Piccolo Yoga - Clementina Tedeschi - Estratto
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Piccolo Yoga - Anteprima del libro di Clementina Tedeschi

Come avvicinare i bambini allo yoga, i primi incontri

Come avvicinare i bambini allo yoga, i primi incontri

"Dall'albero del silenzio pende il suo frutto: la pace"

È il momento fatidico in cui i “potenziali” allievi stanno per entrare nello spazio destinato alla pratica. Sei carica di buone intenzioni, di buoni sentimenti, conosci discretamente la disciplina e non vedi l’ora di coinvolgerli nella pratica e invece ti scontri con... una mandria di bufali? No! I bufali non urlano. Questi “potenziali” allievi-bambini urlano, ridono, litigano, corrono a esplorare tutti gli spazi della stanza.

Cosa fare? Primo: accantonare i pensieri negativi del tipo lavoro con adulti, motivati, in oasi di silenzio e pace. Questa disciplina non è per tutti, è solo per chi la sceglie. Dovrei “addomesticarli” a tutti i costi? Chi me lo fa fare? Queste reazioni “a caldo” saranno i primi veri ostacoli. Poi inizierai a riflettere in modo più lucido e distaccato. La frequenza del corso non può essere una scelta pienamente consapevole da parte loro, ma tu sai che lo yoga può aiutarli a crescere, perché non metterli almeno in condizione di provare?

Per affrontare il compito analizziamo le difficoltà una alla volta e cerchiamo di trovare soluzioni creative. Diamo forma al laboratorio yoga come contenitore accogliente, ma con regole di comportamento chiare, che favoriscano l’attenzione e il rispetto reciproco.

L’insieme di queste regole costituisce un vero e proprio patto tra l’insegnante e il gruppo, da richiamare ogni qualvolta sia necessario.

Prime difficoltà: disporsi ordinatamente nello spazio

Probabilmente i nostri bambini non sono abituati agli spazi vuoti, le stanze grandi e prive di arredi, soprattutto se non familiari, suscitano in loro un misto di eccitazione motoria, ansia o blocco. Urlano per scaricare la tensione? Per colmare la sensazione di vuoto?

La nostra cultura è afflitta dall’horror vacui, pensiamo per esempio all’arredamento occidentale classico e a quello cinese: noi poniamo al centro gli oggetti, il tavolo, il televisore, l’oggetto in generale è il nostro centro d’attenzione, in oriente, invece, al centro c’è lo spazio, l’arredo è essenziale, il vuoto è importante.

Seconda, difficoltà: Chi porla? Chi ascolta?

Chi ha esperienza di conduzione di un dialogo in una classe o in una famiglia numerosa sa quanto sia difficile far rispettare il turno, evitare che le voci si sovrappongano, fare in modo che chi parla abbia I attenzione di tutti. Non voglio entrare nel merito delle cause di questo comportamento così poco sociale . Mi limito a osservare che gli adulti e i modelli televisivi, spesso offrono esempi negativi. Per non parlare dell’abitudine, tipicamente occidentale, di riempire ogni istante di silenzio con musica, radio, televisione, telefonino. Abbiamo forse paura di entrare in contatto con noi stessi? Basta osservarli in situazioni analoghe a quella descritta sopra per comprendere: i bambini in età scolare hanno già contratto questo “male” e tendono compulsivamente a riempire tutti gli spazi vuoti e i momenti di silenzio.

Prima strategia: Spazio diventa amico

Se le ipotesi formulate sono esatte, le prime tappe di avvicinamento alla disciplina conseguono linearmente: è necessario farli familiarizzare con lo spazio, allestirlo quindi con tappetini disposti in cerchio cosi da invitare a una disposizione conviviale e ordinata; aiutarli a scaricare tensioni e paure; scovare strategie per far apprezzare il silenzio. Il tutto in forma di gioco.

Non dimentichiamo la regola fissa da rispettare prima di accedere: togliersi le scarpe e disporle ordinatamente fuori dalla sala.

Il primo gioco, Spazio diventa amico, è un esempio di come si possa disciplinare e superare il primo impatto con uno spazio nuovo.

DESCRIZIONE: l’insegnante comunica obiettivo e regole del gioco con un linguaggio semplice. L’utilizzo di vocaboli di difficoltà graduale facilita l’apprendimento della lingua, anche da parte degli alunni di madre lingua straniera che, per esempio, nelle mie classi, sono la metà e oltre.

«Faremo un gioco per conoscere meglio questa stanza. Sarà lo spazio in cui faremo un’attività nuova: lo yoga. Prima di iniziare a parlare dell’attività è importante saperci muovere qui, perciò esploriamo la stanza giocando.

Seguite i miei comandi con precisione. Mi rivolgerò a voi come se stessi parlando con una persona alla volta».

COMINCIAMO: «Tocca la parete che hai di fronte». Attendere che il comando venga eseguito. «Bene.

Tocca qualcosa di legno... qualcosa di giallo... qualcosa di chiaro»... Proseguire così, facendo prendere consapevolezza di tutta la stanza ed esprimendo ogni volta approvazione.

«Saluta il compagno più vicino a te... ora il compagno più lontano... saluta tutti a voce alta... a voce bassissima... solo con lo sguardo». Proseguire con qualche comando mirato al contatto tra i partecipanti e a un maggior controllo di movimento e voce.

NOTA: il gioco termina quando i comandi vengono eseguiti con rapidità e precisione; quando all’agitazione e all’entusiasmo subentra la calma. Tutti saranno allora invitati a sedersi in cerchio e il dialogo si svolgerà con il Bastone della Parola.

Nel tempo i comandi saranno sempre più complessi per stimolare osservazione e memoria, ad esempio «salutate il compagno che oggi è incaricato di riordinare la sala... salutate il compagno che ieri è arrivato a scuola con il suo cagnolino».

Seconda strategia: Il bastone della parola

In classe, per stabilire un certo ordine, si usa l’espediente di alzare la mano ma, nello spazio yoga, si può usare qualcosa di più affascinante.

Mi riferisco al Bastone della Parola, il Talking Stick. Si tratta di un metodo ereditato dai nativi americani: chi ha in mano il bastone ha diritto di parola e si esprime di fronte agli altri, senza fretta, in sicurezza, nel rispetto e nell’accoglienza di ciò che viene detto. Il bastone passa di mano in mano a tutti i partecipanti disposti in cerchio che sono liberi di esprimersi o di passare al compagno.

È un metodo molto apprezzato dai bambini, conferisce al momento del dialogo una valenza rituale, riflette il senso profondo della condivisione e produce, con semplicità, l’apertura verso un’altra cultura.

Si può usare un pezzo di legno qualunque; meglio sarebbe coinvolgere i bambini nella ricerca e decorazione dell’oggetto, per “caricarlo” di valore simbolico e stimolare la loro creatività.

La presentazione: Cos'è lo yoga

È arrivato il momento di soddisfare la loro curiosità. L’insegnante li dispone in cerchio, con il Bastone della Parola e risponde alle loro domande, senza dilungarsi.

In questa fase è opportuno che siano i bambini per primi a parlare. «Qualcuno di voi ha già sentito parlare di yoga?» (lasciare lo spazio per esprimere le loro conoscenze e le loro aspettative).

Si descrivono poi le attività e i risultati attesi. Riporto a titolo esemplificativo una presentazione: «Possiamo considerare le ore dello yoga come un viaggio... un viaggio alla scoperta di noi stessi.

Scopriremo i nostri punti di forza e le nostre difficoltà. Diventeremo più agili, equilibrati, capaci di concentrazione e controllo, più amici. In che modo? Con giochi divertenti, favole da animare con posizioni e danze, esercizi di respirazione speciali e rilassamenti. Insieme scopriremo anche i messaggi misteriosi nascosti in alcune storie e immagini. Cosa ve ne pare?» (lasciare loro spazio per chiarire eventuali dubbi e proseguire).

Altre strategie

Dopo aver lanciato la proposta, condiviso i traguardi e stimolato la loro curiosità, e necessario indurre una riflessione sull’impegno necessario per raggiungere i risultati sperati, si introducono così altre strategie per responsabilizzare il gruppo e per coinvolgerlo nella riuscita dell’attività.

Il patto del silenzio

«Per ottenere questi risultati è necessario rispettare un patto, il patto del silenzio. Le posizioni, i movimenti e i giochi che faremo sono molto divertenti, ma richiedono concentrazione. Vi è mai capitato di fare qualcosa di difficile, di tenere molto al risultato e di non riuscire perché siete stati disturbati?» (lasciare spazio ai loro interventi).

«Perciò dobbiamo trovare un accordo tra noi, dei segnali per stabilire quali sono i momenti in cui è necessario il silenzio totale e, poi, in tutti giochi esistono regole da rispettare.

Ecco tre cose che vi aiuteranno: un suono, una posizione e un gesto un po’ magico.

  • La campana del silenzio: la prossima volta che ci troveremo, saremo preparati a entrare qui e lo faremo con un rito speciale. Entrerete e vi disporrete sui tappetini seguendo l’ordine della fila.
  • Prima di iniziare a giocare vi inviterò ad ascoltare le istruzioni suonando questa campana, la campana tibetana.
  • La posizione d’ascolto: al suono della campana vi siederete in questa posizione, far vedere la posizione facile a gambe incrociate, che chiamiamo “posizione d’ascolto”, o nella “posizione del diamante”, seduti sui talloni. Potete scegliere quella che preferite.
  • Il gesto dell’ascolto: per completare il patto del silenzio manca solo il gesto dell’ascolto» (far vedere e provare chin mudra con il pollice e l’indice chiusi ad anello, le altre dita tese e i palmi delle mani rivolti verso l’alto).

«Ora mettiamoci alla prova: farò suonare una musica, balleremo liberamente nello spazio, quando la musica si fermerà, correremo sui tappetini e, al suono della campana tibetana, ci metteremo in silenzio in una delle posizioni che vi ho fatto vedere, facendo il gesto dell’ascolto. Siete pronti?».

L'aiutante del silenzio

Al termine della prima seduta, per concretizzare la dimensione del silenzio in un’immagine, propongo di disegnare l’aiutante del silenzio.

Se non c’è tempo, durante il primo incontro, si può chiedere la collaborazione degli insegnanti di classe, creando un collegamento significativo tra la pratica nella sala e l’attività scolastica di aula.

Ognuno di noi associa al silenzio immagini e simboli personali. Chiediamo agli allievi di mettersi in posizione comoda, chiudere gli occhi e immaginare il proprio personale aiutante del silenzio. Può essere un animaletto, un personaggio immaginario o un angioletto, la cui presenza infonda tranquillità.

Successivamente ogni bambino descriverà ai compagni l’aiutante prescelto. Per la lezione successiva invitiamo i bambini a raffigurarlo su un cartoncino che verrà conservato dall’insegnante e collocato davanti al tappetino di ognuno, come gentile invito alla concentrazione prima di attività speciali, oppure servirà solo come momento di riflessione e rappresentazione simbolica del silenzio.

L’attività si può eseguire anche a casa con i genitori e l’immagine potrebbe essere appesa a una parete.

I livelli: Come un videogame

Ho già accennato all'importanza di tener conto dell’età e del contesto culturale degli allievi, l’esperienza mi ha insegnato ad avvicinare i bambini attraverso contenuti e modalità da loro conosciuti. Anche un’abitudine fin troppo diffusa come quella di giocare con i videogame, può tornare utile per far comprendere come si può progredire nella pratica dello yoga facendo un passo dopo l’altro.

Una premessa fondamentale: quante volte abbiamo sentito dire che i bambini e i ragazzi sono spesso apatici e poco motivati? Siamo certi che non dipenda dal tipo di proposte che ricevono? Siamo certi di non comportarci come fossero contenitori da riempire?

La motivazione, la spinta interiore, possono venire solo dalla condivisione degli obiettivi e dalla possibilità di valutare da sé i propri progressi. Questo è il motivo per cui ho voluto presentare la pratica dello yoga e i suoi scopi ai bambini e, per lo stesso motivo, voglio offrire loro un modo semplice per misurare i loro progressi, che sono poi i livelli, come nei videogame.

Li introduco così: «Dovete sapere che conosco tantissimi giochi e mi piacerebbe farvene fare il più possibile. Il numero di giochi che potrò insegnarvi, però, dipende solo da voi. Avete mai giocato con i videogame? Ogni volta che superate degli ostacoli passate a un livello superiore, giusto?».

Anche Piccolo Yoga funziona così: «lo vi insegno un gioco con delle regole, se voi le rispettate e riusciamo a giocare bene, superiamo un livello e passiamo a quello successivo, altrimenti rimaniamo a esercitarci sullo stesso. Oggi per esempio abbiamo:

disposto le scarpe in ordine
giocato a Spazio diventa amico
usato il Bastone della Parola
imparato la posizione d’ascolto e il gesto dell’ascolto
messo in pratica il Patto del silenzio.
Siamo già a Livello 5!

Che ne dite? Ad ogni incontro conteremo tutti i livelli superati.

A questo punto il primo incontro di un’ora è terminato, abbiamo rotto il ghiaccio e posto le basi di un percorso e di un rapporto, in ambito terapeutico si direbbe che abbiamo definito un setting, siamo pronti per proseguire il viaggio.

Questo testo è estratto dal libro "Piccolo Yoga".

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