Troppo Connessi? - Dottor Martin Blank - Estratto
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Troppo Connessi? - Anteprima del libro di Dottor Martin Blank

Un attivista improbabile

Un attivista improbabile

Magari non ne siete consapevoli, ma siete parte di un esperimento non autorizzato, «il più grande esperimento biologico di sempre», detto con le parole del neuro-oncologo svedese Leif Salford. Per la prima volta molti di noi possiedono trasmettitori di microonde ad alta potenza - sotto forma di telefoni cellulari - che stanno direttamente a contatto con la testa ogni giorno.

I telefoni cellulari generano campi elettromagnetici (CEM) ed emettono radiazioni elettromagnetiche (REM). Condividono questa caratteristica con tutti i moderni dispositivi elettronici che funzionano a corrente alternata (CA), cioè che si alimentano attraverso la rete elettrica e le prese che ci sono alle pareti, e anche con quelli che utilizzano le comunicazioni wireless, cioè senza fili. Dispositivi diversi irradiano diversi livelli di CEM, con differenti caratteristiche.

Quali effetti sulla salute hanno queste esposizioni?

È proprio qui che sta l’esperimento.

I tanti potenziali effetti negativi sulla salute dovuti all’esposizione ai CEM (compresi molti tipi di cancro e l’Alzheimer) possono svilupparsi a distanza di decenni. Quindi non ci è possibile conoscere il risultato dell’esperimento, se non quando saranno passati molti anni, magari, appunto, decenni. Ma allora potrebbe essere troppo tardi per miliardi di persone.

Oggi, mentre attendiamo i risultati, cresce il dibattito sui potenziali pericoli dei CEM. La scienza che se ne occupa, di cui si parla nel prossimo capitolo, non è insegnata facilmente e di conseguenza la discussione riguardo agli effetti sulla salute dei CEM risulta abbastanza complessa. Per dirla con parole semplici, la discussione vede due schieramenti. Da una parte ci sono quelli che sostengono l’urgenza di adottare tutte le precauzioni del caso, prima di esporre al rischio la popolazione mentre si continuano a studiare gli effetti sulla salute dei campi elettro-magnetici. Questo gruppo comprende scienziati, incluso me, i quali notano molti segnali di pericolo che giustificano la richiesta di precauzione. Dall’altra parte ci sono invece coloro secondo i quali si dovrebbero attendere le prove del danno, prima di agire in qualsiasi modo. Di questo gruppo chi si fa più sentire sono i rappresentanti delle industrie, che senza dubbio temono per i loro profitti e preferirebbero che continuassimo a comprare e ad utilizzare sempre più dispositivi elettronici interconnessi. E gli sforzi dell’industria sono straordinariamente efficaci, si vede dalla diffusione nel mondo delle tantissime tecnologie che generano CEM. Ma i campi elettromagnetici hanno anche molte altre fonti. La più importante è la stessa rete elettrica, che raggiunge praticamente ogni individuo in America e il 75% della popolazione globale. Oggi, all’inizio del ventunesimo secolo, siamo immersi completamente in un brodo di radiazioni elettromagnetiche su base praticamente continua.

Cosa sappiamo

Ad oggi, la scienza che studia gli effetti biologici e sulla salute dell’esposizione alle radiazioni EM è ancora agli esordi. Non si riesce a prevedere che un tipo specifico di esposizione ai campi elettromagnetici (come ad esempio 20 minuti al telefono cellulare ogni giorno per 10 anni) comporterà una specifica conseguenza per la salute (come ad esempio il cancro). Né gli scienziati sono in grado di definire cosa si possa intendere per livello di “sicurezza” di esposizione ai CEM. Ma, malgrado la scienza non abbia ancora risposto a tutte le nostre domande, almeno ha determinato un fatto e molto chiaramente: tutte le radiazioni elettromagnetiche hanno impatti sugli esseri viventi. Come dirò più avanti in questo libro, la scienza dimostra un’ampia gamma di effetti biologici correlati all’esposizione ai CEM. Per esempio, numerosi studi hanno concluso che i campi elettromagnetici danneggiano il DNA e ne causano mutazioni: il DNA è il materiale genetico che ci definisce come individui e collettivamente come specie.

Si ritiene che le mutazioni del DNA siano il primo passo verso lo sviluppo dei tumori ed è stato proprio il legame tra tumori ed esposizione ai CEM che ha indotto a richiedere una revisione degli standard di sicurezza. Questo tipo di danno al DNA è stato osservato con un’esposizione ai CEM equivalente a quella del tipico utilizzo del telefono cellulare.

Si ritiene che il danno genetico sia uno dei meccanismi con cui i campi elettromagnetici influiscono sulla salute. Diversi studi hanno indicato un aumento significativo del rischio (fino a due o tre volte il rischio normale) di sviluppare certi tumori cerebrali in seguito ad esposizione a telefoni cellulari per un periodo di tempo di diversi anni. Una revisione, che ha considerato 16 studi ricavandone un valore medio, ha concluso che il rischio di sviluppare un tumore nella stessa area della testa dove appoggia il cellulare è del 240% maggiore in chi fa uso del telefono regolarmente per 10 o più anni. Uno studio condotto in Israele ha scoperto che le persone che utilizzano il cellulare per almeno 22 ore al mese hanno il 50% in più di possibilità di sviluppare cancro alle ghiandole salivari (e in Israele tra il 1970 e il 2006 l’incidenza di questo tipo di tumore è aumentata di quattro volte). E chi vive entro i 400 m da un ripetitore per 10 o più anni ha un’incidenza di tumore tre volte più alta rispetto a chi vive a distanze maggiori. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito i CEM - comprese le frequenze della rete elettrica e le radiofrequenze -come possibili cause di cancro.

Senza dubbio il cancro rientra tra i più gravi effetti negativi sulla salute studiati dai ricercatori, ma è stato dimostrato che l’esposizione ai campi elettromagnetici aumenta anche il rischio di molti altri tipi di conseguenze. Basti pensare che livelli di CEM migliaia di volte più bassi degli standard di sicurezza correnti possono aumentare in maniera significativa il rischio di malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer e il morbo di Lou Gehrig) e di sterilità maschile associata a danni alle cellule spermatiche. In uno studio è emerso come chi vive entro 50 m da una linea elettrica ad alta tensione abbia molte più probabilità di sviluppare l’Alzheimer rispetto a chi vive entro i 600 m e oltre. L’aumento del rischio è del 24% dopo un anno, del 50% dopo 5 anni e del 100% dopo 10 anni. Un’altra ricerca ha dimostrato che utilizzare un telefono cellulare da una a quattro ore al giorno causa un abbassamento della conta spermatica del 40% rispetto agli uomini che non usano il telefonino e le cellule spermatiche che sopravvivono mostrano minore motilità e vitalità. L’esposizione ai CEM (come accade anche per molti inquinanti ambientali) non ha effetti solo sulle persone ma anche sull’intero ambiente naturale. Gli effetti negativi sono stati dimostrati su un’ampia varietà di piante e animali. Anche a livelli molto bassi, i CEM possono privare uccelli e api della capacità di orientarsi. Numerosi studi correlano questo effetto con il fenomeno che si verifica quando gli uccelli si schiantano e muoiono contro i cavi elettrici o le torri di controllo degli aerei. Gli stessi effetti sulla navigazione sono stati collegati alla sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA), che sta decimando la popolazione globale delle api (in uno studio è stato dimostrato che collocare anche un solo cellulare acceso davanti ad un’arnia porta alla rapida e completa morte dell’intera colonia). E una malattia misteriosa che colpisce gli alberi in Europa è stata collegata alle radiazioni Wi-Fi nell’ambiente.

Come spiegherò nei capitoli successivi, ci sono ormai molte evidenze scientifiche - di alta qualità, tutte con peer review -che dimostrano queste e altre conseguenze assai preoccupanti dovute all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. Questi effetti si vedono a livelli di CEM che, secondo le agenzie regolatone come la Federai Communications Commission (FCC) che norma le emissioni dei cellulari negli Stati Uniti, sono assolutamente sicuri.

Un attivista improbabile

Ho iniziato a lavorare alla Columbia University negli anni Sessanta del secolo scorso ma non mi sono sempre occupato di campi elettromagnetici. Il mio PhD in chimica fisica preso alla Columbia e quello in scienza colloidale preso all’Università di Cambridge mi hanno fornito un solido background accademico interdisciplinare in biologia, chimica e fisica. All’inizio ho investito gran parte della mia carriera studiando le proprietà delle superfici e delle pellicole molto sottili, come quelle delle bolle di sapone, che mi hanno poi portato ad esplorare le membrane biologiche che racchiudono le cellule viventi.

Ho studiato la biochimica della sindrome da distress respiratorio del neonato (IRDS in inglese) che fa collassare i polmoni del bambino (conosciuta anche come malattia della membrana ialina). Grazie a queste ricerche ho scoperto che la sostanza sulla superficie dei polmoni sani forma un reticolo che ne previene il collasso nei bambini sani (la sua assenza causa il problema in chi soffre di IRDS). All’epoca un’azienda alimentare mi ha poi assunto per farmi studiare come lo stesso meccanismo potesse essere applicato per fare in modo che non collassassero le bolle d’aria dentro i gelati che quella stessa azienda produceva. Il gelato viene venduto a volume, non a peso, e questo permetteva all’azienda di ridurre la quantità di gelato dentro ad ogni confezione (i miei figli mi hanno criticato non poco per questo lavoro, ma poi si gustavano i campioni di gelato che portavo a casa).

Ho anche condotto ricerche studiando come le forze elettriche interagiscono con le proteine e altri componenti che si trovano nelle membrane nervose e muscolari. Nel 1987 stavo studiando gli effetti dei campi elettrici sulle membrane quando lessi uno scritto della dottoressa Reba Goodman che dimostrava alcuni effetti insoliti dei CEM sulle cellule viventi. Aveva scoperto che anche i campi elettrici relativamente deboli da fonti comuni (come le linee e gli apparecchi elettrici) potevano alterare la capacità delle cellule viventi di produrre proteine. Da tempo sapevo dell’importanza delle forze elettriche sulla funzione cellulare, ma quello studio spiegava che le forze magnetiche (che sono, come spiegherò nel prossimo capitolo, un aspetto chiave dei campi elettromagnetici) avevano anche un forte impatto sulle cellule viventi.

Come gran parte dei miei colleghi, non pensavo che questo fosse possibile. E noto che ci sono alcuni tipi di CEM che tutti sanno essere dannosi per l’uomo. Per esempio i raggi X e le radiazioni ultraviolette sono entrambi riconosciuti come cancerogeni. Ma si tratta di forme ionizzanti di radiazioni. La dottoressa Goodman sosteneva invece che anche le radiazioni non ionizzanti, che hanno molta meno energia dei raggi X, avessero effetti sulla proprietà fondamentale delle cellule e cioè la capacità di stimolare la sintesi delle proteine.

Proprio perché le forme non ionizzanti di CEM hanno tanta energia in meno rispetto alle radiazioni ionizzanti, per lungo tempo si era ritenuto che i campi elettromagnetici non ionizzanti fossero innocui per l’uomo e gli altri sistemi biologici. Certo, si sapeva che un’esposizione sufficientemente elevata ai CEM non ionizzanti causava un innalzamento della temperatura - e che questo aumento poteva causare danni cellulari e portare a problemi di salute - ma si pensava che livelli bassi di CEM non ionizzanti, che non causano aumento di temperatura, non fossero pericolosi. In oltre ventanni di esperienza in alcune delle istituzioni accademiche più importanti, quello era quanto mi era stato insegnato e quanto avevo insegnato. Infatti, il mio dipartimento alla Columbia University (come ogni altro analogo dipartimento di altre università nel mondo) aveva un intero corso sulla fisiologia umana che non menzionava mai i campi elettromagnetici, ad eccezione di quando venivano utilizzati a fini diagnostici per individuare gli effetti della corrente elettrica sul cuore o sul cervello. Ovviamente i magneti e i campi magnetici potevano avere effetti su pezzi di metallo e altri magneti, ma si pensava fossero inerti, o sostanzialmente deboli, riguardo alla fisiologia umana. Come potete immaginare, trovai intrigante la ricerca della dottoressa Goodman e quando venne fuori che era una mia collega alla Columbia, con l’ufficio giusto nel palazzo a fianco, decisi di incontrarla, faccia a faccia. Non mi ci volle molto per capire che i suoi dati e le sue argomentazioni erano molto convincenti. Così convincenti che non solo mi fecero cambiare opinione sui potenziali effetti sulla salute del magnetismo, ma mi indussero anche ad avviare con lei una lunga collaborazione che è stata molto produttiva e personalmente gratificante.

Durante gli anni in cui abbiamo lavorato insieme, la dottoressa Goodman e io abbiamo pubblicato molti dei nostri risultati su illustri riviste scientifiche. Le nostre ricerche si sono concentrate sul livello cellulare - come il CEM permea la superficie delle cellule e agisce sulla cellula stessa e sul DNA - e abbiamo dimostrato diversi effetti biologici osservabili e ripetibili. Come accade con tutti gli studi che approdano a quelle riviste, anche i nostri dati e le nostre conclusioni sono stati sottoposti a peer review. Ciò significa che i risultati sono stati controllati prima della pubblicazione per verificare che le tecniche e le conclusioni, basate sulle nostre misurazioni, fossero appropriate. I risultati sono stati successivamente confermati da altri scienziati in altri laboratori nel mondo, ciascuno indipendente dall’altro.

Questo testo è estratto dal libro "Troppo Connessi?".

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