Piedi Sani, Corpo Sano - Carsten Stark
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Piedi Sani, Corpo Sano - Anteprima del libro di Carsten Stark

La salute olistica del piede, senza solette, farmaci o interventi chirurgici

La base - prima di partire

Immaginatevi di pianificare l’ascesa del monte Everest. A prescindere dalla vostra esperienza di escursionisti e delle vostre condizioni fisiche, quale è secondo voi l’aspetto più importante da tenere in considerazione? Ve lo dico io: è un campo base perfettamente organizzato. Un luogo dove tutti i fili convergono. L’inizio e la fine. Migliore sarà il campo base, e quindi la preparazione, più facilmente l’ascesa si svolgerà priva di attriti. Immaginatevi le persone e le situazioni che in un campo base provvedono affinché tutto funzioni, voi stessi siate equipaggiati e approvvigionati, il collegamento radio sia a posto ecc. E adesso vi rivelo una cosa: i vostri piedi sono una sorta di campo base. Sono la base. L’inizio e la fine. Per tutta la vita. Un meccanismo perfettamente strutturato e organizzato. Tuttavia a una condizione: che voi provvediate al loro benessere. Che li curiate. Che prestiate attenzione affinché possano assolvere alle loro funzioni.

Con queste affermazioni fin dalle prime pagine vi indico le vostre responsabilità. E non sarà l’ultima volta, perché una cosa è chiara: gli unici responsabili delle condizioni dei vostri piedi siete voi. E ora la buona notizia: partendo da questo presupposto siete in grado in qualsiasi momento di cambiare qualcosa, di agire e influire sul vostro corpo. Ma torneremo sul discorso.

Chi è tormentato da un disturbo si concentra prevalentemente sulla guarigione. Molti corrono a destra e a manca, sperimentano questa o quella cura. In un tale contesto la ricerca di interventi e terapie che allevino il dolore e mettano (ine alle pene il più rapidamente possibile si sposta in primo piano rispetto alla ricerca delle cause. Un atteggiamento in fondo comprensibile. Solo che è come se dovessimo lavare e lucidare una macchina rotta, attaccarci un cavallo o caricarla su un rimorchio per rimetterla in movimento invece di aprire il cofano e ragionare su cosa non funzioni nel motore.

Nel nostro mondo moderno ovviamente in una tale situazione riponiamo le nostre speranze in un medico. Dopotutto è lui l’esperto in materia, colui che dovrebbe sapere dove andare a cercare le cause per rimettere in moto la macchina. Purtroppo l’esperienza insegna che pochi sono i medici che compiono una ricerca accurata e mirata a una visione globale. Spesso capita invece che siano proprio loro ad attaccare il cavallo davanti all’auto rotta o a ragionare sui singoli pezzi di ricambio, per rimanere alla metafora della macchina. Le ragioni sono note da tempo, senza che ci siano spiragli di cambiamento riguardo alla drammaticità e alla portata di queste circostanze. Anche qui rimandiamo ai capitoli successivi per una trattazione più dettagliata. Per ora: oggi più che mai siamo chiamati a comprendere in prima persona le interrelazioni, a occuparci di questi temi, a cercare una soluzione e ad agire in piena responsabilità. Questo vale soprattutto per la salute dei nostri piedi perché, che lo crediate o no, molti disturbi cronici hanno origine da una vitalità carente dei piedi.

Lo stesso vale anche per situazioni fisiche che apparentemente - cioè a un primo sguardo - non hanno niente a che vedere con i piedi. Che si tratti di dolori alle ginocchia, alle anche, alla schiena, di disfunzioni legate alla colonna vertebrale o alla mandibola, di emicrania, di acufene, di difficoltà visive e altri problemi organici -la mia opinione è la seguente: quasi tutti i disturbi cronici sono ricollegabili più o meno direttamente ai piedi. Quindi si pone la necessità di un’analisi profonda e complessiva e, ancora più importante, di una vostra apertura in termini di disponibilità a cambiare qualcosa. Perché nel momento in cui la causa è individuata, possono essere presi provvedimenti finalizzati ad aiutare il corpo a riorganizzarsi. Che questi provvedimenti trovino spazio per essere attuati è vostra responsabilità. Accettate la sfida, e non ci saranno più ostacoli alla vostra guarigione.

Essenzialmente si tratta di tre aspetti. Che potrebbero essere sintetizzati come segue:

  • astenersi/evitare
  • ottimizzare/modificare
  • allenare/introdurre

“Sembra facile”, penserete. Be’, così facile non lo è invece, perché solo il primo obiettivo (astenersi/evitare) richiede un notevole impegno se consideriamo quanto a volte ci risulta difficile abbandonare un’abitudine a noi cara. Ma sono proprio queste le abitudini che ci spingono in un vicolo cieco. Qui la priorità è riconoscerle, quindi metterle da parte e sostituirle con azioni e modalità comportamentali utili alla cura e alla guarigione. Come già detto: la questione riguarda la vostra “base”. Se provate a immaginare quanto peso si scarica ogni giorno sui vostri piedi, a quale prestazione li costringete e quanta poca attenzione - in confronto ad altri aspetti - rivolgete loro, vi apparirà logico che prima o poi se la prendano a male, in senso figurato, e abbiano una reazione di rifiuto.

L'uomo - Macchina di precisione

Iniziamo questo capitolo con un’immagine. Raffiguratevi mentalmente un neonato felice, soddisfatto e disteso a piedi nudi su una coperta. Non ha giocattoli a portata di mano e prima o poi, assorto nei suoi pensieri, si afferrerà un piedino per cominciare ad analizzarlo. Quindi metterà le dita dei piedi in bocca, muoverà il piedino, lo stringerà forte e si rallegrerà visibilmente delle sensazioni e delle impressioni che lo investiranno.

E ora la mia domanda: quando è stata l’ultima volta che avete guardato in modo cosi attento i vostri piedi? Non superficialmente, ma a lungo e con attenzione. O li avete presi in mano, avete giocato con le dita e vi siete rallegrati di questo miracolo della natura unico nel suo genere? Posso quasi vedere come alcuni di voi piegano il viso in una smorfia al solo pensiero di portare alla luce, osservare e afferrare questa parte del corpo che trascorre la sua esistenza nascosta dentro una scarpa.

Un partecipante a una delle mie conferenze una volta si è espresso in questo modo: “Per la maggior parte delle persone la cura dei piedi si spinge al massimo all’utilizzo della schiuma residua della doccia e del lavaggio dei capelli per una loro pulizia sommaria”. Altra citazione: “Il nostro fondoschiena vede spesso più luce dei nostri piedi”. Triste ma vero. Conosco non poche persone che trovano i propri piedi così brutti e ripugnanti da vergognarsene e da evitare quindi calzature come i sandali o situazioni in cui potrebbero camminare scalzi, non ne ne parliamo poi di osservarli o di rivolgergli un po’ di attenzione. 

Già nella dissertazione sulla migliore forma di scarpa pubblicata nel 1781 da Petrus Camper, anatomista olandese, si può leggere una frase amara: “È sorprendente che persone meritevoli di ogni epoca abbiano esteso le proprie cure ai piedi dei cavalli, dei muli, dei buoi e di altre bestie da tiro trascurando invece del tutto i propri piedi e consegnandoli all’incapacità degli artigiani”. Oggi gli “animali da tiro” rivestono un ruolo molto meno importante rispetto al passato. Ma se sostituite questo concetto con “automobile” o “smartphone” la frase acquista una sua attualità.

In questo senso cura e attenzione sarebbero primi e importanti passi; si riconosce l’uomo non solo dal suo corpo - no, specialmente dai suoi piedi! Quindi: liberateli dalle scarpe e dalle calze. Siate coraggiosi e osservateli! Prestate attenzione alle loro caratteristiche, alle loro condizioni e al colore della pelle, ai punti di compressione, alle callosità. Poi anche alla posizione delle dita, del piede stesso e alla sua superficie di appoggio. Quando è stata l’ultima volta che avete guardato come i vostri piedi indossano calze, calzini e scarpe? Come si muovono? O che avete verificato se sono sensibili o insensibili, se reagiscono al freddo e al caldo, e osservato come impostano i passi? Quanto mobile è la vostra articolazione o fino a che punto siete in grado di coordinare i movimenti delle dita? Presumo che dobbiate pensarci parecchio per ricordarvene, giusto?

Ora potete chiedervi quale beneficio vi porta occuparvi dei vostri piedi. È l’inizio, vi dico, il punto di partenza di un percorso che si chiama cura, o almeno miglioramento. Abbiamo bisogno della fotografia della situazione esistente per sapere che cosa debba essere modificato in funzione del nostro obiettivo. Le condizioni dei nostri piedi ci raccontano di per sé in quale direzione è necessario muoversi. Allo stesso tempo questa analisi vi aiuta in maniera concreta a individuare gli esercizi adatti per voi. Ulteriori dettagli li troverete nel capitolo “Le zone del piede” (a p. 110) dove affronto precise problematiche e fornisco possibili soluzioni ed esercizi.

Forse lo avrete già notato: questo libro ha un intento pratico, perché è nato dall’esperienza pratica. Non potete migliorare le vostre condizioni di salute stando distesi sul divano o seduti in poltrona a leggere con i piedi infilati nei calzini o nelle pantofole. La natura, e con lei l’uomo, rispondono a determinati princìpi e leggi, i quali stanno a fondamento della nostra salute. Se non li rispettiamo, la conseguenza è la malattia, il dolore. Prendete coscienza del fatto che per milioni di anni l’uomo si è evoluto e soprattutto è sopravvissuto. Una conquista che non si sarebbe realizzata se il suo organismo, o una delle sue parti, avesse un difetto di costruzione.

Il corpo e ogni sua parte fino alle singole cellule è una macchina di precisione che in più possiede l’incredibile capacità di autoguarirsi e rigenerarsi, sempre ammesso che non la si vada a danneggiare con farmaci, operazioni, carichi scorretti continuativi o un uso estremo della forza.

Da tenere presente

Tenete presente che: in base alle stime nell’arco di sette anni il nostro corpo si rigenera completamente attraverso un costante rifornimento di cellule nuove che non riguarda solo la pelle e gli organi. Anche le ossa subiscono ciclici processi di decomposizione e ricostruzione. In questo modo in teoria l’organismo non dovrebbe subire processi di logoramento. Quindi un’affermazione come “l’articolazione è usurata” non dovrebbe avere alcuna rilevanza. Eppure...

Ed eccoci alle domande nodali. Che cosa induce nel corpo uno stato patologico? Perché dolgono le articolazioni basali delle dita del piede? Perché non riesco più a camminare?

Il fatto è che evidentemente qualcosa ha agito sull’organismo o sulla zona in questione, e con molta probabilità continua ad agire, con una forza maggiore delle forze di autorigenerazione. Così nei nostri punti più sensibili subentrano un processo di usura e una carenza che il corpo non è in grado di compensare. Se la causa non viene rimossa si giunge a una cronicizzazione dei sintomi.

Nello specifico: la causa di un disturbo al piede risiede quindi con grande probabilità non nella posizione che quest’ultimo assume o ha assunto, per esempio quella di un piede piatto, bensì nelle sue modalità di funzionamento che, per motivi da indagare, per un lungo periodo di tempo hanno deviato da una funzionalità naturale con ripercussioni su tutte le cellule coinvolte.

In un tale contesto continuo a meravigliarmi del fatto che in altri ambiti accettiamo come ovvia una situazione in cui una “base” compromessa - a prescindere che si tratti di un tavolo, di una casa o di un albero - sia responsabile del disgregarsi di tutto il resto, mentre neghiamo che accada lo stesso per il nostro organismo. Naturalmente per stabilizzare un tavolo può essere utile un sottobicchiere piegato in due, come lo può essere un plantare per stabilizzare un piede. Ma la funzionalità naturale in questo modo non viene ripristinata. Al contrario: spesso non viene nemmeno indagata la ragione per cui la base è compromessa; invece si dispone l’uso di una stampella o di un altro supporto e fine. Paziente curato. Chiusa la faccenda. Finché quest’ultimo non si ripresenta in ambulatorio in preda ai dolori. E si ricomincia daccapo.

La natura non sbaglia. Nel corso dell’evoluzione ha plasmato i piedi in modo che possano sostenervi dritti e sicuri per tutta la vita. E ora di nuovo vi prego di osservare i vostri piedi, e magari di fare un passo ulteriore, cioè ritagliarvi un po’ di tempo ogni giorno per dare loro la possibilità di vivere appieno tutte le proprie abilità e funzioni. In questo libro vi fornirò una serie di stimoli e di suggerimenti. Vi faccio una promessa: rimarrete sorpresi di come questi piccoli passi cambieranno la vostra vita!

Questo testo è estratto del libro "Piedi Sani, Corpo Sano".

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