba. Mi rispose: «Ok, vieni a casa mia. Ti farò provare un po’ d’erba e ne vedremo delle belle». A quel tempo ancora fumavo sigarette. Mi preparò un paio di canne e mi spiegò come inspirare, trattenere ed espirare, e così iniziai a fumare l’erba. La fumai come con le sigarette: feci un gran tiro, lo trattenni nei polmoni il più a lungo possibile, lo espirai e poi feci un altro tiro. In questo modo mi fumai due canne e mezzo, ed era roba buona!

Spavento e paranoia

Però quello che accadde fu che uscii fuori di testa: mi vennero un sacco di paranoie! Dopo aver finito, mi sdraiai sul divano e quella dannata agonia andò avanti e avanti e avanti non so per quanto. Ero paranoico da morire! Spaventato a morte di qualunque cosa. Se il telefono suonava pensavo fosse la polizia che stava entrando e avrei solo potuto arrendermi... Tutte cose così. Fu una tortura! Una fregatura tremenda! Fino a quel momento, in vita mia non avevo mai avuto una delusione del genere.

Myron - Eri da solo?

Leo - No, lui era lì con me. Mi venne vicino, giungendo da qualche luogo dello spazio e dopo un tempo al di là del tempo, e mi mise davanti un piatto: io alzai gli occhi e vi gettai uno sguardo dentro. Non avevo idea di cosa fosse. Guardai di nuovo, dopo quelli che mi sembrarono un paio danni, e si trattava di gelato, con tanto di cucchiaio. Lui mi disse: «Prendi un po’ di gelato, Leo; fai pure».

Presi quindi una cucchiaiata di gelato. Non avevo mai as-saggiato una tale ambrosia in vita mia! Fu l’esatto opposto di quello che stavo vivendo. Paradisiaco! Ne mangiai e mangiai e mangiai, per un tempo che mi sembrò infinito; ogni boccone era divino. Alla fine, leccai cucchiaio e ciotola fino a ripulirli. Poggiai tutto e mi sdraiai di nuovo sul divano. Ed ecco che tornai di nuovo al punto in cui stavo prima!

Ci volle un bel po’ perché l’effetto passasse. Quello fu il mio secondo viaggio. Ebbi altri viaggi che furono molto belli. Non riesco a ricordarmeli nel dettaglio ora. Provai la mescalina, che fu stupenda, molto spirituale. Presi altre volte I’lsd, e con questa sostanza in particolare ebbi altre due esperienze molto interessanti. Una fu con uno psichiatra, che chiamerò Louis. Vediamo se riesco a ricordarmi che diavolo presi quella volta. Penso fosse proprio un viaggio con l’acido, I’lsd. Mi ricordo che a quel tempo fumavo sigarette, ne fumavo un pacchetto e mezzo al giorno, che è proprio un bel mucchio di sigarette! A casa avevo problemi con mia moglie, ero abbastanza infelice nella mia vita domestica.

In quel viaggio parlai molto - l’effetto era in fase discendente, più o meno - e stavo parlando con Louis di diverse cose. Lui mi aveva fatto una serie di domande proprio per incoraggiarmi a parlare, e in quel momento stavo parlando di Jane, mia moglie, e dei problemi che in quel periodo stavamo avendo. Gli stavo raccontando che con lei non riuscivo proprio a comunicare, a relazionarmi, e che lei era parecchio spaventata da ciò che stavo facendo, era paranoica nei miei confronti ed estremamente gelosa. In quel periodo soffrivo di forti emicranie, ma, più di ogni altra cosa, ciò che mi infastidiva era il fatto che lei fumasse, di continuo! E io sono allergico al fumo di sigarette. Gli stavo dicendo proprio questo; stavo dicendo a Louis: «Vedi, io proprio non sopporto il fumo di sigarette». Immagina la scena: Louis che mi guarda e io che me ne sto lì seduto, con una sigaretta in mano. Dico: «Sono allergico al fumo, al fumo di sigaretta».

Ho smesso di fumare

Lui mi chiede: «Sei allergico al fumo?» E io gli rispondo di sì. Lui allora guarda la sigaretta e guarda me e poi di nuovo la sigaretta, e a quel punto guardo la sigaretta pure io. In quel momento ero ancora un po’ stonato. Ricordo che guardai e guardai e guardai quella sigaretta per un tempo lunghissimo. Ore, semplicemente a guardarla. Per la testa mi stava passando una marea di cose. E allora Louis mi fa: «Se quindi sei allergico alle sigarette, hai intenzione di smettere di fumare?»

Dopo una lunga pausa, non so dire di quanto tempo, risposi: «Questa è la domanda sbagliata, Louis. La domanda non è se smetterò, ma: “Ho smesso?”». Guardai la sigaretta bruciare fino al filtro tra le mie dita e la spensi nel posacenere. Da allora non ho mai più fumato una sigaretta. Non ne sono stato più capace. Avevo provato a smettere molte volte, senza riuscirci. Ma da allora non ho mai più fumato.

...

Questo testo è estratto dal libro "Nuove Frontiere della Psicoterapia - Conversazuioni con Leo Zeff".

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