Telepatia - Guida a come usarla
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Telepatia - Guida a come usarla

Il mistero della telapatia

La Telepatia è la trasmissione diretta di informazioni tramite il solo uso della mente, senza l'utilizzo dei cinque sensi. Questa trasmissione può avvenire in modo intenzionale o no, da un'emittente a un ricevente, anche separati da grande distanza.

L'informazione si può ricevere in più modi, come frasi o parole spezzate che irrompono nella mente all'improvviso, immagini rapide o incomplete, sogni molto lucidi poco comuni o semplicemente un'improvvisa preoccupazione per una persona che magari non sentiamo da tempo.

Il mistero della telapatia

Condividere informazioni, emozioni e sentimenti, senza usare i cinque sensi... Per parlare di questa incredibile possibilità si usa un termine che deriva dal greco téle (lontano) e pàthos (sofferenza). L’etimologia, però, trae in inganno. Telepatia infatti è sostanzialmente una relazione paranormale tra due o pili persone. Ma, in quanto alla “sofferenza a distanza”, essa rientrerebbe in una sorta di suggestione mentale, che riguarda più il campo magico, che quello parapsicologico. In un divertente brano dai toni ironici, il filologo Leo Pestelli evidenzia i termini della questione:

«Molti che hanno una moglie simpatica, cioè capace di soffrire con loro, non lo sanno: tanto importa conoscere il vero significato delle parole! E come una virtù spesso tira l’altra, moglie simpatica è molte volte anche telepatica: soffre perché il marito assente soffre. Ma si badi: non è telepatia, come volgarmente si dice, quella per cui il coniuge di sensibilità paranormale ha la quasi visione di ciò che d’illecito si commette in lontananza dall’altro coniuge (fondamento di questa voce essendo che si soffre da tutte due le parti), ma propriamente telestesia, cioè un conoscere quello che avviene lontano da noi. Resta che avere una moglie simpatica, telepatica e telestesica, è troppa grazia in una volta.»

In realtà proprio telestesia sarebbe il termine più adatto: téle (lontano) e àisthèsis (sensazione). Tuttavia, specialmente nel secolo scorso, esso venne usato come sinonimo di chiaroveggenza (cioè della percezione extrasensoriale diretta di oggetti ed eventi in circostanze tali da escludere la telepatia). Attualmente la parola telestesia è ritenuta obsoleta.

Un autore forse poco noto, Gino Capogrossi, ancora nei primi anni del secolo, definiva la telepatia «sensibilità a distanza», specificando poi che il fenomeno riguarda i casi «nei quali un individuo percepisce a qualunque distanza e senza il normale soccorso dei sensi e dell’intelligenza ciò che un altro individuo pensa, o quel che a questi accade».

Personalmente per telepatia intendo l’acquisizione, al di fuori dei canali dei sensi, di informazioni conosciute almeno da un’altra persona ma ignorate dal soggetto che le riceve. Essa comprende perciò, come abbiamo già accennato, non solo frasi e concetti, ma la percezione di sentimenti, di contenuti psichici non verbali, di tutto ciò che riguarda l’altrui personalità. Una comunicazione tra mente e mente, insomma. E forse ancora qualcosa di più.

Tornando all’etimologia scopriamo che la parola telepathy venne coniata nella seconda metà del secolo scorso, dal famoso letterato inglese Frederick W.H. Myers, fondatore della Society for Psychical Research. Già all’inizio includeva differenti categorie di fenomeni: dalla trasmissione del pensiero (parole e frasi), alla percezione di immagini (disegni e altro), fino a una vera e propria visualizzazione di situazioni, spesso tragiche, vissute - sovente nello stesso momento - da un’altra persona (apparizioni veridiche). Dai fatti spontanei, a quelli provocati, a quelli statisticamente osservabili, studiati e prodotti in laboratorio negli anni successivi.

Gli studi sulla telepatia iniziano con la raccolta di casi spontanei. Secondo Frazer Nicol e Louisa Rhine la parapsicologa americana moglie del notissimo Joseph Banks Rhine, un caso è attendibile quando risponde a tre requisiti:

  • Veridicità.
  • Esistenza di almeno un teste al quale l’esperienza telepatica spontanea sia stata riferita con tempestività.
  • Un resoconto scritto, redatto non oltre cinque anni dopo l’esperienza stessa.

Molti esempi di telepatia spontanea emergono durante il sonno, nello stato di sogno. Ma anche nella condizione di veglia sono relativamente frequenti le cosiddette allucinazioni telepatiche o, in modo meno appariscente, le intuizioni telepatiche.

In laboratorio, invece, è stata analizzata la trasmissione del pensiero con disegni e simboli, oppure con esperimenti di tipo statistico quantitativo. Nel primo caso, il percipiente di solito riproduce un disegno trasmesso dall’agente. Nelle prove statistiche, di cui l’esempio classico è quello delle carte Zener - di cui tratteremo - è invece importante che la probabilità dei successi sia significativa, cioè che non dipenda dalla casualità matematica.

Quello che viene definito caso spontaneo è un evento paranormale che coinvolge all’improvviso e inaspettatamente. Possiamo essere delle persone particolarmente ricettive, e quindi soggetti a frequenti esperienze paranormali, oppure ci può capitare un solo caso nella vita.

La telepatia si può manifestare nei modi più vari. Un episodio abbastanza insolito riguarda il Pastore protestante P.H. Newnham. Lo riporta Ernesto Bozzano: siamo nel secolo scorso, a Houghton, nella contea di Hants, in Inghilterra.

Un giorno di marzo, del 1861, il Pastore vide che su una siepe, fiancheggiante il sentiero che stava percorrendo, erano spuntate le prime viole mammole della stagione. Le raccolse, per portarle alla moglie che in quell’epoca era affetta da fastidiosi disturbi bronchiali e perciò non usciva di casa. Egli non specificò affatto il luogo dove le aveva colte. Inoltre Newnham non si era mai recato là, in passato, insieme alla moglie.

Presto i coniugi cambiarono residenza. Tornarono a Houghton dodici anni dopo. Un giorno, nel novembre del 1873, stavano percorrendo il medesimo sentiero. Quando il Pastore giunse al punto in cui aveva colto i fiori molti anni prima, gli balenò in mente improvviso e vivace il ricordo, ma non disse nulla. Quasi subito la moglie esclamò: «Stranissimo davvero! Se la cosa non fosse impossibile, direi di sentire un intenso profumo di viole mammole che mi arriva dalla siepe!» Si era in autunno inoltrato, ma il profumo persisteva penetrante, pur non essendoci alcun fiore. O meglio, era la percezione del profumo, in quanto solo la donna lo avvertiva. Che cosa era accaduto?

Secondo Ernesto Bozzano, e concordo appieno con lui, ci troviamo al cospetto di un caso di telepatia: la moglie captò il pensiero del marito, sotto la forma olfattiva. Un fenomeno di trasmissione involontaria del pensiero, perciò, con trasformazione del concetto pensato (cioè l’idea delle viole si mutò nella percezione del loro profumo). L’oggetto trasmesso rimase veridico per la sostanza, ma simbolico nella presentazione.

Nell’affrontare l’argomento della telepatia occorre anche soffermarci - pur brevemente - su un fenomeno molto simile: la chiaroveggenza, cioè l’acquisizione paranormale diretta dell’informazione. Per esempio, l’indovinare una serie di carte mischiate automaticamente da una macchina e non osservate da nessuno. A parte pochi casi, però (e soprattutto in laboratorio), non è possibile distinguere chiaramente la telepatia dalla chiaroveggenza, perché il più delle volte non si può sapere se l’informazione acquisita paranormalmente sia già a conoscenza di qualche persona vivente. Se poi volessimo abolire l’aggettivo «vivente», in un’ottica di sopravvivenza dell’individualità umana, la telepatia assumerebbe dei connotati talmente ampi, da includere non solo la chiaroveggenza (a esclusione di pochissimi esempi sperimentali), ma anche la maggior parte dei fenomeni medianici.

Per poter distinguere la telepatia dalla chiaroveggenza sono state proposte le seguenti definizioni:

  • La telepatia è una percezione extrasensoriale in cui la fonte di informazione è costituita da un’altra persona (vivente).
  • La chiaroveggenza è una percezione extrasensoriale in cui la fonte di informazione è rappresentata da un oggetto fisico o da una situazione oggettiva.

Tuttavia, di là dalle varie descrizioni atte a distinguere i due fenomeni, nella realtà essi - come già affermato - rimangono per lo più inscindibili. Quando, invece, il fenomeno psicognitivo (questo uno dei termini più attuali) si sposta nel tempo, all’indietro o in avanti, non si cercheranno differenze, in linea di massima, tra le due classi di fenomeni, ma si parlerà, rispettivamente, di retrocognizione o di precognizione. Anche se, per la cronaca, alcuni parapsicologi affermano che la pura retrocognizione non esiste, perché si tratta di telepatia o chiaroveggenza nel presente su elementi che riguardano il passato: come la percezione del contenuto di un libro di storia. Personalmente ritengo che la retrocognizione invece esista, e l’esempio saliente di essa ci viene offerto dalla psicometria (o psicoscopia), quando sembra proprio che l’oggetto racconti il suo passato. Mi riferisco soprattutto a quando un sensitivo percepisce eventi che hanno riguardato l’oggetto stesso da lui tenuto in mano, eventi ovviamente fino a quel momento ignorati dalla persona che si sottopone all’esperimento.

Si potrebbe anche ipotizzare che telepatia, chiaroveggenza, retro e precognizione siano manifestazioni diverse nella forma espressiva, ma non nella sostanza, di un unico fenomeno psi “cognitivo”, che trascende i limiti di spazio e di tempo. È inoltre vero che ogni classificazione rivesta solo un valore descrittivo, per nostra comodità culturale, ma non spieghi nulla. In definitiva, tornando alla telepatia, essa è comunicazione tra la moltitudine degli esseri umani, tra le loro imperscrutabili interiorità. È un “qualcosa” che emerge da un multiforme groviglio di sentimenti ed emozioni. Balzac, in Papà Goriot, scrive «Un sentimento, non è il mondo in un pensiero?»

Esperimenti pratici per tutti

Nello studio dei fenomeni paranormali, la verifica in prima persona rappresenta sempre una grande soddisfazione. Molti sono gli esperimenti realizzabili per poter riscontrare la realtà della telepatia... Pur non esistendo - ovviamente - un metodo infallibile per ottenere una trasmissione telepatica, vi sono persone più o meno dotate, e anche voi potreste avere delle buone facoltà paranormali, senza saperlo. Cercherò, quindi, di esporre alcuni metodi e semplici esercizi per verificare tali capacità. Certamente su molti libri e manuali specifici ognuno ne potrà scoprire diversi altri. Non esiste, però - come accennato - una regola assoluta per facilitare la percezione ESP.

Inizieremo con tre tecniche preliminari: respirazione, concentrazione, visualizzazione. I miei consigli, poi, potranno costituire solo un suggerimento, un punto di partenza: sarete voi stessi a scoprire il metodo con cui maggiormente otterrete esiti positivi, e riconoscere resperimento a voi più consono, tra la trasmissione di disegni, immagini, parole, sensazioni...

Le percezioni ESP, inoltre, assumono caratteristiche differenti a seconda del percipiente: c’è chi ha visioni, chi ode delle parole, chi riceve stimoli confusi e di difficile “decodifica”... Per ottenere dei buoni risultati occorrono numerosi tentativi, molta pratica e soprattutto la pazienza di approfondire minuziosamente le proprie reazioni interiori: saper leggere in noi stessi quei segnali che rappresentano la risposta ESP.

La famosa sensitiva Eileen Garrett, quando voleva in-staurare un contatto telepatico, iniziava con una respirazione ritmica e profonda Il ritmo dato al respiro - secondo le parole della citata sensitiva irlandese - avrebbe lo scopo di agevolare il collegamento con la propria «coscienza creativa». Anche lo yoga attribuisce molta importanza al ritmo respiratorio, elevandosi poi a concetti di ordine metafìsico. Infatti nel pranayama - comprensivo di puraka (inspirazione), kumbhaka (ritenzione) e recaka (espirazione) - iniziando dai semplici esercizi respiratori ritmati si può giungere a livelli più elevati, sino all’ “armonizzazione” con l’Assoluto. Lo stato di ritenzione ottenuto nella meditazione profonda e nel samadhi coincide inoltre con l’arresto dei pensieri.

Tornando alla telepatia, l’applicazione di queste pratiche si basa sull’alternanza di lunghe pause (in cui si trattiene il respiro) tra l’inspirazione e l’espirazione, di media così distribuite:

inspirazione: dieci secondi pausa: cinque secondi espirazione : dieci secondi pausa: cinque secondi

I tempi possono essere modificati a piacere: è sufficiente che le pause corrispondano esattamente alla metà delle altre fasi. Inoltre la respirazione può essere misurata in rapporto alle proprie pulsazioni cardiache (inspirazione: 10 battiti; pausa: 5 battiti; eccetera).

Sembra che migliori risultati si conseguano allungando i tempi. Una tradizione occultistica orale sostiene inoltre che due persone otterranno un buon dialogo telepatico sincronizzando la loro respirazione. Alla fase di inspirazione profonda dell’uno deve corrispondere quella di espirazione dell’altro. Tuttavia, alcune scuole di yoga tannico insegnano come il ritmo respiratorio delle due persone debba invece procedere all’unisono. La respirazione, perciò, si rivela come la prima, semplice “tecnica preliminare”.

Anche la concentrazione è importante. Ma c’è chi afferma che essa non sia affatto indispensabile, riferendosi ai casi di telepatia spontanea. Sono perfettamente d’accordo che nei flash involontari sia totale la mancanza di concentrazione; addirittura, in certi casi, la stessa coscienza vigile è alterata, o assente (come nei sogni). Altra cosa, invece, sono gli esperimenti in cui si stabilisce a priori la realizzazione di un rapporto telepatico, cioè quando si sceglie coscientemente di trasmettere o percepire. Ovviamente, per “concentrazione” non si intende quella che si applica, per esempio, nel risolvere un problema di matematica. Milan Ryzl - noto parapsicologo cecoslovacco emigrato negli Stati Uniti - precisa bene questo concetto, suggerendo la tecnica utilizzata dai coniugi Sinclair:

«Il genere di concentrazione che io indico consiste nel fissare l’attenzione su un solo soggetto o su un pensiero semplice, come gioia, o pace, e mantenervela stabilmente. Questo non vuol dire pensare; è un modo, anzi, di inibire i pensieri, ad eccezione di un solo e unico pensiero e di un solo oggetto pensato. Dovete inibire anche l’impulso a pensare cose intorno a quell’oggetto, a esaminarlo, a valutarlo o a permettere l’affiorare di ricordi ad esso connessi. La maggior parte delle persone non ha mai sentito parlare di questo genere di concentrazione, e quindi occorre che impari ad ottenerlo. Allo stesso tempo, deve imparare a rilassarsi...»

Quindi Milan Ryzl suggerisce di abbinare alla concentrazione il rilassamento, in modo analogo al training autogeno. Il metodo è ben spiegato in un libro dello psicologo Gianluca Volarici, dove vengono anche esposte interessanti tecniche per «risvegliare i poteri psichici». Riprendendo con le parole dello studioso cecoslovacco:

«Per concentrarvi in questo modo integrale, per prima cosa dovete “suggestionare” voi stessi allo scopo di ottenere un completo distacco, un riposo assoluto della mente e del corpo, rendendo il corpo insensibile e la mente vuota, riservandovi, però, il potere di interrompere rapidamente la concentrazione. Dicendo di rendere il corpo insensibile, intendo che dovete rinunziare ad avere ogni sensazione fisica ed ogni consapevolezza di tali sensazioni. Dopo esservi dati per un certo tempo questa suggestione, dovete provvedere a rilassare così il corpo come la mente. Abbandonare ogni interessamento mentale ad ogni cosa che vi circondi; inibire ogni pensiero che tenti di insinuarsi dal subconscio nella coscienza, o che derivi da qualsiasi altro pensiero. È evidente che tutto ciò deve essere fatto in maniera molto più completa che non facendolo per un “semplice riposo”. Potete aiutarvi cominciando così: per prima cosa allentare al massimo i legami con il corpo, poi visualizzare una rosa o una viola; qualcosa di gradevole, di familiare, che non possa farvi sorgere uno strascico di ricordi. Fissate costantemente, con calma, l’oggetto scelto, pensate soltanto ad esso, cercate di evitare che un ricordo qualsiasi si insinui nella vostra mente. Fate sempre attenzione a vedere solo il colore o la forma del fiore, e niente altro. Non pensate nulla circa il fiore. Guardatelo soltanto. Scegliete un elemento su cui concentrarvi, come la sua forma o il suo colore o le due cose unite in un’immagine visiva: “rosa e rotonda”. Di solito i fiori sono gli oggetti più riposanti, le cose non collegate ad esperienze che possano turbare. Una bottiglia d’inchiostro può suggerire l’idea della fatica mentale del lavoro. Un cucchiaio può far pensare alle medicine. Trovate, perciò, un oggetto che vi ispiri sensazioni di pace. Quando l’avrete trovato, guardatelo con attenzione continua. Se riuscite a far questo, solo guardandolo, vi sarà difficile non cadere addormentati. Ma dovrete distinguere fra questo stato e quello in cui dovete mantenervi... Dopo aver praticato questo esercizio di concentrazione su un fiore, evitando di addormentarvi, dovrete essere capaci di concentrarvi fino a raggiungere quello speciale stato di vuoto mentale che è necessario ottenere se si vogliono fare con successo esperienze di telepatia. Può essere faticoso, all’inizio; ma è solo liberandovi da questa stanchezza, sia fìsica che mentale, che potrete gettare le basi della distensione o del vuoto della mente cosciente. La pratica vi insegnerà quale sia questo stato, e a poco a poco lo otterrete senza fatica.»

Raggiunto uno stato di buon rilassamento, si può proseguire con la tecnica della visualizzazione. Essa consiste nel pensare intensamente, chiudendo gli occhi, alla persona che dovrà percepire il messaggio telepatico, cercando di “materializzarla” innanzi a sé. All’inizio si potrà ottenere, al massimo, un’immagine piuttosto confusa. Dovrete poi, con l’aiuto del ricordo, rendere la figura più distinta: incominciando a delineare gli occhi, il naso, la bocca e così via, finché si formi nitido il ritratto della persona. Quando l’immagine diviene netta e stabile, è il momento di pensare con insistenza alla comunicazione da fare raffigurandovela scritta davanti agli occhi. Secondo Oliva e Morelli, che descrivono questa tecnica in un volumetto d’epoca, il metodo funzionerebbe: è sufficiente - loro dicono - avere soltanto un po’ di pazienza.

Figura 11

Passiamo all’esposizione di un primo esperimento: la trasmissione di disegni. Suggerisco di esercitarvi in coppia, ma potete tuttavia ampliare a vostro piacimento il numero dei partecipanti. Una persona (agente) traccia un disegno. All’inizio saranno preferibili raffigurazioni molto semplici o simboliche, quindi via via più complesse. Un’altra persona (percipiente), si porrà in un’altra stanza o, se ciò non fosse realizzabile, nel medesimo locale, utilizzando gli opportuni accorgimenti (paratie ed altro) per evitare “fughe sensoriali” (che consistono nel percepire attraverso i sensi l’elaborato dell’agente). Verrà trasmesso un numero a piacimento di disegni. Prima di iniziare l’esperimento si stabilirà, orologi alla mano, il momento preciso della realizzazione dei disegni e il tempo a disposizione per poterli “ricevere” (per esempio dieci minuti). Alla fine di una serie si confronteranno gli elaborati: è preferibile che questa operazione sia fatta da una terza persona, definita cieco (cioè all’oscuro dell’esperimento). Tale persona dovrà trovare le analogie, comparando tutte le figure e poi abbinandole una ad una. Il risultato ottimale si ottiene quando il cosiddetto cieco, ignorando la sequenza esatta dei disegni, li accoppia basandosi sui particolari simili tra quelli trasmessi con quelli ricevuti telepaticamente.

Una pratica un po’ più complessa viene suggerita dal veggente americano Edgar Cayce. Egli consiglia di stabilire alcuni momenti precisi della giornata. La persona che verrà poi preposta come percipiente nel successivo esperimento telepatico dovrà prendere nota di ciò che l’altro soggetto (il futuro agente) sta eseguendo in quei determinati istanti. Queste osservazioni dovranno essere ripetute per molti giorni, e poi confrontate. Con questo sistema dovrebbe originarsi una corrispondenza, una sorta di abitudine a orientare il proprio pensiero sul compagno della futura sperimentazione. Durante la vera e propria trasmissione telepatica, è opportuno che entrambe le persone (agente e percipiente) si concentrino esclusivamente su ciò che stanno cercando di ottenere. Tracciato il disegno, per tutto il tempo prestabilito l’agente dovrà osservare la figura disegnata, con l’intenzione di trasmetterla. L’altra persona dovrà invece svincolare la propria mente da ogni pensiero e preoccupazione, e lasciare fluire liberamente immagini e sensazioni, che cercherà di concretare attraverso il disegno (vedi figg. 10-11). Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, e riprendendo il discorso del già citato Milan Ryzl, il parapsicologo cecoslovacco - seguendo ancora le istruzioni dei coniugi Sinclair - suggerisce al percipiente di chiudere gli occhi e rilassare il corpo. Di porsi, quindi, in uno stato di riposo, creando il vuoto mentale assoluto:

«Non pensate a nulla. Arriveranno dei pensieri: inibiteli. Rifiutatevi di pensare. Fatelo per un certo tempo. E essenziale indurre uno stato passivo nella mente e nel corpo. Se la mente non è passiva risente le sensazioni fìsiche. Se il corpo non è rilassato, le sue sensazioni interferiscono con la necessaria passività mentale...»

Dopo aver mantenuto, per un po’ di tempo, la totale assenza di pensiero, Ryzl suggerisce di ordinare alla mente inconscia di visualizzare quello che si desidera percepire, cioè il bersaglio dell’esperimento. L’ordine deve essere dato esplicitamente, concentrandosi su di esso, ripetendolo alla propria mente come se si parlasse ad un’altra persona, con frasi del tipo: «desidero che il disegno su quel foglio sia presentato alla mia coscienza», «voglio vedere che cosa ha disegnato il signor X», eccetera. Il Ryzl conclude sottolineando come questa tecnica, però, esiga tempo e pazienza.

Veniamo alla trasmissione di immagini. Gli stessi criteri che riguardano la riproduzione paranormale di disegni possono essere seguiti per copiare telepaticamente altri soggetti (cartoline, illustrazioni di libri, fotografie...) o figure soltanto pensate. Nel primo caso Vagente osserva il modello, concentrandosi su di esso e cercando di trasmetterlo al percipiente. Nel secondo caso l’immagine sarà essenzialmente mentale. Quest’ultimo esperimento è importante perché esclude la chiaro-veggenza: la raffigurazione si è formata nella mente dell’agente senza alcun supporto grafico. Tuttavia, mentre per le illustrazioni è possibile un confronto “neutro” da parte di un osservatore esterno che analizzerà i risultati (possibilmente cieco, cioè ignaro dell’esperimento avvenuto), per le immagini pensate occorre trovare un altro criterio di elaborazione dei dati. Purtroppo, se l’agente disegnasse in un secondo tempo quello che aveva immaginato, non sarebbe più telepatia pura, in quanto non si potrebbe escludere una sorta - sebbene improbabile - di chiaroveggenza precognitiva: ovvero la percezione diretta del disegno, spostata nel tempo. Perciò sarà l’agente stesso a valutare i risultati, per esempio assegnando un punteggio (da zero a dieci) alla risposta del percipiente.

figura 10

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