Roland - autonomia - Alberto Dal Negro - Estratto
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Roland - autonomia - Contenuto inedito di Alberto Dal Negro

Roland ha un lieve deficit cognitivo

Roland ha un lieve deficit cognitivo

Roland - autonomia Roland è un ragazzone alto e magro, con un lieve deficit cognitivo; fatica ad esprimersi e sicuramente comprende più di quanto non possa sembrare. Ha diversi interessi e ha bisogno di essere impegnato e di sempre nuovi stimoli. Vive con la famiglia e di giorno frequenta un laboratorio per persone con disabilità. Ha appena compiuto i trent’anni quando il papà viene improvvisamente a mancare. E’ una grave perdita per Roland, perché era molto affezionato a suo padre. Tanto da sprofondare in una forte depressione.

Un paio d’anni prima l’avevo conosciuto nel corso di un progetto coi suoi compagni di laboratorio e mi aveva colpito, perché è una persona sensibile, rispettosa, delicata, che sa ascoltare e che coglie nell’animale tante sfumature…

Ci eravamo incontrati diverse volte e, rispetto al suo gruppo, lui aveva qualche numero in più. Per quello con lui ero andato un po’ oltre rispetto alle solite attività con conigli e cani; lui me lo ‘chiedeva’, guardandomi e fissando l’animale come per dire “cosa possiamo fare ora?”. Col suo gruppo avevo lavorato con Sari, la mia labradorina, e lui le si era affezionato. La fissava dritta negli occhi, in quegli occhietti vivaci sempre con un pizzico di sfida dentro, e sorrideva. Le piaceva proprio…

Per questo, per tirare fuori Roland dal precipizio emotivo in cui si è infilato in caduta libera, la famiglia ci contatta e ci chiede aiuto. Ci invita a ricreare una situazione distensiva per Roland, su cui potersi concentrare e che rinnovi in lui momenti felici che pare aver dimenticato. Insomma, ci chiede di costruire intorno a lui quell’atmosfera di serenità che è andata perduta. Con Roland in questo stato la sua gestione è proprio difficile. Sono tutti molto preoccupati per quel ragazzone…

Per quello decidiamo insieme di trovarci all’aperto, in campagna, in mezzo alla natura, in compagnia di Sari che ha già saputo una volta suscitare in lui una forte simpatia. Con Roland ci sarà sempre la mamma.

Roland accetta volentieri (quando ci accordiamo e parliamo del progetto, lui è lì con noi); lui che sta rifiutando tutto, col viso sempre imbronciato, in balia di quel suo subbuglio di emozioni, a Sari non sa resistere.

Quando ci incontriamo direttamente in campagna, Roland ci attende sorridendo: libero Sari dal guinzaglio e ci avviamo tutti insieme per il sentiero. E già, almeno apparentemente, noi non esistiamo più. Roland osserva Sari, la studia, e se si ferma da annusare si ferma anche lui, paziente, senza staccarle gli occhi di dosso. Non serve altro… Siccome più avanti c’è uno spiazzo e mi piacerebbe che Roland imparasse anche alcuni semplici esercizi da far fare al cane, gli chiedo di allacciarsi intorno alla vita un marsupio con dentro alcune crocchette e lui accetta di buon grado. Vedo che la mamma sgrana gli occhi… (“non vuole mai mettersi nulla di più di quello che ha addosso; in qualsiasi altra situazione non avrebbe accettato”, mi dice poi). Bene, buon segno.

Il sorriso di Roland

La passeggiata fila via liscia con Roland che si mangia Sari con gli occhi e mantiene un sorriso disteso per tutto l’incontro. Sari non solo le piace, ma c’è qualcosa probabilmente nel suo modo di fare che lo diverte. Due volte bene…

Ma da un inizio estremamente positivo si passa la volta dopo ad un nulla di fatto. Il posto è lo stesso, il cane è sempre quello, io sono sempre io… ma oggi con lui non c’è sua mamma ma un conoscente. Che, per quanto abbia un modo di fare molto cordiale e rispettoso, non è sua mamma e la cosa non gli va giù. E’ successo un imprevisto all’ultimo minuto e la mamma proprio non ha potuto accompagnarlo. Roland non è quello della volta scorsa; cerca in giro con gli occhi sua mamma, che il cane ci sia o non ci sia non gli importa niente… ha altro a cui pensare. E mostra una seria preoccupazione. Tanto che decidiamo di concludere l’incontro con largo anticipo per dargli modo di ricongiungersi con sua mamma, che nel frattempo dovrebbe essere rientrata a casa.

Questo ci offre l’occasione, anche con la famiglia, di far notare quanto sia importante un riferimento sicuro per Roland, così come per chiunque decida di fare un percorso con gli animali. Una variabile che si sposta compromette fortemente, specie all’inizio, il ‘gioco’. Non basta che ci sia il cane. No, non basta. E’ la relazione che si instaura fra Roland, la mamma, me e il cane che fa la differenza. E tutti e quattro dobbiamo stare bene. Insieme.

(quante volte mi è successo di spiegare questo fatto e trovarmi davanti persone che mi fissano e non capiscono… mi guardano allibite come per dire “e allora il cane a cosa serve?”)

Ne parlo con la mamma al telefono e mi assicuro che la prossima volta, e quelle dopo, garantisca la sua presenza. “Dovesse proprio avere impegni, saltiamo piuttosto l’incontro” le dico. Mille volte meglio.

Il terzo incontro

Al terzo incontro abbiamo ristabilito gli equilibri e Roland è quello della prima volta: anzi, ha tutta un’altra aria e allora decidiamo di giocare a nascondino, con Sari che deve andare cercarlo e stanarlo. Mamma e figlio si prendono per mano e si avviano di corsa attraverso i frutteti eclissandosi dietro una casetta di legno. Un ottimo nascondiglio. Sari non ha certo problemi a scovarli e quando li trova Roland la guarda felice ed estasiato, perché ci ha messo davvero un attimo. E il gioco riprende… L’ora vola, un’ora leggera per Roland (e, come sempre, per noi tutti), spensierata, con la testa da tutt’altra parte rispetto a quei pensieri bui che lo opprimono durante il giorno. Mostro un po’ di foto sul cellulare a Roland, spiegandogli che Sari vive insieme a un altro cane (Tobia) e lui mi chiede di conoscerlo. “Ok, la prossima volta me lo porto dietro…” rispondo.

Gli piace Tobia, questo cagnone grande, color crema, con le orecchie buffe, un po’ su e un po’ giù, e gli occhi grandi, molto espressivi, che ti fissano, e un mugolìo che sembra preludere alla parola (“un giorno o l’altro parla” mi dico sempre…). E a lui Tobia piace. Ma quando per invitare Roland al gioco Tobia gli abbaia, come per dirgli “dai, lanciami la palla”, Roland arretra e si incupisce. Il rumore forte lo spaventa, più che l’espressione del cane.

Per cui stoppiamo i giochi e proseguiamo la passeggiata, Roland con la Sari al fianco ed io che lancio la palla a Tobia, alternandomi con la mamma (che si diverte un sacco…). Per la volta successiva ci ripromettiamo di cambiare itinerario e di portare i cani lungo il fiume, a fare il bagno. Sari non solo è un’ottima nuotatrice, ma un’eccellente tuffatrice. Quando si lancia ‘a bomba’ nell’acqua fa morir dal ridere… un vero portento.

E per Roland è un momento davvero divertente. Con lui che lancia i bastoni nel fiume, in un’ansa dove l’acqua scorre calma, e Sari che si lancia, li raccatta e torna a nuoto alla riva: e quando esce col bastone e lo porta a Roland, prima di mollarlo si scrolla tutta e sprizza acqua ovunque, bagnandoci un po’ tutti. Con Roland che scappa e ride… e se si bagna un po’ poco importa.

Alla fine Roland è euforico. E Sari gli sta entrando nel cuore. Di lei si fida, diversamente che con Tobia, anche se oggi Roland mostra una particolare simpatia verso di lui. Ad ogni lancio del bastone in acqua si avvia sempre anche Tobia, ma Sari è più scattante e lo anticipa sempre, poveretto (un tantino frustrante per il buon Tobia, ma la scena è davvero ilare).

Quello che cogliamo, incontro dopo incontro, è una sintonia crescente fra Roland e Sari, si è costruito un qualche legame, c’è accordo, l’uno sta bene insieme all’altra e viceversa. La mamma ed io siamo meno importanti, ora. O almeno così pare.

La mamma, mentre raggiungiamo la macchina, mi racconta che Roland avrebbe la capacità di essere sufficientemente autonomo in molte cose, ma che pretende sempre la presenza di lei. E per lei è un bel daffare starci sempre dietro, anche quando ce la potrebbe fare da solo. Ad esempio, tutti i giorni Roland torna a casa dal laboratorio che frequenta con il pulmino, che si ferma sulla strada davanti a casa. Ma è dal lato opposto, per cui Roland deve attraversare la strada. Il semaforo è lì a due passi, ma lui non se la sente di affrontare questa avventura da solo. Sarebbe un grande sollievo per la mamma se riuscisse a tornare a casa senza che lei corresse trafelata ogni volta dal lavoro per fargli attraversare la strada. Perché Roland non si fida di nessun altro. Solo di lei.

Un'altro paio di incontri

Ci sono ancora un paio di incontri da fare e decidiamo di giocarceli in questo modo: la prossima volta la mamma e Roland ci mostreranno il percorso dalla fermata del pulmino a casa, in modo che Sari conosca il percorso per bene. Se tutto fila liscio, la volta successiva ci sarà direttamente Sari ad aspettarlo, chiaramente con me. Ne parliamo tutti insieme per capire come la vede Roland… chissà. Roland guarda Sari e sorride. Ok, affare fatto!

Fissiamo un giorno per la prova, con Roland e sua mamma che ci aspettano alla fermata. Roland prende Sari al guinzaglio e tutti insieme seguiamo il tragitto verso casa. Lungo il percorso incontriamo alcuni vicini di casa di Roland, stupiti di vederlo con un cane al guinzaglio (“che bel cane! E’ tuo?” E via così…); Roland mostra con orgoglio Sari, dice a tutti come si chiama, sorride mentre la guarda come a dire “eccola qui! E’ poco bella?” e la cosa lo gratifica molto.

A casa Roland si preoccupa di prendere dell’acqua per Sari, perché la vede un po’ affaticata e le mostra un po’ tutta la casa. Non è abituato a fare il padrone di casa ed è evidente che apprezza moltissimo mostrare la sua casa a Sari. Dopo i saluti ci diamo appuntamento per la prossima volta alla fermata, senza la mamma, se lui è ancora d’accordo. Roland annuisce sorridente…

Come da copione il pulmino arriva e noi siamo lì. L’autista del pulmino ci guarda un po’ perplessi, anche se era informato del cambio di persona (e animale). Roland ha le chiavi di casa in tasca e ce le fa subito vedere. Bene, si parte. Roland prende in consegna Sari e con lei al guinzaglio ci avviamo verso il semaforo. Io rimango di fianco a Sari, ma leggermente arretrato proprio per trasmettere il messaggio a Roland che è lui oggi il responsabile di Sari e che sta a lui fare da apripista.

Attraversata la strada, proseguiamo verso casa con Roland sorridente ma che tradisce un po’ di tensione… è tutto così nuovo… Incontriamo le stesse persone della settimana precedente, con cui ci fermiamo e cui Roland mostra orgoglioso anche oggi il ‘suo’ cane; quindi infiliamo il vialetto che porta a casa, un vialetto stretto con siepi fitte ai lati che arrivano all’altezza del torace. E tutt’ad un tratto succede una cosa che mi provoca un tuffo al cuore: un gattone ci attraversa la strada…

Sari non sopporta i gatti e se ne vede uno gli scatta rabbiosa dietro! Ho ancora vivo il ricordo di pochi anni fa con mia suocera che, offertasi di portarla a fare un giro intorno a casa, torna indietro con le ginocchia sanguinanti (“ha visto un gatto e mi ha tirata giù sul marciapiede! E chi riesce a tenerla!” aveva lamentato). Idem, più o meno, era successo a mio figlio. Sari è così e non ci posso fare nulla… I gatti proprio non li tollera.

Mi vedo già Roland lungo disteso, con un progetto dall’esito disastroso… Invece no, oggi Sari mi impartisce una bella lezione: fissa un attimo il gatto, sorpresa, gira la testa verso Roland, e decide di ignorare il gatto andando avanti per la sua strada. Grande Sari!

L’animale è perfettamente consapevole di quello che sta facendo

Questo fatto mi conferma una certezza: l’animale è perfettamente consapevole di quello che sta facendo, sembra incredibile ma è così. E’ straordinariamente responsabile, sa qual è il suo ruolo in quel preciso momento, sa perfettamente quello che può e che non può permettersi di fare. Sa valutare le conseguenze del suo comportamento, non solo per lui ma anche per la persona che accompagna (o che lo sta accompagnando… quale delle due è l’espressione più corretta?). Non solo: non è un caso eccezionale, isolato. Perché in una situazione analoga, in tutt’altro posto, col guinzaglio in mano ad un bambino di pochi anni assisto alla stessa scena (gattone nero – che Sari conosce e che rincorre ogni volta che lo vede… è il suo nemico giurato – che le sfreccia davanti, con lei che lo guarda per un momento, gira gli occhi sul bimbo… e tira diritto come se nulla fosse… Pazzesco! Ma ormai non mi stupisco più di nulla. Imparo ogni giorno di più a conoscere meglio i cani, a partire dal mio. Sono esseri meravigliosi, con una sensibilità speciale, che la sanno lunga… molto più lunga di noi. Da rifletterci sopra per benino.

Ad epilogo del progetto ci incontriamo con mamma, sorella e Roland a tirare le somme: il gradimento di Roland a questi incontri è evidente, con un buon livello di confidenza creatosi con Sari. Non solo. Roland ha vissuto piacevolmente ogni incontro (abbaiate di Tobia a parte), con quel suo leggero e estasiato sorriso costantemente stampato in faccia. Cosa importante, che abbia vissuto questi momenti insieme alla mamma (quanto è importante questo? Quanti sono i momenti spensierati e di divertimento che un figlio, non importa se diversamente abile o meno, passa con mamma e papà? In tante esperienze fatte, ci sorprendiamo come ogni volta emerga che questi progetti rappresentino una dimensione eccezionale per tanti genitori… che fa riflettere e forse cambia qualcosa nel profondo di tanti adulti).

Si evidenzia ancora come sia importante, al fianco di ciascun destinatario di questi interventi, una figura di riferimento con cui il ragazzo abbia un buon grado di confidenza, con cui si senta sicuro. Tanto da vanificare l’incontro (tempo letteralmente buttato al vento) se quella figura cambia.

Anche le paventate difficoltà di Roland a livello motorio non si sono evidenziate (aveva subìto poco prima un’operazione al piede e questo avrebbe in parte compromesso – almeno così si pensava – passeggiate su terreni sconnessi. Invece si è visto Roland correre (si, correre!) con la mamma lungo quella scalcinata stradina di campagna per nascondersi da Sari che li doveva andare a cercare. E’ proprio vero che ‘la motivazione è tutto’.

Con il ritorno a casa accompagnato da Sari, all’ultimo incontro, Roland ha dimostrato, innanzitutto a se stesso, di avere quelle capacità di autonomia che gli possono rendere più semplice e gratificante anche quelle piccole azioni, con una normalizzazione che rappresenta un aiuto non indifferente per la mamma e per tutta la sua famiglia.

Anche la mamma ci racconta sorridente di aver vissuto positivamente l’esperienza. Anche nelle ore successive agli incontri, ci riferisce, Roland si dimostrava più rilassato del solito. Il solito effetto alone che ormai vediamo un po’ in tutti i progetti: l’effetto non si limita al durante, ma si allarga al prima (con l’attesa) e al dopo (con la stanchezza e la rilassatezza per aver fatto qualcosa di piacevole e gratificante, utile e sicuramente importante, semplice ma unico allo stesso tempo).

Grazie al rapporto di simpatia e fiducia con Sari, Roland ha tirato un po’ su la testa e si è scrollato di dosso almeno un pezzetto del suo recente brutto ricordo. Questa memoria è quello che ora gli rimane. E, parlo per esperienza, non sparirà mai, perché queste emozioni scendono in profondità e lì rimangono, per sempre.

“Ci vorrebbe un amico, per poterti dimenticare…” cantava qualcuno.

Questo contenuto inedito fa riferimento al libro "Il Potere Terapeutico degli Animali".

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