Nutrizione Cosciente - Marion Kaplan
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Nutrizione Cosciente - Anteprima del libro di Marion Kaplan

Scelte alimentari consapevoli per la salute del corpo e il benessere della mente

Il corpo e i suoi bisogni

Un organismo umano perde ogni giorno milioni di cellule e le sostituisce con milioni di cellule nuove, proprio come se fosse in un costante stato di reincarnazione! Si dice che tutte le cellule si rinnovino attraverso cicli di sette anni.

Per assicurare questo rinnovamento abbiamo bisogno di mangiare dalle due alle tre volte al giorno 365 giorni all’anno, il che rappresenta grosso modo un chilo di materia ingerita ogni giorno. Pertanto, ogni anno in media 365 kg attraversano i nostri filtri, cioè il nostro apparato digerente (stomaco, intestino, fegato, reni ecc.), e nutrono il corpo.

Questione d'anatomia

Nell’essere umano i comportamenti alimentari si sono notevolmente evoluti dall’epoca glaciale ai tempi moderni. Alcuni scienziati hanno dimostrato che l’uomo preistorico delle regioni temperate in origine consumava soltanto bacche, radici e frutta e che con questo tipo di alimentazione ha portato a termine la sua evoluzione. In seguito, forse perché emigrato in zone più fredde oppure perché è cambiato il clima, ha scoperto il fuoco e un giorno, per curiosità o per caso, ha cominciato a cuocere gli alimenti. È stata la prima rivoluzione alimentare.

Possiamo domandarci se questa rivoluzione sia stata benefica, perché cuocendo il cibo si distruggevano nello stesso tempo gli elementi essenziali che lo compongono. Alcuni dietisti suggeriscono persino che tutti i mali che opprimono l’umanità derivino diretta-mente da questa scelta. La preferenza per un’alimentazione cotta e a base di carne è quindi un’evoluzione non naturale, bensì culturale. La cosa pare trovare conferma dell’anatomia dell’apparato digerente umano, che è di tipo frugivoro e non carnivoro o erbivoro:

  • anatomia dei carnivori: canini lunghi, molari aguzzi e taglienti, incisivi piccoli, stomaco piccolo che secerne succhi gastrici molto acidi e intestino corto, da quattro a cinque volte la lunghezza del corpo;
  • anatomia degli erbivori: incisivi lunghi, molari larghi e piatti, canini piccoli, rumine molto grosso, sacca media, intestino molto lungo, all’incirca venticinque volte la lunghezza del corpo;
  • anatomia dell'uomo e dei frugivori: incisivi medi, molari medi e gibbosi, canini corti, stomaco medio che secerne succhi mediamente acidi e intestino lungo circa dodici volte il corpo.

La somiglianza tra l’apparato digerente dell’uomo e quello dei frugivori spiega senz’ombra di dubbio che l’amore per la carne è nato attraverso la cottura e la preparazione: la carne completamente cruda agli esseri umani non piace assolutamente. D’altro canto, notiamo che la recente infatuazione per la carne “al sangue”, appena scottata, corrisponde a un temperamento molto particolare: decisamente attivo, intraprendente o addirittura aggressivo, il classico “predatore” urbano, l’uomo d’affari, chi opera nel commercio. Al contrario, chi consuma verdura e poca carne possiede un temperamento più tranquillo. Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei...

Questione di quantità

Osservando le testimonianze del passato e le recenti scoperte ci accorgiamo che la longevità è direttamente legata all’alimentazione. In passato le tradizioni culinarie dipendevano strettamente dalle risorse distribuite nella zona d’insediamento, mentre oggi non è più così. Cionondimeno, che queste risorse siano state o meno abbondanti, osserviamo che i nostri antenati praticavano in linea generale la sobrietà, più remunerativa in termini di vitalità.

Citiamo per esempio il caso degli Esseni, che oltre duemila anni or sono erano considerati una popolazione che sprizzava salute, i cui membri vivevano più a lungo rispetto alla media dell’epoca. Si nutrivano unicamente - e in quantità moderate - di cereali germogliati e alimenti crudi.

Oggi sono stati osservati numerosi tratti in comune in gruppi che vivono ai margini della civiltà moderna, in certe regioni della Turchia, della Bulgaria, del Caucaso, del Pakistan e del Kashmir, dove i ricercatori hanno riscontrato numerosi centenari. Si tratta di individui che si limitano a razioni alimentari molto frugali, privilegiano gli alimenti crudi e svolgono una notevole attività fisica quotidiana. Insomma, una vita opposta a quella dell’uomo “civilizzato”!

Scegliere la qualità

Lo sappiamo, la salute e la vitalità di un organismo dipendono in primo luogo dalla qualità degli alimenti assorbiti. Sui 365 kg consumati annualmente, il 50% è costituito da alimenti “morti” che ostruiscono l’organismo anziché nutrirlo: grassi bruciati e trasformati in pericolosi veleni, pietanze troppo cotte, salse grasse, preparati industriali, bevande alcoliche. Poco a poco questo inutile eccesso indebolisce e rende fragile l’organismo. L’energia vitale diminuisce e prendono piede le malattie. “Chiunque sia stato il padre della malattia, una pessima dieta ne fu la madre” afferma G. Herbert.

Oggi mangiamo male, mangiamo morto, mangiamo troppo... e ce ne infischiamo!

Non ci sono più freni e soprattutto non ci sono più segnali d’allarme che hanno permesso all’uomo, nel corso della sua evoluzione, di adattarsi all’ambiente: se vedeva un membro della sua tribù piegarsi in due dal dolore dopo aver ingerito certe bacche, sapeva che era meglio non toccarle. La vista, il gusto, l’olfatto e l’esperienza prevalevano in un mondo in cui l’uomo evolveva non ancora come conquistatore, ma come esploratore.

Oggi, separato dalla natura, l’uomo ingurgita tutto ciò che la società produce, perché ha perduto quell’istintivo discernimento che attivava il campanello d’allarme in caso di bisogno: attenzione, pomodoro idroponico, soia transgenica, insalata irradiata, manzo agli ormoni, mucca pazza, polli di batteria, pesce contaminato con metalli pesanti, latte alla diossina, sapori di sintesi!

Si adatta.

Ci sono però:

  • Quelli che cercano di fare del loro meglio per nutrirsi in maniera sana, ma che faticano molto a trovare buoni prodotti e a raccapezzarsi tra i consigli tanto contraddittori della moderna dietetica.
  • Quelli che pensano sia meglio trascorrere il tempo davanti alla televisione che ai fornelli.
  • Quelli che ritengono ormai chiusa l’era della cucina della mamma.
  • Quelli che non hanno il tempo.
  • Quelli che non sanno come procedere in maniera diversa.
  • Quelli che ritengono occorra vivere secondo i tempi.

Ed è allora che compaiono i problemi: stress, stanchezza, depressione. E poi sovrappeso, stipsi, allergie, asma, malattie degenerative ecc.

Il consumo a oltranza e gli imperativi del profitto hanno radicalmente trasformato la catena alimentare, che oggigiorno è decisamente malata. Ma per farvi fronte è davvero necessario adottare comportamenti settari, ripudiare la carne, osannare sistematicamente le radici e i cereali germogliati, calcolare scientificamente i menù, cadere nel circolo vizioso delle diete ipocaloriche?

Certo che no. La cosa migliore è procedere per tappe, comindare considerando non più l’aspetto calorico dell’alimentazione, bensì quello vibratorio e, soprattutto, diventando epicurei.

Il piacere di mangiare

Il piacere è importante! Ne abbiamo fatto persino una rivendicazione sociale: il diritto al piacere! Il piacere è diventato il leitmotiv delle campagne pubblicitarie. Ma non è che fraintendiamo il senso della parola allorché la associamo agli oggetti e non al corpo? Il messaggio alla base del pensiero di Epicuro raccomanda di saper distinguere il “piacere” dal “desiderio”. Naturalmente se mangiamo un cioccolatino o acquistiamo un maglione ne traiamo piacere, ma questo piacere è soltanto il soddisfacimento di una voglia, l’alleviare un senso di carenza. E allora, dove sta il vero piacere? In noi stessi, risponde Epicuro, nella semplice felicità di esistere, nel semplice fatto di essere in vita!

Vi pare semplicistico? Eppure, quando facciamo anche solo una volta l’esperienza del piacere vero, ci rendiamo conto che non lo abbiamo trovato negli oggetti, bensì nel corpo. La pienezza dell’e-sistere, del sentirsi a proprio agio con se stessi, senza dolori fìsici, senza malessere... è questo il piacere! Ed è anche l’esordio della saggezza: imparare ad accontentarsi di poco e a gustarsi ogni sensazione.

Il concetto di piacere, vero o falso, influenza profondamente il nostro rapporto con il cibo. Dobbiamo mangiare per compensare le frustrazioni, soddisfare le voglie passeggere, dimenticare momentaneamente i nostri crucci, obbedire a modelli pubblicitari? Epicuro ci risponderebbe che mangiare è un piacere buono e sano da assaporare con moderazione, che semplicemente ci permette di rimanere in buona salute il più a lungo possibile.

Mangiamo anche con la testa!

Salute e alimentazione... c’è un legame tra le due. Ma nella coppia a entrare in gioco non è soltanto il corpo. Anche la mente ha qualcosa da dire, come avevano intuito gli antichi. Tutta la medicina cinese, per esempio, si basa su questi sottili rapporti tra corpo e mente e sulle conseguenze per la salute di uno squilibrio tra i due poli.

Che si tratti di medici o pubblico in generale, non c’è più nessuno a negare questo rapporto e nell’ambito della nutrizione è opportuno sottolinearlo in maniera particolare. Infatti, tutto ciò che riguarda gli alimenti nell’uomo è legato alla psiche e in particolare alla sfera affettiva, fin dalla vita intrauterina.

Ne consegue che tutti gli eventi della nostra esistenza, belli o brutti (in particolare quelli brutti: stress, drammi familiari, malintesi, incomprensioni ecc.), eserciteranno una ripercussione diretta sul nostro modo di vedere, scegliere, preparare e consumare gli alimenti, come pure, di conseguenza, sulla nostra salute.

Tutti gli esseri viventi sono costituiti da cellule. È una verità di cui l’uomo ha intuitivamente preso coscienza molto prima dell’invenzione del microscopio. Ciascuna di queste cellule lavora e vive per se stessa, ma nello stesso tempo contribuisce al funzionamento di tutto il sistema cui appartiene.

Noi e la nostra salute

Pertanto, un essere umano è costituito da circa settantamila miliardi di cellule finalizzate tutte, momento dopo momento, a un unico scopo: la sopravvivenza.

In questo insieme il cervello svolge il ruolo di computer centrale, quantunque più sofisticato e performante rispetto a tutte le macchine inventate dall’uomo. A ogni istante esegue miliardi di operazioni complesse basate contemporaneamente sulle esperienze del passato, le informazioni del presente e ciò che conosce dell’im-mediato futuro, tutti elementi che gli permettono di far funzionare la macchina biologica data dal corpo. E il cervello a comandare l’insieme delle cellule, l’organismo, e a trovare per loro in ogni istante la miglior soluzione di sopravvivenza.

Il pensiero, cui l’uomo attribuisce un’enorme importanza perché è onnipresente, in questo processo svolge soltanto una funzione informativa.

Un esemplo in natura

Se facessimo gli esami del sangue a una gazzella che sta brucando, constateremmo che in quel momento tutti i dosaggi fisiologici sono nella norma. Cionondimeno, l’emocromo della medesima gazzella in fuga da una leonessa presenterebbe tutti i parametri di un infarto del miocardio.

Anche in noi, come nella gazzella, lo stato fisiologico si adatta agli ordini del cervello in funzione di ciò che avvertiamo. Per esempio, immaginiamo mentre stiamo attraversando la strada di vederci arrivare addosso un’automobile che non rallenta. Ci rendiamo subito conto di quanto rischia di succedere grazie alle informazioni fornite dagli occhi (la macchina a tutta velocità, la valutazione delle distanze), dalle orecchie (il rumore del motore, le urla della gente) e altrettanto rapidamente facciamo un salto indietro. In questa situazione, a reagire è stato il cervello. Informato dai pensieri, ha inviato l’unico ordine valido per la sopravvivenza ed eccoci salvi!

Bisogna però sapere che per il nostro cervello non esiste propriamente una differenza tra ciò che è reale, ciò che è simbolico e ciò che è virtuale. Per lui conta soltanto il risultato: se ciò che ha provocato un turbamento è di natura simbolica o virtuale, sappiate che lo tratterà esattamente come se fosse realtà.

Per esempio, se chiudete gli occhi e pensate a un limone, il cervello ricorderà un’esperienza simile che avete vissuto e comincerete a salivare. Eppure, il limone esiste solo nella vostra testa. Se guardate un thriller, il cuore batterà più in fretta nei momenti cruciali. Eppure, il film è una finzione di cui non fate nemmeno parte. Funziona esattamente allo stesso modo per le paure, le angosce e lo stress: che siano reali, simbolici o virtuali, il cervello non distingue.

Ecco perché uno stress costante, reale o immaginario, mette in pericolo l’individuo. Ricordatevi di quando avete imparato ad andare in bicicletta. Un giorno i vostri genitori hanno deciso che era ora di togliere le rotelle dalla vostra biciclettina. Avete esitato più o meno a lungo prima di salirci sopra, immaginando che sareste caduti, che sareste sicuramente finiti a terra, e vivendo questa caduta in anticipo. Poi, un giorno, vi siete lanciati nonostante la paura di cadere, la paura di farvi male... E infatti siete caduti!

Allo stesso modo, se provate una forte e costante paura non espressa che succeda qualcosa, quel qualcosa finirà senz’altro per accadere. Se per esempio temete di contrarre una malattia, è assai probabile che di fatto la contrarrete. È come per la bicicletta della vostra infanzia: quando la caduta ha avuto luogo, la paura è cessata. La malattia finisce con l’arrivare, cosicché smettiate di averne paura.

Questo testo è estratto dal libro "Nutrizione Cosciente".

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