Recupera una Vista Perfetta con lo Yoga per gli Occhi - Kazuhiro Nakagawa
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Recupera una Vista Perfetta con lo Yoga per gli Occhi - Anteprima del libro di Kazuhiro Nakagawa

Recupera una vista perfetta con il metodo giapponese del Dottor Nakagawa

"Realizzare il pieno potenziale della vista è un’esperienza che cambia la vita.

La «visione pura» si ha quando è il cervello a usare gli occhi."

Ogni cosa ha inizio con la vista. Non è eccessivo affermare che, se non fosse per le nostre capacità visive, noi umani non saremmo in grado di sopravvivere.

A casa, a scuola, sul luogo di lavoro, per strada; dal momento in cui ci svegliamo la mattina fino a quando ci addormentiamo la sera, dipendiamo in tutto e per tutto dalle informazioni che ci trasmettono i nostri occhi. Il potere degli altri sensi – udito, olfatto, gusto e tatto – impallidisce al confronto di quello di una vista perfetta.

Noi, d’altra parte, non vediamo solo con gli occhi. Il cervello converte le informazioni che essi catturano, le elabora per formulare un giudizio sull’ambiente circostante, quindi sollecita il corpo all’azione.

La funzione della vista può dirsi esercitata solo quando tale sequenza ininterrotta di passaggi si è svolta completamente.

Dunque, quando il cervello opera in armonia con l’occhio invia istruzioni al corpo che produce il risultato atteso.

La concatenazione che innesca questo processo è quella che io definisco «capacità visiva».

Recuperare la vista è possibile

Negli ultimi decenni, la nostra capacità visiva ha subito un netto deterioramento e, a causa di miopia e presbiopia, abbiamo difficoltà a elaborare adeguatamente gli input che riceviamo dagli occhi. Questo significa che le informazioni visive trasmesse al cervello risultano distorte e quindi, malgrado la sua ottima capacità di elaborazione, la ricezione di dati non corretti potrebbe creare delle «interferenze» nei segnali che a sua volta invia al corpo.

Al di là dei problemi legati ai difetti di rifrazione, in molti casi siamo noi stessi a compromettere la nostra vista. Basta guardarsi intorno su un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico: ovunque ci sono passeggeri intenti a fissare cellulari, tablet o smartphone. Nonostante la logica imponga di prestare attenzione all’ambiente circostante, in modo da accorgersi per tempo di eventuali pericoli per la propria incolumità o per quella degli altri, queste persone sembrano interessate solo a ciò che leggono sui display dei propri dispositivi elettronici.

Un dialogo contenuto nel Chuang-Tzu, classica raccolta di aneddoti e fiabe cinesi, recita: «Chi ha strumenti artificiosi ha occupazioni artificiose e chi ha occupazioni artificiose ha un cuore artificioso. Chi ha l’artificio nel cuore non può essere integro e puro».

Attualizzando queste parole, smartphone e tablet pos- sono senz’altro essere annoverati tra gli «strumenti artificiosi » del nostro tempo: concepiti per agevolarci nello svolgimento di alcune attività, sono così comodi, efficienti e funzionali che, usandoli, si finisce per sviluppare una vera e propria dipendenza che ci costringe a tenere di continuo gli occhi incollati sul display.

Senza voler entrare nel merito dell’integrità e della purezza di cuore, mi limito a ricordare che fissare passivamente «strumenti artificiosi» per tempi prolungati non può che recare danno sia agli occhi sia alle nostre facoltà cognitive.

Oggigiorno si registra un aumento dei casi di miopia da schermo del computer, dovuta proprio all’eccessiva esposizione agli schermi a cristalli liquidi, nonché, con l’avanzare dell’età, di presbiopia. Correggere la vista con occhiali e lenti a contatto o, più di recente, con la chirurgia LASIK (la tecnica che utilizza il laser a eccimeri) resta solo un palliativo e, se non si corre per tempo ai ripari, si rischiano addirittura dei peggioramenti.

L’idea che sia impossibile recuperare la vista persa, o che la presbiopia sia un’incontrastabile conseguenza dell’invecchiamento, è mera supposizione. L’acutezza visiva di cui godevate in passato può in realtà essere riacquistata, purché siate disposti a fare qualche sforzo.

Anche se i risultati variano da un individuo all’altro, seguire il programma presentato in questo libro darà a tutti il potere di vincere la miopia o la presbiopia e di mantenere la vista a livelli ottimali.

Inoltre, migliorando la capacità di trasmettere input visivi al cervello, questo si ritroverà stimolato, persino ringiovanito, e la capacità visiva risulterà rivitalizzata in tutti i suoi aspetti.

Il mio metodo

Mi occupo da oltre quarant’anni di problemi della vista e io stesso, all’età di ventotto anni, ho avuto un calo a 6/10. Con le mie sole forze sono riuscito a tornare a 12/10 e nonostante l’avanzare dell’età ho bloccato il progresso della presbiopia; anche ora leggo e scrivo senza occhiali, sebbene abbia sempre abusato dei miei occhi con una lettura continua e scrivendo più libri in un anno. Eppure la mia vista non è diminuita perché mi prendo cura dei miei occhi applicando il metodo Nakagawa, che ho messo a punto nel corso di decenni di studio e sperimentazione. Nel 1981 ho anche fondato a Tokyo un centro specializzato, il Vision Fitness Center, in cui ho curato migliaia di pazienti di tutte le età.

Non è mai troppo tardi, infatti, per intraprendere il cammino che conduce al recupero di un visus normale. Il mio metodo attinge ai principi yoga di controllo sensoriale e alle pratiche della filosofia orientale. In definitiva è un approccio fondato sul potere della mente, per attivare le capacità nascoste che tutti possiedono.

Da trentacinque anni insegno questo metodo e so per certo che ha funzionato a meraviglia per tantissime persone. Lo confesso, sono molto orgoglioso dei risultati che ho ottenuto e credo che questo lavoro mi stia aiutando a realizzare il mio scopo nella vita.

Ma torniamo per un momento allo yoga. Si tratta di un sistema che si colloca nel vasto spettro della filosofia asiatica e si ritiene all’origine di buddismo e zen; contempla il pratyahara, ovvero l’ambito del controllo dei sensi, fondato essenzialmente sull’idea che, «quando si concentra e si dirige la propria consapevolezza, ne nasce una percezione». Come vedremo, il mio approccio unisce due tecniche diverse che mettono al lavoro sia la mente sia gli occhi.

Cominciamo, allora, senza ulteriori preamboli, il mio programma e imbarchiamoci nello straordinario viaggio che ha come destinazione una rinnovata capacità visiva.

È la mente a percepire le cose

Il recupero della vista parte innanzitutto dalla mente. Non bisogna arrendersi: farlo è come spegnere un interruttore nel cervello.

Ricordate: se siete convinti di poter vedere, allora vedrete! Il «potere del pensiero» susciterà quello visivo, perché è con la mente che si colgono le cose. Questa è una nozione acquisita dalla scienza medica odierna. Fate un piccolo esperimento che vi darà la riprova che la visione è, in realtà, un meccanismo mentale. Chiudete gli occhi: ecco, l’immagine che avevate davanti un attimo prima permane nella vostra mente!

L’errore più comune è appunto credere che siano gli occhi a compiere tutto il lavoro: in verità accade l’esatto contrario.

Falso: oggetto → occhi → cervello (Gli occhi vedono l’oggetto). Modello oggettivo/passivo.

Vero: mente → occhi → oggetto (La mente vede un oggetto attraverso gli occhi).

Modello soggettivo/attivo. Se la scienza medica ha acquisito una conoscenza teorica di come la mente (e, per estensione, il cervello in quanto «hardware») percepisce le cose, poco o nulla si sa di come sia possibile vedere mediante l’uso del cervello. La ricerca, infatti, tuttora tace riguardo al «software» mentale (le tecniche d’uso del cervello), anche in relazione al recupero della vista.

In questo libro tratterò il tema della mente come software oculare nel Capitolo 3, proponendovi le mie tecniche per gli occhi, e quello del software del cervello nel Capitolo 4, dove esporrò le mie tecniche mentali.

Recuperare la vista per cambiare la vita

I problemi legati alla vista creano svariate e serie difficoltà in tutte le fasi della nostra esistenza: nell’infanzia rischiano di risentirne il profitto scolastico e la forma fisica, mentre in età adulta può essere compromessa la produttività lavorativa. Giunti alla mezza età, se capita di rilevare qualche problema di memoria, si può essere indotti a temere l’avvento di una senilità precoce, quando invece si tratta di una complicazione correlata alla vista difettosa.

Il recupero visivo attuato a partire dalla mente innesca un atteggiamento positivo rispetto alla vita in generale: i risultati di questo processo vi sorprenderanno al punto che vivrete una sorta di rivelazione.

Recuperare la vista è una tappa imprescindibile per realizzare i vostri sogni e raggiungere i vostri obiettivi. Migliorare la capacità visiva vi farà sentire fiduciosi verso nuove opportunità e pronti ad accettare qualsiasi cambiamento nella vostra vita.

Arrendersi spegne il cervello

Porsi in un atteggiamento di rinuncia significa decretare la fine delle nostre speranze, ed è una strada che non dobbiamo mai percorrere.

Quando desistiamo da un proposito che ci sta a cuore, disattiviamo un circuito nel nostro cervello: quello della sicurezza di sé, dell’ambizione, che sono gli atteggiamenti mentali che ci spingono ad andare avanti. Così come il cibo è il nutrimento del corpo, i sogni lo sono per la mente; assimilare i propri sogni vuol dire comprendere il proprio scopo.

Nella società dell’informazione un «oggetto» diventa esso stesso notizia. Quando la vista diminuisce, si deteriora la nostra capacità di percepire il mondo in modo corretto e ciò innesca un processo di decadimento delle facoltà cerebrali che faticano a elaborare i segnali visivi; la mente viene così sottoalimentata e il cervello non riesce ad assorbire i «nutrienti» mentali. In simili condizioni, una persona è tentata di arrendersi e abbandonare i propri sogni, peggiorando notevolmente il proprio stato mentale e la qualità della propria vita.

"È sbagliato affrontare i deficit visivi portando occhiali o lenti a contatto, sottoponendosi a un intervento LASIK o a una terapia ortocheratologica?"

Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso dai pazienti. No, non è sbagliato in senso assoluto, ma io consiglio comunque di non ricorrere a queste tecniche. Certo, occhiali, lenti a contatto, chirurgia o lenti Orto-K fanno migliorare la vista all’istante, il che è assai comodo. Non permettono, però, di recuperare la capacità visiva della mente. Di conseguenza, anche se grazie a questi apparati riuscirete a vederci meglio, la ritrovata abilità vi affaticherà facilmente.

Se non cambierete il vostro stile di vita caratterizzato da cattiva alimentazione e stress, nonché costellato da schermi di computer e smartphone, assisterete a un nuovo, inesorabile declino. Questo non vuol dire che bisogna demonizzare tout court le soluzioni sopra citate. Il fatto che il problema non si sia risolto, o che magari si sia ulteriormente aggravato, è imputabile in realtà a delle negligenze:

  1. non è stata ripristinata la capacità visiva del cervello;
  2. non si sono apportate modifiche adeguate alle proprie abitudini;
  3. non si è posto rimedio allo squilibrio esistente nel modo di utilizzare gli occhi.

Occorre quindi un impegno da parte vostra. E, soprattutto, è fondamentale che non vi arrendiate mai!

Lasciate stare gli ausili esterni e le procedure chirurgiche. E concedetevi di avere fiducia. «Cambiare si può, basta credere in se stessi»: questa, cari lettori, è l’essenza del metodo Nakagawa.

Questo testo è estratto dal libro "Recupera una Vista Perfetta con lo Yoga per gli Occhi".

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