Scegli di Splendere - Catia Trevisani - Estratto
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Scegli di Splendere - Anteprima del libro di Catia Trevisani

Tutto evolve - Olismo, macro e microcosmo

Tutto evolve

Olismo, macro e microcosmo - Il termine “olismo” viene da olos che in greco significa “intero come unità”, e non come insieme di parti. Siamo abituati a una visione parcellizzata della realtà: il corpo come insieme di organi, la medicina come specializzazione nei vari settori, le scienze separate tra loro, ma questo ci sta procurando solo guai. La visione parcellizzata, parziale non ci permettere di risolvere i nostri problemi fondamentali, anzi li acutizza, portando a disastri ecologici, esistenziali, relazionali. Il cambio di visione, dalla frammentazione all’intero, è decisivo, può fare la differenza e dare un senso non solo all’insieme, ma anche alle singole parti. Scopriamo che tutto è interconnesso, nel micro e nel macrocosmo. Dall’atomo, alla pietra, al cristallo, al fungo, all’alga, all’erba, all’albero, alla formica, al leone, all’uomo, agli astri, tutto, ciò che è visibile e ciò che è invisibile (parti-cella-fotone), partecipa della stessa natura e delle stesse leggi universali, di uno stesso Ordine che mantiene e muove tutto in maniera assolutamente perfetta.

Partendo da un centinaio di elementi chimici la natura genera tutto ciò che esiste, attraverso interconnessioni sempre nuove e sempre più complesse. Pensa all’acqua: idrogeno e ossigeno, due gas, legati tra loro in quello specifico modo, in quelle precise proporzioni, con quelle disposizioni spaziali e non altre, creano qualcosa di totalmente nuovo, unico, diverso. L’acqua che bagna, che disseta, che rende possibile la vita, che trasporta, che scava, che pulisce, che “ricorda”. Numerosi studi hanno evidenziato che l’acqua agisce come recettore in quanto sa ricevere le frequenze d’onda e le memorizza, ma anche come trasmettitore in quanto è in grado di inviare le frequenze delle onde memorizzate, dunque informazioni. Questa meraviglia nasce da una speciale interconnessione di atomi di elementi che non hanno nessuna caratteristica che possa far prevedere le qualità dell’acqua. Subito mi viene in mente la magia della cucina, impasti ingredienti diversi e poi sforni una magnifica torta che non ricorda nulla degli ingredienti utilizzati.

In natura tutto si muove e si trasforma, nulla resta mai fermo e uguale a se stesso, ubbidendo alla legge universale che spinge all’evoluzione, a un miglioramento continuo e progressivo. L’essere umano è parte di questo ordine universale e condivide la spinta all’evoluzione presente in tutto ciò che esiste. Mentre l’evoluzione della Terra e delle specie vegetali e animali si estende in archi temporali lunghi centinaia, migliaia di anni, l’essere umano nell’arco di una vita ha l’urgenza di evolvere, tende per sua natura al miglioramento continuo e la sua molla interna si chiama desiderio.

In natura il leone non può scegliere di essere vegetariano e la gazzella non può aggredire il leone, la pianta cerca la luce e il pipistrello vola nel buio, non c’è possibilità di scelta, ogni essere segue la propria natura, segue un comando interno a cui non può in alcun modo disobbedire. Nell’uomo compare una grande novità rispetto al regno minerale, vegetale e animale: il libero arbitrio. Unico tra tutti gli esseri viventi, l’essere umano può scegliere tra luce e buio, splendore e abbrutimento, dolore e gioia, salute e malattia, vitale e mortale. Allora potremmo indagare questa scelta per non incorrere in errori madornali, quasi sempre inconsapevoli, che ci portano proprio là dove non avremmo mai voluto andare e ci allontanano dai nostri più profondi e fondamentali desideri.

Il desiderio

Il desiderio è la molla che ci porta avanti nella vita. L’assenza del desiderio, come accade nel depresso, è segnale di una disfunzione che coinvolge l’intero essere: la persona non si ritrova, è estranea a se stessa, non sa più di cosa ha bisogno. Il termine “desiderio” deriva dal latino desiderium ed è composto dalla preposizione de che ha un’accezione negativa, e sidus che significa “stella”. Desiderio significa letteralmente “mancanza di stelle”, e il senso di mancanza porta a una ricerca appassionata. C’è un desiderio fondamentale, il desiderio di unire la propria vita alla vita dell’universo. Il desiderio fondamentale di vivere brillando, come stelle, si dispiega prepotente, vitale, abbandonarlo è perdere se stessi. Tutto ciò che lo alimenta ci rende svegli e creativi.

Giunge allora l’antica questione.

Non riesco nemmeno a capire quel chefaccio: non faccio quel che voglio, ma quel che odio. (Lettera ai Romani, 7, 14-25)

Arjuna disse: Che cosa spinge l’uomo a peccare, anche contro il suo volere, come se vi fosse costretto? Il Signore Beato disse: E brama soltanto, o Arjuna. Nata dal contatto con l’influenza materiale della passione, poi trasformatasi in collera, è il nemico devastatore del mondo e la sorgente del peccato. (Bhagavad-gita, III, 36-37)

Perché se adoriamo splendere, contìnuamente riduciamo l’intensità della nostra luce, a volte addirittura la spegniamo arrivando a stati di buio e di depressione profonda? Il peccato non è che la separazione dalla nostra scintilla divina, dal nostro sé profondo, dalla nostra anima. Distinguiamo allora desiderio e brama.

Il desiderio è l’inclinazione a soddisfare l’anima. La brama è l’inclinazione a soddisfare il falso ego, la maschera. Il desiderio è voce e guida verso la realizzazione del proprio compito, è pace, pazienza, gratitudine e gioia. La brama è ansia, avidità, frenesia, ingordigia, smania, appetito, impazienza, accanimento, agitazione, eccitazione, esaltazione, fervore, foga, furia, cupidigia, capriccio, corruzione. Alla base della brama c’è un eccessivo attaccamento.

C’è una legge universale per cui la pretesa allontana l’oggetto del desiderio, mentre la gratitudine l’attrae.

Contemplando gli oggetti dei sensi, l’uomo sviluppa attaccamento per essi; dall’attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera. Dalla collera nasce l’illusione, e dall’illusione la confusione della memoria. (Bhagavad-gita, II, 62)

La mancanza o la perdita dell’oggetto bramato produce collera, la collera è legata a un’illusione, la fantasia che quella cosa che ci manca è la sola che ci può rendere felici, e da questa fantasia, irreale e menzognera, nasce la confusione della memoria. Dimentichiamo chi siamo realmente e ci separiamo dalla nostra essenza originaria, il sé, e allora la lampada riduce la sua luce o addirittura si spegne.

La capacità di adattamento

La capacità di adattamento è qualcosa di innato, è una legge della natura per la sopravvivenza. E sufficiente osservare la fisiologia per rendersene conto. Il sistema nervoso è organizzato in modo tale da espletare al meglio la sua funzione che è quella di raccogliere e riconoscere gli stimoli provenienti sia dall’ambiente esterno attraverso i sensi, sia dall’interno dello stesso organismo, e di elaborare risposte volontarie o involontarie. Ne risulta un’attività globale che gli consente il miglior adattamento alle condizioni del momento.

Pensiamo alla complessità del cervello, a tutti gli automatismi periferici, alle più fini prestazioni motorie, alle funzioni superiori come memorizzazione, valutazione delle informazioni in entrata, capacità decisionali, scelte operative, capacità di astrazione, stati di coscienza, ecc. Si parla di plasticità biochimica e anatomica del cervello in quanto questo può adattarsi nel modo più adeguato alle diverse condizioni ambientali.

Il sistema nervoso assicura l’omeostasi interna, un equilibrio dinamico che si autocompensa sempre; le molteplici attività nervose si svolgono in funzione delle richieste e delle necessità dell’organismo con gli adattamenti richiesti all’organismo stesso dalle caratteristiche e dalle variazioni dell’ambiente in cui si trova. Di qui il concetto di una plasticità adattativa, fondamentale per le possibilità di sopravvivenza dell’individuo e della specie. Una compromissione transitoria dell’equilibrio omeostatico provoca insoddisfazione, disagio, malessere, dolore, malattia. Il suo riequilibrio produce soddisfazione, benessere, guarigione. Una compromissione irreversibile, che supera i limiti della capacità di compensazione omeostatica, porta alla morte.

I cervelli sono tre

In realtà i cervelli sono tre. Secondo studi condotti da Paul D. MacLean (1970-1990) il cervello umano può essere considerato come la risultante evolutiva della sovrapposizione di tre cervelli fondamentali: rettile; limbico, tipico dei primi mammiferi; corticale, tipico dei mammiferi superiori. I tre cervelli sono confluiti in un’unica struttura, ciascuno col suo tipo di intelligenza, di senso del tempo e dello spazio, di memoria, di attività motoria. Anche se i tre cervelli sono interconnessi e funzionalmente interdipendenti ciascuno di essi, entro certi limiti, è capace di operare indipendentemente dagli altri favorendo comportamenti disarmonici.

Il cervello rettile espleta tutte le funzioni elementari utili per la sopravvivenza: scelta e difesa del territorio in cui svolgere le proprie attività vitali, caccia, competizione per il raggiungimento del rango sociale, accoppiamento. Le sequenze comportamentali prodotte seguono un codice molto rigido e ritualizzato, dando origine ad atteggiamenti stereotipati e compulsivi che si perpetuano, negli animali, attraverso la genetica.

Il cervello limbico riveste il cervello rettile e aggiunge al comportamento la dimensione affettivo-emotiva. A questo cervello giungono informazioni dall’ambiente esterno attraverso le af-ferenze sensitive, visive, acustiche, olfattive, gustative e cutanee e dall’ambiente interno, somatico e viscerale.

Il cervello corticale ricopre le due precedenti strutture e raggiunge il suo massimo sviluppo nell’uomo. La neocorteccia presenta moltissime vie, sia in entrata che in uscita, che si connettono con i due cervelli sottostanti. Non possiede canali di informazione diretti ed esclusivi con l’ambiente, quindi tutte le informazioni provenienti dal mondo esterno e interno o viscerale arrivano alla corteccia passando prima attraverso gli altri due cervelli. E la sede delle funzioni cerebrali superiori, quali il pensiero e la coscienza.

Una parte del sistema nervoso è detto autonomo o vegetativo e comprende sistema simpatico (o ortosimpatico) e sistema parasimpatico. Gli effetti dell’ortosimpatico sono correlati alla reazione di fuga o difesa dell’organismo, la reazione allo stress. Se incontriamo un orso possiamo scegliere solo tra lotta o fuga, in entrambi i casi avremo una ridistribuzione del sangue per le funzioni che ci necessitano. Stress, paura, emergenza: in circolo abbiamo adrenalina e cortisolo, ormoni del surrene. Tutto questo mette tensione, la pupilla è dilatata per una visione selettiva, c’è pallore per la vasocostrizione cutanea, la salivazione è bloccata, le ghiandole che secernono il sudore sono attive, l’apparato digerente è rallentato, quello sfinterico bloccato.

Terminata l’emergenza tutto cambia, si attiva il sistema parasimpatico. È la condizione di normalità, di riposo, di ripristino, di rilassamento, di recupero dell’energia. Ci fa vivere in maniera distaccata, c’è una visione comparativa, una diminuzione della frequenza cardiaca e vasodilatazione, l’apparato digerente è attivo come anche la salivazione, le ghiandole sudoripare sono chiuse.

Oggi non incontriamo più l’orso, ma situazioni conflittuali. Le reazioni sono sempre le stesse. Si attiva la fase ortosimpatica, di stress, con tutte le variazioni biochimiche e di ridistribuzione del sangue tipiche e la liberazione degli ormoni dello stress che tra l’altro abbassano le difese immunitarie. È tutto fisiologico se limitato nel tempo, se le conflittualità vengono risolte e non perdurano troppo a lungo portando un’eccessiva e continua attivazione del sistema ortosimpatico senza la necessaria fase di recupero, la vagotonia o fase parasimpatica. Questo normale alternarsi di ortosimpatico e parasimpatico, di tensione e rilassamento, richiede una capacità di adattamento alle nuove condizioni, che non significa rassegnazione, ma rielaborazione e trasformazione di ciò che appare negativo e spesso anche incomprensibile o inaccettabile in una nuova opportunità e possibilità per la nostra vita.

Questo testo è estratto dal libro "Scegli di Splendere".

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