Potenzia il Tuo Talento - Marco D'Ambrosio
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Potenzia il Tuo Talento - Anteprima del libro di Marco D'Ambrosio

Come sviluppare il talento allenamento

Come sviluppare il talento allenamento

Il talento, nel senso comune, viene considerato qualcosa di innato, una dote naturale in base alla quale siamo in grado di fare e rifare particolarmente bene qualcosa e attraverso cui otteniamo risultati in maniera semplice, spontanea e senza fatica.

Infatti i talenti che prendiamo a modello sono i campioni dello sport, i musicisti di successo, gli artisti di fama.

Questo concetto purtroppo crea grande confusione in quanto induce la maggior parte delle persone, che non ottengono risultati rilevanti nella loro vita e che non si sentono dotate per qualche attività in particolare, a pensare che il talento sia qualcosa di genetico e riservato a pochi eletti fortunati. Mentre in realtà tutti noi nasciamo con un dono speciale che ci contraddistingue dal resto del mondo e che ci rende unici, ma è anche vero che se esso non viene scoperto, riconosciuto, allenato, sviluppato ed esercitato in maniera continuativa e volontaria rimane un potere in potenza privo di qualsiasi energia vitale.

Negli anni Novanta lo psicologo svedese Anders Ericsson e la sua équipe di scienziati, dopo numerose ricerche, hanno dimostrato che le grandi prestazioni in qualsiasi campo, dalla musica agli scacchi, dallo sport all'arte e alla letteratura, sono frutto in maniera predominante dell'esercizio e della preparazione piuttosto che di capacità innate.

La regola delle 10.000 ore

La loro scoperta è nota con il nome di "regola delle 10.000 ore", che risultano essere le ore quantificate di esercizio volontario che occorrono per raggiungere l'eccellenza in uno specifico campo. Ore di cui il talento necessita per essere espresso in tutta la sua grazia, suscitando emozioni straordinarie di gioia, curiosità, meraviglia e benessere, sia in chi lo manifesta sia in chi lo ammira. Per questo esso è il risultato di un periodo, lungo tutta la vita, di intenso impegno ed esercizio volontario.

E' così che si chiarisce l'arcano equivoco: quello che comunemente ed erroneamente chiamiamo "talento" in realtà è un'attitudine naturale che non porta a nulla se non viene allenata ora dopo ora, per trasformarsi da potenza in atto.

L'impegno e la dedizione vengono strutturate secondo un preciso programma di allenamento e preparazione che viene definito "esercizio intenzionale".

Esso è strutturato per obiettivi sempre crescenti e richiede una grande fatica mentale, in particolar modo per quanto riguarda lo sforzo di focalizzazione e concentrazione - che lo rende appunto intenzionale - a cui ci si sottopone per direzionare tutte le energie nell'attività che ci appassiona e per la quale siamo predisposti istintivamente; è tale passione che ci rende instancabili nella ricerca dell'eccellenza e nella tensione verso la realizzazione di performance di alto livello.

Ciò che occorre non è la ripetizione automatica degli esercizi, ma quella controllata e cosciente, per acquisire competenze specifiche, correggendo continuamente gli errori e rifinendo accuratamente i dettagli da perfezionare, con lo scopo di spingersi oltre le capacità attuali e ottenere graduali e misurabili progressi. Tutto ciò incentiverà a ricercare ulteriori esercizi sui quali applicarsi, dandoci il benvenuto nel circolo virtuoso del talento.

Per intraprendere questo percorso a ostacoli, suddiviso in continui obiettivi da raggiungere, occorrono (oltre all'attitudine e alla passione) grandi dosi di convinzione, autostima, coraggio, tenacia, forza di volontà e determinazione, in quanto il lungo cammino può presentare rischi e difficoltà nonché richiedere sacrifici e rinunce, che non tutti sono disposti ad affrontare.

Se il talento fosse qualcosa da poter raggiungere con facilità tutti saremmo in grado di esprimerlo, ma non è così e proprio per questo è considerato un qualcosa di raro e di inestimabile valore.

E' la disponibilità a metterci in gioco, ad osare fuori dalla zona di comfort, a correre dei rischi e a superare dei limiti che ci permetterà di fare la differenza.

Proprio in virtù di ciò, in questi impegnativi momenti ricopre un ruolo fondamentale la motivazione intrinseca, quella forza interiore che ci spinge, sostiene e stimola costantemente ad agire durante tutto il processo di metamorfosi di una spiccata attitudine in puro talento. Senza una grande motivazione non riusciremmo mai a sopportare per tante ore la fatica e le emozioni negative che gli esercizi comportano e a raggiungere l'acquisizione di tutte le competenze che sono alla base del talento.

Perciò il talento è una scelta!

Dobbiamo scegliere se siamo disposti a pagare il prezzo della realizzazione dei nostri sogni, scegliere se siamo realmente intenzionati a seguire le nostre passioni, scegliere se vogliamo scommettere su noi stessi, scegliere se siamo pronti a credere nel nostro potenziale e scegliere se seguire l'attitudine che ci appartiene e ci differenzia dal resto del mondo.

E' una scelta ardua e molto difficile, come tutto ciò che concerne il talento, ma che potrebbe regalarci soddisfazioni inimmaginabili ed intense emozioni, tanto da cambiare completamente la direzione ed il significato della nostra esistenza.

La strada maestra per lo sviluppo e l'espressione del talento è dunque l'allenamento. Il talento inespresso è come avere qualcosa di estremamente utile e non poterlo usare, qualcosa di molto bello e non poterlo mostrare, qualcosa di assai gustoso e non poterlo mangiare, qualcosa di immenso valore e non poterlo stimare. Per questo è un immenso spreco allenarsi in maniera scorretta o mediocre, senza avere come ultimo scopo la manifestazione del talento.

Un contesto capace di alimentarlo

Per esprimere il talento occorre prepararsi in un ben determinato contesto, capace di alimentarlo e di apprezzarlo; addestrarsi in un ambiente che può sostenerlo nel tempo e renderlo un bene comune.

Il più delle volte, purtroppo, nasciamo e viviamo in un contesto (famiglia, scuola, cultura ed epoca storica) che tende a deviare, ostacolare e soffocare lo sbocciare del nostro potere, piuttosto che incentivare e favorire lo sviluppo delle nostre potenzialità e attitudini, che consentirebbero la maturazione del talento.

Se è vero che il talento ci caratterizza con forza come singoli, è inequivocabilmente altrettanto vero che la sua espressione e la sua potenza necessitano di essere riconosciute socialmente attraverso l'ammirazione, la stima, l'apprezzamento ed il riconoscimento dei simili, senza i quali esso non può esistere. Questo connubio tra espressione individuale e legittimazione pubblica incoraggia ed agevola il ripetersi della seducente ed autentica manifestazione del talento, rendendolo patrimonio della storia dell'umanità.

Un'umanità che avrebbe veramente bisogno di valori aggiunti e che è in debito con la storia, a causa di tremendi errori profusi nel tempo, poiché rigidi contesti di stampo patriarcale e maschilista hanno ad esempio portato a sprecare e sopprimere innumerevoli talenti, soprattutto per quanto riguarda il genere femminile, che fin quasi ai giorni nostri, è stato vittima di ingiustizie, pregiudizi ed impedimenti.

La storia è costellata di personalità eccellenti in tutti i campi: Michelangelo Buonarroti, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh, Giotto di Bondone, Caravaggio, Leonardo da Vinci, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig Van Beethoven, Johann Sebastian Bach, Fryderyk Chopin, William Shakespeare, Dante Alighieri, Galileo Galilei, Giovanni Keplero, Isaac Newton, Charles Darwin, Thomas Edison, Albert Einstein, Cartesio, Socrate, Aristotele, Immanuel Kant, Sigmund Freud, Friedrich Nietzsche, David Hume...

Se prendessimo per vera la teoria secondo la quale il talento deriva esclusivamente da basi genetiche, dall'elenco precedente potremmo dedurre che esso sia una peculiarità esclusiva degli uomini. Ma se correttamente allargassimo la ricerca all'interno di un Novecento denso di cambiamenti epocali e di fermenti ideologici, allora troveremmo la presenza di moltissime donne distintesi per delle capacità utili allenterò contesto umano: Margaret Thatcher, Rita Levi Montalcini, Madre Teresa di Calcutta, Margherita Hack, Simone de Beauvoir, Maria Callas, Virginia Woolf, Elsa Morante, Gertrude Belle Elion, Frida Kahlo, Benazir Bhutto, Rachel Carson, Martha Graham, Katharine Hepburn, Dorothy Hodgkin, Billie Holiday, Pina Bausch, Audrey Hepburn, Billie Jean King, Diana Spencer, Joan Baez, Amelia Earhart, Coco Chanel, Hillary Clinton, Marie Curie, Evita Peron.

Il passato non possiamo cambiarlo, ma siamo perfettamente in grado di creare il futuro, ed ora abbiamo la possibilità di prenderci la rivincita come specie umana, impegnandoci collettivamente, con responsabilità e dovere, nel creare contesti favorevoli al manifestarsi del maggior numero di talenti umani.

Questo testo è estratto dal libro "Potenzia il Tuo Talento - Marco D'Ambrosio".

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