Nutrizione Ayurvedica - Swami Joythimayananda - Estratto
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Nutrizione Ayurvedica - Anteprima del libro di Swami Joythimayananda

Ayurveda, la conoscenza della vita

Ayurveda, la conoscenza della vita

Tutto quello che è facile e comodo rovina la vita, mentre le difficoltà migliorano la qualità della vita stessa.

Cos’è l’Ayurveda?

Saggezza, scienza, arte, filosofia e vita. L’Ayurveda è tutto questo. I suoi princìpi si basano sui cinque elementi e sui Tridosha, di cui è composto ogni organismo in proporzioni e configurazioni diverse. A questa teoria sono sottoposti tutti i regni della natura. L’Ayurveda è un grande dono dell’India al mondo. Non si tratta solo di una scienza medica, poiché racchiude in sé tutto: è un sistema di vita. Tale conoscenza è stata generata da una grande esperienza e dalla ricerca della Verità da parte dei grandi Rishi (saggi o osservatori). L’Ayurveda è il sistema medico più antico e risale ad almeno 5000 anni fa, tramandato da maestro ad allievo oralmente (le testimonianze contenute nei testi ayurvedici hanno circa 3500 anni).

Il termine “ayurveda” deriva da veda, cioè “conoscenza”, e da ayu, cioè “vita”, quindi Ayurveda significa “conoscenza della vita” o meglio ancora “arte del buon vivere”.

L’Ayurveda, da sempre, dà molta importanza al corretto stile di vita, dettando princìpi guida per la prevenzione delle malattie e per il mantenimento del benessere psicofisico della persona. Particolarmente importanti sono le terapie di purificazione/guarigione (Dinacharya, Panchakarma...), di ringiovanimento (Rasayana) e i princìpi sull’alimentazione (Ahar) che supportano la persona nella propria quotidianità in un percorso di autopreservazione e cura.

L’Ayurveda considera inoltre fondamentale l’utilizzo di preparati e rimedi naturali per la salute.

L’antico studio delle scienze naturali che è giunto fino a noi si basa sul postulato che non c’è nulla in natura che non possa essere utilizzato come rimedio, purché se ne conoscano profondamente le proprietà e se ne faccia un uso appropriato. Questa sapienza risale a diversi secoli prima di Cristo e racchiude in sé le ricerche, le osservazioni, le formule e i metodi che portarono la cultura popolare indiana a divenire scienza.

In Oriente, come in Occidente, nei sistemi terapeutici tradizionali e naturali le piante sono sempre state il primo rimedio: in particolare l’Ayurveda attua complessi e specifici procedimenti che rendono ogni rimedio una speciale preparazione con caratteristiche uniche per altrettante necessità/problematiche.

L’Ayurveda ha il suo sviluppo anche nelle branche più classiche della medicina, quali:

  • Medicina interna (Kayachikitsa);
  • Psichiatria (Budhi Vidya);
  • Tossicologia (Agada Tantra);
  • Ginecologia (Stri Roga);
  • Pediatria (Baia Vidya);
  • Chirurgia (Shalya Tantra);
  • Otorinolaringoiatria (Salakya Tantra);
  • Geriatria (Rasayana);
  • Fertilità (Vajikarna).

Lungi dall’essere estranea al mondo contemporaneo, l’Ayurveda è oggi più necessaria che mai; essa non appartiene all’Oriente o all’Occidente, all’antichità o ai tempi moderni, ma è tutt’uno con la vita, è un patrimonio di tutti gli esseri umani, a cui attingere liberamente adattandola, di volta in volta, alle esigenze di ciascun individuo.

Lo scopo dell'Ayurveda

Lo scopo finale dell’Ayurveda e della vita di ciascuno è la liberazione dell’anima, mentre lo scopo temporale è mantenere la salute e la felicità con armonia. La felicità è uno stato di distacco, mentre la salute è armonia psicofisica e contentezza. Una persona che riesce a soddisfare i suoi desideri prova contentezza; questa, insieme alla serenità, fa accedere alla gioia interiore; la gioia con distacco porta a uno stato di felicità. Nel tempo, la felicità si trasforma in beatitudine, che è l’ultimo gradino della scala. La soddisfazione dei desideri porta a effetti diversi su ognuno di noi, secondo lo stato della nostra anima.

Qualcuno potrà godere o provare piacere, c’è chi sarà contento, chi gioioso, altri proveranno felicità e certi addirittura sperimenteranno la beatitudine.

Il legame del destino spinge la vita quotidiana al cambiamento.

Sia lo scopo finale sia quello temporale si ottengono vivendo una vita in cui seguire e praticare:

Dharma = virtù;

Artha = giusta comprensione di se stessi e dell’ambiente che ci circonda;

Kama = soddisfazione dei desideri sinceri facendo in modo di non ferire gli altri; Moksha = liberazione finale.

La filosofia della vita nell'universo

Dio o l'esistenza sono la causa per la vita

La medicina ayurvedica è una disciplina antica contenuta nell'Artva Veda (uno dei quattro testi antichi della tradizione vedica), e trasmette la conoscenza della vita sulla base della filosofia Samkya, una delle sei filosofie indiane (Yoga, Samkya, Vedanta, Niyaya, Vaishesika, Mimamsa).

In Ayurveda la filosofia Samkya è essenziale per esprimere la vita dell’universo. Essa si fonda su un confronto tra l’esistenza eterna (Purusha) e quella mutevole (Prakruti). L’origine dell’uomo è Purusha e la sua vita mutevole è Prakruti. L’ obiettivo dell’uomo è liberarsi dalla Prakruti e divenire Purusha (libero).

La filosofia Samkya comprende venticinque princìpi, quali: 

  • esistenza eterna (Purusha);
  • esistenza mutevole (Prakruti);
  • intelletto cosmico (Mahat);
  • ego cosmico (Ahamkar);
  • mente (Mana);
  • cinque sensi percettivi (Tanmatra);
  • cinque organi dei sensi percettivi (Janendriya);
  • cinque organi di motori (Karmendriya);
  • cinque elementi (Mahabhuta).

Il Purusha è onnipresente, eterno e sostiene tutto, mentre Prakruti è evoluzione dell’intero universo con tre qualità costitutive chiamate Triguna, tre stati della coscienza o ego: coscienza pura, chiamata Sattva; coscienza dinamica, detta Rajas; coscienza passiva, chiamata Tamas.

Inoltre, l’Ayurveda applica la filosofia del Nyaya-Vaisesika, in particolare riguardo alla preparazione degli alimenti e dei medicamenti attraverso i princìpi dei Dravya-Gu-na-Karma.

I principi dell'ayurveda - I cinque elementi

L’Ayurveda si basa sulla teoria dei cinque elementi, che sono Spazio - Aria - Fuoco - Acqua - Terra, dai quali è formato ogni organismo, ovviamente in proporzioni diverse. Questi elementi compongono anche il nostro corpo, il mondo e l’intero universo; essi sono vibrazione sottile e contengono proprietà quali energia, gusto, qualità e azione. Quando la loro energia non può scorrere liberamente, a causa di un problema energetico, mentale o fisico, si crea uno squilibrio, che alla fine diventa malattia.

I cinque elementi che sono alforigine della creazione fisica si combinano tra di loro per generare tutti i processi che avvengono nella fisiologia umana. Le tre funzioni basilari sono rappresentate dai Tridosha. In ogni Dosha c’è la prevalenza di certi elementi rispetto agli altri:

Vata è il principio che governa il movimento; ha la predominanza degli elementi Spazio e Aria;

Pita è il principio che governa il metabolismo; ha la predominanza degli elementi Fuoco e Acqua;

Kapa è il principio che governa la coesione e crea la struttura del corpo; ha la predominanza degli elementi Acqua e Terra.

I Tridosha

Uno dei concetti più importanti dell’Ayurveda è quello dei Tridosha (Vata, Pita e Kapa). Essi devono essere presi in considerazione nel determinare la costituzione individuale, l’origine delle malattie, i trattamenti, i metodi per mantenere la buona salute, la routine giornaliera e stagionale, le terapie di purificazione (Panchakarma), le terapie di tonifi-cazione, il massaggio, il tipo di esercizio fisico, la dieta ecc. Quindi è molto importante comprendere questo concetto.

In sintesi

Vata: movimento, che governa il sistema nervoso, circolatorio, respiratorio ed escretorio;

Pita: calore, che governa il sistema digestivo ed endocrino e il metabolismo;

Kap a: unione, che governa la struttura e il sistema immunitario.

L’ideale sarebbe che queste tre forze fossero il più possibile in equilibrio tra loro, mantenendo una certa dominanza di una delle tre rispetto alle altre. Tale predominanza determina la formazione di una tipica struttura del corpo, del carattere, dei tessuti ecc.

La prevalenza degli elementi in ogni singolo Dosha comporta le sue qualità.

Vata, composto principalmente di Spazio e Aria, è secco, leggero, ruvido, mobile, freddo, sottile e permeante.

Pita, composto di Fuoco e Acqua, è caldo, acuto, liquido, di odore sgradevole, leggermente untuoso, acido e piccante.

Kapa, composto di Acqua e Terra, è freddo, denso, lento, stabile, viscoso, pesante, liscio, soffice e appiccicoso.

Conoscendo la composizione e le qualità dei Dosha risulta abbastanza facile correlarli con il cibo e lo stile di vita. Il principio da applicare è quello per cui i cibi e i comportamenti che hanno le stesse qualità di un Dosha aumentano quel Dosha in particolare, mentre le sostanze e lo stile di vita che hanno qualità contrarie a un certo Dosha lo fanno diminuire. Per esempio, essendo Spazio e Aria gli elementi predominanti nel Dosha Vata, esso verrà aumentato dal consumo di cibi come i cavoli e i legumi, che tendono a produrre aria, ma anche da uno stato di agitazione prodotto dallo stress e dall’irregolarità nello stile di vita. Verrà invece diminuito dai cibi pesanti, untuosi e acquosi, e anche da uno stile di vita regolare e tranquillo. L’Ayurveda considera importante la forte dominanza di un Dosha sugli altri perché con il tempo può sfociare in uno squilibrio ed, eventualmente, un disturbo o malattia.

Funzione dei Dosha

Vata significa letteralmente “movimento”. Questo Dosha governa ogni tipo di movimento nel corpo, quindi le attività come la respirazione, il passaggio del cibo lungo il tratto intestinale, la circolazione dei vari fluidi, l’escrezione dei materiali di rifiuto, lo scorrere degli impulsi nel sistema nervoso.

Secondo i testi classici dell’Ayurveda, l’eccesso di Vata nel corpo provoca l’insorgere di ottanta tipi di malattia fra cui: artrite, stitichezza, insonnia, ansia, depressione, paralisi ecc.

Pita, il cui significato è “ciò che scalda, cuoce o digerisce”, governa tutte le funzioni metaboliche che avvengono nel corpo: la digestione del cibo, la sensazione di fame e di sete, la vista, la temperatura corporea, le funzioni intellettuali (nel senso della capacità di digerire le idee), il colore della pelle ecc.

Vi sono quaranta tipi di malattie causate dallo squilibrio di Pita, fra cui itterizia, eruzioni cutanee, infezioni delle vie urinarie, febbre, acidità, ulcere gastriche e duodenali ecc.

Kapa, il cui significato letterale è “coesione o ciò che tiene insieme le cose”, è responsabile della creazione e del mantenimento della struttura corporea. Tiene insieme i vari tessuti per dare sostegno al corpo. Le parti solide del corpo e i tessuti sono in gran parte dovute a Kapa Dosha. Esso è anche responsabile di emozioni come l’amore, la pazienza e la clemenza. Le malattie causate dallo squilibrio di Kapa sono di venti tipi, fra esse: nausea, anoressia, digestione debole, tosse, congestione del petto, difficoltà respiratorie, obesità ecc.

Nel normale funzionamento del corpo i Dosha devono essere presenti in uno stato di equilibrio, che si stabilisce quando essi sono presenti in quantità normale; mentre in uno stato di squilibrio, i Dosha possono essere presenti nel corpo in eccesso o carenza. Lo stato di eccesso avviene quando essi sono presenti in quantità maggiore del normale; lo stato di carenza avviene quando sono presenti in quantità insufficiente.

Di solito giovani e adulti hanno un eccesso di Dosha; numerose malattie sono proprio causate dall’accrescimento di questo eccesso. La diminuzione dei Dosha invece è di solito presente negli anziani; ciò non causa disturbi gravi, anche se determina comunque una diminuzione della funzione naturale di quel Dosha.

Quando un Dosha è in eccesso, si aggrava, e uscendo dalla propria sede ne invade un’altra, disturbandone il sistema e bloccando l’azione degli altri Tridosha. Il medico esperto sa riconoscere questo particolare stato e riequilibra il Dosha riportandolo nella propria sede naturale, liberando quindi i Dosha bloccati attraverso cure e trattamenti appropriati.

Dosha, tessuti ed escreti sono i costituenti del corpo umano, quindi sono i fattori basilari per il mantenimento della buona salute.

Fra questi tre costituenti, i Dosha sono il fattore più importante perché, direttamente o indirettamente, sono responsabili dell’equilibrio dei tessuti e degli escreti (Dhatu e Mala). Quando i Tridosha sono in equilibrio, di conseguenza anche i tessuti e gli escreti sono tali. Se un disturbo è causato dall’aumento o dalla carenza di tessuti ed escreti, all’origine c’è uno squilibrio dei Dosha, che sono sempre i fattori patogeni di base.

E importante notare che nella società odierna la maggior parte delle attività e lo stile di vita condotto dalle persone tendono sempre a squilibrare principalmente Vata.

Dei Tridosha, Vata è il più importante perché muove e controlla le funzioni degli altri due Dosha, i tessuti e gli escreti.

I Subdosha

Ciascuno dei tre Dosha è suddiviso in cinque Subdosha, che si trovano più presenti in luoghi specifici del corpo e presiedono a determinate funzioni, come illustrato nelle pagine successive. Conoscendo queste cinque classificazioni dei Subdosha è più facile determinare la causa di una malattia e scegliere quindi la cura e il trattamento più adatti.

Questo testo è estratto dal libro "Nutrizione Ayurvedica".

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