La Risposta è nel Corpo - David I. Rome - Estratto
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La Risposta è nel Corpo - Anteprima del libro di David I. Rome

Alla scoperta del felt sense

In una lunga lettera scritta nel 1817 ai fratelli in America, John Keats descrive un’intuizione avuta mentre tornava a casa con un amico dopo una serata a teatro:

[...] parecchie cose d’un tratto si sono combinate nella mia testa, e ho capito qual è la qualità che ci vuole per fare un Uomo di successo, in particolare in letteratura - qualità che Shakespeare possedeva in massimo grado - intendo dire la Capacità Negativa - e cioè quando un uomo è capace di stare nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla ragione.

Questo breve passo è divenuto celebre per aver definito il concetto di ‘capacità negativa’. Con ‘negativa’, Keats non vuol dire che questa capacità è indesiderabile; anzi, è estremamente positiva per coloro che la possiedono. Intende piuttosto che essa è priva di un contenuto specifico, indefinita, oscura. Si riferisce a uno stato mentale creativo caratterizzato da un non sapere e capace di rimanere calmo e aperto senza “l’impazienza di correre dietro ai fatti e alla tagione”.

La capacità negativa è determinante nel processo creativo degli artisti. Ed è altrettanto importante nelle pratiche contemplative come la meditazione e la ricerca del felt sense. In quanto opposta all’ordinario pensiero discorsivo e alla riflessione, la vera meditazione implica ciò che il biologo e neuroscienziato cognitivo Francisco Varela ha definito un’inversione dell’attenzione”. Si sospende l’abituale flusso di pensieri e sensazioni per far spazio a un modo diverso di prestare attenzione.

Per dirla in modo più semplice, cominciamo col creare una discontinuità negli schemi abituali dell’attività fisica, psicologica e mentale, uno spazio privo di un contenuto specifico ma non privo di consapevolezza. È semplicemente la consapevolezza stessa, aperta e ricettiva; consapevole senza la necessità di avere un oggetto di cui essere consapevole. Si tratta di uno stato di presenza radicata consapevole.

Il primo esercizio si rifà a un piccolo gioco di parole: l’inglese gap, o ‘spazio vuoto’, è anche l’acronimo di Grounded Aware Presence, o ‘presenza radicata consapevole’.

Esercizio 1.1 Fare spazio (GAP)

Potete iniziare stirando un po’gli arti, muovendo le dita dei piedi e sciogliendo tutto il corpo con una scossa rigenerante. Poi, sedetevi in una posizione comoda, e prendete coscienza del vostro corpo. Percepitene la posizione, il peso e lo spazio interiore.

Quando vi sentite pronti, concentrate l’attenzione sulla base su cui appoggiate, là dove il corpo è sostenuto dalla seduta. Percepite tutto il peso del corpo e sentite come esso sia ben radicato a terra. Affidandovi alla solidità della terra, fate in modo di trovare una posizione veramente confortevole. Riconoscete il semplice fatto di essere fisicamente presenti, qui e ora. Sussurrate la parola ‘radicato’.

Portate quindi l’attenzione alla zona della testa. Chiudete gli occhi o abbassate lo sguardo. Concentrate la consapevolezza sull’udito. Siate aperti e sensibili a qualsiasi suono provenga dall’ambiente circostante, soprattutto a quei rumori di sottofondo di cui in genere non ci accorgiamo. Potete rilevare suoni applicandogli un’etichetta mentale, come ‘canto di uccello’, ‘rumori di traffico’, ‘ronzio del frigorifero’, ma evitate di cadere in un ragionamento discorsivo. Allo stesso tempo, sforzatevi di notare la grande qualità del silenzio che avvolge tutto ciò che sentite di volta in volta. Percepite tutto lo spazio che vi circonda, compreso quello al di là delle pareti e di ciò che riuscite a vedere da dove sedete. Sperimentate la qualità panoramica della consapevolezza. Sussurrate la parola ‘consapevole’.

Ora portate l’attenzione al centro del petto, poggiatevi una mano sul cuore e sperimentate la qualità della presenza. Siete qui, vivi, che respirate, sentite e fate esperienza della vostra esistenza fondamentale. Accade proprio ora, in questo preciso istante. Ripetete a bassa voce la parola ‘presente’.

Infine, lasciate che l’attenzione abbracci il corpo intero e ripetetevi: “presenza radicata consapevole”. Rimanete così per alcuni secondi. Poi aprite delicatamente gli occhi, alzate lo sguardo e ampliate la vostra presenza radicata consapevole fino ad abbracciare tutto l’ambiente circostante.

dentro di noi in cui possiamo sempre tornare. Pensatelo come una casa, una base neutrale e affidabile a cui potete far ritorno ogni volta che vi sentite instabili, preoccupati o confusi. Potete fare quest’esercizio anche in posizione eretta: iniziate portando l'attenzione ai piedi anziché al sedile, e spostatela poi alla testa e al cuore, rammentandovi sempre delle parole ‘radicato’, ‘consapevole’ e ‘presente’.

Partecipazione amichevole

Generando la presenza radicata consapevole creiamo uno spazio aperto, una sorta di vuoto positivo in grado di accogliere nuove esperienze: è come sgomberare la scrivania da tutti ì fogli e le cianfrusaglie accumulati nel tempo, per ricavare uno spazio adeguato a lavorare. Ultimata questa preparazione, è tempo di iniziare l’effettivo processo di scoperta del felt sense.

Il passo successivo consiste nel dirigere l’intenzione e l’attenzione in una direzione particolare. Un po’ come regolare un microscopio per mettere a fuoco la zona specifica a cui siamo interessati. Dobbiamo indirizzare l'intenzione verso un atteggiamento di sincera empatia, impegnarci a essere amichevoli e curiosi nei confronti di qualsiasi cosa possa emergere dall esperienza. E dobbiamo accordare l'attenzione affinché ci permetta di restare pazientemente presenti, aperti e non reattivi di fronte a qualsiasi cosa si presenti, sia essa piacevole, spiacevole o neutra. I due atteggiamenti costituiscono insieme la partecipazione amichevole, che il prossimo esercizio insegna appunto a sviluppare.

Oltre a essere un passo propedeutico alla scoperta del felt sense, lo stato di presenza radicata consapevole è un luogo.

Questo testo è estratto dal libro "La Risposta è nel Corpo".

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