Tè e Tisane Curative per Corpo, Mente e Spirito Estratto
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Tè e Tisane Curative per Corpo, Mente e Spirito - Anteprima del libro di Li Wu

Storia della scienza erboristica europea

Storia della scienza erboristica europea

Già i nostri antenati avevano le loro herbarie, i loro sciamani e i loro uomini di medicina che si occupavano delle erbe e che sapevano come utilizzare il loro effetto terapeutico. Attraverso l’utilizzo e l’esperienza avevano scoperto la forza e l’utilità di questi rimedi, vero e proprio regalo della natura.

Probabilmente già i cacciatori-raccoglitori preistorici utilizzavano le piante per guarire. Addosso alla mummia Otzi, vecchia di 5300 anni, trovata nel ghiacciaio del Similaun e risalente al Neolitico, o meglio all’età del rame, è stato trovato il Piptoporus betulinus, una specie di fungo che è utile contro i disturbi gastrointestinali e che probabilmente fu utilizzato come rimedio curativo.

Uno dei più antichi scritti di medicina risale all’antico Egitto. È il cosiddetto Papiro Ebers. I rotoli di papiro, redatti all’incircanel 1600 a.C., contengono descrizioni di malattie e settecento principi attivi animali e vegetali, con i quali si possono combattere disturbi come, ad esempio, ferite e mal di denti. Inoltre, risulta evidente che aglio e cipolla venivano già utilizzati per evitare l’insorgere di malattie infettive durante la costruzione delle piramidi.

Dall'antichità fino all'epoca della medicina monastica

Per la cultura europeo-occidentale va messa in evidenza soprattutto la figura di Ippocrate (460 a.C.-370 a.C.). Egli individuava nella disarmonia dei fluidi corporei la causa di molti disturbi. La sua teoria dei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) è stata in seguito ulteriormente sviluppata da Galeno di Pergamo (129 d.C.-circa 200 d.C.), il medico personale greco dell’imperatore Marco Aurelio.

Anche la sua dottrina si basava sulla supposizione ippocratica che fuoco, terra, aria e acqua fossero gli elementi fondamentali per tutti gli esseri. Galeno attribuiva ai quattro umori le quattro qualità: caldo, secco, umido e freddo. Al flegma, ad esempio, corrispondevano il caldo e il freddo. Il fatto di essere in salute o malati dipendeva dall’equilibrio tra questi elementi. In base a questo principio attribuiva ad ogni pianta anche determinate qualità. Una malattia causata dal freddo sarebbe dovuta dunque essere contrastata con una pianta in grado di produrre calore nel corpo.

Il medico greco Dioscoride Pe-danio (I secolo d.C.) redasse nel 60 d.C. il primo ampio trattato sulle erbe medicinali europee, il De materia medica, in cinque volumi. Nel suo lavoro descrisse dettagliatamente seicento specie di erbe e i loro effetti. Fino al XVII secolo questa rimase l’opera di riferimento sull’argomento. Poco dopo Dioscoride, lo studioso romano Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) scrisse la sua Naturalis Historia, nella quale è possibile trovare numerosi capitoli sul significato delle piante e sulle erbe medicinali. Fino a oggi l’opera di Plinio ha mantenuto la sua funzione guida ed è considerata anche la prima descrizione sistematica delle piante, in cui sono comprese origine, classificazione botanica, proprietà, preparazione e utilizzo.

La medicina monastica

Nei secoli successivi la scienza erboristica si andò sviluppando in particolare nei monasteri. Monaci e suore raccolsero il sapere di Egizi, Greci, Celti e Germani a cui aggiunsero poi il sapere popolare e le proprie conoscenze sulle erbe e piante mediche. La medicina monastica, affermatasi tra l’VIII e il XIII secolo, rappresenta un’epoca a sé nella storia della medicina. In questa fase, che va dall’alto al pieno Medioevo, gli esseri umani in Europa venivano curati esclusivamente da monaci e suore. Al di fuori dei monasteri era difficile se non impossibile acquisire le conoscenze mediche necessarie per poter lavorare come medico e poter curare le persone. Nei monasteri era diverso. A questo proposito ebbero un ruolo molto importante gli orti monastici, che erano stati ordinati da Carlo Magno poco prima della sua morte nell’814 d.C. nella cosiddetta “Pianta di San Gallo”. Qui veniva indicato con esattezza quali piante curative si dovessero coltivare negli orti. Tra queste si trovavano salvia, assenzio, finocchio, oppio, levistico, cerfoglio, pulicaria, betonica, rafano e menta.

A influenzare Carlo Magno nelle disposizioni per la creazione degli orti fu probabilmente un importante documento dell’VIII secolo: la Farmacopea di Lorsch, scritta da un monaco dell’omonimo monastero e che conteneva principalmente una raccolta di ricette a base di erbe e altre piante. Circa duecento anni più tardi il monaco Odo Magdunensis compose l’opera Macer floridus, che con le sue ottanta piante divenne uno standard per tutta l’Europa.

La monaca benedettina Ildegarda di Bingen (1098-1179) ebbe un ruolo fondamentale nella medicina monastica. La sua popolarità all’epoca non è paragonabile a quella odierna. Attraverso i suoi scritti, però, la scienza erboristica si è diffusa in un’ampia parte della popolazione e ha avuto seguaci fino ai giorni nostri. Con il suo libro scritto in latino Líber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum Ildegarda ha non solo riunito la tradizione greco-latina con il sapere popolare sulle guarigioni, ma ha anche compilato un ricettario importante per la scienza erboristica.

La medicina di Ildegarda

La cosiddetta medicina di Ildegarda si basa su cinque pilastri: equilibrio morale, rigide regole di vita, alimentazione sana, rimedi naturali e processi di eliminazione. Tra i rimedi naturali rientrano anche le pietre preziose e i minerali, ma soprattutto le piante. Ildegarda attribuiva una particolare efficacia curativa a ortica, cardo mariano, achillea, Alpinia officinarum, calendula, zenzero.

Nel 1485 venne pubblicata l’opera Gart der Gesundhei'. In 435 capitoli il medico Wonnecke von Kaub, di Francoforte, vi presentò complessivamente 382 piante. Questo trattato ha avuto sessanta ristampe e fino al XVI secolo è stato la base per molte altre opere sulle erbe medicinali.

Nei secoli successivi guaritori laici e farmacisti non appartenenti al clero ebbero sempre più successo al punto che i monasteri persero in parte la loro importanza. Ad aggravare la situazione arrivò la Riforma luterana che comportò la soppressione e la chiusura di numerosi monasteri. Ormai la formazione dei medici avveniva sempre più nelle università. Anche in queste sedi, però, la medicina monastica non finì nel dimenticatoio. Il medico, alchimista e filosofo Paracelso (ca. 1493-1541) utilizzò la dottrina di Iildegarda di Bingen su erbe e piante medicinali, anche se la sua comprensione di base sull’origine delle malattie fu di tutt’altra natura. Paracelso, infatti, faceva ricorso alla teoria della segnatura, che già nei popoli primitivi aveva svolto un ruolo determinante e che nel Medioevo divenne parte della formazione medica classica. Secondo questa teoria, l’aspetto esterno e la forma di una pianta, il suo odore e il suo colore erano indicazioni, “segnature” indicative della loro forza terapeutica. Così, i fagioli avevano un effetto curativo sui reni oppure la noce era indicata per il trattamento di disturbi del cervello.

Nel periodo successivo iniziava già a delinearsi la lotta tra la medicina alternativa e quella scientifica, anche se la scienza erboristica continuò a essere una colonna portante della scienza farmaceutica.

Gli sviluppi moderni

A partire dal XIX secolo, sull’onda dell’industrializzazione, si sviluppò la medicina scolastica. Nuove conoscenze scientifiche in biologia, chimica e farmacia spinsero la scienza erboristica ad avere sempre più un ruolo marginale. Eppure, nonostante l’indiscutibile successo che ebbero gli sviluppi della medicina, gli essere umani presero anche coscienza del fatto che i metodi curativi chimici presentavano anche alcuni svantaggi. Molti preferirono rivolgersi nuovamente alla tradizionale efficacia delle piante. Oggi addirittura si può quasi parlare di un boom dei metodi curativi alternativi. Circa 12.000 piante sono conosciute in tutto il mondo e utilizzate per questo scopo.

I principi attivi delle piante sono ampiamente disponibili sia sotto forma di basso e sia di alto dosaggio e i risultati delle vendite parlano da soli.

Molti pazienti preferiscono affidarsi ai metodi curativi vegetali e li considerano una cura dolce e naturale. La natura sembra essere preparata per le diverse indisposizioni dell’uomo. In tutto il mondo ci sono fiori, arbusti e alberi i cui fiori, foglie, radici e steli possono contribuire alla guarigione.

In media in Germania vengono utilizzate circa 45.000 tonnellate di erbe medicinali all’anno. Con queste quantità, questo Paese è assolutamente al primo posto al mondo nelle vendite, anche rispetto agli Stati Uniti. Ciò ha a che fare essenzialmente con la diffusa consapevolezza che lì si ha nei confronti di uno stile di vita sano, biologico ed ecologico.

Questo testo è estratto dal libro Tè e Tisane Curative per Corpo, Mente e Spirito

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