Riflessioni sul Senso della Vita - Ivo Nardi - Estratto
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Riflessioni sul Senso della Vita - Anteprima del libro di Ivo Nardi

Prima domanda

Prima domanda

Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo. Che cos’è per lei la felicità?

Silvano Agosti

In presenza del dolore, della malattia e della morte possono nascere domande doloranti, malate o mortali, mentre in uno stato di reale felicità nascono delle risposte esaustive e permanenti. Penso che la felicità sia reale solo quando l’armonia interiore coincida in modo permanente con l’armonia esterna.

Allora svanisce il peso del corpo, scompare la consistenza del tempo e persiste una sorta di serena commozione del sentimento di vita. Ma ciò accade solo quando l’essere umano nuò scoprire di essere il massimo capolavoro che la natura ha creato in 5 miliardi di anni, ovvero quando la comunità sociale organizzata per garantirgli il necessario per vivere, compreso il tempo quotidiano.

Corrado Augias

Assenza di male - non so se possa definirsi “felicità” (parola mpegnativa), sicuramente serenità, che è già molto.

Gianfranco Bertagni

La felicità come stato di passaggio è la condizione emotiva conseguente al giudicare positivamente la propria situazione di vita nel momento presente. La felicità come esito della tanto decantata ricerca della felicità è invece finalmente l’abbandono della ricerca stessa della felicità. È lo svuotamento della domanda dunque, prima ancora di essere la sua risposta.

Sebastiano B. Brocchi

La felicità è quella condizione in cui percepiamo un momentaneo appagamento dei nostri desideri. Di conseguenza la mancanza di felicità ingenera il desiderio: l’infelice è convinto di non essere al posto giusto, di non avere abbastanza o di non essere abbastanza. Il desiderio dà quindi origine a una forma di immaginazione che allontana sempre di più il soggetto dall’oggetto del suo desiderio, tanto che fra i due si instaura un inseguimento che ha tutta la natura del celebre paradosso di Zenone, in cui il “piè veloce” Achille tenta invano di raggiungere la tartaruga.

Paolo Brunatto

La felicità è uno stato mentale al di là del desiderio di essere felici.

Guido Brunetti

E da sempre l’aspirazione dell’essere umano. In ogni uomo esiste una spinta interiore alla felicità. Un sentimento che al pari della tristezza raffigura un tratto della storia emotiva ed affettiva dell’individuo. È vero altresì che nessuno, come afferma G. B. Shaw, potrebbe sopportare un’intera vita di felicità. Sarebbe l’inferno. La carta costituzionale americana stabilisce che tutti gli uomini «godono del diritto alla ricerca della felicità». Invero, l’uomo è attraversato di continuo - come conferma Beckett - da felicità e infelicità, da gioia e dolore. Un’alternanza che nella grande letteratura ha l’accento di una sinfonia labile e avvolgente nel tempo, nello spazio e nella vita.

In generale, il concetto di felicità si riferisce a uno stato di serenità interiore rispetto alla propria condizione esistenziale. “Una felicità senza fine”, per l’Antico Testamento, è quella che attende l’anima dopo la morte.

Massimo Cacciari

La felicità è un termine vago, bisognerebbe specificare. Vi è una felicità che può coincidere con la soddisfazione perché siamo giunti a un risultato determinato, a una meta finita, e vi è la felicità che implica uno stato di beatitudine. I greci, i medievali sapevano ben distinguere quello che è un benessere, eudaimonia, uno stare bene, perché la tua vita terrena comporta alcune particolari e determinate e finite soddisfazioni. Macaria, direbbero loro, felicità come condizione divina o quasi divina. L’unica “felicità” a cui noi possiamo aspirare in hoc saeculo è una forma di benessere, di stare bene e questa non è perseguibile se non in comunità con altri, perché da soli questo poter stare bene non ci è dato raggiungerlo.

Leonardo Caffo

È una domanda difficile: perché possiamo chiederci cos’è felicità oppure, come lei dice, cos’è felicità per me. L’idea che le grandi domande di senso nascano dalla paura della morte, in effetti, ha radici antiche: thauma, l’inizio della filosofia greca, è sgomento per l’incertezza e la caducità della vita. Per me la felicità è immaginare un possibile irrealizzato per la nostra specie: sperare e sapere che l’avvenire potrà risolvere, attraverso modi oggi impensati, alcune grandi questioni attuali (quella dello sfruttamento degli animali, del rispetto della diversità, della convivenza pacifica, ecc.); felicità è immaginare un momento in cui non sarà più necessario chiedersi cosa essa sia, perché allora saremo felici senza saperlo.

Enrico Cheli

“Felicità” è uno stato interiore dell’essere cui tutù aspirano e che spesso associano a conseguimenti esteriori quali: avere più denaro, fama, riconoscimento sul lavoro, avere una relazione appagante col partner, con i figli, con i familiari, vivere piacevoli esperienze sessuali, trascorrere stimolanti vacanze ecc. Tali aspetti sono certamente importanti e desiderabili, ma poco rilevanti ai fini della felicità. Personalmente ritengo che la vera felicità sia in larga misura indipendente dalla vita esteriore e derivi piuttosto dalla risoluzione dei nostri conflitti interiori, cioè da un’armonica relazione con se stessi.

Mario De Caro

Esistono fondamentalmente due stati mentali, gli stati epistemici, che tendono a comprendere come è il mondo, la cui direzione è dunque dal mondo alla mente, e quelli ottativi, in cui sostanzialmente si va dalla mente al mondo. I primi registrano le caratteristiche del mondo cercando di dare poi una ricostruzione generale, gli altri sono gli stati che cercano di adattare il mondo, quelli che tendono verso un mondo diverso: i desideri e le speranze. In questo caso, noi immaginiamo un mondo diverso da come è, e cerchiamo, nei limiti del possibile, di adattarlo a queste nostre speranze e desideri. Naturalmente è una lotta inane: l’adattamento del mondo ai nostri desideri è sempre parziale, incompleto e spesso non avviene per nulla.

La felicità è in quei momenti rarissimi in cui ci sembra che il mondo si sia adattato a ciò che noi speravamo; ma in questo caso però si tratta di un risultato sempre precario, sempre incompleto: per questo la felicità è così rara.

Erri De Luca

Le domande sono sassi buttati nell’acqua, producono risposte che si allontanano a onde dalla loro causa. La felicità è un agguato: uno può tenderlo tutta la vita e accorgersi alla fine che la felicità non stava nella cattura ma nella tensione di preparare la trappola dell’appuntamento. Oppure accorgersi che quello che ha chiamato felicità raggiunta, era una fregatura mascherata. Sulla felicità non si costruisce una polis e nemmeno una stanza, si possono solo produrre scintille brevi e irripetibili. Una felicità prolungata è una narcosi.

Paolo Ercolani

Credo che la felicità sia l’assenza di dolore. Sant’Agostino sosteneva che il male è l’assenza del bene, la valle di lacrime che è la terra è abitata dal peccato perché lì non c’è Dio a illuminarla. Ecco, allo stesso modo io credo che la felicità non sia di questo mondo, se non per pochissimi attimi fuggevoli.

Questo testo è estratto dal libro "Riflessioni sul Senso della Vita".

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